mercoledì 5 ottobre 2011
poiuztr456789
Lo sfacelo del nostro popolo dopo la resa della guerra fu lampante e triste; ciò nonostante in quel periodo si condannò chiunque prevedette ciò che poi accadde effettivamente. Il governo della nostra nazione si comportò in maniera assurda e da incompetente ma peccò di presunzione volendo eliminare gli sconvenienti profeti. Si notarono a quel tempo, e purtroppo si notano ancora, grandi teste di legno con funzioni parlamentari, veri sellai e guantai (non solo di professione, perché avrebbe significato poco) assurgere al trono di uomo di Stato e da li governare la minuscola massa e far loro la predica. Non ha molta importanza che un simile uomo di Stato, mettiamo più tardi, sia già smascherato e vilipeso da tutti, avendo dimostrato pienamente la sua cretinaggine in materia! Anzi quanto meno gli uomini di Stato di questo governo compiono reali servizi alla Nazione, tanto più si scagliano contro coloro che li pretendono, che hanno il coraggio di mettere in evidenza la loro incapacità presente e futura. Quando quest'uomo di Stato non può più ripararsi dal fallimento completo del suo operato, comincia a citare tutte le cause che hanno reso fallimentare il suo prodigarsi senza però mai giungere ad ammettere l'unica vera causa: la sua incapacità. Al massimo, nell'inverno 1922-1923 avrebbe dovuto essere lampante a tutti che la Francia, anche dopo la pace, tendeva costantemente ad ottenere quei fini che si era pro posta nell'entrare in guerra. Perché non bisogna pensare che il popolo francese voglia quattro anni e migliaia di vite umane per accontentarsi del risarcimento dei danni subiti mediante le riparazioni di guerra. Il fine militare francese si sarebbe potuto realizzare con il conflitto mondiale, se, come era speranza francese, la guerra fosse stata fatta entro i confini tedeschi. Il desiderio di ottenere l'Alsazia-Lorena non è sufficiente a capire l'impegno con cui il popolo francese combatte, se non ci fossero stati anche interessi riguardanti la loro politica estera. Questa tendeva infatti a smembrare la Germania in tanti piccoli Stati. Per questo combatte la Francia sciovinista, dando così all'ebreo internazionale il suo popolo come mezzo. Pensiamo per un attimo che le cruenti battaglie del conflitto non siano avvenute nella Somme, in Fiandra, nell'Artais, davanti a Varsavia, a Nishnii Novgorod, a Kowno, a Paiga, ma sul suolo tedesco, nella Ruhr o sul Meno, sull'Elba, presso Hannover, Lipsia, Norimberga etc.: e dovremo convenire che il fine francese sarebbe stato attuato. E' difficile che la nostra giovane nazione federale avrebbe potuto resistere per quattro anni e mezzo, come in pratica fece la Francia, tutta protesa verso il suo fulcro, Parigi. Se questa guerra mondiale avvenne fuori dei nostri territori ciò avvenne grazie al glorioso esercito tedesco che deve essere di sprono anche per il futuro. Son certo che se non fosse accaduto questo oggi non esisterebbe più un Reich, ma solo stati tedeschi. Questa infatti è l'unica causa per cui il sacrificio dei nostri compatrioti non fu inutile. Grazie a questo le cose ebbero un'altro sviluppo. Effettivamente il crollo della Germania nel novembre del 1918 fu improvviso, ma quando questo giunse i nostri eserciti erano ancora insinuati entro i confini nemici. In quel momento lo scopo della Francia non era più frazionare la Germania, ma espellere dai confini francesi e belgi le truppe tedesche: solo in un secondo momento poté tendere al suo fine. Ma allora la Francia era impossibilitata a farlo. L'Inghilterra aveva chiuso la guerra vittoriosamente debellando la Germania sia colonialmente e commercialmente e infine riducendola a Stato di secondaria importanza. Essa non aveva vantaggi nell'annullare completamente la nazione tedesca, ma anzi preferiva contrapporla in Europa alla Francia. Perciò la politica francese, una volta finita la guerra si dovette dar da fare per ottenere quello che la guerra si era riproposta. La frase di Clemenceau, che per lui la pace era solo il proseguimento della guerra, acquistò un profondo