mercoledì 5 ottobre 2011

99999999999999999999944444444444445

Se lo Stato nazionale, nazional-socialista, riconosce la sua missione nella formazione e nel mantenimento del rappresentante dello Stato, non gli è sufficiente però favorire gli elementi razziali ed istruirli alla vita reale: è anche utile che lo Stato armonizzi con questa missione il proprio organismo. Sarebbe pazzia valutare l'individuo per la razza da cui proviene e combattere l'idea marxista dell'eguaglianza degli uomini fra loro se non si è decisi a trarre da ciò gli estremi risultati. L'ultimo risultato dell'accettazione del valore del sangue, cioè dei principi razziali in generale, sta sul singolo. lo, normalmente, devo giudicare in maniera diversa i popoli basandomi sulla razza da cui provengono; e sullo stesso fondamento devo. giudicare gli uomini all'intemo di una comunità nazionale. La constatazione che un popolo è diverso da un altro si trasferisce agli uomini di una nazione, nel senso che una mente è diversa da un'altra necessariamente, poiché anche in questo caso le caratteristiche del sangue, sono in linea generale, le stesse, ma negli individui sono soggette a mille sottilissime differenziazioni. Il primo effetto di questa nozione è piuttosto grossolano: consiste nell'incrementare gli elementi, che all'interno della collettività nazionale, furono riconosciuti più pregiati per la razza. Questa mansione è piuttosto grossolana perché può essere assolta in maniera quasi meccanica. Meno facile è scegliere nella comunità le menti veramente dotate intellettualmente e idealmente e assegnare loro quell'autorità che non solo è diritto di questi animi superiori ma è utile a tutta la nazione. Questa scelta a seconda delle qualità e facoltà non può essere fatta in maniera meccanica, ma è un'opera di cui si occupa di continuo la lotta per la sopravvivenza. Un concetto del mondo tendente a negare l'idea democratica di massa e dare alle persone migliori della nazione questa terra, deve inevitabilmente obbedire anche all'intemo di questa nazione allo stesso principio aristocratico e garantire alle menti più dotate il comando e la massima autorità nella nazione di cui si tratta. Con questo, essa non costruisce sulla concezione di maggioranza ma su quella della personalità. Chi oggi pensa che uno Stato politico, nazional-socialista, debba distinguersi dagli altri Stati in maniera semplicemente meccanica per una migliore edificazione della sua econornia, per un minore squilibrio fra povertà e ricchezza, o per una maggiore partecipazione di estesi ceti alla economia nazionale, o per una retribuzione migliore, si èfermato in superficie e non ha nessuna cognizione di ciò che è per noi un'idea del mondo. Tutte queste cose non danno la più piccola sicurezza di stabilità e di grandezza. Una popolazione che si ritenesse paga di queste modifiche superficiali non avrebbe nessuna sicurezza di vittoria nella lotta totale tra i popoli. Un movimento che limitasse il suo compito soltanto in un tale giusto adeguamento, non si rafforzerebbe e non porterebbe nessuna consistente modifica alla situazione esistente, perché il suo lavoro si fermerebbe in superficie. E al popolo non sarebbe fornita quella profonda preparazione che sola gli permetta di superare le debolezze che attualmente ci dilaniano. Forse, per capire meglio ciò, è necessario rivolgere gli occhi ancora una volta sul principio e sulle vere cause dello sviluppo civile degli uomini. Il primo stadio che diversificò in modo visibile l'uomo dalla bestia fu quello dell'invenzione. In principio, l'invenzione consiste nel cercare astuzie o simulazioni adatte a favorire la lotta con le altre creature per la sopravvivenza e a garantire successo. Queste originarie invenzioni non mostrano visibilmente l'uomo, perché l'osservatore successivo, l'osservatore attuale ne prende coscienza solo come di fenomeni di massa. Certa astuzia, certe furbe misure che l'uomo può vedere nella bestia gli si manifestano come un fatto sommano: egli non è capace di capire il motivo: e se la cava chiamando istintivi questi metodi. Ma nel nostro caso il termine non soddisfa. Perché chi crede ad uno sviluppo elevato degli uomini deve affermare che ogni manifestazione del loro impulso vitale e di lotta deve essere cominciato un giorno e che un solo individuo (leve aver cominciato a manifestare il suo impulso naturale. i Poi questo metodo si ripeté sempre più spesso e si allargò, li nché passò nell'inconsapevole di tutti i componenti di una (lata razza e venne chiamato «istinto». E' meno difficile capire e credere ciò nell'uomo. I suoi primi assennati provvedimenti nella lotta contro le bestie furono certamente, al principio, lavoro di individui forniti d I capacità particolari. Pure in questo caso la personalità rese possibili determinazioni e attività che in