mercoledì 5 ottobre 2011

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Poiché bisogna comprendere che il nemico mortale del popolo tedesco è e resta la Francia. Non interessa chi comandi in Francia, Borboni o Giacobini, Napoleonidi o persone democratiche della borghesia, repubblicani clericali o di tendenze comuniste: nella politica estera loro agiranno sempre in modo da occupare il confine renano e a garantire alla Francia questo corso d'acqua tramite la divisione della Germania. L'Inghilterra non ha interesse ad avere una Germania potenza mondiale, la Francia non desidera una Potenza mondiale che sia la Germania: questa differenza è fondamentale! Il fatto è che attualmente noi non cerchiamo di diventare una potenza mondiale: combattiamo per la continuità della nostra patria, per la compattezza del nostro Stato e per dare da mangiare ai nostri figli. Visto da questa posizione e osservandoci intorno, i soli Stati con cui possiamo allearci sono: l'Inghilterra e l'Italia. L'Inghilterra teme la forza militare francese, la quale possa aderire ad una politica dannosa per l'Inghilterra una volta o l'altra. L'Inghilterra teme una Francia che, comandando sul vasto territorio dell'Europa occidentale producente ferro e carbone, ha insite in sé le basi di una sicura potenza economica mondiale. E non desidera neppure una Francia, con un posto politico nell'Europa continentale garantito dallo sfacelo in cui è gettata il resto dell'Europa, capace di riprendere inevitabilmente le grandi linee di una politica francese mondiale. Gli ordigni gettati una volta dagli Zeppelin possono aumentare di centinaia di volte; la forza militare francese grava nell'anima del regno britannico. Però neanche l'Italia può volere o vuole una maggiore stabilità della potenza francese in Europa. Il futuro italiano è legato ai fatti che si producono nel Mediterraneo e dalla politica che viene svolta nel bacino di questo mare. Ciò che portò l'Italia in guerra non fu il bisogno di annientare la Francia, ma il bisogno di abbattere l'antica nemica adriatica. Qualunque aumento di potenza della Francia continentale determina un bloccaggio per l'Italia: e non si deve pensare che la parentela tra due Stati annulli gli eventuali attriti. Se si ragiona con calma e imparzialmente, si comprende che in questo momento l'Inghilterra e l'Italia restano i soli Stati i cui fini logici sono simili alle condizioni della sopravvivenza della gente tedesca e sono in qualche modo quasi uguali con questi. E' chiaro che nel considerare questa via di alleanza, non bisogna tralasciare tre osservazioni. La prima osservazione é in noi, le altre due sono negli Stati che consideriamo. Generalmente, si può allacciare un'alleanza con l'attuale Germania? Una forza che per giungere ai propri fini bellici vuole un appoggio da un'alleanza, può appoggiarsi ad una Germania i cui governanti mettono in mostra da tempo una spregevole impotenza, di codardia pacifica, e dove la maggior parte delle persone, resa cieca dalla democrazia e dal marxismo volta le spalle ai fini dello Stato e della patria? E' possibile che attualmente una potenza voglia allearsi e quindi iniziare fertili rapporti e di difendere lottando fini uguali ad una Nazione che effettivamente non ha la volontà né fermezza di battersi solo anche per sopravvivere? Una nazione, per cui un'alleanza deve dimostrarsi maggiore che un patto di assicurazione per la difesa di una situazione che a poco a poco si decompone, sul motivo della passata triplice alleanza, può affiancarsi per la vita e per, la morte ad una Nazione che dimostra ampiamente col suo;: modo d'agire di sottostare pietosamente e vigliaccamente allo straniero e di reprimere orribilmente i pregi nazionali? Ad una Nazione che non ha più nessuna forza poiché il suo comportamento non li merita, e che è diretta da persone odiate dai suoi stessi cittadini, da persone che per questi motivi non possono avere l'appoggio dell'estero? No! Una nazione che vuol mantenere il proprio prestigio e che dalle alleanze desidera ottenere cose diverse di stipendi per parlamentari avidi, non trarrà alleanza e non vorrà allearsi con l'attuale Germania. La nostra attuale impotenza nel trovare alleanze è la causa prima e più radicata della unità dei nemici rapinatori. La Germania, in quanto si difende soltanto con poche proteste nefande dei nostri dirigenti, nessuno al mondo trova la ragione di lottare per aiutarci, e la giustizia del Signore non dà la libertà alle genti codarde, anche se le nostre Leghe patriottiche pregano l'aiuto piagnucolando. Dunque le Nazioni, che non hanno un fine più che importante per non volere la nostra fine totale, si affiancano alla Francia per rapinarci, in modo da non lasciare la Francia, l'unica che si irrobustisce tramite noi. Poi non sono da tralasciare gli ostacoli, che sono insiti nella trasformazione, nelle Nazioni ex-nemiche, dei vari gradi della popolazione che sono indirizzati verso dei fini tramite un'ampia propaganda di massa. Non è concepibile disegnare per molti anni una popolazione come «barbara, malfattrice» ecc., e in seguito improvvisamente accertare che non è