mercoledì 5 ottobre 2011

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Non era uno statista o un politico di mestiere e ancor meno di nascita: ma era il simbolo di una categoria di nuovi politici ai quali si chiede aiuto soltanto per sbrogliare certi lavori: tutto al più era serrato in economia. Ciò risultò una tragedia per la Germania, poiché questo negoziante, allorché si occupò di politica guardò alla politica come una azione economica e agì di conseguenza. La Francia invase la Ruhr: che cosa esiste nella Ruhr? Il carbone. Perciò la Francia si impadronì della Ruhr per il carbone. Perciò la cosa più logica da farsi per il signor Cuno fu quella di indire lo sciopero: in questo modo la Francia non avrebbe avuto il carbone e quindi, seguendo l'idea del signor Cuno, prima o poi abbandoneranno la Ruhr, a causa del fallito guadagno dell'impresa. Grosso modo così pensò quell'eccellente statista nazionale, che a Stoccarda ed in altri paesi dialogò alla sua gente e da questa fu lodato. Ma per realizzare lo sciopero erano obbligatori i comunisti, poiché le prime persone ad astenersi dal lavoro risultavano gli operai. Si dovette quindi spingere gli operai, che nella mente di un così grande statista, sono uguali ai comunisti, a schierarsi con tutti gli altri tedeschi. In che maniera raggiavano i volti di quei putrefatti uomini politici borghesi, quando si diede quell'ordine! Nazionali ed astuti contemporaneamente: erano riusciti in fondo ad avverare il loro desiderio. Era sorto il passaggio che portava al comunismo, ed il malvivente nazionale poteva ora allungare, con volto tedesco e parole nazionali, la mano pulita al nemico internazionale della Nazione. Poiché, nella stessa maniera in cui Cuno per la sua linea unitaria cercava l'aiuto dei dirigenti comunisti, i dirigenti comunisti cercavano un aiuto nelle finanze di Cuno. Cuno ebbe la sua linea unitaria composta di parlatori nazionali e di malviventi antinazionali, mentre i truffatori internazionali furono in grado di giungere, pagati dalla nazione, al loro più grande ideale, quello di gravare sull'economia nazionale. Si rivelò un pensiero immortale di quello di aiutare, con uno sciopero generale retribuito, uno Stato: con un'azione alla quale può partecipare pure il più afono dei pigri. In questo modo ambedue ottennero un guadagno. Tutti comprendono che non si è in grado di aiutare un'azione con le orazioni. E non si è in grado di aiutarlo neanche ponendolo in riposo. Perciò se il signor Cuno invece di invitare la popolazione ad uno sciopero generale rimborsato, e di fare lo sciopero alle fondamenta della linea unitaria, avesse voluto da ogni cittadino tedesco due sole ore di straordinario la banda della linea unitaria avrebbe avuto fine al terzo giorno. Non si aiutano gli Stati con il riposo, ma con abnegazione. La soprannominata resistenza passiva non sarebbe stata in grado di vivere più tempo. In quanto soltanto chi non ne capisce niente di guerra poteva credere di intimorire con le azioni tanto sciocche un esercito di invasione. Ma, soltanto ciò può spiegare il motivo di un'azione che faceva perdere miliardi ed aiutò a deturpare pericolosamente la finanza nazionale. I francesi furono in grado con molta calma ad occupare la Ruhr nell'istante in cui notarono che l'opposizione utilizzava certi espedienti. Noi stessi donammo a questi i più sicuri rimedi per portare alla ragione il testardo popolo il cui modo di agire costituisce una grave perplessità per le autorità poste dagli invasori. Nove anni fa ci eravamo sbarazzati rapidamente dei franchi tiratori belgi ed avevamo spiegato alla popolazione il pericolo del momento, quando l'azione di quei tiratori costituì un grande pericolo per gli eserciti tedeschi. Se la resistenza passiva della Ruhr avesse assunto un aspetto grave per i francesi l'esercito di invasione avrebbe impiegato otto giorni per finire quello sciocco passatempo. Come avremmo agito se la resistenza passiva fosse stata pericolosa per i francesi e se essi l'avessero combattuta con tragica irruenza? Sarebbe continuata la resistenza? Se sì., dovevamo prepararci alle più crudeli rappresaglie: e questo avrebbe portato alla medesima situazione di una resistenza attiva alla battaglia Perciò una resistenza passiva sarebbe stata logica se ci fosse stata la fermezza di continuarla, in caso di bisogno, o con una guerra aperta o con la guerriglia. Naturalmente si prende in considerazione