mercoledì 5 ottobre 2011

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L'occupazione della Ruhr attuata dalla Francia le causò inimicizie da parte dell'Inghilterra, non solo a livello diplomatico, l'alleanza con la quale era stata mantenuta per i precisi vantaggi, ma anche da gran parte della popolazione inglese. La cui economia non sopportò questo rafforzamento finanziario di una potenza continentale. La Francia militarmente in Europa era superiore alla Germania di un tempo e in più si era consolidata finanziariamente tanto da non temere alcuna concorrenza sia in politica, sia in economia. Le più produttive miniere di ferro e di carbone d'Europa erano entrate in possesso di uno Stato che contrariamente alla Germania si prodigava attivamente in tutto il mondo a salvaguardia dei propri interessi e in più durante il conflitto aveva dato prova di essere una grande potenza militare. Questa occupazione toglieva all'Inghilterra i vantaggi che derivavano dalla vittoria, mentre di fatto la vittoria passava dalle mani della più esperta diplomazia inglese in quelle del maresciallo Foch e quindi della Francia. Anche l'atteggiamento dell'Italia verso la Francia, che già prima non era dei più felici si tramutò in aperta ostilità. In quello un momento critico che sembrò minare la potente alleanza. Se non accadde questo cioè l'aperta ostilità tra quei paesi, come era avvenuto nella seconda guerra balcanica, ciò fu dovuto alla mancanza in Germania del pascià Enver e all'esistenza del cancelliere Cuno. Le ripercussioni che si ebbero in Germania anche in politica interna le offrirono la possibilità di un miglior futuro. Gran parte del paese capì all'improvviso del suo errore nel considerare lo stato francese il più degno rappresentante del progresso e della civiltà. I fatti avvenuti nella primavera del 1923 servivano come quelli del 1914 a distogliere dal nostro popolo i miraggi di una comprensione internazionale e lo riportò nella solita routine dell'eterna lotta, dove l'individuo più debole soccombe per premettere la vita del più forte. Allorché la Francia attuò i suoi propositi e iniziò con cautela, l'occupazione della Ruhr, scoccò, per la Germania, un ora molto importante. Se, allora, il nostro paese, aprendo gli occhi, si fosse ribellato la Ruhr sarebbe stata per la Germania quello che Mosca era stato per Napoleone. V'erano due sole possibilità: o accettare il dato di fatto, o raccogliendo tutto il proprio coraggio e il proprio furore scagliarsi contro gli invasori, in modo da eliminare con una temporanea paura, una paura che non sarebbe stata mai più cancellata. Trovare una terza soluzione per il grande merito del Cancelliere Cuno e nello stesso tempo di quei partiti tedeschi che l'appoggiavano e lo aiutarono. Considererò rapidamente la seconda soluzione: l'occupazione della Ruhr era stata una violazione ai patti di Versailles. Si era resa odiosa anche a molte potenze alleate e specialmente all'Inghilterra e all'Italia. Essa non poteva riporre alcuna speranza in questi Stati a causa della sua egoistica e ladresca azione. Per la Germania nazionale si apriva soltanto una strada, quella voluta dall'onore. Certamente all'inizio non si poteva schierare contro la Francia un forte esercito, ma d'altra parte qualsiasi atteggiamento sarebbe risultato infecondo se non fosse stato appoggiato da una forza armata. Non potendo offrire una resistenza attiva era inutile dire: «non vogliamo trattative!», ma fu assurdo accondiscendere a trattative senza possedere una forza. L' occupazione della Ruhr non si sarebbe potuta evitare con misure militari. Soltanto un folle avrebbe deciso un simile atteggiamento. Ma sotto lo sdegno, ancora vivo, di quella azione la Germania doveva rivolgere le sue mire (trascurando il trattato di Versailles già violato dalla Francia) a formare un esercito per metterlo al servizio dei suoi diplomatici nel momento delle trattative. Infatti si sapeva benissimo che questa questione si sarebbe risolta a tavolino. Ma altrettanto bene si doveva sapere che bisognava disporre di una forza organizzata per poter difendere i propri diritti.

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