mercoledì 5 ottobre 2011
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Si consideri i continui soprusi e bassezze che l'ebreo compie ogni giorno contro il nostro popolo e come questo avvelenamento del sangue possa essere eliminato solo dopo secoli e forse mai. Senza pensare come questo frazionamento razziale degradi i pregi ariani del popolo tedesco, e spesso li elimini così che il nostro compito di civilizzazione va sempre diminuendo fino ad eguagliare la situazione, almeno nelle nostre città più importanti, che v'è oggi nell'Italia del sud. E questa lenta morte, di cui non è cosciente il popolo tedesco, è proprio causata dall'ebreo. Sistematicamente queste sanguisughe del popolo traviano le nostre bionde e inesperte fanciulle, distruggendo qualcosa d'irreparabile. Tutte e due le tendenze cristiane guardano senza far nulla per frenare la distruzione di una cosa tanto bella e nobile posta dal Signore sulla terra. Ma per il futuro della terra il problema non sta nella vittoria dei protestanti sui cattolici o viceversa: ma nella conservazione o nella fine dell'uomo ariano. Eppure le due tendenze religiose non si rivolgono contro colui che vuol distruggere l'uomo ariano, ma tentano di distruggersi a vicenda. Chi sente impulsi patriottici ha il compito, ciascuno secondo la propria religione, non solo di parlare del volere divino, ma deve fare in modo che questo si realizzi, e non lo si lasci profanare. Infatti il volere di Dio formò gli uomini con una loro propria personalità, carattere e facoltà. Chi rovina la creazione di Dio si pone contro la sua volontà. Per questo ognuno, secondo la sua religione, deve tendere ad ostacolare coloro i quali con parole ed azioni escono dal limite della sua religione, e cercano di entrare in lotta con l'altro. Essendo ormai un dato di fatto la scissione religiosa tedesca, il lottare contro alcuni basilari canoni di una religio~ ne porta sicuramente ad uno sterminio tra le due religioni. Il nostro particolare periodo non si può paragonare a quello della Francia o della Spagna o dell'Italia. in questi paesi, infatti, il propagandare una guerra al clericalismo o all'ultramontanismo, comporterebbe un pericolo di frazionamento del popolo francese, spagnolo o italiano. Questo non avviene in Germania in quanto gli stessi protestanti appoggerebbero tale propaganda. E così la politica che altrove i soli cattolici adotterebbero contro tali violenze di carattere diverrebbe presto una lotta dei protestanti contro i cattolici. Le critiche vengono sopportate, anche se non giuste, qualora siano mosse da appartenenti allo stesso gruppo religioso. In caso contrario no. Persone propense ad eliminare errori insiti nel loro gruppo religioso, non lo fanno più allorché gli stessi errori gli vengono messi in evidenza da persone estranee alla comunità e in più decidono di rivolgersi contro le stesse. In quanto lo considerano un atto scorretto, un impicciarsi dei fatti degli altri molto antipatico. Simili gesti non giustificati neanche quando si basano sull'interesse del paese, in quanto ancora oggi i sentimenti religiosi superano di gran lunga, per importanza, le contingenze politiche e nazionali. Questo non può cambiarle mandando le due comunità religiose l'una contro l'altra: lo si potrebbe cambiare solo se, con reciproca moderazione, si affidasse al paese un futuro tanto felice da poter giungere alla conciliazione, anche in questo campo. Sono sicuramente convinto che coloro che fanno precipitare il movimento nazionale nei contrasti religiosi si debbano considerare dei nemici più pericolosi degli stessi comunisti internazionali, in quanto, a tenere a bada costoro è compito del movimento nazional-socialista. Ma chi, pur essendo componente, distoglie il movimento dal suo fine, si comporta in maniera meschina, infatti, coscientemente o meno, aiuta la causa ebraica. Perché il fine dell'ebreo è dissanguare le risorse del movimento in una lotta religiosa, proprio quando stanno aumentando le forze contro di lui. Puntualizzo proprio «dissanguare», perché non