martedì 23 agosto 2011

video spino

DNA della Cannabis ei suoi curativi, rivaluteranno la pianta più discussa del secolo, si prevede una prossima legalizzazione.

DNA della Cannabis ei suoi curativi, rivaluteranno la pianta più discussa del secolo, si prevede una prossima legalizzazione.









Anche l"erbà, con le sue discusse proprietà terapeutiche e non solo, sta svelando molti dei suoi segreti grazie all'opera di sequenziamento del suo Dna. E' stata infatti pubblicata online, disponibile gratuitamente per la comunità scientifica internazionale, la prima mappa grezza del genoma della marijuana, la Canapa sativa; nei prossimi giorni seguirà la pubblicazione di una specie affine, la Canapa indica.



A darne notizia è la giovane compagnia olandese Medicinal Genomics che ha compiuto i lavori di sequenziamento nei suoi laboratori ad Amsteram. Secondo quanto riportato sul sito della rivista Nature, la sequenza grezza del Dna della marijuana (il cui genoma è stimato avere una lunghezza di 400 milioni di basi) è stata postata su Amazon EC2, un servizio pubblico di cloud computing su Internet. La promessa dell'azienda, spiega il suo fondatore Kevin McKernan, è di pubblicare in seguito le sequenze dei geni, ordinati uno a uno, (annotati in gergo tecnico) rendendole accessibili tramite un'applicazione per iPad entro l'autunno. Si guarda alla cannabis come a una possibile cura per molti tumori anche perché la sua tossicità è bassa, quindi la dose necessaria per essere efficace non è sufficientemente elevata per essere pericolosa. La cannabis è promettente anche come analgesico in quanto sembra essere associata a un minore rischio dipendenza rispetto agli oppiodi e per di più sembra servirsi di canali nervosi alternativi per spegnere il dolore. La mappatura dei geni permetterà di conoscere più a fondo le proprietà dei singoli composti, sia di quelli psicoattivi sia di quelli che hanno solo funzioni terapeutiche.


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venerdì 19 agosto 2011

ffffffffffff

Terence McKenna...sugli psichedelici
Ci sono delle droghe che agiscono sulla mente ma che io non considero affatto psichedeliche. La mia definizione di psichedelico è molto piú circoscritta di quella di molti altri. Prendiamo il caso della datura. La datura è una pianta ornamentale con ampi fiori a campana. Se fai un tè con le foglie, le radici, i fiori o i semi e te lo bevi, ti perdi del tutto. Voglio dire, è un'esperienza veramente stramba, con tanto di perdita di memoria, confusione nella sequenza delle immagini, idee fisse, proiezione di fantasie, e via dicendo. A mio parere non è uno psichedelico. Lo definirei piuttosto un deliriogeno o pianta visionaria.

Ricordo che una volta... finisco sempre per raccontare questa storia... ebbene, anni fa, quando vivevo in Nepal, avevo un amico inglese con cui sperimentavo ogni tipo di droga. Mi trovavo al mercato per comprare patate e pomodori - le uniche due cose che riuscivi a trovare a Bodina in quegli anni.
Incontro questo tipo e cominciamo a parlare; nel corso della conversazione mi accorgo che lui pensa che siamo nel suo appartamento. Era talmente perso in quella roba da non rendersi conto che eravamo al mercato. Nessuno ha bisogno di sconvolgersi al punto di non sapere piú cosa accade, nel vero senso della parola. Gli psichedelici possono essere definiti chimicamente - con pochissime eccezioni - come sostanze indoliche. Tra le eccezioni c'è la mescalina La mescalina non è un indolo, è una feniletilammina. Non nutro una particolare simpatia per questa sostanza; per raggiungere i livelli psichedelici devi prenderne talmente tanta che alla fine ti ritrovi a pezzi. È pesante, e lo è anche il giorno dopo. E quando parli con i devoti del peyote [cactus che contiene mescalina. N.d.T] ti accorgi che amano prenderlo non tanto per la qualità delle visioni quanto per tutta una serie di cose che a me paiono un po' deprimenti: lo fanno perché gli piace andare nel sudovest, starsene con i nativi americani, suonare i tamburi tutta la notte e fare cerimonie di ogni tipo. Questo non significa che la mescalina non provochi visioni, sicuramente lo fa. Se si leggono i primi resoconti - vedi Heinrich Cluvere, S. Weir Mitchell, Havelock Ellis - non si può non accorgersi che sono delle stupende descrizioni di stati psichedelici completi. Ma quei pionieri usavano mescalina pura a dosi vicine al grammo, che è una quantità eccessiva. La maggior parte dei consumatori ne assume una quantità inferiore a quella che clinicamente è considerata la dose efficace, cioè 750 milligrammi, tre quarti di grammo di alcaloide! Sono veramente pochi quelli che ci arrivano.
E con questo tocchiamo un altro aspetto legato agli psichedelici. C'è in giro un sacco di gente che si ritiene esperta in materia, senza averne presa la dose sufficiente. Perché, se si vuole davvero sapere di che si tratta, se ne deve prendere una quantità incredibile. Persone che hanno assunto 50 0 100 microgrammi di LSD o due grammi di funghi, tanto per fare un esempio, non sono qualificate per dissertare sull'esperienza psichedelica. Quelle dosi ti fanno solo accedere ai margini dell'esperienza: processi mentali accelerati, una sorta di profondità e ricchezza cognitiva, capacità di analizzare situazioni da prospettive inusuali o di raggiungere conclusioni inaspettate.
Ho notato la stessa riluttanza a provare la totale esperienza psichedelica persino tra gli sciamani dell'Amazzonia. Voglio dire, la gente è restia a coprire l'intera distanza. Una volta... eravamo con gli sciamani in Perú - quelli che fanno uso di ayahuasca - e mi accorsi che c'era un miscuglio di piante piú forte di quello che usavamo. Quindi chiesi al tipo: «Perché non lo facciamo anche noi?». Di primo acchito mi rispose che non era adatto per i cristiani, cosa tra l'altro strana perché era sempre pronto a criticarli. Ma insistetti e alla fine mi disse: «Noi non lo facciamo in quella maniera». E io: «Perché no?». «Perché è mali bizarro.» [ride] Capito? E io: «Non è quello che stiamo cercando?». A quanto pareva, no. Uno sciamano guaritore vuole essere nelle condizioni di poter praticare la sua arte. Non si concepisce come un Magellano della dimensione fenomenologica, pronto a circumnavigare l'universo mentale in una sera. E poi ci sono le differenze fisiologiche tra individuo e individuo. Noi tutti siamo geneticamente diversi per quanto concerne i neurorecettori, ed è anche possibile, benché la cosa appaia un po' cripto-fascista, che ci siano lignaggi sciamanici, famiglie, persino razze, piú o meno inclini a questo tipo d'esperienza. Vedete, lo stereotipo dell'irlandese è quello di una persona che ha una forte affinità con l'ebbrezza e con le piccole creature del mondo invisibile. Non do molto credito a queste voci, anche se per me è difficile dare un giudizio perché posso solo verificarlo su di me, e io sono irlandese, sebbene fermentato con geni siciliani che mi impediscono di andare oltre il seminato.
Quindi, ciò che si deve fare quando si comincia a esplorare con gli psichedelici è capire quale sia il centro del mandala. Di cosa parla la gente? Cosa accade quando si arriva al punto? Ora, secondo me il composto piú adatto allo scopo è il DMT che è il piú potente tra gli allucinogeni. Immancabilmente, quando sono sotto l'effetto di questa sostanza dico a me stesso: «Mio Dio, piú di cosí non lo sopporterei». È vero, è il piú potente in assoluto. Ed è anche quello ad azione piú breve. Se fumato, dopo dieci minuti gli effetti intensi svaniscono. Ora, chi pensa che non ci sia nulla al di là di ciò che vede potrebbe perlomeno investire dieci minuti del proprio tempo per scoprire come stanno le cose... un viaggio di dieci minuti con il DMT vale piú di vent'anni di farmacologia accademica, di storia dell'arte, di psicologia e di tutto il resto messo assieme. Altro aspetto molto interessante del DMT è che si trova nel cervello umano in forma naturale. Ehi, ma che succede qui? - direbbe qualcuno - vuoi dire che la droga piú potente e ad azione piú rapida è anche la piú naturale? Certo, non è necessario prendere il 3-idrossi-4-peridal-vattelappesca per accedere a dimensioni esotiche. Un semplice metabolita umano è la sostanza piú potente in assoluto.
Ma cosa vuol dire "potente"? Cos'è un potente psichedelico? Beh, è una faccenda molto personale, come voi sapete. Quello che accade con il DMT sconcerta la maggior parte della gente. Nulla a che vedere con ingressi nelle dimensioni luminose in compagnia della divinità o cose del genere. Con il DMT non succede niente di tutto questo. Già ne ho parlato questa mattina: un gruppo di elfi butta giú la porta del tuo appartamento a bordo del veicolo ultraterreno, ti presenta il conto e poi se ne fugge via. [ride] Ed è un'irruzione nel vero senso della parola. Sí, perché l'unione con la chiara luce è una cosa che si può maneggiare, ma l'invasione del tuo appartamento da parte di palle da basket ingioiellate provenienti dall'iperspazio, che si auto-dribblano e che parlano greco demotico, non rientra nelle tue aspettative. Talvolta mi vien chiesto se il DMT sia pericoloso. La mia risposta è «solo se hai paura di morire per lo stupore». [ride]
Una cosa che mi piace del DMT è che non sembra influire sulla mente. In altre parole, non cambi, non diventi una persona piú gentile, né ti perdi nel filo di saliva che ti scende dall'angolo della bocca mentre te ne stai seduto. Tu non cambi. È il mondo che viene completamente sostituito, istantaneamente, al 100%. E ciò che lo sostituisce non ha nulla a che vedere, proprio nulla, con questo mondo. È un cambiamento radicale e completo, incluso il venir meno dello spazio tridimensionale e del tempo lineare.

