mercoledì 5 ottobre 2011

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La seconda modifica nel programma di educazione scientifica deve essere questo per lo Stato nazionale: è tipico della nostra epoca materialistica ciò che l'educazione scientifica si rivolge sempre più alle materie, positive, ossia alla matematica, alla fisica, alla chimica. Esse certamente sono indispensabili in un'epoca in cui la tecnica e la chimica sono predominanti e sono rappresentate nella vita di tutti i giorni dalle loro caratteristiche evidenti; ma è rischioso basare soltanto su questo l'educazione generale di un popolo. Particolarmente nell'insegnare la storia non si deve tralasciare lo studio degli antichi. La storia romana nei suoi caratteri generali è e resta Ia più grande maestra non solo per la nostra epoca, ma per tutte le epoche. Anche l'ideale della civiltà greca non deve andar perduto nella sua rara bellezza. Le differenze dei singoli popoli non devono farci scordare la grande comunità di razze. La lotta che presentemente infuria ha scopi molto grandi: una civiltà lotta per la propria sopravvivenza: una civiltà che comprende in sé millenni e che contiene insieme l'Ellenismo e il Germanesimo. Bisogna distinguere con precisione fra la cultura generale e le materie specifiche. Queste ultime rischiano sempre più di essere soggette a Mammone, quindi la cultura generale deve essere custodita come compenso, almeno nel suo aspetto più ideale. Pure in questo caso si deve comprendere che industria e tecnica, commercio e artigianato possono prosperare solo se una comunità nazionale idealistica dà le premesse indispensabili. Ma queste non sono nel materialismo capacistico, ma nel disinteresse e nella felicità del sacrificio. *** L'attuale istruzione dei giovani ha come meta principale quella di imprimere nella mente del giovane le noi i i che gli serviranno per fare la sua strada nella vita. Ciò è manifestato in queste parole: «il giovane deve diventare in futuro un componente utile della comunità umana». Ma con queste parole si intende l'idoneità a procurar.i rettamente il pane quotidiano. L'educazione non approfondita che è data in più dallo Stato borghese ha fondamenti fragilissimi. Siccome lo Stato in sé rappresenta unicamente una forma, e impresa ardua istruire su questa delN, persone, concedere loro dei compiti, una forma può distruggersi troppo facilmente. Ma, come notammo, l'idea di Stato vero ha oggi un contenuto preciso. Perciò non resta altro che la consueta istruzione patriottica. Questa, nella Germania antica attribuiva grandissima importanza alla divinizzazione (sovente poco assennata per lo più sciapita) di piccoli o piccolissimi protestanti, la cui quantità impediva d i giudicare la reale grandezza della nostra nazione. Ne dei i vava, nel popolo, una inadeguata conoscenza della storia tedesca, anche in questo caso, mancava la grande linea. E' chiaro che in quel modo non si poteva giungere a formare una reale esaltazione nazionale. La nostra concezione non aveva la capacità di trarre dall'evoluzione storica della nostra nazione, alcuni nomi a vantaggio del popolo tedesco e di legare cosà, grazie ad una stessa cultura e ad uno stesso entusiasmo, intorno alla na/,ione un nastro che tutto la unisse. Non si è saputo mostrai e come veri eroi alla vista della generazione attuale gli individui veramente importanti della nostra nazione, riemetlerli al centro dell'attenzione generale formando così una mentalità comune e unitaria. Non si seppe scegliere nelle diverse materie d'insegnamento ciò che ha più valore per la nazione e innalzarlo al disopra del grado di una spiegazione impersonale, per accendere l'orgoglio nazionale alla luce di così valorosi esempi. Questo sarebbe sembrato allora un brutto nazionalismo estremista, e sotto questo aspetto sarebbe piaciuto poco. Il gretto patriottismo dinastico sembrava più bello e tollerabile che l'incauta passione di un profondo orgoglio nazionale. Quello era sempre disposto a servire, questa in avvenire poteva dominare. Il patriottismo monarchico finiva in società di veterani, la passione nazionale avrebbe percorso strade difficili da indovinare. Essa è come un pregiato cavallo, che si fa montare da tutti. Non bisogna meravigliarsi se si scelse di restare lontani da un tale rischio. Nessuno pensava che un giorno ci sarebbe stata una guerra che, nelle pallottole infuocate e nelle