mercoledì 5 ottobre 2011

kjhgfdsdfghj7654

Noi al contrario con le direttive dei politici di quel tempo dobbiamo essere in grado di sviluppare il pensiero citato prima, in politica estera ovvero avere un territorio sufficiente per il numero dei cittadini. Dal periodo precedente l'unico insegnamento utile è quello che dobbiamo indirizzare la nostra politica su due strade: territorio come fine della nostra politica estera e una base nuova, compatta, creata in relazione al nostro ideale del mondo quale fine del nostro modo di agire in politica interna. Mi interesserò ora superficialmente di questo problema: in quale modo la sete di spazio vitale è in rapporto alla concezione morale? Questo è obbligatorio in quanto, anche in quegli ambienti, soprannominati nazionali, si riscontrano sciocchi oratori che cercano di offrire, alla popolazione tedesca, come fine della sua politica estera, il risarcimento dei danni del 1918 e ciò nonostante vogliono offrire agli Stati di tutto il mondo, la certezza della fratellanza e della benevolenza della Germania. A questo punto vorrei precisare ciò: la domanda del riassettamento dei territori del 1918 è un grande errore politico, le cui ripercussioni sono così deleterie da farle apparire delittuose. I territori del Reich nel 1914 non erano naturali, in quanto non comprendevano tutte le persone di origine tedesca, né tanto meno adempivano ad esigenze militari, ed infine non derivavano da un esatto atteggiamento politico. Erano gli instabili territori di una battaglia politica ancora aperta ed in parte derivata da questo scherzo del fato. Con il medesimo diritto, e varie volte con più diritto, si potrebbe riesumare qualche nuovo periodo di tempo importante della storia tedesca e obbligare la nostra politica estera di porsi come fine la restaurazione di quel periodo passato. Questo bisogno si adatta al modo di pensare borghese attuale, che pone in ciò e non detiene un ben chiaro fine politico futuro, ma si muove nel passato, nel passato più vicino: perché la sua riflessione sul passato non supera l'arco della sua vita. E' logico che il limite politico di queste persone non veda oltre il 1914. Ma affermando, che ristabilire quei confini è il fine politico della loro azione, consolidano solo la minata alleanza fra i nostri nemici. Solo in questa maniera si può comprendere che solo dopo otto anni dal conflitto mondiale, a cui parteciparono nazioni aventi atteggiamenti e fini in parte diversi, possa esistere ancora in maniera più o meno salda l'alleanza tra i vincitori di quel tempo. Tutte quelle nazioni sfruttarono allora la distruzione della Germania. Il timore della nostra potenza, fece passare in secondo piano, l'astio ed il rancore che le grandi hanno l'una verso l'altra. Nella spartizione del nostro Reich tra il maggior numero di Stati, videro una assicurazione contro la nostra rinascita. L'animo malfattore e il timore della potenza della Germania risultano il più forte adesivo che anche adesso unisce le nazioni di quell'alleanza. Il nostro strato borghese collocando lo Stato tedesco e come fine politico il ristabilire i confini del 1914 intimorisce quello Stato dell'alleanza nemica che, in caso, avesse intenzione divenir meno a questo, avrà paura di essere attaccato da noi, una volta lasciato solo, senza l'aiuto degli ex-alleati. Qualunque nazione si ritiene danneggiata e provocata da quella tesi che appare irreale per due motivi: 1) perché non ci sono le possibilità per attuarla; 2) perché se si potesse compierla il prodotto risulterebbe cosi misero che, com'è vero Dio, non sarebbe il caso di riportare nuovamente in gioco, per ciò, il sangue del popolo tedesco. Poiché non sussiste alcun dubbio che i territori del 1914 sarebbero ripresi soltanto con il sangue. Si dovrebbe ragionare come un ragazzino innocente per pensare di raggiungere per strade secondarie o con l'accattonaggio, il cambiamento del trattato di Versailles, senza considerare che per avvalla re una simile azione si dovrebbe avere almeno un Tallejrand e noi ne abbiamo. Il 50 per cento dei nostri politici è formato da soggetti molto furbi ma senza personalità e generalmente sono contro il nostro paese; e l'altro 50 per cento di sciocchi e incapaci. Poi dal Congresso di Vienna in cui agì Tallejrand non vi sono più le stesse condizioni, non ci sono più principi ' e corteggiatori di questi che scambiano e contrattano i territori delle nazioni, ma il terribile ebreo internazionale lotta per raggiungere il predominio sulla terra. Nessuna nazione è in grado di scostare dalla propria testa quel pericolo se non con la guerra, soltanto le globali, unite forze di un prorompente e travolgente furore nazionale sono in grado di lottare contro la schiavitù internazionale delle genti. Comunque questa maniera di agire è e resta violenta. Invece se si ha la certezza che il futuro della Germania chiede il più alto sacrificio, si è obbligati a prescindere da argomenti di cauta politica e a bloccare e a esporre un fine all'altra di quel grande sacrificio. I territori del 1914 non hanno nessuna importanza per il futuro della Germania. Non servivano alla difesa del nostro passato e non sarebbero serviti come base per il futuro. Grazie ad essi la Germania non acquisterà la propria unità, né potrà aspirare alla propria esistenza. Militarmente quei territori non giovano e neanche servono come palliativi ed in più non sono