domenica 7 agosto 2011

la vita felice

E se vogliamo quell'unione che abbiamo detto se ci piace andare verso la vita felice con questa compagnia La virtu' preceda e il piacere la segua e le si aggiri intorno come l'ombra al corpo

giovedì 4 agosto 2011

Produrre cocaina veramente

Produrre cocaina
La coca è un alcaloide estraibile delle foglie di Eritroxylon Coca. Isolata per la prima volta nel 1880 come anestetico per le operazioni sull'occhio, usata in seguito negli interventi sul naso, sulla gola e sui denti avendo proprietà di vasocostrittore e perciò riducendo le emorragie. In genere è usata come cloridrato di cocaina. La forma free-base è inalata o sniffata, mentre l'uso e.v. è meno frequente. Utilizzata in USA da 20-30 milioni di persone, giornalmente da 800.000, è conosciuta dalla notte dei tempi: in teschi Incas è stata ritrovata cocaina la quale rimane anche 150 ore nei tessuti umani; gli Incas credevano che masticando le foglie di coca l'anima si potesse trasferire da un corpo all'altro e per questo mettevano foglie tra i denti del morto. Freud ha introdotto la cultura della cocaina in Europa, utilizzandola come antidepressivo, ma la cocaina veniva impiegata anche come farmaco per la diarrea, la sifilide ecc. Lo scrittore Stevenson, che probabilmente la usava, scrisse dott. Jackill e Mr Hyde; Joyce invece scrisse l'Ulisses, dove in alcune pagine del libro, per effetto della droga, esistono periodi sconnessi senza sintassi o grammatica... Negli USA nel 1886 era contenuta fino a 60mg /bicchiere nella bibita alla cola! Nel 1914, però, a seguito di gravi intossicazioni fu eliminata ed attualmente esistono nelle preparazioni di bibita XCola solo gli estratti delle foglie di coca ma senza cocaina. Negli anni 60 c'è stato un altro boom er si è passati al "crack", così detto per gli scoppiettii che si odono mentre si fuma nelle pipe, sotto forma di cristalli di cocaina solida mischiata con idrossido di sodio o NaOH, talora con NaHCO 3, bicarbonato di sodio, o ammoniaca ed acqua ad assorbimentoo rapido.

Chimica : è una benzoilmetilecgonina, l'ecgonina è una base ammino alcolica molto simile alla atropina, l'ammino alcool dell'atropina. La cocaina è quindi un estere dell'acido benzoico contenente una base azotata.

Preparazione : grossi quantitativi di foglie, di cm 5 all'1% di cocaina, vengono buttate in barili o in buche nel terreno a macerare, mescolate al cherosene o altri solventi, per farne una specie di pasta polposa che viene trattata con acido cloridrico per eliminare le impurità ed altre sostanze chimiche superflue. Quando il processo è finito si ha il cloridrato di cocaina sotto forma di polvere cristallina, bianca ed inodora che raggiunge un grado di purezza fino al 90-100%; un altro solvente usato è il benzene che però causa leucemia e cancro nel cocainomane!!
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Storia della coca /cocaina

Nel XVI secolo, quando i conquistadores spagnoli, dopo la scoperta delle Americhe, si impadronirono del Perù e dell’immenso impero INCA, notarono che i capi delle tribù indigene godevano del privilegio di poter masticare le foglie di alcune piante, che inquelle regioni crescevano spontaneamente sotto forma di arbusti o di piccoli alberelli sempreverdi.

Erano le foglie della ERYTROXYLON COCA, la “pianta divina”, che ancora oggi, masticate a lungo, permettono di vincere la fame e la sete e di far affrontare gravi fatiche.

L’uso delle foglie di coca, com’è stato rilevato attraverso importanti ricerche etnologiche, risale a 2.500 anni a.C., ma si suppone anche a molto prima.

L’uso della droga era noto non soltanto agli Yunga, ma anche ad altre popolazioni delle zone settentrionali del Sud- America. Infatti recenti scoperte archeologiche hanno portato alla luce preziose statuine d’oro appartenenti a questi popoli, che descrivono varie fasi della raccolta e della lavorazione della pianta. Anche se gli Incas non furono i primi ad usare la coca, tuttavia sono responsabili dell'espansione e della regolamentazione dell’uso in tutta l’America del Sud. Arrivati nell’ XI secolo sulla costa occidentale del continente, provenienti dalle regioni del nord e forse dalla lontana Asia, si erano insediati prima nella parte settentrionale del Perù e successivamente su tutta la cordigliera delle Ande, ovvero i territori dell’attuale Bolivia, Ecuador, parte della Colombia, Cile e Argentina. Lì hanno assimilato l’uso della coca dalle popolazioni indigene, hanno distrutto cultura e tradizioni locali, creando nuove leggende : la coca era il dono del Dio del Sole. Con questo pretesto inizialmente la coltivazione e l’uso della coca sono stati limitati, sotto rigido controllo, ai Tupac, alla famiglia reale, ad alti dignitari e sacerdoti.

In seguito l’uso si estese a tutta la popolazione, anche se mantenuto sotto stretto controllo,ancheperché le piantagioni erano limitate e la produzione non poteva soddisfare la massa. La coca fu così disciplinata da una serie di disposizioni e restrizioni, la prima regolamentazione di una droga.

Era permesso consumarla soltanto in occasioni di cerimonie religiose, per finalità terapeutiche, nonché per sedare fame e sete e per consentire lunghe marce e altre attività particolarmente faticose, specialmente se eseguite in altitudine. Una dose di cocaina veniva concessa anche ai vincitori di gare atletiche e a coloro che si erano distinti in particolari cimenti.

La coca non poteva assolutamente essere consumata per scopi voluttuari o inebrianti e il suo uso era vietato a tutti i giovani; la raccolta delle foglie era riservata ai COCAPALLAC, ragazzi tra i dodici e sedici anni, ed alle donne.

La legge prevedeva pene severissime per i trasgressori: chi veniva sorpreso a masticare foglie di coca a scopo voluttuario era condannato a morte per strangolamento o impiccagione. Ciononostante risulta che una parte notevole del raccolto era consumata di nascosto dai contadini.

Le modalità di assunzione della coca variano a seconda delle popolazioni. Tra gli indigeni della Bolivia e del Perù centro - meridionale le foglie venivano masticate dopo aver aggiunto calce, mediante un apposito bastoncino chiamato llipta. In Venezuela, invece, per togliere l’asprezza mescolavano le ceneri di alcune piante o di ossa. Presso altre tribù l’uso della droga rimaneva privilegio della classe sarcedotale e del sesso maschile, anche se in particolari periodi dell’anno era concesso alle donne di assumerla, mentre gli uomini, a scopo propiziatorio, si dedicavano alla filatura della lana.

L’Occidente conobbe la coca soltanto dopo la caduta dell’impero incaico, è stato Pedro Cieza de Leon, uno spagnolo che aveva partecipato alle campagne di conquista dell’Impero degli Incas, che nella Cronaca del Perù (1550 – 1553) ha descritto diffusamente per primo la pianta della coca e le modalità d’uso, senza peraltro credere agli effetti vantati. Nel volume Perù: viaggi attraverso gli anni, nel 1846, l’esploratore svizzero J.J. Von Tschudy fornisce una precisa descrizionedelle modalità d’uso della coca; in particolare la borsa di cuoio, che ogni indio porta appesa alla cintura piena di foglie. E racconta che tre o quattro volte al giorno gli Indios interrompono il lavoro per dedicarsi a masticare le foglie di coca.

I conquistadores spagnoli di fronte ai diversi e spesso contrastanti aspetti dell’uso della coca , hanno avuto un atteggiamento alterno, ora incoraggiandone l’uso, ora proibendolo. Nel 1567 il Tribunale dell’Inquisizione, che si era riunito a Lima, allarmato per i pericoli che l’abuso poteva provocare, la vietò considerandola “sostanza senza utilità, capace soltanto di favorire le superstizioni degli Indios e i contatti con il diavolo”.

Nonostante gli editti, le proibizioni governative ed ecclesiastiche e la comminazione di pene severe emesse dai tribunali civili e religiosi, l’uso e l’abuso della droga sono persistiti e addirittura aumentati tra le popolazioni andine anche dopo la liberazione dagli spagnoli, tanto che Lewin, nel 1924 scriveva che i lavoratori indigeni venivano retribuiti in parte con foglie di coca. La pianta sacra degli Incas, già dopo la loro caduta, aveva assunto un valore monetario, già dopo la loro caduta, aveva assunto un valore monetario.

Il persistere dell’uso della coca in queste regioni può essere giustificato anche dalla particolare situazione climatico-ambientale.

Infatti, come si è già avuto modo di ricordare, attenua gli stimoli della fame e della sete e apporta una sensazione di energia che permette di esplicare notevoli sforzi fisici ad altitudini elevate, con conseguente ridotta quantità di ossigeno atmosferico. Infatti, nonostante la Commissione dell’ONU sugli stupefacenti, abbia intrapreso un’attiva campagna sanitaria in Bolivia e in Perù, si calcola che ancora nel 1992, in queste ultime nazioni, siano state raccolte quasi 224.000 tonnellate di foglie di coca, cifra inferiore alla realtà, in quanto le statistiche non possono tenere conto della produzione clandestina.

La cocaina principalmente dalla Columbia, raggiunge il grande mercato Nord-Americano, spesso con vecchi aerei che vengono abbandonati, tanto è il guadagno che si realizza da queste operazioni. Per questi motivi nel 1986-87, per ordine del presidente Reagan, si è proceduto alla distruzione di piantagioni e raffinerie negli Stati produttori. Il Presidente Bush nel 1989 ha intrapreso una guerra contro i narcotrafficanti di droga che tuttora prosegue.

