mercoledì 5 ottobre 2011

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Il veloce aumento del movimento nel 1922 ci pose di fronte ad un problema ancora oggi non risolto. Nel tentativo di trovare metodi atti ad acquisire le simpatie dei lavoratori, venivamo sempre a cozzare contro l'osservazione che non eravamo in grado di avere l'appoggio della larga massa fin quando i suoi interessi professionali ed economici erano indirizzati da persone ed organizzazioni politiche diverse dalle nostre. Evidentemente l'osservazione non era errata. L' operaio che era impiegato in un lavoro non esisteva, secondo la convinzione generale, se non era iscritto ad un Sindacato. Soltanto così egli aveva tutelati i propri interessi; e in ultima analisi, con il passare del tempo una carica nell'azienda era subordinata alla qualità di membro del Sindacato. Quindi la maggior parte degli operai era iscritta alle Leghe sindacali. Queste avevano combattuto per migliorie salariali e avevano risolto gli accordi tariffari in modo da garantire all'operaio un determinato stipendio. I buoni risultati ottenuti andavano a vantaggio dei Sindacati, in quanto gli operai che percepivano un salario imposto dai Sindacati e non avevano lottato a fianco di questi, si sentivano in debito intimamente per questa loro mancanza. Una discussione con gli imprenditori privati era impossibile. Essi non avevano interesse a comprendere i fini materiali e quelli morali della questione. Essi sostengono che i loro interessi sono opposti a quelli delle organizzazioni delle forze lavoratrici, ed è assai complicato per questo cercare di avere un giudizio imparziale. Perciò bisogna rivolgersi a quelli che non hanno interessi, a quelli che non sono immischiati in queste beghe: questi se lo vorranno si potranno interessare di un problema che è tra i più importanti della vita in questo momento e in un domani. Secondo me, fino a quando, o grazie a leggi, o per una generale maturità, non si avranno rapporti diversi tra il datore di lavoro e gli operai, questi ultimi si sentiranno in obbligo di difendere la propria vita economica, rifacendosi al fatto di essere in grado di contrattare con parità di diritti. Questo è normale all'interesse della comunità nazionale se aiuta a sconfiggere le ingiustizie tendenti a peggiorare il tenore di vita della comunità. Gli operai dovranno salvaguardarsi da soli, fino a quando non ci saranno uomini giusti, onesti che arrivano al dovere sociale e curino i più semplici diritti dell'uomo. Gli operai possono difendersi riunendosi sotto forma di associazione, su base sindacale, dei lavoratori stessi. Questa concezione l'avevo fatta mia già nel 1922. Bisognava porre i problemi sotto una luce nuova e chiara. Non bisognava soltanto negare e contestare gli elementi del problema: bisognava trarne le conseguenze pratiche. Prima di tutto bisognava dare delle risposte a certi interrogativi: Sono necessari i Sindacati? Il partito nazional-socialista deve agire su una linea sindacale o portare i suoi membri a svolgere una linea sindacale? Come deve essere costruito un Sindacato nazional-socialista? E quali devono essere i compiti e i fini? Come possiamo arrivare a questi Sindacati? Penso di aver risposto esaurientemente alla prima domanda. I Sindacati, oggi come oggi, sono necessari. In antitesi: i sindacati sono importantissimi per la vita economica della Nazione. Essi hanno più importanza nella politica nazionale che in quella sociale. Poiché un popolo, che viene aiutato dai sindacati, e quindi educato, nella conquista dei propri interessi vitali, acquisisce una grande resistenza nella lotta per la vita. I Sindacati sono importanti soprattutto come fondamenti di un futuro Parlamento economico e delle Camere delle classi. Si risponde facilmente anche alla seconda domanda. Visto che il Sindacato è vitale, il nazional-socialismo deve immettersi materialmente nella vita sindacale. Il difficile è dire come si deve immettere. Siccome il movimento vuole far sorgere uno Stato Nazionale, deve fare in modo che tutte le istituzioni di questo Stato nascano dall'ideale del movimento stesso. Si sbaglia credendo che Le Camere economiche dovranno far prosperare la attività economica della nazione e distruggere gli ostacoli, pensando unicamente al bene della nazione e dello Stato. Perciò si dovrà tener presente il dogma: prima la Patria, poi il partito. Il compito che ha il Sindacato nazional-socialista è quello di istruire e preparare le masse per un'ideale così concepito: un lavoro comunitario per ampliare ed irrobustire il nostro popolo e il nostro Stato, a secondo delle possibilità e resistenze proprie di ciascuna persona e plasmate dalla comunità nazionale. La quarta domanda