mercoledì 5 ottobre 2011
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Così quella che era una repubblica antimilitarista dovette far ricorso alla milizia. Ma poiché la loro popolarità, su cui fondavano l'autorità, era costituita solo da ubriaconi, manigoldi, vigliacchi, cioè dalla feccia del paese, non si potevano trovare persone disposte a morire per il nuovo ideale. Questa marmaglia che caratterizzava il nuovo ideale e che aveva fatto la rivoluzione, era completamente impossibilitata a formare un esercito per difenderla, giacché il loro fine non era organizzare una repubblica, ma creare il caos per poter espletare i propri istituti e il segno di riconoscimento non era costruire ma dilaniare la repubblica tedesca. Per questo non fu raccolta in quel ceto l'implorazione dei delegati del popolo, che anzi, produsse solo repulsione, in quanto con quel gesto si intravide un venir meno ai patti e nella concretizzazione di una autorità fondata non solo sulla popolarità ma anche sull'esercito, vi era il germe della lotta contro tutto ciò che per quel ceto era basilare, cioè contro il diritto al saccheggio e al governo di ladri, di criminali evasi o liberati, insomma di tutta la feccia. Così, benché i delegati del popolo sbraitassero e si affannassero, nessuno si mosse e anzi furono considerati traditori proprio da coloro su cui si basava la popolarità. Così per reazione, guidati dal loro ardore giovane e in difesa della tranquillità e dell'ordine, giovani volontari si misero a loro disposizione e di nuovo militari si posero in difesa della patria contro gli eventuali distruttori. Così, pur odiando la rivoluzione, indossarono la divisa e incominciarono a difenderla, in pratica la rinforzarono. Così l'unico vero promotore della rivoluzione, colui che valutò i risultati, cioè l'ebreo cosmopolita, gioì della situazione. I tedeschi non erano ancora giunti come i russi al punto di essere trasportati nella sanguinosa fogna bolscevica e questo perché non ci fu mai divario tra gli intellettuali e gli operai tedeschi in quanto, erano, come in altri stati, amalgamati gli uni negli altri, perché c'era una più salda unità di razza, cosa che non ci fu mai in Russia. Lì infatti l'Intellighenzia per la maggior parte non era di origine russa o almeno non aveva una individualità di rosso slavo. Così lo scarso numero di intellettuali faceva sì che questi potessero essere annullati grazie anche alla deficienza di persone intermedie che li amalgamassero con la massa, nella quale era quasi nullo il livello spirituale e morale. Così fu sufficiente scatenare questa massa ignorante contro gli intellettuali, da cui essa era staccata per ottenere la vittoria della rivoluzione. Il popolo ignorante divenne schiavo dei suoi dittatori ebrei, i quali mascherarono la loro carica sotto il nome di “dittatore del proletariato”. In Germania la spinta per avviare la rivoluzione avvenne solo grazie allo sfacelo dell'esercito che non fu procurato dal combattente in prima linea ma dalle leve che covavano nell'ombra e dalle guarnigioni più interne. Come è logico il menefreghista per paura di morire in prima linea rischiava sempre la vita. Al fronte l'unica maniera per trattenere al proprio p sto chiunque abbia paura di morire è di fargli capire che morrà lo stesso se si comporterà da disertore: anzi, mentre nel primo caso se la può cavare, nel secondo la morte lo colpirà certamente. Solo in questa maniera si sarebbe posto fine a qualsiasi tentativo di diserzione e proprio a questo effetto tendevano gli articoli di guerra. Era insensato pensare di poter difendere il paese basandosi solo sulla coscienza del singolo, e dal riconoscimento del bisogno, in quanto, questa convinzione è giusta solo nei riguardi delle persone più nobili mentre non è più valida per le altre. E' proprio per questo che deriva la necessità di regolamenti particolarmente severi: come le leggi contro il furto che tesero a