EUROPA
L’uso della coca ha cominciato a diffondersi in Europa solo alla fine del XVIII secolo. Nel 1793 un medico proponeva che le foglie fossero regolarmente distribuite ai marinai, durante i lunghi viaggi intercontinentali. Tuttavia il suggerimento non ha trovato largo consenso; non sappiamo bene il perché, MA POSSIAMO IPOTIZZARE CHE GLI Europei, più attivi e meno meditativi, sono poco disponibili ai lunghi tempi delle masticazioni. Invece hanno nella loro tradizione l’abitudine del bere: introdurre un liquido di rapida assunzione e di effetto ben più immediato.

Un americano di Atlanta (Georgia, USA), mise in commercio nel 1885 il “French Wine Coca”, una nuova bevanda. Essendo un farmacista, vendeva il suo ritrovato come un rimedio per il mal di testa. Inoltre ne vantava gli effetti stimolanti, in quanto, quale più importante principio attivo, conteneva coca. Nel 1886 eliminò dal prodotto l’alcool, aggiungendo estratto di Noce Kola (che contiene caffeina), oltre a oli di agrumi per migliorare il gusto. Il nome del nuovo prodotto fu COCA-COLA.

Nel 1881 un altro farmacista acquistò tutti i diritti della Coca-Cola e l’anno dopo fondò la società omonima. La produzione continuò fino al 1903, quando, in seguito alle pressioni del governo , la composizione dovette essere modificata, escludendo la cocaina. La coca fa tuttora parte della bevanda, ma è decocainizzata prima del suo impiego da un’industria specializzata sotto controllo del governo federale americano. Gli effetti tonico-nervini da allora sono quindi prodotti dalla caffeina contenuta nella cola.

COCAINA

La cocaina è l’alcaloide attivo delle foglie di coca dalle quali è stata purificata nel 1860 da chimico tedesco Albert Niemann. Subito dopo la scoperta hanno preso il via numerose ricerche per stabilirne l’attività farmacologica.

Nel frattempo in America, al temine della guerra di secessione, su consiglio di un dottore , la cocaina veniva introdotta nel 1870 nelle terapie per svezzare l’enorme numero di morfinomani, reduci di guerra, affetti dalla cosidetta “malattia del soldato”.

Freud usò e sperimentò la cocaina in altre indicazioni e più precisamente come ricostituente e per disintossicaredall’eroina un suo allievo. Se all’inizio il risultato era sembrato favorevole in seguito si rivelò catastrofico: l’allievo, intossicato cronico di cocaina si ridusse in uno stato delirante e morì poco dopo. Ciononostante Freud non perse l’entusiasmo. In tre pubblicazioni successive esaltò il farmaco consigliandolo, in piccole dosi, per il trattamento di varie malattie: disturbi gastrici, asma, cachessia e inoltre come afrodisiaco, stimolante, anestetico locale e per la disintossicazione da alcool e dalla morfina.

Attribuiva la situazione disastrosa sofferta dal suo allievo alle dosi eccessive, definendole spaventose: dieci volte maggiori di quanto lui stesso ne prendesse. Ribadiva che la cocaina non creava alcun problema a chi l’assume in modeste quantità.

Tuttavia poiché già a partire dal 1886 molti medici e malati erano deceduti dopo averne fatto uso il più autorevole specialista della dipendenza da droghe, accusò Freud di aver dato via libera al terzo flagello dell’umanità dopo l’alcool e la morfina. Un’accusa che fu formulata anche da importanti studiosi e società mediche europee.

La reputazione professionale del padre della psicanalisi venne scossa dalle critiche per cui Freud fu costretto a pubblicare nel 1887 il suo quinto e ultimo volume sulla droga nel quale ritrattò molte delle sue precedenti posizioni: Da quel momento si astenne dal pubblicizzare la droga.

Nei primi anni del XX secolo la cocaina continuava ad essere la droga di una élite intellettuale; l’uso era circoscritto ad artisti di avanguardia, a letterati decadenti, ad aristocratici stanche e depressi anche a sportivi e pionieri dell’aviazione.

Invece durante la prima guerra mondiale e nell’immediato dopo-guerra, l’uso della cocaina si diffuse notevolmente in tutti i Paesi del mondo Occidentale: veniva venduta apertamente nelle strade di Parigi e Berlino, di Vienna e Praga, di Londra e New York. Tutti i ceti ne facevano uso. Veniva assunta da molti attori del cinema e del teatro. Charlie Chaplin in una famosa scena del suo film “Tempi Moderni” aspira una sostanza bianca e acquista immediatamente notevole energia per superare ogni ostacolo.

Poi, in seguito al riconoscimento dei gravi danni anche letali, il consumo ha cominciato a decrescere in tutti i Paesi. Nel 1930 è stata quasi abbandonata.

La prima legge nordamericana contro i narcotici e gli stupefacenti, definiva la cocaina come una droga altamente nociva. Sono seguite numerose norme emanate da tutti i Paesi che limitavano drasticamente la produzione ed il commercio punendo severamente gli spacciatori.

Nel 1954 la Commissione degli stupefacenti poteva rilevare con soddisfazione la riduzione dell’uso della cocaina in tutto il mondo. Purtroppo già l’anno successivo si è osservato un’inversione di tendenza e un aumento della produzione da parte di laboratori clandestini soprattutto in Bolivia, Perù ed Ecuador.

Nel 1966 la Commissione interministeriale sulle tossicomanie del regno Unito segnalava un aumentodel consumo di cocaina, specialmente tra i giovani, che la collocava subito dopo l’eroina.

Nel 1970 il consumo della cocaina è progressivamente cresciuto, nonostante il suo alto costo che le ha procurato l’appellativo di “ droga dell’alta società”. Iniziava così la nuova grande epidemia occidentale.

Nel 1980 negli USA la cocaina a base libera – che può essere fumata – è stata preferita, pur avendo un costo molto elevato. Poco dopo venne immesso sul mercato un preparato che ha le stesse caratteristiche della base libera ma è ottenuto direttamente dalla pasta di coca e costa poco: il crack.

Il suo consumo aumentato vertiginosamente, specie negli USA, si è espanso in Europa del Nord e ora anche in Italia.

Crack che in europa diventa Cocaina e ammoniaca

Crack

E’ cocaina base libera più bicarbonato di sodio, è di aspetto simile a pezzetti di stucco o a scaglie di sapone ed è riconoscibile dalla cocaina in quanto la sua soluzione acquosa dà una reazione alcalina al tornasole o ad altri indicatori del PH.

Freebase

Il freebase viene preparato partendo dalla cocaina aggiungendo dell'ammoniaca. Si tratta di una versione "europea" del crack, il freebase viene fumato e possiede degli effetti devastanti sull'organismo identici a quelli del crack. (è possibile fare una overdose e morire d'arresto cardiaco),inoltre agisce rapidamente ed anche se sopravvivete, dopo 5 minuti avrete voglia di rifarvi una fumata.

Se il crack è molto pericoloso, il freebase lo è ancora di più , la sua preparazione può già rivelarsi mortale (possibilità di combustioni spontanee).Inoltre l'ammoniaca usata e le proporzioni della stessa sono spesso calcolate dal consumatore finale che nel più dei casi è un tossico paronoico, questo comporta ulteriore rischio...
Purtroppo l'utilizzo di questa sostanza si stà diffondendo rapidamente tra i giovani che pensano di pulire la coca con ammoniaca e bicarbonato. I consumatori pensano di ottenere una cocaina più pura e se la fumano. In realtà si stanno fumando il crack.

Lasciate perdere queste cazzate la roba fa meno male

co

224.000 tonnellate di foglie di coca, cifra inferiore alla realtà, in quanto le statistiche non possono tenere conto della produzione clandestina.

La cocaina principalmente dalla Columbia, raggiunge il grande mercato Nord-Americano, spesso con vecchi aerei che vengono abbandonati, tanto è il guadagno che si realizza da queste operazioni. Per questi motivi nel 1986-87, per ordine del presidente Reagan, si è proceduto alla distruzione di piantagioni e raffinerie negli Stati produttori. Il Presidente Bush nel 1989 ha intrapreso una guerra contro i narcotrafficanti di droga che tuttora prosegue.

EUROPA
L’uso della coca ha cominciato a diffondersi in Europa solo alla fine del XVIII secolo. Nel 1793 un medico proponeva che le foglie fossero regolarmente distribuite ai marinai, durante i lunghi viaggi intercontinentali. Tuttavia il suggerimento non ha trovato largo consenso; non sappiamo bene il perché, MA POSSIAMO IPOTIZZARE CHE GLI Europei, più attivi e meno meditativi, sono poco disponibili ai lunghi tempi delle masticazioni. Invece hanno nella loro tradizione l’abitudine del bere: introdurre un liquido di rapida assunzione e di effetto ben più immediato.

Un americano di Atlanta (Georgia, USA), mise in commercio nel 1885 il “French Wine Coca”, una nuova bevanda. Essendo un farmacista, vendeva il suo ritrovato come un rimedio per il mal di testa. Inoltre ne vantava gli effetti stimolanti, in quanto, quale più importante principio attivo, conteneva coca. Nel 1886 eliminò dal prodotto l’alcool, aggiungendo estratto di Noce Kola (che contiene caffeina), oltre a oli di agrumi per migliorare il gusto. Il nome del nuovo prodotto fu COCA-COLA.

