mercoledì 5 ottobre 2011

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I nostri capi spirituali ebbero sempre un comportamento meraviglioso mentre i dirigenti della nostra volontà furono inferiori ad ogni giudizio. Certo, l'educazione non potrà trasformare un uomo dal carattere debole in un ardito, ma è anche certo che, un individuo, non vigliacco, è frenato nello sviluppo delle sue capacità se, per errore della sua educazione, è a priori inferiore ad altri in forza fisica ed elasticità. Nell'esercito si può meglio giudicare quanto la sicurezza nella forza del corpo sviluppi il coraggio e risvegli l'impulso d'assalto. Pure nell'esercito non si trovano tutti eroi: ma ce n'è una buona quantità. Se non che, la migliore educazione del soldato tedesco, in periodo di pace diede a tutto l'immane organismo quell'affascinante opinione della propria superiorità che neanche i nostri nemici credevano possibile. Nei mesi estivi e autunnali del 1914 l'esercito tedesco che avanzava diede eterne prove di coraggio e di forza d'attacco, ciò fu la conseguenza di quella metodica educazione che nei lunghi periodi di pace rese adatti a inconcepibili prestazioni corpi spesso fragili e impresse negli animi quella fede in sé che non si perse neanche nelle atrocità delle grandi battaglie. Proprio il nostro popolo tedesco che dopo essersi annientato, viene preso a calci da tutto il mondo, ha bisogno dell'affascinante forza che può trovare nella fiducia in se stesso. Ma la fiducia in sé deve venire inculcata fin dall'infanzia del Piccolo cittadino. La sua istruzione e la sua educazione devono mirare a dargli la sicurezza della sua totale superiorità sugli altri. Il fanciullo deve ritrovare, nella sua forza ed elasticità fisica, la fiducia dell'invincibilità di tutta la sua nazione. Perché quella che una volta rese possibile la vittoria dell'esercito tedesco fu la grandissima fiducia che ogni soldato nutriva in sé e tutti nutrivano nei loro corpi. E ciò che può elevare nuovamente il popolo tedesco è la sicurezza di poter riconquistare la libertà. Ma questa sicurezza può solo formare la conclusione ultima di uno stesso modo di pensare di milioni di uomini. Anche su questo punto non dobbiamo illuderci. Orrenda, immane fu la distruzione del nostro popolo, ed egualmente immane sarà lo sforzo da fare per metter fine a tale condizione di estrema infelicità. Chi pensa che la presente educazione alla pace e all'ordine possa mettere il popolo in condizioni di rompere in futuro l'od ierno ordinamento del mondo che significa la nostra estinzione e di buttare in faccia ai nostri nemici gli anelli della catena della nostra schiavitù si sbaglia. Soltanto grazie ad un'immane brama nazionale di forza, grazie ad un sentito desiderio di libertà e ad una scatenata passione, sarà riacquistato quello che andò perduto. Anche l'abbigliamento dei giovani deve conformarsi a questo scopo. E' veramente compassionevole il vedere come anche i nostri giovani siano soggetti ad una moda folle che rovescia il vecchio proverbio «l'abito non fa il monaco». Appunto nei giovani l'abito deve essere soggetto allo scopo della sua educazione. Il giovane che d'estate porta lunghi calzoni, coperto dagli abiti fino al collo, si priva già con il suo modo di vestire della tendenza alla educazione fisica. Perché ènecessario usare anche l'ambizione e, ammettiamolo anche, della vanità. Non della vanità di vestirsi con abiti belli che non tutti possono permettersi ma della vanità di avere un bel fisico, ben fatto, che ognuno può cercare di formarsi. Ciò è utile anche più avanti. La fanciulla deve imparare a riconoscere il suo accompagnatore. Se ai nostri tempi la bellezza fisica non fosse tenuta in seconda linea dalla nostra moda sciatta, non avverrebbe che migliaia di fanciulle si innamorassero di repellenti bastardi ebrei dalle gambe storte. E' utile alla nazione anche questo, che i corpi migliori si uniscano e collaborino a dare nuova bellezza alla nazione. E oggi ci sarebbe bisogno di ciò più che in altri tempi, perché siamo privi di educazione militare e quindi manca la sola istituzione che in un periodo di pace sia capace di recuperare ciò che va perduto grazie all'educazione odierna. Un esito positivo si deve cercare non solo nell'educazione del singolo ma anche sull'autorità che ha nei rapporti tra i due sessi. La fanciulla preferiva il soldato al civile. Lo Stato nazionale non deve soltanto imporre l'educazione fisica nelle scuole ufficiali, e vigilarla, ma anche nel doposcuola deve fare in modo che il giovane, finché sta sviluppando il suo corpo, renda proficuo questo sviluppo. E' illogico pensare che quando termina la scuola finisca il diritto dello Stato di vigilare i suoi giovani cittadini e ricominci solo col servizio militare. Tale diritto è un dovere e come tale esiste sempre. Lo Stato attuale non presta attenzione all'individuo sano, ha delittuosamente tralasciato questo dovere. Esso permette che la gioventù si depravi nelle strade o nei bordelli, invece di organizzarla e formarne il corpo affinché in futuro nascano da essa uomini e donne sane. Nel presente può non avere importanza il modo con cui lo Stato svolge questa educazione: importante è che la svolga e che cerchi le vie adatte. Così questa educazione, potrà essere, in linea di massima, come un servizio militare prestato più tardi. Lo Stato nazionale riconoscerà sua mansione non soltanto l'educazione intellettuale, ma anche quella fisica del doposcuola e la impartirà per mezzo di istituzioni statali. L'esercito non darà più al giovane, come fino adesso, le cognizioni di base di un semplice regolamento di esercizi, e non avrà reclute come nel presente: dovrà invece fare di un giovane dal corpo già formato ed educato perfettamente,

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