utili al miglioramento della posizione rispetto agli altri stati mondiali, anzi ai veri stati mondiali. Non renderanno più breve il divario tra noi e la Gran Bretagna, non ci offriranno la potenza dell'unione, non servirebbero neanche a far diminuire effettivamente la Francia dal suo predominio nella politica mondiale. Una sola cosa sarebbe sicura, provare a ristabilire i confini del 1914, ma quando anche fossero coronati da successo porterebbero ad una nuova miseria del nostro paese, talmente deleteria che non ci rimarrebbero più le forze di cui servirci per azioni e lotte atte, effettivamente, a garantire l'esistenza ed il futuro dello Stato. Al contrario: nell'eccitazione di una tale vittoria non si penserebbe più a fini superiori tanto più che la gloria nazionale sarebbe salva e si permetterebbe, almeno fino ad un nuovo ordinamento, la possibilità di un nuovo incremento del nostro commercio. I nazional-socialisti, invece, debbono mirare al fine nella politica estera: quello cioè di garantire alla Germania il vero confine che gli toccò su questa terra. Solo per questo è legale, dinanzi al Signore e ai nostri figli, sacrificare vite umane: davanti al Signore, in quanto noi siamo predestinati, su questa terra, a combattere sempre per il pane giornaliero, in qualità di uomini a cui non si regala niente e che ottengono il loro predominio di padroni del mondo soltanto grazie all'intelligenza ed alla fermezza con cui sapranno ottenersela e mantenersela. Di fronte ai nostri figli tedeschi, perché per ogni vita sacrificata ne scaturiranno mille alla posterità. Lo Stato, su cui un domani, gli agricoltori tedeschi daranno alla luce degni figli, darà giustificazione della vita sacrificata dagli agricoltori attuali; e i governanti che le sacrificheranno, saranno vilipesi adesso, ma saranno considerati innocenti, domani, per i sacrifici richiesti alla loro gente. Mi sento in obbligo di scagliarmi contro quegli scrittori nazionali che fingono di intravedere nell'impadronirsi di territorio un vilipendio ai sacri diritti della persona e scrivono combattendo queste idee. Non si può dire ciò che si ripara dietro le spalle di queste persone. E' chiaro soltanto che il caos che questi possono creare interessa e fa il gioco degli avversari della Germania. Con il loro modo di agire da criminali portano ad un infiacchimento ed alla distinzione, internamente, della fermezza, nella nostra gente, dell'unica maniera valida per proteggere le sue esigenze di vita. Poiché non esiste al mondo alcuna popolazione che abbia anche soltanto un metro quadrato di territorio grazie ad una normale richiesta e a un normale diritto. I territori tedeschi esistono in virtù del destino e sono momentanei, risultato delle battaglie politiche di ogni periodo di tempo; e uguali risultano anche i territori dove vivono le altre popolazioni. Come la sembianza del mondo sembra soltanto invariabile a cervelli stupidi, ma non è che una costante in ogni periodo di tempo per un cambiamento costante, nato dal sempre maggior incremento delle grandiose forze naturali, così nell'esistenza delle popolazioni cambiano i limiti dei territori che servono alla continuazione della vita. I territori delle nazioni vengono costruiti dagli uomini e cambiati dagli uomini. Il motivo per cui una popolazione acquisisca un grande territorio non è sufficiente al fine della conservazione eterna. Ciò non fa che avallare la tesi affermante che la potenza dei vincitori è la debolezza dei vinti. In fondo soltanto in questa potenza si riduce il diritto. Se la popolazione tedesca, limitata in una nazione insufficiente, si dirige verso un tempestoso futuro, ciò non dipende dal caso e il rivoltarsi non significa lottare contro il destino. Nessuna grande potenza concesse ad un'altra nazione più spazio che al tedesco, o è colpita da questa ingiusta divisione di territorio. I nostri avi non ebbero regalato da Dio il territorio in cui attualmente noi viviamo, ma se lo dovettero accaparrare mettendo a repentaglio la loro vita: perciò, in futuro, i tedeschi non riceveranno territori e perciò la vita, dal buon cuore straniero, ma soltanto dalla potenza delle proprie armi vittoriose. Siamo certi attualmente di un chiarimento obbligatorio con la Francia, ma questo chiarimento risulterebbe inutile se annullassimo, in questo, i fini nella nostra politica estera. Questa avrà un significato soltanto se realizza per noi la protezione delle spalle nella battaglia per l'aumento del territorio nel quale germoglia la nostra esistenza europea. Poiché non si deve svolgere il problema in funzione di acquisizioni coloniali, ma solamente acquisendo uno spazio da popolare, che ingrandisce il territorio nativo tenendo le nuove persone agglomerate con lo Stato iniziale e che garantisca alla superficie globale quei tornaconti che sono conservati nella sua omogenea grandezza. Il nostro movimento non deve diventare il difensore delle altre popolazioni ma ideale del popolo tedesco. Al contrario, risulterebbe inutile e non sarebbe in grado di protestare per quello che fu: in quanto farebbe gli errori fatti in passato. L' antica politica tedesca fu fatta su basi dinastiche sbagliate; l'attuale non deve agire verso una sentimentalità cosmopolita. Noi non ci consideriamo i diffusori e gli educatori delle popolari misere nazioni: ci consideriamo militi della Germania.

Nessun commento:

Posta un commento