Nel 1881 un altro farmacista acquistò tutti i diritti della Coca-Cola e l’anno dopo fondò la società omonima. La produzione continuò fino al 1903, quando, in seguito alle pressioni del governo , la composizione dovette essere modificata, escludendo la cocaina. La coca fa tuttora parte della bevanda, ma è decocainizzata prima del suo impiego da un’industria specializzata sotto controllo del governo federale americano. Gli effetti tonico-nervini da allora sono quindi prodotti dalla caffeina contenuta nella cola.

COCAINA

La cocaina è l’alcaloide attivo delle foglie di coca dalle quali è stata purificata nel 1860 da chimico tedesco Albert Niemann. Subito dopo la scoperta hanno preso il via numerose ricerche per stabilirne l’attività farmacologica.

Nel frattempo in America, al temine della guerra di secessione, su consiglio di un dottore , la cocaina veniva introdotta nel 1870 nelle terapie per svezzare l’enorme numero di morfinomani, reduci di guerra, affetti dalla cosidetta “malattia del soldato”.

Freud usò e sperimentò la cocaina in altre indicazioni e più precisamente come ricostituente e per disintossicaredall’eroina un suo allievo. Se all’inizio il risultato era sembrato favorevole in seguito si rivelò catastrofico: l’allievo, intossicato cronico di cocaina si ridusse in uno stato delirante e morì poco dopo. Ciononostante Freud non perse l’entusiasmo. In tre pubblicazioni successive esaltò il farmaco consigliandolo, in piccole dosi, per il trattamento di varie malattie: disturbi gastrici, asma, cachessia e inoltre come afrodisiaco, stimolante, anestetico locale e per la disintossicazione da alcool e dalla morfina.

Attribuiva la situazione disastrosa sofferta dal suo allievo alle dosi eccessive, definendole spaventose: dieci volte maggiori di quanto lui stesso ne prendesse. Ribadiva che la cocaina non creava alcun problema a chi l’assume in modeste quantità.

Tuttavia poiché già a partire dal 1886 molti medici e malati erano deceduti dopo averne fatto uso il più autorevole specialista della dipendenza da droghe, accusò Freud di aver dato via libera al terzo flagello dell’umanità dopo l’alcool e la morfina. Un’accusa che fu formulata anche da importanti studiosi e società mediche europee.

La reputazione professionale del padre della psicanalisi venne scossa dalle critiche per cui Freud fu costretto a pubblicare nel 1887 il suo quinto e ultimo volume sulla droga nel quale ritrattò molte delle sue precedenti posizioni: Da quel momento si astenne dal pubblicizzare la droga.

Nei primi anni del XX secolo la cocaina continuava ad essere la droga di una élite intellettuale; l’uso era circoscritto ad artisti di avanguardia, a letterati decadenti, ad aristocratici stanche e depressi anche a sportivi e pionieri dell’aviazione.

Invece durante la prima guerra mondiale e nell’immediato dopo-guerra, l’uso della cocaina si diffuse notevolmente in tutti i Paesi del mondo Occidentale: veniva venduta apertamente nelle strade di Parigi e Berlino, di Vienna e Praga, di Londra e New York. Tutti i ceti ne facevano uso. Veniva assunta da molti attori del cinema e del teatro. Charlie Chaplin in una famosa scena del suo film “Tempi Moderni” aspira una sostanza bianca e acquista immediatamente notevole energia per superare ogni ostacolo.

Poi, in seguito al riconoscimento dei gravi danni anche letali, il consumo ha cominciato a decrescere in tutti i Paesi. Nel 1930 è stata quasi abbandonata.

La prima legge nordamericana contro i narcotici e gli stupefacenti, definiva la cocaina come una droga altamente nociva. Sono seguite numerose norme emanate da tutti i Paesi che limitavano drasticamente la produzione ed il commercio punendo severamente gli spacciatori.

Nel 1954 la Commissione degli stupefacenti poteva rilevare con soddisfazione la riduzione dell’uso della cocaina in tutto il mondo. Purtroppo già l’anno successivo si è osservato un’inversione di tendenza e un aumento della produzione da parte di laboratori clandestini soprattutto in Bolivia, Perù ed Ecuador.

Nel 1966 la Commissione interministeriale sulle tossicomanie del regno Unito segnalava un aumentodel consumo di cocaina, specialmente tra i giovani, che la collocava subito dopo l’eroina.

Nel 1970 il consumo della cocaina è progressivamente cresciuto, nonostante il suo alto costo che le ha procurato l’appellativo di “ droga dell’alta società”. Iniziava così la nuova grande epidemia occidentale.

Nel 1980 negli USA la cocaina a base libera – che può essere fumata – è stata preferita, pur avendo un costo molto elevato. Poco dopo venne immesso sul mercato un preparato che ha le stesse caratteristiche della base libera ma è ottenuto direttamente dalla pasta di coca e costa poco: il crack.

Il suo consumo aumentato vertiginosamente, specie negli USA, si è espanso in Europa del Nord e ora anche in Italia.

Cocaina e coca cola

Premetto che la the coca cola company è legata ai servizi segreti americani e che finanzia i NARCOS in colombia per fare in modo che questi poi comprino armi dagli usa per la loro guerriglia.
La coca cola contiene noce di cola e estratto di foglie di coca decocainizzate.....
Il mistero è dove finisca la cocaina estratta dalle foglie per produrre milioni di ettolitri all'anno di coca cola...
Vi lascio al contenuto tratto dal mio sito fricannabis punto c h
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Storia della Coca-Cola

L'inventore della Coca-Cola è stato John Stith Pemberton, un reduce della Guerra Civile, che come moltri altri era diventato morfinomane sui campi di battaglia.
Inventò questa bevanda stimolante, in modo da poter sostituire l'alcol e il vino, che erano proibiti nel 1885 dal movimento per la Temperanza della sua città (Atlanta). Infatti, nei primi tempi la bibita conteneva la cocaina, scoperta come possibile antidoto della morfina, di moda fra i borghesi e gli intellettuali, (ne faceva uso anche Freud).
Ufficialmente Pemberton viene definito un farmacista botanico.
Il brevetto e i diritti della Coca-Cola, furono successivamente venduti per 2300 dollari, al signor Asa Candler, il fondatore dell'impero del"oro nero". Negli anni seguenti, la Coca-Cola, perse la cocaina come composto ma non la pianta di coca che tuttora rimane parte integrante della ricetta dopo essere stata decocainizzata.

Composizione

Nel crearla John Stith Pemberton mischiò la polvere della coca peruviana con la noce di Kola (che contiene molta caffeina) e con la Damiania, in un secondo tempo quest'ultimo elemento fu omesso nella ricetta finale del 1886. Il socio dell'inventore, tale Robinson, decise il nome allitterando la definizione dei primi due ingredienti; nacque così la Coca-Cola.
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Usi tradizionali ...
e informazioni
Curiose su questa
Costosa sostanza:

