mercoledì 5 ottobre 2011
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di uomini dimostrano che la nuova dottrina è valida e gli insinuano l'incertezza sulle idee sinora avute, allora egli stesso soggiace alla deduzione di quello che noi chiamiamo «fascino della massa». La volontà, la brama e anche l'energia di migliaia si ammassano su ogni singolo. La persona che è entrata indecisa e incerta nell'adunanza, ne esce convinta: è diventata componente di una comunità. Il movimento nazionalsocialista non deve mai tralasciare questo e non deve mai subire l'influenza di quei merli borghesi che sanno tutto, ma tuttavia hanno rovinato un grande Stato e la loro vita e l'autorità del loro ceto. Sì, sono colmi di capacità, tutto possono e tutto colpiscono: ma una sola cosa non hanno mai capita, la maniera di non permettere al popolo tedesco di cadere nelle mani del marxismo. In questo hanno fallito miseramente e il loro orgoglio è pari solo alla loro imbecillità. Questi non danno importanza alla parola parlata soltanto per questo che, grazie al Cielo, si sono persuasi che le loro ciarle rimangono del tutto prive di risultato. lo li ho conosciuti, i profeti dell'idea della classe borghese e, lontano dallo stupirmi, capisco il motivo per cui essi non danno nessuna importanza alla parola parlata. Nel 1919, 1920 e 1921 sono stato presente ad adunanze cosiddette borghesi. Ebbero sempre su di me l'effetto che mi faceva da bambino l'olio di fegato di merluzzo che ero costretto ad ingoiare. Bisognava ingoiarlo, avrebbe fatto molto bene, ma aveva un sapore pessimo. Se il popolo tedesco fosse avvinto con lacci e spinto a forza in queste assemblee borghesi, se fino al termine di ogni manifestazione le porte fossero serrate e a nessuno fosse permesso di uscire, queste adunanze, potrebbero forse, tra qualche secolo, portare ad un esito positivo. Quanto a me, devo confessare sinceramente, che in questo caso non sarei più contento nella vita e non vorrei più chiamarmi tedesco. Ma siccome ciò, grazie al Cielo, non può avvenire, non è da meravigliarsi che la parte sana e incontaminata del popolo eviti le riunioni di folle borghesi, come il diavolo evita l'acqua benedetta. Frequentai allora assemblee di democratici, di componenti del partito popolare e anche di membri del Centro Bavarese. Ciò che subito mi impressionava era lo stesso genere, la compattezza degli ascoltatori. Di tali assemblee facevano parte quasi esclusivamente gli iscritti al partito. Non c'era obbedienza e, in generale, ciò era simile più ad un circolo di annoiati giocatori di carte che all'adunanza di un popolo che da poco aveva fatto la sua maggiore rivoluzione. E gli oratori operavano in modo di mantenere queste pacifiche tendenze. Pronunciavano, anzi nella maggior parte dei casi leggevano un discorso nella forma di un vivace articolo di giornale o di un trattato scientifico, evitavano i termini violenti e ogni tanto inserivano una professionale battuta comica, del quale il benemerito tavolo della presidenza, come era suo compito, rideva, non forte ma con quel tono basso che è dimostrazione di raffinatezza Ah, quel tavolo dei presidenti! Feci parte una volta di un'adunanza nel locale Wagner di Monaco: in occasione dell'anniversario della battaglia di Lipsia. Il discorso commemorativo era fatto o letto da un degno anziano signor professore d'Università. Sul palco c'erano i presidenti. A sinistra un monocolo, a destra un monocolo, e al centro, un tipo privo di monocolo. Tutti e tre in frac, sicché sembrava un tribunale in attesa di una sentenza di morte, o di un battesimo imponente: in ogni caso, di una cerimonia religiosa. Il cosiddetto discorso produsse un'impressione disgustosa. Già dopo tre quarti d'ora tutto il pubblico era in uno stato di sonno, solo interrotto dalla silenziosa uscita di qualcuno, del chiacchierio delle cameriere e dagli sbadigli dei sempre più numerosi ascoltatori. Tre operai che erano li per curiosità o per delega ricevuta, si guardavano di tanto in tanto con un risolino di disprezzo mal contenuto e dopo essersi toccati col gomito, uscirono silenziosamente dal locale. Forse non volevano infastidire. Dopo che il professore, la cui voce nel frattempo era diventata sempre più bassa, ebbe messo termine alla sua conferenza, si alzò il presidente dell'adunanza, che era tra i due portatori di monocoli e disse ai “fratelli e sorelle” tedesche intervenuti che egli era gratissimo e che tutti dovevano essere gratissimi, al professor Tal dei Tali del meraviglioso discorso da lui fatto. Aggiunse che il discorso aveva entusiasmato, turbato e procurato un'intima felicità, che aveva costituito “un profondo evento”, anzi un'azione. Sarebbe significato violare un momento sacro, il far seguire una disputa ad una conferenza così intellegibile; egli era perciò sicuro d'interpretare il desiderio di tutti i presenti rinunciando alla disputa, invitando gli intervenuti a levarsi in piedi e ad urlare compatti: “noi siamo un solo popolo di fratelli”. E per finire cominciò a cantare l'inno tedesco. E tutti si unirono a lui nel canto, e a me sembrò che alla seconda strofa le voci diminuissero, e alla terza questa mia, idea fu confermata, cosicché pensai che non tutti ne conoscessero perfettamente le parole. Ma che valore ha questo, quando l'inno sale a Dio da ardenti animi nazional-tedeschi? Poi l'adunanza si sciolse, cioè ognuno corse alla birreria e al bar o all'aperto. Si, all'aria aperta e pulita, lontano, lontano da là. Anch'io non volevo altro. E questa era la celebrazione della valorosa battaglia 'combattuta da centinaia di migliaia di Prussiani e Tedeschi? Quale disonore! Ohibò, ohibò! Certo il popolo gradisce queste cose: queste riunioni sono pacifiche. E il nostro non ha niente da preoccuparsi riguardo alla pace e alla disciplina, può essere sicuro che le onde del fanatismo non andranno mai fuori dai limiti del decoro borghese e che il pubblico, nell'ardore della emozione, non uscirà dalla sala per marciare, ordinati per quattro, nelle strade della città cantando “Onore alla Germania!” recando fastidi ad una polizia bisognosa di calma, invece di andare al caffè o alla birreria. Di cittadini come questi si può essere contenti. Al contrario, le assemblee nazionalsocialiste non erano per niente calme. Là combattono due idee contrarie, le adunanze non finivano col canto di un inno patriottico ma coll'entusiastico dilagare di un sentimento nazionale.
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