seguito divennero fatti naturalissimi per tutta l'umanità. Allo stesso modo certi «fatti naturali» dell'arte della guerra sono attualmente diventati il fori(lamento di ogni strategia, in principio, dovettero la loro ongine ad una data mente e solo dopo migliaia di anni fui ono accettati da tutti come sicuramente normali. L’uomo aggiunge alla sua prima invenzione una seconla: impara a sottomettersi ad altre creature perché lo salvano nella lotta per la sopravvivenza; impara molte cose; e così ha inizio la vera opera inventiva dell'uomo, oggi manifesta a tutti. Le invenzioni materiali, che cominciano dall'uomo della pietra come arma e che portano ad ammansire una bestia, che danno all'uomo la capacità di fare il, fuoco e concludere nelle meravigliose invenzioni odierne, permettono di riconoscere chiaramente nell'autore di tante meraviglie, lo uomo, quanto esse più sono vicine ai nostri giorni e quanto più ne è decisivo il pregio. In ogni caso, le scoperte materiali che li circondano sono l'effetto della capacità creatrice del singolo individuo. E tutte queste scoperte cooperano ad innalzare sempre più l'uomo sopra il livello bestiale e a differenziarlo chiaramente da questo. Sono utili dunque per lo sviluppo dell'uomo, sempre più verso l'alto. Ma pure quello che allora, come semplice finzione, rendeva più facile all'uomo che cacciava nella foresta primitiva la lotta per la sopravvivenza, attualmente è utile sotto forma di acute nozioni scientifiche; alla lotta dell'umanità per la propria sopravvivenza e a creare le armi per le lotte future. Ogni pensiero, ogni scopena umana è utile, nel suo risultato finale, prima di tutto alla lotta dell'individuo per l'esistenza su questa terra, anche quando il cosiddetto vantaggio materiale di un ritrovato o di una scoperta o di uno sguardo profondo gettato dalla scienza nell'intima natura delle cose, non è, in quel momento, percepibile. Tutto ciò coopera ad innalzare continuamente l'uomo sugli animali, lo rende forte e saldo nella sua condizione e gli permette di essere una creatura dominante su questo pianeta. Perciò tutte le scoperte sono l'effetto della capacità creativa di un uomo. Questi individui sono, lo si desideri o no, più o meno grandi benefattori dell'umanità. La loro attività dà in seguito, a miliardi di esseri umani, mezzi e risorse per facilitare la lotta per l'esistenza. Così, alla base dell'attuale civiltà materiale notiamo sempre singoli individui, in qualità di inventori, essi si completano l'uno con l'altro, l'uno continua a costruire sulle basi create dall'altro. La stessa cosa succede per l'introduzione e l'uso delle scoperte degli inventori. Perché pure i complessi processi di produzione sono nel loro principio paragonabili ad invenzioni, e quindi derivano da uomini. La medesima opera esclusivamente teorica che non è valutabile nei particolari delle future scoperte materiali, sembra a sua volta, un esclusivo frutto di un singolo individuo. Una collettività umana sembra bene organizzata se rende facile l'opera di queste capacità creative, se le usa a vantaggio della comunità. Quello che ha più importanza in una invenzione materiale o teorica è soprattutto l'inventore come uomo. E' perciò, prima e massima mansione dell'organizzazione, della comunità nazionale, quella di renderlo proficuo per la nazione. Sì, l'organizzazione deve solo servire ad attuare quest'idea: in questo modo si salva dall'esecrazione del meccanismo e diventa cosa vivente. Deve tendere ad elevare i geni dalla massa e a sottomettere la massa ai geni. Cosi l'organizzazione non solo non deve ostacolare i geni ad emergere, ma deve facilitare questo sollevamento, grazie alla propria formazione e natura. Per questo scopo deve servirsi della sentenza che per l'umanità la benedizione non fu mai nella massa ma nelle menti creative che sono perciò i veri benefattori della umanità. E' nell'utilità dell'umanità garantire loro la dovuta autorità e agevolarne l'attività. Certamente, non si serve a quest'utilità né la si appaga lasciando dirigere agli inabili e agli incapaci, ma solo concedendo il comando a quelli che I hanno avuto in dono dalla Natura particolari facoltà. Come affermammo, la dura lotta per la sopravvivenza, pensa a scegliere questi cervelli. Molti si spezzano e muoiono, pochi sembrano scelti. Nel settore del pensiero, della creazione artistica e dell'economia quest'opera di scelta avviene anche attualmenle, anche se, specialmente nell'economia, sia molto intralciata. L'amministrazione dello Stato e l'autorità manifestata nella forza di difesa ordinata della nazione, sono pure assoggettate da questo principio. In ogni luogo è sovrano ancora il principio della personalità, dell'influenza della persona sugli esseri soggetti e della responsabilità verso i superiori.

Nessun commento:

Posta un commento