Per diversi anni un prodotto per infusione (The' della Salute Incas) e' stato
disponibile nei supermercati degli Stati Uniti. Questa bevanda, ottenuta dalle
foglie di Eritroxylum Novogranatense contiene in media 5mg di cocaina per tazza,
produce una lieve stimolazione psicomotoria, modica euforia e tachicardia.
Amerigo Vespucci fu probabilmente il primo europeo a descrivere la masticazione
di foglie di coca in uso presso le popolazioni del Nuovo Mondo. Ancora oggi il
90% degli indigeni mastica le foglie secche mescolate con una piccola quantita'
di cenere in modo da spremerne i principi attivi che, una volta disciolti nella
saliva, vengono a poco a poco deglutiti per assicurare effetti farmacologici
duraturi. Una abitudine questa, gia' cara agli Incas. La parola coca deriva
infatti da kuka, il nome proprio della pianta in lingua quechua. E' possibile
pero' che la parola coca derivi dal linguaggio di una popolazione indios
antecedente all'avvento degli Incas, gli Aymara, capaci di coltivare e usare la
proprieta' della pianta; in lingua Aymara " Coca " significa semplicemente " la
pianta ".
La coltivazione della coca avveniva, sino al 1400, in una vasta zona che
comprendeva gli attuali teritri del Venezuela e del Cile. I Conquistadores,
spaventati certamente piu' da magico alone di idolatria che dai reali effetti
psicotonici delle foglie di coca promulgarono una serie di editti che, dal 1565
in poi, vietavano l'abitudine di masticare le foglie di coca.
Negli stessi anni, il secondo Concilio di Lima tento' di limitarne l'uso presso
le popolazioni indigene perche' " sostanza inutile, atta a suscitare le pratiche
sciamaniache e le superstizioni degli Indios ". Ma ormai, con gia' 2000 anni
ditradizioni alle spalle le abitudini erano radicate nella popolazione e la
coltivazione della pianta aveva raggiunto il suo apice. Dato che le misure
restrittive non avevano alcun effetto, la coca divenne quindi monopolio di
Stato, per passar, verso la fine dell'Ottocento, nelle mani d imprese private.
Bisognera' attendere il diciannovesimo secolo, perche' si iniziasse a capire che
cosa rendeva le foglie di coca cosi' uniche quando, nel 1860, Albert Niemann
riusci' ad isolare una sostanza, cui diede il nome di " cocaina ". Fu in questo
periodo che molti scienziati europei ed americani iniziarono a studiare gli
effetti psicostimolanti della cocaina e delle foglie di coca. Unanue, Humboldt,
Spruce, Markham e Mantegazza descrissero tutti con grande chiarezza e dovizia
di particolari gli effetti della sostanza. Nel 1880 le foglie di coca entrarono nel
Prontuario Farmaceutico degli Stati Uniti d'America, mentre la cocaina fu
approvata come medicinale nel 1890. Sei anni prima in Europa, l'allora giovane
neurologo viennese Sigmund Freud aveva applicato i suoi studi sulla sostanza,
che egli raccomandava come toccasana per moltissime malattie, tra cui la
depressione di cui era afflitto e dalla quale diceva curarsi con basse dosi
croniche di cocaina.
Nel medesimo anno Koller, un oculista amico di Freud, sperimento' la cocaina
come anestetico in diversi interventi chirurgici all'occhio, creando le basi
razionali per l'anestesia locale e fu sempre nel 1884 che il chirurgo americano
Halsted dimostro' la capacita' della cocaina di bloccare l'attivita' nervosa e
propose il suo impiego nella prima anestesia tronculare.
Non furono solo i medici, i chimici ed i tassonomisti a studiare ed abusare la
cocaina. Si racconta che Robert Louis Stevenson avesse pensato i personaggi i
personaggi di Dr. Jekyll e Mr. Hyde come due opposti effetti della cocaina che
gli era stata prescritta da Freud come antitubercolare.
L'oculista cocainomane Sir Arthur Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes,
racconta dell'uso di cocaina fatto dal noto investigatore.
Verso la fine del diciannovesimo secolo, il giovane chimico corso Angelo Mariani
realizzo' un vino a base di coca, che fu subito acclamato da cantanti d'opera e
musicisti come ottimo rimedio contro il mal di gola, come stimolante e tonico
tanto da far meritare al suo inventore la medaglia dell'Accademia Medica di
Francia.
Lo zar e la zarina, i regnanti inglesi, i sovrani svedesi e norvegesi, il re
Norodom di Cambogia, il comandante delle forze francesi in Indocina, il
comandante generale dell'esercito britannico e persino il papa Leone XIII furono
assidui consumatori del vino " drogato ", tanto che il suo creatore ricevette
dal successore di Pietro una medaglia " ad honorem ".
Molti intellettuali del tempo facevano uso del Vin Mariani; fra essi gli
scrittori Dumas figlio, Verne, Rostand, Zola, France e Ibsen, la divine Sarah
Bernhardt ed Eleonora Duse, i compositori Gounod e Massenet, gli artisti Rodin,
Robida e Chéret.
A questo punto anche gli imprenditori americani giudicarono vantaggioso
investire nel mercato dei prodotti a base di cocaina. Fu cosi' che J. S.
Pemberton lancio' sul mercato la French Wine Coca, indicata come ottimo
stimolante nervoso e tonico.
Il proibizionismo mise fuori legge tutte le preparazoini a base di alcol e
Pemberton fu costretto a ripiegare inventando quella che diventera' una delle
piu' famose ed imitata bevande della storia: la Coca-Cola, ottenuta con estratto
non alcoolico di foglie di coca e noci di cola africana, disciolta in un dolce
sciroppo di caramello.
Ben presto il boom commerciale si avvio' verso un altrettanto rapido fallimento.
I risultati di studi medici e scientfici indussero diversi governi americani a
proibire l'uso della cocaina. In alcuni Stati americani il commercio e
l'usodella cocaina senza prescrizione medica furono dichiarati illegali,
l'eliminazinoe del " Pure Food and Drug Act ", del 1906, costrinse i produttori
di Coca-Cola ad eliminare la cocaina dalla ricetta; il Dr. Mariani, nonstante
avesse avvertito la clientela e il mondo scientifico che il suo elisir era
ottenuto con un estratto della foglia di coca e non con l'alcaloide puro come
era il caso della Coca-Cola, subi' un tracollo finanziario e mori' in poverta'
nel 1914, anno in cui fu emanato l' " Harrison Narcotic Act ", col quale sia la
coca che la cocaina furono classificate fra i narcotici. Lo splendore della
cocaina era cosi' durato solo 30 anni in occidente mentre nel Sud-America l'uso
delle foglie di coca continua indisturbato da almeno 30 secoli.

Cocaina il killer rispettato

Quante volte abbiamo sentito dire che la cocaina è la droga dei ricchi, la pigliava Giovanni Agnelli avevo le narici d'oro, la droga dei ricchi, dei cantanti, degli attori, e delle persone di successo...
Il consumo da parte di queste persone viene spesso giustificato con frasi del cazzo...
"Beh ha una vita piena ha bisogno di qualcosa che lo tenga attivo" oppure
"si sniffa cocaina ma poi si vâ a far depurare il sangue , coi soldi che ha certo non si rovina sapendo che può andare a depurare il sangue 2 o più volte l'anno"
............ed ancora

"Usa cocaina ma quella buona e poi la prende solo perchè ha una vita stressante, maneggiare i miliardi di euro non è mica cosa da poco"


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Io direi un bel vaffanculo a chi dice ste puttanate.

Penso che sia molto più stressante non avere soldi per prendere da mangiare per la propria famiglia...

Dopo questa breve premessa qualche consierazione sulla cocaina , che ho estrapolato da ciô che a suo tempo scrissi sul mio sito fricannabis punto c h


Due parole contro la cocaina.
Come tutti sanno la cocaina va di moda,e negli ultimi anni la cosa è in aumento.Sembra quasi che l'utilizzo di cocaina sia tollerato. Per anni abbiamo sentito dire che la coca è la droga dei ricchi, così dicendo ,chi prima comprava vestiti firmati per esser figo oggi compra coca con lo stesso scopo. Sarebbe forse ora di dire le cose come stanno la cocaina è la droga dei frustrati. Spesso chi usa questa sostanza lo fa per gratificarsi,
da 60-100 euro al grammo. Bella gratificazione complimenti lavorare X la coca (chi non lavora si mette nei guai per comprarla)!!
Per non parlare degli effetti della cocaina, paragonati a sostanze simili, anfetamine, efedrina, Ritalin , tutte queste sostanze costano infinitamente meno della cocaina e producono effetti molto simili spesso anche maggiori.
Inoltre la cocaina è la droga dei fascisti :- (

Sul consumo attuale di cocaina i dati quantificano in un 6-8 per cento i ragazzi tra i 15 e i 16 anni che hanno provato la cocaina almeno una volta. E ben il 32 per cento sono quelli che hanno dichiarato di sapere come procurarsela. Perché la "neve", considerata fino a qualche anno fa una droga d'élite, è oggi diffusa tra tutti i ceti e a tutte le età. Negli ultimi due anni ne sono stati sequestrati 5.300 chili ma ciò che finisce in mano alle forze dell'ordine è solo il 10 per cento di quanta ne circola realmente. Presa da sola o assunta insieme ad altre droghe, la cocaina è comunque pericolosissima. Per morirne non c'è bisogno di un overdose: può essere fatale indipendentemente dalla quantità assunta. Perché può provocare improvvisi infarti, ictus, arresti cardiaci, edemi polmonari. Ma i danni all'organismo a breve e lungo termine sono tanti.
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Cos’è la cocaina?
La cocaina è uno stimolante molto potente che agisce direttamente sul cervello. La cocaina è stata etichettata come la droga degli anni Ottanta e Novanta per la sua popolarità in quel periodo. Ad ogni modo la cocaina non è una droga “nuova” ma una delle droghe conosciute da più tempo. La cocaina pura è una sostanza usata da oltre 100 anni e le foglie di cocaina, da cui si ottiene la cocaina, vengono ingerite da migliaia di anni.La cocaina è stata estratta per la prima volta durante la metà del 19° secolo dalle foglie di alcuni arbusti del genere delle Eritoxilacee,che crescevano soprattutto in Perù e Bolivia. Nei primi del Novecento la cocaina è stata impiegata come ingrediente principale di numerosi “tonici” utilizzati nella cura di diverse malattie.
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Oggi è considerata una tra le più potenti droghe d’abuso, ma può essere talvolta utilizzata per usi medici, ad esempio come anestetico locale.
Ci sono essenzialmente due forme chimiche in cui si presenta la cocaina: il cloridrato e la base libera. Il cloridrato si presenta come una polvere, può essere sciolto in acqua, iniettato in vena o inalato. La base libera si presenta invece sotto forma di scaglie o tavolette di varia forma e dimensione e di colore dal bianco sporco al marrone. La base libera normalmente viene fumata. La cocaina solitamente venduta nelle strada si presenta come una polvere sottile, bianca e cristallina. Gli spacciatori spesso “tagliano” (mischiano) la cocaina con sostanze come l’amido di granturco, lo zucchero a velo, il bicarbonato, il talco o anche con altre droghe e stimolanti come procaina (anestetico locale) o anfetamine.

Note personali

Come estimatore di droghe contrario all'immissione violenta di droga nel corpo (bucarsi) non posso non ribadire che ci sono droghe che procurano sensazioni molto più gradevoli e/o più forti che costano molto meno. Rimanendo nel settore dei cosidetti stimolanti, chiaramente troviamo l'anfetamina molto più potente l'efedrina piu leggera ma meno devastante e il Ritalin farmaco poco diffuso in europa ma largamente utilizzato negli stati uniti per curare i problemi caratteriali dei bambini difficili, praticamente il Ritalin se schiacciato (sono pastiglie) e sniffato produce gli stessi effetti di una buona coca lucidità mentale e benessere fisico senza particolare stimolazione delle gambe con il vantaggio rispetto alla coca di costare infinitamente meno (lo svantaggio è che fa schifo da fumare) ebbi la fortuna di provare il ritalin quando una persona molto generosa mi regalo 1 confezione da 40 compresse da 20 mg... da PAURA ne pippi una e sei apposto per un paio d'ore altro che i 20 minuti della barella.

Inoltre ci sono tutte quelle sostanze che non appartengono alla categoria degli stimolanti ma che possono procurare effetti simili se presi in dose minore rispetto alla normale porzione, per esempio i funghi psilocybini .Con mezzo grammo si hanno più o meno gli stessi effetti che pippandosi un grammetto. Quindi poca roba. Il grosso problema è che molti credono di portarsi fuori con un grammo . Io vi dico che con un grammo ci si sporca appena il piatto. Oggi la coca è come un oggetto che ci si vanta di possedere e di conoscere, questo è sbagliato se non altro perchè ci sono sostanze migliori per portarsi fuori.