colpire le persone senza scrupoli, le malvagie, non quelle oneste. Ed anche per non far passare l'onesto per sciocco e far sì che creda giusto rubare piuttosto che farsi derubare. Fu un grande errore credere di poter vincere una guerra che sin dall'inizio si prospettava lunga e difficile, senza ricorrere a precise sanzioni contro coloro, che, deboli di natura non avrebbero il coraggio di resistere al loro posto. Quando si combatte ogni giorno con la morte, sotto il vento e la pioggia, in mezzo a tutte le difficoltà il soldato non completamente sicuro di sé si può scoraggiare e allora a trattenerlo non basta lo spauracchio della prigione, occorre porre davanti ai suoi occhi la pena di morte. La recluta specialmente, vede nella reclusione un evadere dalla morte e la preferisce senz'altro alla guerra: li sarà al sicuro. Eliminando la pena di morte si commise, un grande errore e praticamente si annullarono i regolamenti di guerra. Così migliaia di disertori, principalmente nel 1918, ripararono in patria e formarono quella congregazione che dopo il 7 novembre 1918, fu la maggiore forza della rivoluzione. Ma di questo i soldati al fronte non ne avevano colpa, essi desideravano la pace e infatti proprio queste diedero i più grandi grattacapi ai rivoluzionari i quali si domandavano stupefatti, se i soldati del fronte avrebbero tollerato quella nuova situazione. Così nelle prime settimane la rivoluzione si presentò esternamente blanda per non correre il pericolo di essere annullata dalle truppe tedesche. Infatti se un solo comandante di divisione avesse voluto annientare con i suoi fedeli soldati, gli stracci rossi e passare per le armi i Consigli, di soldati la sua divisione si sarebbe in brevissimo tempo centuplicata. E proprio questo temevano gli ebrei che erano promotori della rivoluzione. Così la rivoluzione assunse un aspetto moderato, diversa appunto da quella bolscevica e tendente a far credere suo unico scopo la tranquillità e l'ordine. Da questa paura derivarono le molte elargizioni, i riferimenti alla passata burocrazia e ai vecchi generali in quanto in quel momento si aveva necessità di questi. Infatti una volta che la loro funzione venne meno furono scaraventati da una parte per lasciare libero gioco ai rivoluzionari. Solo così si riuscì a rendere innocua a priori ogni opposizione e nello stesso tempo a far vedere quanto utile fosse il nuovo governo. Fu una tattica riuscitissima, ma i rivoluzionari erano formati da gente violenta, priva di scrupoli e beati del caos. Essi infatti credevano che la rivoluzione non si svolgesse secondo i loro schemi, ma per questioni pratiche non si poteva spiegare la divergenza dal regime da loro voluto. Cosi mentre la socialdemocrazia aumentava di numero perdeva sempre più il carattere rivoluzionario. Certamente lo ideale sarebbe stato quello rivoluzionario e i suoi maggiori esponenti avevano teso sempre a questo, ma alla fine era rimasto solo un ideale e non un'élite atta a farla: con dieci milioni di affiliati non si può fare una rivoluzione. Infatti l'estremismo di pochi, l'unico attivo idoneo a fare una rivoluzione, aveva lasciato il posto alla massa cioè alla lassatezza. Per questo gli ebrei ancora durante la guerra scissero la socialdemocrazia. Così si tolsero gli estremisti dal partito, mentre il grosso della socialdemocrazia rimaneva pigramente ancorato a posizioni di difesa nazionale e i nuovi elementi furono la base di un nuovo attacco. Esempio degli estremisti-attivisti del marxismo rivoluzionario fu il movimento indipendente e la Lega Spartaco. Ad essi toccava di sopportare il peso della rivoluzione, spianando cosi il terreno alla massa informe del partito socialdemocratico che fu considerata alla stregua dei vigliacchi, tanto è che nessuno di questa massa, fece parte del movimento pur essendo cosciente della scarsa resistenza che avrebbe opposto il già logoro regime. Dopo il buon esito della rivoluzione