sembrò essere quella più difficile a cui rispondere. In generale si riesce a mettere delle fondamenta più facilmente in un luogo vergine che in uno vecchio dove vi sono altre fondamenta. In un luogo dove manca una industria di un determinato genere è produttivo cercarne una nuova. Ciò è difficile se già ce n'è una che produce gli stessi generi e specialmente quando si comprende che può rimanere in vita una sola delle due. Perciò i costruttori devono fare in modo che questa azienda cresca e si solidifichi distruggendo la prima. Un sindacato nazional-socialista è inconcepibile affiancato ad altri Sindacati. Poiché è cosciente che l'ideale del mondo e del dovere non permetta l'esistenza di altre organizzazioni uguali o contrarie, per potersi sentire preso dal compito: deve aumentare l'ulteriore accrescimento esclusivistico del suo lo. Perciò non potendo avere punti di incontro o compromessi con istituzioni o ideali simili, si deve tener presente il proprio unico assoluto diritto. Per conquistare tale fine esistevano solo due strade: si poteva creare un proprio Sindacato che combattesse contro quelli Marxisti internazionali; riuscire ad inserirsi nei sindacati marxisti e cercare di cambiarli, con l'instaurazione dei nuovi ideali, in strumenti di questo nuovo mondo. Contrarie alla prima strada c'erano i seguenti argomenti: in quel periodo, si avevano difficoltà economiche serie, e le possibilità che avevamo erano minime. L'inflazione che accresceva sempre più peggiorava la nostra posizione, poiché in quel tempo il Sindacato non era in grado di fornire un utile appoggio ai suoi membri. Perciò, viste, così le cose, il lavoratore non vedeva l'utilità di segnarsi ad un Sindacato. I sindacati marxisti navigavano in brutte acque e sopravvissero solo per l'azione che si condusse nella Ruhr facendo affluire i milioni nelle casse di questi. Questo Cancelliere detto nazionale può essere soprannominato l'aiutante dei sindacati marxisti. Noi, allora, non potevamo far conto su certe possibilità finanziarie. Nessuna persona si sarebbe iscritta ad un Sindacato nuovo, che non avendo sicurezza economica, non poteva offrire nemmeno i più piccoli vantaggi. In opposizione, io non volevo formare, in una nuova organizzazione, ospizi per intellettuali, più o meno grandi. La questione sindacale era della massima importanza. Non conoscevo, allora, qualcuno a cui far risolvere un così enorme quesito. Chi fosse riuscito a sconfiggere, in quel periodo, i sindacati marxisti per porre invece della lotta distruttrice di classe, l'ideale sindacalista del nazional-socialismo, sarebbe stato uno degli uomini più illustri della nostra nazione, e la comunità avrebbe dovuto innalzargli un monumento e renderlo sacro nel Valhalla di Regensburg. Purtroppo non avevo nessuno che fosse di quella altezza. E’ sbagliato, ragionando in questo modo, lasciarsi ingannare dal fatto che anche i Sindacati possiedono solo delle persone comuni. Questo non ha significato in quanto i Sindacati furono creati quando non ne esistevano ancora. Oggi invece dobbiamo combattere contro un'enorme organizzazione, agente da moltissimi anni e collaudata nei più piccoli particolari. Ma l'attaccante deve essere sempre più furbo del difensore se vuole trionfare. La fortezza sindacale marxista può anche essere oggi condotta da menti sciocche, ma può essere battuta soltanto dalla indomata forza e dalla pulizia di un grande uomo. Ma se questa grande persona non nasce, è inconcepibile combattere contro il destino ed è ancora più sciocco voler risolvere le questioni con mezzi inesistenti. A volte, nella vita, è cosa migliore abbandonare un'idea per un certo tempo piuttosto che compierla a metà per insufficienza di forze. Un'altra cosa c'era che non si poteva affermare demagogica. Ero convinto allora come oggi che è pericoloso affiancare anticipatamente le iniziative economiche a lotte politiche per una idea universale. Ciò è giusto specialmente per la popolazione tedesca: la quale distrarrebbe la concentrazione sorta per le lotte politiche, per riversarla su quella economica. Infatti il momento stesso che la popolazione è sicura che con il risparmio si può acquistare una casa, si concentrerà nel risparmio, tralasciando di combattere politicamente contro quelle persone che vogliono togliere loro un domani il denaro risparmiato. Invece di lottare per l'ideale politico, si concentrerà nell'acquisto della casa e non prenderà una soluzione precisa. Il movimento nazional-socialista comincia oggi la sua lotta. Non ha ancora costruito e ultimato la sua idea del mondo. Deve lottare con tutte le sue forze, con tutto se stesso, per riuscire a innalzare i suoi

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