Danni fisici arrecati dalla cocaina........................

In campo medico la cocaina è stata usata come anestetico locale della cute e delle mucose (una piccola quantità di campione contenente cocaina messa sulla punta della lingua provoca una particolare ed inconfondibile insensibilità, che comincia dopo meno di un minuto e permane per parecchi minuti). Tuttavia il suo impiego oggi è piuttosto limitato, in quanto può risultare molto tossica e generare tossicomania.
La cocaina fa aumentare la pressione sanguinea e accelera la frequenza cardiaca, in diversi casi si è giunti a gravi aritmie o all'infarto del miocardio. Gli alcaloidi contenuti nelle foglie di coca, inoltre, agiscono sulle terminazioni nervose interferendo con il metabolismo della Dopamina; questo neurotrasmettitore è coinvolto nella capacità di concentrazione, nella percezione delle gratificazioni e nell'attivazione dell'individuo.
L'uso massiccio e prolungato della coca comporta nel soggetto (cocainomane cronico) l'insorgere delle seguenti caratteristiche: colorito pallido, occhi incavati, tremore alle estremità degli arti e delle labbra, pupille dilatate, stato di dimagrimento, insonnia alternata a sonnolenza, incubi ed allucinazioni. Danni fisici

Sniffare contempla dei rischi legati al danneggiamento dei tessuti interni e dei capillari del naso. Questo, oltre a comportare una sensibile diminuzione della capacità olfattiva, può causare ulteriori problemi del setto nasale (frequenti perdite di sangue, ulcere, etc..). In tal senso si può utilizzare un nebulizzatore 'spray nasale' caricato con acqua pulita, da utilizzare subito dopo l'assunzione. Uno o due spruzzi accelereranno il processo di scioglimento della sostanza e ridurranno il danno ai tessuti.
Fumare espone le prime vie respiratorie ed i polmoni al contatto con vapori caldissimi (oltre che con le sostanze contenute nel 'taglio') con conseguenti danni ai tessuti. A lungo andare questi danni possono ripercuotersi negativamente sulla funzionalità polmonare in maniera anche seria (asma, maggiore esposizione a patologie delle prime vie respiratorie, difficoltà respiratorie, etc...).
Le iniezioni causano danni alla pelle e alle vene (ulcere, ascessi, collassi dei vasi sanguigni, etc...) e, se le condizioni igieniche non sono soddisfacenti, possono portare anche ad infezioni gravi (tetano, setticemie, endocarditi).Inoltre bucarsi aumenta notevolmente l'effetto spesso chi si buca prova un flash subito dopo l'iniezione che dura qualche minuto seguito da una voglia incontenibile di ripetere l'iniezione e più trdi da una depressione totale (down). La cocaina presa per vena è la droga più devastante, le conseguenze fisiche e psichiche sono tremende
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Danni psichici arrecati dalla cocaina
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La cocaina causa danni soprattutto a livello della psiche ed è la responsabile di alcune forme depressive che necessitano di anni per guarire. Alla lunga, un consumatore di coca deve fare i conti con una progressiva modificazione dei tratti della personalità in senso paranoideo: prevale il sospetto, l'irritabilità, la sensazione di ambiente ostile, fino, talvolta, al vero e proprio delirio paranoide .
Del resto, tutto ciò è chiaramente intuibile se si pensa all'azione della cocaina sui neuroni. La droga, infatti, blocca il riassorbimento di noradrenalina e dopamina, causando un eccesso della disponibilità di queste sostanze eccitanti, che possono alterare il funzionamento del cervello, facendo comparire disturbi spesso non distinguibili da quelli causati da una psicosi il cocainomane si sente ossessionato, è convinto di essere spiato, perseguitato, il tono dell'umore è depressivo, in certi casi allucinazioni (tipica la percezione di cimici che corrono sulla pelle, le "cocaine bugs" o allucinazioni visive denominate "bagliori della neve").
Frequenti sono gli attacchi di panico e uno stato di profonda depressione che può durare anche alcune settimane.
Spesso il soggetto finisce nei guai perchè il suo comportamento incongruo o aggressivo lo mette in situazioni pericolose che spesso si concludono con l'arresto.
E' il "paradosso della cocaina" il fatto che ciò che è cominciato come ricerca di uno stato di euforia, inevitabilmente finisca in disforia , depressione e paranoia.

Ketamina

Definizione
La ketamina è generalmente conosciuta come una sostanza
anestetica dissociativa che, se assunta in dosi subanestetiche
(o meglio inferiori a quelle utilizzate per
un'anestesia completa) diventa una sostanza psichedelica
molto potente. Il suo principale utilizzo rimane tuttavia legato
alla medicina veterinaria, come anestetico per piccoli
animali. Si distingue in particolare per la sua breve durata
d'azione (circa 40-60 minuti). Essa produce un effetto
pressoché immediato.
Generalizzazioni sul profilo chimico-farmacologico

La ketamina, da un punto di vista strutturale, è il 2-(2-clorofenil)-2-(metilammino) cicloesanone. Essa fa parte diun insieme di sostanze chiamate "anestetici dissociativi".
Gli anestetici dissociativi più conosciuti sono:
. Ketamina;
. PCP (fenciclidina);
. DMX (destrometorfano).
La ketamina è un analogo sintetico del PCP. Entrambiagiscono bloccando anche il recettore aminoacidico eccitatorio N-metil-D-aspartato (NMDA), importante per
la sua influenza sul pensiero, sulla memoria, sulla visione, sulla percezione del dolore e di altre sensazioni. Il suo processo di produzione è abbastanza complesso. I
precursori e i numerosi solventi e reagenti necessari per la sintesi sono difficili da ottenere. Per tale ragione si presume che l'offerta di ketamina destinata ad usi "non medici", provenga soprattutto dalla diversione della sostanza
dal mercato legale.La ketamina si presenta come un anestetico "sicuro". Il dosaggio letale è estremamente elevato e nessun caso di morte conseguente è mai stato registrato. I problemi derivanti dalla sostanza sembrano essere maggiormente legati alle situazioni d'abuso che derivanti dalla stessa. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato la manifestazione di una perdita della memoria a breve termine (conseguente ad un uso cronico),
ma il problema sembra risolversi nel tempo. Rimane comunque una questione aperta il danno derivante dal miscuglio della ketamina con l'MDMA, eroina, crack o con
le diverse sostanze da taglio. Alcuni psichiatri considerano la ketamina una delle migliori
modalità per riprodurre molti sintomi osservati nella schizofrenia (Jansen 1997).
Il PCP è conosciuto anche come "polvere d'angelo" (o angel dust). Era molto diffuso negli USA, durante gli anni '60. É rimasto marginalmente usato nel nostro Paese. A
differenza di quest'ultimo, la ketamina è considerata un anestetico "gentile", in quanto stimola le funzioni circolatorie e respiratorie, anziché diminuirle. Per tale ragione è
attualmente utilizzata come anestetico per bambini. Il DMX è un analogo sintetico della morfina e usato in medicina come sedativo per la tosse. In Inghilterra è stato
riscontrato come sostanza contaminante le pastiglie di MDMA,
la cui combinazione potrebbe risultare estremamente tossica.







