mercoledì 5 ottobre 2011
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credere che proprio questo trattato di immensa oppressione aumentasse la tendenza dei tedeschi alla libertà. I trattati di pace i cui comma schiaffeggiano pesantemente i popoli, non raramente segnano il primo passo verso la prossima resurrezione. Molte cose si potevano realizzare con il trattato di Versailles! Questo mezzo di oppressione e di umiliazione vergognosa sarebbe potuto sembrare, tramite un governo capace, il modo di spronare e infocare le passioni nazionali. Adoperando per una intelligente propaganda le malvagie angherie di quel trattato, si era in grado di cambiare in sdegno l'apatia di una popolazione e lo sdegno in glorioso coraggio. Si era in grado di scolpire qualunque parte del trattato nella mente e nell'animo del popolo tedesco affinché in 60.000.000 di cervelli umani l'odio e l'umiliazione insieme esplodessero in una sola sfera di fuoco, dalle cui lingue emergesse una fermezza intoccabile come il diamante e l'urlo: «Ridateci armi!». Sì, fino a quel punto si può giungere con un simile trattato, all'infinita oppressione, nella arroganza dei suoi bisogni è nascosta il più potente masso della propaganda per smuovere e rinfuocare le assopite anime di una nazione. Quindi, dal sillabario del bimbo alla più piccola pubblicazione e inoltre ogni cinema e qualunque teatro, ogni muro libero ed ogni tavola dove servire quest'unico fine, sino a che il grido pietoso delle nostre Associazioni patriottiche: «Dio dacci la libertà!» si modelli nelle menti dei giovani e diventi la sentita preghiera: «Dio onnipotente, benedici un di le nostre armi; sii giusto come sei sempre stato; valuta se ora siamo pronti per la libertà; Dio, benedici la nostra battaglia!». Si tralasciarono tutte le strade e non si realizzò niente. Chi si meraviglia perciò se la popolazione non è quella che potrebbe e dovrebbe essere? Tutto il mondo ci giudica come l'umile cane che dopo essere picchiato lecca la mano. Certamente l'incapacità di stipulare alleanze è annullata dal nostro popolo, ma non lo è forse di più dai nostri governi? Questi soli, nella loro delinquenza, sono colpevoli se dopo 8 anni di incomprensibile compressione c'è pochissima volontà di essere liberi. Se una politica d'alleanze è legata alla indiscutibile valorizzazione della popolazione, questa valorizzazione, da parte sua, è protetta dal sopravvivere di un Governo che non sia governato da Nazioni straniere né sia lo sconquassatore della nostra potenza, ma il condottiero della coscienza nazionale. Se la Germania sarà guidata da un governo che veda in questo il suo ideale, non scoccheranno 6 anni e l'audace politica estera del Reich sarà accompagnata e sorretta dalla volontà ancora più audace di una popolazione bisognosa di libertà. Per quanto riguarda la seconda domanda, relativa ai molti ostacoli che sì trovano per far diventare amici dei popoli ostili, si può dire: la comune paura contro i tedeschi che si riscontra negli alti Stati, causata dalla propaganda di guerra, rimarrà fino a che il popolo tedesco non sarà ritornato, grazie alla sua determinazione, nel ruolo di grande, capace di muovere le pedine dello scacchiere europeo. Quando la sicurezza di poter allearsi con altri popoli nascerà nel governo e nel popolo, allora e solo allora gli Stati con interessi coincidenti con i nostri potranno pensare a convincere la gente alla nostra idea. Sarà certamente un lavoro lungo e faticoso e che richiederà molta abilità e necessariamente anche una buona dose di prudenza, specie all'inizio. L'intraprendere o no questo lavoro dipenderà solo dalla convinzione di un suo vantaggio e della sua fecondità futura. Non si tenterà di mutare la mentalità di un popolo basandosi sulle frasi più o meno esatte di un pur buon politicante, senza la garanzia del reale valore di una nuova disposizione spirituale, perché così facendo si rischierebbe di coalizzare e disunire la pubblica opinione. La fiducia in una possibile alleanza per il futuro non deve poggiare sulla millenaria dei politicanti ma sulla stabilità della tendenza politica e sulla disponibilità dell'opinione pubblica. La fiducia in questa alleanza sarà tanto più salda quanto più attivamente il governo propaganderà la propria opera e quanto più la pubblica opinione tenderà a queste direttive. Sarà quindi vista in noi capacità d'alleanza solo nell'unità di popolo e governo nel battersi volitivamente per la libertà. Da questo partirebbe il capovolgimento dell'opinione pubblica di altri Stati, che in difesa dei propri interessi si unirebbero in alleanza a chi appaia più idoneo a tale difesa. Ma per questo ci vuole ancora una cosa: il non commettere errori, per non fornire alle fazioni opposte un appiglio per controbatterci. Ci vorrà necessariamente un certo periodo di tempo perché il popolo comprenda le direttive del governo, perché non si può negare il fine di questo lavoro preparatorio: si può porre affidamento o sulla cieca fede delle masse o sull'intuitivo giudizio del ceto dirigente. Ma in molte persone è assente questa facoltà di prendere le cose; e per cause politiche non sono spiegabili, quindi parte dei governanti si opporrà a queste direttive, che possono essere scambiate per tentativi. Da ciò nasce la paura dei conservatori. Si ha quindi l'obbligo di togliere i mezzi di offesa a questi trasgressori del mutuo accordo, specie se, come per anni, ci si trova di fronte a parole vuote e fantastiche di glorie patriottiche
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