per un attimo si credette che le fondamenta del paese fossero infrante, ma non si fece il conto con le truppe che tornavano dai campi di battaglia e di cui non si potevano prevedere le reazioni, per cui si dovette moderare la regolare genesi della rivoluzione: così la maggior parte dell'esercito fu messa ai posti ottenuti, scansando da una parte le truppe indipendenti e spartachiste che pur erano servite per il buon esito della rivoluzione. Certamente ciò non avvenne per tacito consenso. Ci fu la lotta da parte degli attivisti che sentendosi me nomati e traditi, continuarono a combattere da soli, ma questa loro nuova ostinazione non era più gradita a coloro che avevano in mano le sorti della rivoluzione. Tra i rivoluzionari si formarono due fazioni, da una parte i moderati e dall'altra i sanguinari. Logicamente la borghesia si accostava al partito più moderato e più tranquillo. Così per i borghesi vi fu di nuovo la possibilità di riprendere quota politicamente anche se ciò era dovuto all'alleanza che essi tanto temevano e odiavano. I borghesi poterono così combattere i bolscevichi fianco a fianco con quei disgraziati capi marxisti. Così già tra il dicembre 1918 e il gennaio 1919 nel paese c'era quest'ordine di cose: una minoranza senza scrupoli ha fatto una rivoluzione alla quale vanno dietro i movimenti marxisti e nello stesso tempo acquista un carattere, cosa che non va giù agli esaltati estremisti i quali cominciano a mettere bombe, a sparare, ad occupare edifici pubblici, così da mettere in crisi la rivoluzione moderata. Questo fece correre ai ripari il nuovo governo che alleatosi col vecchio incominciò a lottare contro quei disturbatori dell'ordine pubblico. Così quelli che erano nemici della repubblica mettendo da parte l'ostilità l'aiutarono a sgominare altri che erano nemici se pure per altri motivi. Nello stesso tempo non si doveva più temere alcuna rivalsa tra i componenti del vecchio regime. Solo considerando questo fatto si può capire come sia riuscita una rivoluzione fatta da un decimo della popolazione. In mezzo alle lotte si assottigliavano soprattutto le forze estreme, cioè da una parte gli spartachisti delle barricate e dall'altra gli esaltati e i nazionalisti, e così via via che questi si indebolivano avanzava la classe di mezzo. La Borghesia e il Marxismo si unirono allorché le fazioni erano state fatte e così lo Stato iniziò a fortificarsi. Per un certo periodo i borghesi propugnarono ancora la causa monarchica, pur non sentendola più, all'unico scopo di ottenere voti e questo comportamento sleale, faceva sentire quanto alto fosse il potere di corruzione del nuovo governo. Come ho già detto, dopo lo smembramento dell'esercito, la rivoluzione dovette formare una nuova base di saldezza per rendere costante la sua autorità. L'esercito di cui aveva bisogno non poteva derivare da elementi simili al suoi, ma solo dai suoi oppositori, ed anche se limitato a causa dei numerosi trattati, in seguito cambiò la sua concezione per diventare un'arma del nuovo Governo. Non considerando i difetti e i vizi del precedente governo si può definire che esso crollò a causa del mancato dovere e senso di responsabilità, a causa del continuo astenersi dei partiti conservatori. Inoltre dobbiamo considerare che lo scarso senso di responsabilità e del dovere è causa di una educazione soprattutto statale e troppo poco campanilistica e nazionale. Inoltre non va compreso il mezzo con il fine: il senso del dovere non deve essere fine a se stesso come non deve essere un fine a sé lo Stato, ma devono essere mezzi per poter raggiungere il benessere di tutti i cittadini. La borghesia per questo si trova meglio ora nella fogna della corruzione repubblicana che nella lucentezza del vecchio regime. Però, se noi consideriamo il momento in cui lo Stato sta venendo meno a causa di una rivoluzione, fatta e voluta da
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