Effetti della ketamina
Dissociazione
La ketamina è un anestetico dissociativo. Il termine
"dissociativo" si riferisce ad una classe di sostanze che rendono
possibile l'effettuazione dell'intervento chirurgico,
producendo un'effetto di "rimozione dal corpo" del paziente
(Jansen 2001). L'effetto di questa sostanza è difficilmente
spiegabile. Si tratta di una questione scientificamente definita
di "ineffabilità", ossia dell'incapacità di articolare in
parole eventi interiori molto profondi, come ad esempio gli
stati mistici.
Fenomenologia della ketamina rispetto ad altre sostanze
Da un punto di vista fenomenologico, la ketamina va
distinta per i suoi effetti dagli altri psichedelici, che invece
agiscono sul sistema serotoninergico, per una questione
che potremmo considerare di "direzione". Essa,
un po' come il sognare, si caratterizza per il fatto che è
percettualmente rivolta verso una "realtà interiore" e si
differenzia da sostanze come l'LSD, la mescalina e la
psilocibina, in quanto rivolte alla percezione di una
"realtà esteriore". Non si puo'dire lo stesso per l'ibogaina,
la quale agisce bloccando il recettore NMDA come
la ketamina.
Dualismo cartesiano
L'effetto dissociativo indotto dalla ketamina è stato
spesso definito dalla stampa giornalistica, e non solo,
come risultante da una dissociazione tra mente e corpo.
Una tale definizione si basa su una mera costruzione artificiale,
meglio conosciuta come "dualismo cartesiano",
che vede mente e corpo come due distinte forme di coscienza.
Questo dualismo cognitivo ha portato a significative
conseguenze nella storia della nostra società occidentale,
permettendo di sviluppare una concezione meccanicistica
del corpo umano e delle sue funzioni, secondo
le quali non esiste interazione, o almeno significativa
interazione tra corpo e mente, destinate quindi a rimanere
due distinte forme di coscienza (Leder 1990; Turner
1992). Di conseguenza, in ambito medico è ancora frequente
l'idea che un qualcosa non esista perché "è solo
nella mente". Questo culto d'astrazione, puramente occidentale,
ha portato a considerare la medicalizzazione come
prodotta da razionalizzazione e ha lasciato una scarsa
considerazione nei confronti dei risultati dimostrati da
"altri" sistemi medici (Turner 1995).
Effetto dissociativo o "stato d'emersione"
L'effetto dissociativo riportato dai pazienti è spesso conosciuto
in ambito medico come "stato d'emersione" o "d'ingresso in
un'altra realtà" e definito in termini di dimensione
transpersonale di coscienza, dissoluzione estatica
dell'Io, Near-Death Experience (NDE) o Out-of-Body Experience
(OBE). Probabilmente per tale ragione, la ketamina
è stata definita da vari autori come sostanza "enteogena"
(dal greco entheos) o di rivelazione divina. Nell'intento
di prevenire questi "stati d'emersione" durante l'intervento
chirurgico, vengono spesso utilizzati diazepam e altri
sedativi. NDEs (near-death experiences)
Le NDEs (o esperienze vicine alla morte) sono stati
non ordinari di coscienza, la cui manifestazione sorprendentemente
riflette un presunto stato di morte. Essi rivelano
un ampio interesse da parte di varie discipline come
medicina, neuroscienza, neurologia, psichiatria, psicologia,
antropologia e religione. Nonostante siano state date varie
descrizioni di questo fenomeno, dovute proprio alla sua interdisciplinarità,
si puo'osservare, in base a quanto descritto
da persone "quasi morte", che le principali caratteristiche
delle NDEs sono (Moody 1975):
. ineffabilità;
. convizione in merito alla veridicità dell'evento e di
essere morti;
. stato di calma e tranquillità (anche se non sono mancati
casi di paura che sono rimasti spiacevoli);
. emersione di eventi passati, spesso rivisti come una
sorta di "revisione di vita" (o life-review);
. OBE (out-of-body experience). Percezione di separazione
dal corpo, che spesso comprende una vista oggettiva
dello stesso;
. ingresso in un'altra "realtà", caratterizzato da rapidi
movimenti attraverso tunnels, comunemente conosciuto
come "effetto tunnel";
. incontri con esseri di luce, parenti e amici defunti, archetipi
ed entità mistiche;
Coloro che non sono confidenti con l'argomento possono
concludere che il tutto abbia poco a che vedere
con l'uso e l'abuso della ketamina e di quelle che sono
impropriamente definite "nuove droghe". Potrebbe essere
un errore. Un numero sempre più crescente di scienziati
e non afferma che certe sostanze psicoattive non portano
alla creazione di uno stato alterato di coscienza, ma rappresentano
la via d'accesso più immediata ad altri stati
di coscienza, che per loro natura sono possibili e "naturali"
come lo è il nostro stato ordinario di coscienza.
D'accordo con tale affermazione, lo psichiatra Karl L.R.
Jansen, autore di vari lavori sulla ketamina, nonché del
recente libro Ketamine: Dreams and Realities, afferma
che tutti gli effetti delle NDEs, sopra riportati, possono
essere prodotti dall'uso di ketamina, se somministrata
nella giusta quantità, e all'interno di un appropriato set
(la predisposizione e le aspettative personali all'atto
d'assunzione della sostanza) e setting (il contesto nel
quale la stessa viene assunta). È stato anche affermato che in
certi casi, la NDE si manifesti come spiacevole e
con il desiderio di non essere ripetuta. Tuttavia molti
sperimentatori hanno definito le proprie esperienze in
ketamina come illuminanti e hanno voluto provare
l'esperienza più volte.
Nelle società occidentali il pensiero della morte sembra
essere spesso evitato o comunque essere poco considerato
(Danforth 1982). In merito, recenti ricerche riportano come
una maggior considerazione della morte e di stati quali le
NDEs possano produrre un importante effetto d'espansione
della propria coscienza, rivelandosi come un'alternativa ad
una visione biografico-personale della propria esistenza,
che trascende spazio, tempo e le limitazioni derivanti da un
dualismo cartesiano (Jansen 2001).
SSC (shamanic states of consciousness)
Pochi sono a conoscenza del fatto che la NDE rappresenta
uno stato di coscienza molto simile a quello descritto
come risultante da pratiche sciamaniche (SSC) e spesso definito
in termini di Trance o Stati d'Estasi, (Lewis 1971;
Rouget 1985). In un tale contesto, l'accesso a stati non ordinari
di coscienza rappresenta un "atto di dissociazione"
strettamente controllato, che puo'risultare effettivo in un
contesto di vita quotidiano, portando cura e guarigione
all'interno della collettività. Questa sorta di "cosciente"
dissociazione, oltre ad essere una spontanea manifestazione,
può derivare da varie tecniche scoperte ed elaborate nel
corso della storia dell'uomo (nonostante l'ipotesi che lo
stato originario di coscienza sia stato uno stato mistico di
coscienza), che variano dalla deprivazione sensoriale e dalle
pratiche meditative, sino a quelle utilizzate per indurre
trance e possessione. La via d'accesso più immediata è invece
rappresentata in diverse culture dall'uso di agenti psicotropi,
derivati comunemente dal mondo vegetale. Secondo
l'antropologo Luis Eduardo Luna (Luna 2000), autore
di varie ricerche empiriche tra le popolazioni sciamaniche
Mestizo dell'Amazzonia superiore, questi ultimi possono
essere meglio definiti come "medicine" o "piante insegnanti".
Si tratta di termini con significati molto diversi rispetto
a quelli di "droghe" usati nella nostra società occidentale,
il cui uso ricreazionale e profano sicuramente non
aiuta a definire. Le società sciamaniche non solo considerano
questi stati come tra le più elevate forme di coscienza,
ma preservano da millenni una profonda devozione per
animali, piante e per la nostra Terra, nelle diversità delle
sue manifestazioni.ordinarie
di coscienza (SNC), indotti in particolare dall'assunzione
di sostanze attive. Un simile profilarsi dovrebbe presentarsi
come inconfutabile quadro introduttivo per una ricerca
scientifica sperimentale e rinnovata che, superando le
limitazioni derivate da conoscenze e metodologie d'indagine
rigidamente distinte per campo di competenza, possa
considerare anche altri aspetti, come quelli di comparazione
culturale, finora sorprendentemente trascurati. Ma non
solo. Siamo tutti testimoni della rapida ed inarrestata diffusione
dell'MDMA e nel contempo della ketamina. A distanza
di cinque anni dalla prima ricerca conoscitiva sulle
sostanze d'abuso nel Paese, che mi ha reso partecipe in
collaborazione con il Prof. Fabrizio Schifano, risulta sempre
più evidente come si proceda ad analizzare quantitativamente
un'esperienza meritevole anche di un approfondimento
qualitativo. Conosciamo la tipologia del consumatore,
la prevalenza dell'uso delle sostanze, i prezzi delle stesse
e anche la voglia di cioccolato. Ma ben poco è stato detto
sul contenuto dell'esperienza stessa. Un po'come l'educazione
sessuale di venti anni fa, l'educazione sulle droghe
concede scarsa attenzione a sensazioni ed emozioni, nonché
alla normalizzazione dell'uso di queste sostanze. Il fenomeno,
nel suo insieme, rappresenta un chiaro indice di
smarrimento derivato da una concezione meccanicistica
del corpo umano e delle sue funzioni, che vede la mente ed
il corpo, il pensiero e l'azione come due distinte forme di
coscienza, due forme di vita che noi viviamo. Questo dualismo
cognitivo porta a trascendere quelli che sono i limiti
naturali del nostro corpo, e a credere che la nostra realtà
ordinaria sia l'unica scientificamente corretta. Esso origina
una preclusione in merito all'esistenza di altre forme di coscienza,
diverse dalla nostra forma di pensiero (ordinario),
come nel caso delle NDEs, che sono invece ampiamente riconosciute
in altre culture. Ma la vita del corpo è la vita
delle sensazioni e delle emozioni. Il corpo sente vera fame,
vero sonno, vero calore, vero amore e vera freddezza. Un
insieme di percezioni che sono solo riconosciute da una
mente immateriale. Nessuno è veramente contento, nessuno
è veramente soddisfatto, nessuno è veramente in pace.
La vita dei sentimenti contraffatti è la vita dei sentimenti
mentali. Credo sinceramente sia tempo di operare una connessione
tra mente e corpo, uomo e natura; in breve, di risvegliare
quello che è stato recentemente definito come
"sesto senso": il senso del corpo. Noi non solo abbiamo,
ma siamo il nostro corpo.

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conoscere le piante commestibili, avere un paio di galline e conigli e al massimo 1 toro e una mucca. Questa è la situazione basica e naturale per essere un essere umano libero vivo e con una visione della realtà REALE. Non dico che bisogna necessariamente vivere così ma almeno provarlo per qualche giorno, meglio settimana. Per poter capire bisogna provare.... ...anche senza LSD e MDMA l'esperienza nel bosco in tenda con un solo accendino e una tenda, volendo un coltello....La vita è sopravvivenza e curiosità, senza curiosità non avremmo la conoscenza di niente. Buona Serata

MARCO E I SUOI VIAGGI COL TRENO E CON LA MENTE

Mercoledì 3 Marzo 2004 PRIMO PIANO

corriere del ticino Pagina 3

LE NOTTI DI SBALLO , LO SPACCIO, LE SOSTANZE, IL SESSO, I FURTI, LE TRUFFE, I DEBITI E I PESTAGGI NELLA VITADI UN 22.ENNE TICINESE

MARCO E I SUOI VIAGGI COL TRENO E CON LA MENTE

Una Testimonianza cruda e dettagliata chiude il nostro dossier sulle dipendenze.


