martedì 25 ottobre 2011

Chi è, cosa pensa, come vive il padre dell’acido lisergico. Da quei milligrammi di chimica è nata la rivoluzione psichedelica. Albert Hofmann oggi ha 86 anni, vive in una casa isolata vicino a Basilea; scrive, viaggia, nuota. Non ha mai smesso di riflettere sulla droga e sulle droghe. In questa intervista – la prima concessa a un giornalista italiano – spiega il suo punto di vista, racconta la sua storia, i suoi ricordi, a partire da quel fatidico pomeriggio del 1943. Albert Hofmann, nato nel 1906 a Baden, si laureò in chimica nel 1929 presso l’Università di Zurigo. Nello stesso anno entrò a far parte dei laboratori di ricerca chimica della Sandoz fino a divenire negli ultimi decenni il direttore della ricerca presso il Dipartimento dei prodotti naturali. Nel 1971 ha cessato la sua attività lavorativa. Pino Corrias (1955), giornalista de La Stampa, collaboratore di Linea d’Ombra. L’intervista (in forma ridotta) è stata pubblicata su Tuttolibri del 25 gennaio 1992, supplemento letterario de La Stampa che ringraziamo per la gentile concessione. Finito di stampare il 10/2/92 presso il CSF via del Gesù 62 Roma Copertina di Matteo Guarnaccia Questa intervista con Albert Hofmann è nata in un pomeriggio del gennaio 1992 nella sua villa a Rittimatte, frazione di Burg, una cinquantina di chilometri da Basilea. Quattro ore di chiacchiere, molte tazze di caffè, una passeggiata tra gli alberi a fine giornata, quando la nebbia ha già cancellato il verde dell’Alsazia. Hofmann vive circondato dal silenzio, è cordiale, ma non si lascia andare subito, ci mette unpo’ a imboccare la discesa. È un chimico, sa che le cose vanno fatte poco alla volta. I suoi ricordi sono precisi. Quando parla di esperienze con le sostanze allucinogene, torna a immedesimarsi, come se ogni particolare, ogni sensazione, lo abbia scavato una volta per sempre. Sugli altri ricordi divaga. A volte si lascia conquistare dal silenzio. Gioca con la gatta. Allora chi gli sta di fronte ha il tempo di pensare a quello che è successo anche in Italia, molto indietro nel tempo, a certi concerti, certe feste nei parchi, nel bel mezzo di certi incontri. Di ricordare come quell’onda 3 procedeva, piena di chiacchiere, musica, scoperte, nomi di ragazze, nomi di amici, facce, storie, appartamenti, libri, strade. Di come è stata sfiorata quella generazione che si è messa in viaggio pensando di essere la prima. Di quello che è rimasto. Di quanto tempo è passato. La gatta salta, Hofmann tossisce. Riprende a parlare. Il suo inglese è indurito dal tedesco e camuffato dall’accento svizzero. Capisce appena l’italiano. Pronunciarne qualche parola lo rende visibilmente felice, ma l’effetto è del tutto incomprensibile. Ci sono un mucchio di domande da fare. Ci sono un mucchio di risposte da annotare. Questa intervista sarebbe stata impossibile senza l’ottimo tedesco (e curiosità e pazienza) di Marco Zapparoli, che ringrazio. Pino Corrias

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