bisogna proprio considerare la storia per avere la pretesa di risolvere un problema che tanti secoli trascorsi non sono riusciti nemmeno ad intaccare. I fatti parlano da soli. Quelle persone che nel 1924 videro nella lotta all'ultramontanismo il fine supremo del loro movimento, non ebbero altro risultato che quello di straziare il movimento nazionale. Mi debbo premunire dall'eventuale caso che dalle file del movimento nazionale qualche imbecille ritenga di riuscire in quella cosa che non ottenne lo stesso Bismarck. Sarà obbligo del movimento nazional-socialista qualsiasi accordo tendente a uniformare la nostra lotta a quella del movimento nazionale e nello stesso tempo espellere dalle nostre squadre coloro che non saranno di questo avviso. Cosa che ci fu facile fino all'autunno 1923. Nelle nostre file vissero di comune accordo il più credente protestante e il più credente cattolico, senza mai ostacolarsi. L'ideale di guerra al distruttore del popolo ario aveva fatto in modo di ritrovarsi e di sostenersi a vicenda. Proprio allora giunse alle più alte vette la lotta nostra contro il Centro, non per cause religiose, ma nazionali, di razza e di economia. La vittoria ci arrise ancora, come og. gi non arride a coloro che presumono di sapere. Ultima. mente si è giunti al punto, completamente pazzesco, che i movimenti nazionali non si accorsero del danno derivato dalle loro dispute religiose, allorché gli atei comunisti presero addirittura le parti di comunità religiose onde, con banali manifestazioni, incitare all'estremo l'una contro l'al. tra. Ma con un popolo come quello tedesco capace, a causa della sua cecità, di dissanguarsi lottando per dei miraggi, ogni simile gesto comporta il pericolo di morte. Con questo grido il nostro popolo deviò sempre dai problemi concreti di vita. Mentre noi passavamo il tempo con guerre intestine, gli altri si dividevano il mondo. E mentre il movimento nazionale soppesa quale problema sia più grave se quello ultramontano o quello ebreo, il giudeo mina le basi del nostro popolo e cerca di annientarci. Quanto a questa specie di movimento nazionale io, per il bene del nostro popolo, posso solo consigliare questo: state attenti a questi amici, solo così potrete sconfiggere i vostri nemici. La guerra tra federalismo e unitarismo, eccitata con tanta furbizia dagli ebrei nel 1919-20 e nel 1921 portò il nazional- socialismo, che condannava quella lotta, a rivolgersi verso i suoi problemi essenziali. La Germania deve diventare uno stato federale o uno stato unitario? Che cosa si deve intuire praticamente per queste due definizioni? Mi sembra più importante il secondo quesito, poiché è importantissimo per capire l'intero problema e perché ha insito un sistema comprendibile e unificatore. Che cosa si intende per stato feudale? Per stato feudale non si intende un insieme di Stati sovrani che liberamente, in funzione della loro sovranità, si uniscono e danno alla comunità quella porzione dei loro diritti sovrani che serve a realizzare e a garantire la vita della lega comune. Ma questa teoria praticamente non si può realizzare in modo assoluto in ciascuno degli stati federali del mondo. Ad eccezione di alcuni stati dell'Unione Americana dove nella maggioranza di questi non si può dire che ci sia una sovranità originaria. Poiché molti di essi si affiancarono all'Unione solo col passare del tempo. Negli Stati Uniti d'America si trovano territori più o meno grandi, sorti per causa di tecnica amministrativa, molte volte delimitata scrupolosamente, che non potevano prima avere e non avevano una propria sovranità di stato. Infatti l'unione non fu realizzata da questi Stati, ma fu l'unione a realizzare molti di questi Stati. Perciò i diritti sovrani, spesso grandi, ottenuti o donati al singoli Stati sono propri della natura di quella Confederazione ed è in ragione della sua grandezza equivalente ad un continente. Quindi negli Stati Uniti d'America non si può pensare ad una sovranità dello Stato, ma solo di diritti saldati e protetti dalla Costituzione. Forse, invece