Ventidue anni, alto e slanciato. Un bel ragazzo. Potrebbe fare la pubblicità. Ma non è così. Lo chiameremo Marco e con lui abbiamo parlato di droga. Di tutte le droghe. Ha cominciato a fumare spinelli a 18 anni Marco e, poi, all'improvviso, ha deciso di fare il grande salto. È questo salto che vogliamo mettere a fuoco a conclusione del nostro dossier sulle droghe in Ticino. Il salto in un mondo parallelo a quello della normalità e della legalità | che è dominato da allucinazioni, ma è terribilmente reale e tocca ancora troppi giovani. Tutto quello che c'è sul mercato Marco lo ha provato: cocaina, eroina, LSD, ecstasy, funghi. Per fortuna non ha mai conosciuto il dramma dell'overdose; una volta però, dopo aver esagerato preparandosi un tè con sostanze allucinogene, si è svegliato all' OSC di Mendrisio. Un ricovero coatto (quattro giorni) per Marco e per il suo amico che aveva sorseggiato con lui quella bevanda. Di droghe se ne intende: conosce le loro origini, i nomi, ne parla da esperto. Senza enfasi, ma con competenza. Sembra un chimico. Ecco la sua storia.



Marco è ticinese, abita nel Mendrisiotto, e conosce tutte le piazze del cantone (e svizzere) dove si spaccia. Quando si racconta, lo fa con distacco. Non mostra vergogna o pentimento, non ostenta neppure arroganza È come se stesse parlando di un altro. Un altro che fino a due anni fa trascorreva tutti i week-end, nessuno escluso, con una compagnia di amici nel mondo del divertimento associato alle droghe. Oggi ha diminuito il ritmo. «Mi ci butto una volta ai mese, se no non riuscirei più a lavorare. Se fai quella vita, alla lunga non ti riesce di fare nient'altro». Ma continua a buttarcisi. «Sì, che volete, uno può andare in certe discoteche per la musica, per una ragazza, per la compagnia Il problema è che dopo che hai "calato" l'ecstasy non ti diverti più con nient altro.Perchè sai che se la provi non avrai più freni inibitori...».
Cosi. appena finito il lavoro della settimana, Marco lo puoi trovare in stazione con la tessera «binario 7 pronto a partire verso nord, «perché se hai l'abbonamento a metà prezzo» - ci spiega - «dalle 19 in avanti non paghi «la tessera «binario 7», del resto è sfruttata da numerosissimi altri giovani che si spostano oltre San Gottardo per motivi di studio o di lavoro, n.d.r.). E assieme agli altri «ragazzi del binario 7» parte per un viaggio che comincia in treno e finirà molte ore dopo dentro la sua mente ancora stordita dagli stupefacenti. «La cosa funziona così» - racconta - «scendi dal treno e verso mezzanotte arrivi in certe speciali discoteche di Zurigo, di Basilea o di Berna (Marco ne cita i nomi, n.d.r.). Devi sapere quali. Nel mio ambiente sono molto note, ma se non le conosci non ci arrivi così facilmente. Fuori dai locali ci sono sempre delle automobili con la luce interna accesa. Basta che ti avvicini alla portiera e dall'interno qualcuno ti dà quello che vuoi. A Zurigo paghi 20 franchi una pillola di ecstasy (in Ticino 25), ma se ne prendi tante ti fanno lo sconto. Calcola che te ne servono 3-4 per reggere una serata di techno anche se conosco gente che ne ingolla una dozzina. Però quelli non campano a lungo. Chi non sa gestire l'ecstasy è sempre rintronato. Se esageri vivi in un costante clima di depressione». E le altre sostanze? gli chiediamo. «La coca la trovi per 150 franchi al grammo. Intendiamoci, la cocaina gira soprattutto In altri ambienti più tranquilli, come quello della musica "house", frequentato da trentenni senza problemi di soldi. In ogni caso se la vai a cercare alle dieci del mattino, quando dopo aver ballato tutta la notte sei in calo d'energia, te la possono far pagare  il doppio. Lo "speed" (detta "cocaina dei poveri" perché costa meno, ma fa ancora più male) lo paghi dai 30 ai 60 franchi al grammo. Un francobollo di LSD costa sui 25 franchi. È merce che trovi soprattutto negli ambienti delle Feste  "Goa" (uno dei generi della techno) che si svolgono quasi tutte illegalmente in luoghi appartati all'aperto, come boschi e prati. Una volta sono andato ad una festa Goa anche in Ticino, a Gola di Lago». Ma perché l'LSD è associato a party all'aperto?  «Semplice» osserva Marco - «se assumi quel tipo di droga in ambienti all'aperto è più difficile che ti venga il "bad trip ', il viaggio cattivo». La conoscenza delle droghe di Marco è impressionante. «Sì, le ho provate tutte, anche le meno note. Come i funghi allucinogeni o altre sostanze non ancora iscritte nei casellari delle droghe vietate. Oggi negli "Smart Shop' di Basilea, gestiti da svizzeri, puoi trovare i peyote tagliati a fettine: 5-6 fette, che corrispondono a 48 ore di allucinazioni, costano 35 franchi. Se però non , pesi molto è meglio che ne prendi solo 4 fette. I funghi messicani costano 50 franchi a porzione. Gli hawaiani sono più piccoli e più potenti. Per 3,5 grammi paghi sui 40 franchi. Ma certe sostanze stupefacenti le puoi trovare addirittura nei normali negozi di prodotti naturali. Una volta ho comperato 50 grammi di semi di una pianta della famìglia delle solanacee che cresce anche in Ticino per 9 franchi. Ne ho disciolto 14 grammi in una tisana e l'ho bevuta con un mio amico. Siamo finiti all'OSC (il manicomio della mia zona) per quattro giorni, non capivamo più niente...».Ma torniamo alle serate dei «ragazzi del binario 7». «D'accordo. Appena entri nella discoteca consumi subito perché ci vuole un'oretta prima che scatti l'effetto delle droghe. Dalle 2 alle 4 tutti ballano come matti perché quello è il momento del massimo effetto delle sostanze. Dalle 4 in avanti, lentamente, si ricomincia ad "atterrare"».
Da che pianeta? chiediamo.
 <<Da una dimensione diversa dove il carattere viene come amplificato dove tutti sono più sciolti e si sentono liberi. Molti lo fanno per "sballarsi ", per lasciar cadere i vestiti della settimana. Altri lo   fanno per sesso. Sanno che in  questi ambienti a un certo punto tutti si toccano e le ragazze si lasciano andare. Generalmente i rapporti si consumano nelle toilettes. Ma all'esterno di un famoso locale di Zurigo c'è un viale che, ad una certa ora, nei fine settimana, si popola di ragazzi seduti  per terra che fumano pipe di droga mentre poco distante c'è sempre qualcuno che fa l' amore>>
E la polizia cosa fa? <<La polizia lo sa, ma sembra tollerare. Cosa che però non avviene in Ticino». L'età dei partecipanti a queste feste è bassa. «Decisamente. Nel nostro cantone no, ma in Svizzera tedesca mi capita spesso di vedere ragazzine che hanno appena 14 anni e che ballano ininterrottamente per ore ed ore. Spesso alla fine dei rave le trovi in lacrime e cercano di scambiare il cellulare in cambio di qualche pasticca». Non tutti si divertono, Marco ne è ben cosciente. «Certo. Chi esagera, chi prende troppe pasticche o mescola con qualche "Cuba libre" va in botta, come si dice in gergo. Li riconosci subito. Mentre tutti sono in piedi a ballare come forsennati loro se ne stanno seduti con gli occhi girati e smascellano». Se anche non vai «in botta» i bagordi non sono tanto facili da smaltire. «Effettivamente» - ammette Marco - «le prime volte torni a casa e dormi. Ma poi, a furia di week-end senza quasi dormire ballando per ore sotto l'influsso di eccitanti finisce che quando torni a casa non ci riesci più. E allora sono dolori. Non puoi più lavorare. Non hai più una vita normale. Non puoi più essere una persona come le altre da lunedì a venerdì e diventare un'altra persona con i capelli tinti di verde e le lenti a contatto bianche nel fine settimana>>





                                                 «Vendo cellulari alle PROSTITUTE»

                                                                                                                                                                   

Non riuscire a lavorare significa anche non guadagnare più. E un fine settimana di quel tipo, tra viaggi in treno e viaggi della mente, ti costa minimo 400 franchi. «Già. I soldi» - commenta Marco - «Cosa posso dire? Un anno che non lavoravo viaggiavo senza pagare il biglietto (perché il ritorno lo paghi anche con l'abbonamento a metà prezzo). Quando mi prendevano inventavo una scusa e allora mi mandavano a casa le fatture. Per comperare le droghe finisce che spacci, oppure che ti butti in piccole truffe. Ad un certo punto ho iniziato a frodare sui  telefoni cellulari.  Ho fatto 36 abbonamenti sotto falso nome e poi li vendevo alle prostitute sudamericane. Loro lo sapevano. Ma prima che i rivenditori si accorgessero che all'indirizzo fornito non corrispondeva il nome che avevo indicato passava qualche mese durante il quale le ragazze potevano parlare finché volevano col Brasile. Comunque in poco tempo ho accumulato 40 mila franchi di debiti. Li sto pagando ancora oggi».
Marco non si dilunga sulla scena della droga in Ticino.  Ma non dimentica gli spacciatori. Parla dei richiedenti l'asilo africani. «Persone tranquille», dice, «non come altri venditori, di origine calabrese. Personaggi pericolosi che non di rado picchiano è derubano gli acquirenti. A me per esempio hanno rapinato più di mille franchi. Mi hanno portato al Campetto col fondo sintetico, quello sotto il parco del Tassino. E poi giù botte. E via con i soldi. No, non ho denunciato nulla E così hanno fatto e fanno a tanti altri. Quegli spacciatori sono vendicativi».
Ventidue anni e troppe esperienze sulle spalle. «Ma come me ce ne sono tanti altri» dice. Quelli Quelli che dal Ticino vanno a nord ogni fine settimana sono almeno un centinaio. Mai pensato di smettere? gli chiediamo. «Sì, sì, ma per adesso...».