significato. Lentamente sfruttando ogni avvenimento si dovette smantellare la compattezza del Reich. Insistendo sempre sul disarmo e una volta ottenutolo ricattando economicamente si sperava a Parigi di poter indebolire l'unità della Germania. Via via che veniva meno nella nazione tedesca l'orgoglio nazionale, sempre più cresceva la pressione economica, che insieme alla condizione pietosa del popolo si ripercuotevano negativamente in politica estera. Questo modo di schiacciamento politico e di sfruttamento economico continuato per dieci, venti anni, tende a distruggere lentamente la vigoria nazionale e in alcuni casi a disintegrarla. Solo così la Francia otterrà il suo ambito scopo. Già nell'inverno 1922-1923 erano chiare le intenzioni francesi. Rimanevano solo due modi di pensare: o si tentava di demolire lentamente la risolutezza francese opponendole la perseveranza tedesca, oppure comportarsi nell'unica maniera possibile contrastando il nemico. Certamente questa era una battaglia per la vita o per la morte. Si poteva sperare alla vita solo se la Francia fosse stata isolata in modo che le lotte per la sopravvivenza non fosse stata una battaglia del popolo tedesco contro rutto il mondo, ma una difesa contro la Francia che minacciava il mondo stesso e la sua tranquillità. Sono certo che questo secondo caso un giorno dovrà accadere. Non dovrebbero cambiare infatti gli scopi della Francia, che con lo scemare delle sue forze va diminuendo i principali rappresentanti della sua stirpe, può conservare il suo prestigio nel tempo solo disgregando la Germania. La politica francese potrà riproporsi mille fini, ma questo sarà sempre quello a cui tendere per realizzare le sue esigenze. Ma è uno sbaglio pensare che un carattere soltanto passivo, che guarda solo alla sua conservazione, possa alla lunga spuntarla contro una determinazione attiva. Però finché la continua lotta tra Germania e Francia avrà luogo solo come una difesa tedesca contro l'attacco francese, non si risolverà mai e alla lunga la Germania dovrà cedere. Si osservino i cambiamenti di lingua avvenuti su i territori tedeschi dal secolo XII ad oggi, e si noterà come sia errato questo comportamento già tanto danno per noi. Quando il popolo tedesco sarà divenuto consapevole di ciò la nostra determinazione non ristagnerà più in un atteggiamento passivo, ma si concretizzerà, per una svolta decisiva, in una guerra in cui la Germania cercherà di realizzare i più grandi ideali. Solo in quel momento sarà posta la parola fine ai contrasti infecondi tra Francia e Germania; logicamente con il proposito da parte della Germania che la sconfitta della Francia serva soltanto come mezzo per attuare l'espansione vitale per il nostro popolo. Oggi in Europa vivono 80 milioni di tedeschi! La bontà dei nostri propositi verrà ammessa solo quando, tra un secolo, 250 milioni di tedeschi abiteranno il nostro continente non stretti come i Coolier nelle fabbriche di un altro Stato, ma come contadini ed operai che onestamente si procurano i mezzi di sostentamento. Nel dicembre del 1922 la situazione tra Germania e Francia parve degenerare in maniera grave. La Francia voleva ricattarci ancora più spietatamente e perciò necessitava di garanzia. Allo sfruttamento economico si doveva aggiungere un'oppressione politica e il popolo francese pensò di poter sottomettere il nostro popolo ribelle, soltanto con un attacco al centro vitale dell'economia e del prestigio tedesco. Occupando la Ruhr la Francia pensò di mettere con le spalle al muro di punto di vista spirituale la Germania e di porci in una situazione finanziaria così grave da accettare qualsiasi soluzione propostaci, anche la peggiore. Con questo comportamento si tendeva a piegare ed infine a spezzare la Germania. E così sarebbe accaduto. Con l'occupazione della Ruhr il cielo ci diede ancora la possibilità di risollevarla. Infatti ciò che da prima sembrava una disgrazia, ad una più attenta analisi mostrò di possedere la chiave per porre fine alle nostre miserie.
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