questa guerra quando esiste una strada per la vittoria. Quando una fortezza circondata viene attaccata dagli avversari, vede crollare l'ultima speranza di aiuto, praticamente si arrende, specialmente se all'assediato invece della certa morte viene salvata la vita. Se si leva ai soldati di un castello assediato la speranza di un aiuto, tutta la potenza difensiva viene annullata. Perciò, la resistenza passiva nella Ruhr, avendo presenti gli ultimi risultati che poteva e doveva ottenere per uscirne realmente trionfatrice, era significativa soltanto se alle sue spalle fosse sorta una linea attiva. Solo in quel momento, si sarebbero potute chiedere al popolo tedesco infinite azioni. Se tutti i cittadini della Westfalia avessero conosciuto che la Germania schierava una forza di 80 o 100 divisioni, i francesi sarebbero stati meno sicuri. Vi sono molte più persone pronte a sacrificarsi per il trionfo, che per un motivo non avente un fine. Fu una azione classica quella che spinse i nazional-socialisti a schierarsi, con fermezza, contro una parola d'ordine eccezionale. E realizzarono anche ciò. In quel periodo io fui attaccato da persone il cui ideale nazionale si basa su un agglomerato di stupidità e di presunzione, che urlavano in quanto si sentivano più forti, inspiegabilmente, farsi vedere nazionali senza timore. Per me, quella schifosa linea unitaria consisteva in una delle più sciocche società che si sia in grado di pensare, ed i fatti convalidarono la mia tesi. Allorché i sindacati ebbero incamerati i denari, e la resistenza passiva dovette pensare se era utile cambiare un'inutile difesa in un attivo attacco, i comunisti emersero dal popolo e ripresero le normali sembianze. Anche tra di noi ci furono molti fiduciosi dell'esercito tedesco. Questa fiducia era così forte che modellò la condotta e l'educazione militare di molti giovani. Ma quando giunse il disastro e dopo l'invasione di miliardi di marchi e di giovani leve tedesche, che risultarono tanto sciocche per credere alle promesse dei responsabili del Reich, si giunse alla triste capitolazione, subentrò irruento il rancore generale contro il tradimento fatto alla nostra popolazione così disagiata. Si radicò chiaramente in quel momento, in milioni di persone, la convinzione che la Germania poteva soltanto essere salvata dalla distruzione totale, dall'esistente organizzazione. I periodi non furono mai così maturi, non diedero mai così decisamente un simile risultato, come quando cadendo la maschera da un lato, apparì lo spregevole tradimento della patria e dall'altro lato una popolazione fu data in mano alla lenta agonia per fame. In quanto lo stesso Stato non rispettava le leggi dell'attaccamento alla patria e la giustizia, non considerava i diritti degli uomini, faceva diventare inutili i sacrifici di milioni di tedeschi e a milioni di altri toglieva tutti i risparmi; l'unica cosa che esso poteva attendersi dai suoi cittadini era l'odio. Quest'odio contro coloro i quali avevano distrutto la patria e la popolazione doveva sfociare in una maniera o in un'altra. Citerò, per questo, il risultato del discorso che tenni all'importante processo della primavera del 1924: «Le persone che in questo Stato ci devono guidare sono in grado tranquillamente di colpirci per le nostre azioni passate. La storia, giudice di rara verità e di maggiore diritto, un domani dichiarerà ridendo il vostro parere per toglierci noi tutti da ogni accusa e nefandezza». «Ma la storia indicherà ai suoi giudici quelli che attualmente, aventi il comando, schiacciano la legge e il diritto, che portarono alla disgrazia ed alla distruzione il proprio paese e che, nella miseria della patria, pensarono di più a loro stessi che all'esistenza del loro popolo». Non citerò ora i fatti che portarono all'8 novembre e lo finirono. Non lo dirò perché non ci vedo nessuno scopo redditizio, per il futuro, da quei fatti, e perché non è giusto ricordare avvenimenti che ancora pesano. Poi, è poco intelligente accusare delle persone che, forse, intimamente volevano il miglioramento del proprio popolo, ma non percorsero la strada giusta. Davanti al cordoglio della nostra comune Nazione, non avrei voglia di colpire ancora queste persone: poiché non è mia intenzione scindere fra loro uomini che forse domani comporranno la vera barriera tedesca contro il fronte degli avversari della Germania.

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