di parlare di diritti, conviene parlare di facoltà. Anche alla Germania non si può applicare la teoria sopraccitata. Senza dubbio nella Germania nacquero prima i singoli stati che diedero vita in seguito al Reich. La crea- zione del Reich però non si ebbe per libera volontà e per partecipazione dei singoli Stati, ma per conseguenza del l'ingrandimento della potenza di uno di questi stati: la Prussia. Già la diversa ampiezza degli Stati tedeschi non può essere paragonata a quella degli Stati Uniti di America: la diversa ampiezza degli stati tedeschi comportò un diverso apporto alla fondazione del Reich, per quanto riguardò i doveri e non contribuirono in ugual maniera alla configura- zione dello stato federale. In effetti per la maggior parte gli Stati non avevano una vera sovranità, per cui la sovranità Statale ebbe solo un carattere ufficiale. Le vicende passate e le attuali avevano cancellato molti stati sovrani dimo- strando la loro insita fragilità. Non è opportuno citare la formazione di questi singoli stati, bisogna però tenere presente che quasi mai i confini territoriali rappresentavano i confini etnici. Essi erano scaturiti da situazioni politiche e la loro origine va ricercata nella debolezza dell'impero tedesco e nel frazionamento, che fu conseguenza di questo fatto. Di queste considerazioni tenne conto, in parte, la costituzione del vecchio Reich, il quale non concesse ai singoli stati una uguale rappresentanza, ma basò questa secondo l'apporto di quelli alla fondazione del Reich e quindi secondo la loro importanza. Solo in piccola parte gli Stati sacrificarono i loro diritti sovrani per la creazione del Reich; in effetti o erano diritti inesistenti oppure se li accaparrò la Prussia con la forza. Il Bismarck non fu dell'idea di spersonalizzare il carattere dei singoli stati riversando tutto ciò che avevano nel Reich, ma invece di dare al Reich ciò di cui aveva bisogno. Comportamento equo e saggio: Bismarck fu sensibile ai costumi e alle tradizioni e nello stesso tempo fece convergere nel Reich molto amore e spontanea collaborazione. Ma non si deve credere che questo risultato costituisse per Bismarck un punto d'arrivo col quale il Reich avesse acquisito in perpetuo i diritti di sovranità: Bismarck non ci credeva affatto; al contrario si propose di fare in futuro ciò che poteva essere un azzardo nel presente. Egli confidava nella forza livellatrice del tempo e nella evoluzione, a cui attribuire più forza che al tentativo di eliminare subito la resistenza degli stati. Rese nota a tutti, in questo modo, la sua abilità poli ca: in quanto la sovranità del Reich aumentò sempre più a spese dei singoli stati. Le speranze che basava sul tempo non andarono perdute. Questo sviluppo fu accelerato dal crollo della Germania insieme a quello della struttura monarchica. Cosi, a causa del carattere politico e non etnico su cui erano fondati gli stati tedeschi, questi perirono allorché venne meno l'importanza e la finzione della forma monarchica statale e le loro dinastie. Così le formazioni e le funzioni dei singoli stati preferirono mettere fine alla loro esistenza e per ragioni pratiche si fusero con altri stati: prova decisiva della loro inconsistenza e della scarsa fiducia accordata loro dai cittadini. Il venir meno di questi stati e delle loro dinastie mise in crisi il carattere confederale del Reich, aggravato dagli obblighi della pace. La potenza econonuca prima propria dei singoli stati, passò nelle mani del Reich, allorché questo, perduta la guerra, si ritrovò di fronte al pagamento di grandi somme, le quali non potevano essere coperte dai contributi dei singoli. Anche il monopolio del Reich sulle poste e sulle ferrovie derivò dall'asservimento del nostro popolo sorto gradatamente dai trattati di pace, in quanto il Reich era costretto ad ottenere le maggiori ricchezze per soddisfare le imposizioni degli altri stati. Alcune volte parvero assurde le maniere in cui avvenne la statalizzazione, ma era del tutto logico
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