vero e quindi spingere l'ex-nemico a sottoscrivere domani un'alleanza. Però bisogna concentrarsi ancora di più su un terzo problema che sarà importantissimo per lo svolgersi dei prossimi abboccamenti d'alleanza in Europa: se, dal modo di vedere della politica inglese, l'Inghilterra non ha scopo per una maggiore distruzione della Germania, maggiore interesse l'hanno il gioco giudaico di Borsa. La divisione tra la politica inglese ufficiale o tradizionale e le forze borsistiche ebraiche è lampante per la differente presa di posizione davanti a quesiti di politica estera inglese. La finanza ebraica vuole, in contrasto ai fini dello Stato britannico, non solo il completo annientamento economico della Germania, ma pure la globale sottomissione politica di questa. L'internazionalizzazione delle finanze tedesche, ovvero la trasformazione delle possibilità di lavoro tedesca in modo da essere sottomessa all'economia mondiale ebraica, si è in grado di ottenerla soltanto in una Nazione sottomessa dal comunismo. Però la forza di lotte comuniste della finanza borsistica internazionale ed ebraica non è in grado di distruggere definitivamente la forza della Nazione tedesca se non può contare sull'appoggio degli Stati esteri. Quindi la Francia può attaccare la Germania solo fino a quando il Reich, reso impotente, è sottomesso alle forze comuniste della economia ebraica mondiale. Abbiamo perciò che l'attuale istigatore al globale annientamento della Germania è l'ebreo. In qualunque parte si pensi a battere la Germania, ci sono come aizzatori gli ebrei. Ugualmente, nei periodi di guerra e di pace i quotidiani ebraici, borsistici e marxisti, rinfocolavano per strategia il rancore contro la Germania, fino a che una Nazione dopo l'altra scesero in guerra e, tradendo i fini delle popolazioni, si allearono alla coalizione mondiale. L'idea ebraica è limpida. La bolscevizzazione della Germania, ovvero l'annullamento del genio nazionale tedesco e l'indebolimento, conseguente, della potenza lavorativa tedesca da parte dell'economia mondiale ebraico è vista soltanto come l'inizio dell'idea ebraica che è quella di impadronirsi della Terra. Come accade varie volte nel tempo, la Germania diviene il fulcro, l'apice della grande battaglia. Se i tedeschi e la Germania soccombono ai tiranni delle Nazioni, assetati di uccidere e di pecunia, il mondo intero soccomberà tra le braccia di queste sanguisughe. Ma se la Germania si riesce a liberare di questo castigo, un enorme pericolo sarà estinto per l'intero globo. Però è vero che gli ebrei lotteranno con tutte le forze per ottenere l'appoggio delle nazioni contro la Germania e se possibile per aumentare l'odio; ed è chiaro che questa azione favorisce solo minimamente i veri fini delle popolazioni che li appoggeranno. Generalmente gli ebrei lotteranno sempre, in seno a ogni Stato, con quei mezzi che la giusta concezione di quelli Stati renderanno più utili e che garantiscono il miglior trionfo. Nel nostro dilaniato Stato il giudaismo utilizza, nella battaglia per il potere, delle ideologie cosmopolite più o meno pacifiche, delle direttive internazionali. In Francia utilizza il celebre e giustamente studiato sciovinismo; in Inghilterra di vedute economiche e politiche mondiali; in definitiva utilizza sempre i maggiori pregi che compongono l'intelligenza nazionale d'un popolo. Dopo aver raggiunto per quelle strade un importante ascendente e forza economico-politica, abbandona i legami che gli impongono codesti mezzi e mostra i veri radicati fini del suo interesse e della sua battaglia. In questo modo annienta le Nazioni, trasformandole lentamente in distruzioni, sulle quali si erigerà la potenza del regno ebraico. In Inghilterra, come in Italia, il contrasto tra punti di vista sulla migliore politica nazionale e gli interessi degli ebrei borsistici appare limpido e a volte di una evidenza terrorizzante. Soltanto in Francia attualmente c'è una coincidenza di vedute tra la Borsa, gli ebrei che sono in Borsa e la politica francese di vedute comuniste. Ma proprio in queste coincidenze c'è un enorme minaccia per la Germania. Proprio perciò la Francia è e resta il maggiore nemico. I francesi, se diventano sempre più schiavi, poiché fanno loro gli interessi della predominazione mondiale ebraica, sono sempre portatori di una sempre maggiore minaccia per la sopravvivenza della popolazione europea bianca. Poiché il cambiamento, realizzato con sangue negro nelle sponde del Reno, nel centro dell'Europa, è uguale tanto alla tremenda e malata cupidigia di vendetta di questo vecchio nemico della nostra gente quanto alla ragionata azione dell'ebreo di imbastardire in questo modo l'Europa al suo cardine e di strappare ai bianchi le basi del suo vivere rendendola marcia con una razza inferiore. Ciò che la Francia, spinta dal proprio odio, e comandata dagli ebrei, realizza oggi in Europa, è un delitto nei confronti della razza bianca e inciterà un domani verso questa popolazione le. rappresaglie di una generazione che nella sconsacrazione di una specie rivedrà il peccato originale dell'uomo.

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