ondate di gas, provocasse la profonda capacità di resistere alla mentalità patriottica. Ma usando la guerra venne la mancanza di un'elevato sentimento nazionale che li punii in maniera orrenda. Gli uomini ebbero soltanto poco desiderio di perire per i re e imperatori, mentre la «nazione» era sconosciuta a quasi tutti. Da quando in Germania è scoppiata la rivoluzione il fine dell'educazione storica è solo quello di imprimere nelle menti delle nozioni. A questo Stato non serve l'esaltazione nazionale ma non attuerà mai quello che in pratica vorrebbe. Poiché, come non fu mai un patriottismo dinastico che seppe opporre forza alla forza in un tempo in cui è Sovrana l'idea nazionale, così, anzi ancora di fini, non vi può essere un entusiasmo repubblicano. E' certo che il popolo tedesco, sotto il detto «per la repubblica» non resisterebbe quattro anni e mezzo sul campo di battaglia e soprattutto non vi resisterebbero i fondatori della repubblica. In pratica questa repubblica può continuare tranquilla, solo grazie alla sua disposizione, manifesta a tutti, a pagare qualunque tributo o risarcimento al nemico ed a firmare qualsiasi cessione territoriale. Essa è accettata dal resto del mondo; come ogni debole è più benvoluto che una persona porta quando è utile. Nel gradimento dei nemici per questo tipo di governo si trova il più distruttivo giudizio del tipo stesso. Si amava la repubblica tedesca e le si permetteva di esistere perché non si potrebbe trovare miglior alleato nel lavoro di assoggettamento della nostra nazione. Solo a questo la repubblica deve la sua sopravvivenza. Perciò essa può fare a meno di ogni istruzione veramente nazionale il ritenere sufficiente che gli eroi della Reichsbanner urlino «evviva!»; eroi che, d'altra parte, più che combattere all'ultimo sangue per la bandiera del Reich, fuggirebbero come pecore. Lo Stato nazionale dovrà combattere per la propria sopravvivenza. Non avrà né proteggerà la propria sopravvivenza sottoscrivendo piani Dawes. Ma per esistere e per proteggersi saranno necessarie appunto quelle cose che adesso potrebbero sembrare superflue. Quanto più saranno insuperabili e pregiati il contenuto e la forma, tanto più grandi saranno la gelosia e la lotta dei nemici. La miglior non consisterà nelle armi ma nei suoi cittadini; lo proteggeranno non le mura delle fortezze ma i viventi ba,,i ioni di uomini e donne spinti da patriottismo e da fanatia esaltazione nazionale. Il terzo punto da accentuare nell'educazione scientifica è perciò questo! Anche nella cultura lo Stato nazionale deve riconoscere un. mezzo per incrementare l'orgoglio nazionale. Non solo la storia mondiale ma anche la storia della civiltà deve essere insegnata sotto questo aspetto. Un inventore deve sembrare di valore non soltanto come inventore ma, ancora di più, come componente della nazione. L'entusiasmo per ogni grande atto deve rivolgersi in orgoglio del fatto che l'autore appartiene al nostro popolo. Ma dai tanti grandi nomi della storia tedesca si debbono scegliere i massimi per inculcarli tanto nell'animo dei giovani, che diventino i sostegni di un fermissimo sentimento nazionale. L'argomento d'insegnamento deve essere svolto sistematicamente prendendo come fondamenti questi principi, l'educazione deve essere formata in modo che il giovane, finita la scuola non sia un mediocre pacifista, un democratico o qualcosa di simile ma un vero tedesco. Finché questo sentimento nazionale sia sincero subito e non sia solo formale, deve essere inculcata nelle menti dei giovani ancora in formazione, una dura norma di base: chi ama la sua nazione può soltanto dimostrare il suo amore con rinuncia. Un sentimento nazionale che tenda solo al profitto non sussiste. E non esiste un nazionalismo che comprenda soltanto delle classi. L'urlare: evviva! non prova niente e non concede l'appellativo di nazionale, se dietro quel grido non c'è la solerte cura della conservazione di una fiorente nazione. C'è ragione di essere orgogliosi del proprio popolo soltanto nel momento in cui non ci si deve vergognare di nessuna classe sociale. Ma una nazione di cui metà è misera, mal ridotta, o completamente estenuata, dà un quadro talmente cattivo che nessuno può esserne orgoglioso. Solo se una nazione e completamente sana, nel corpo e nell'anima, ciascuno puo essere contento di fame parte, e questa gioia può elevarsi à quel sentimento che noi chiamiamo orgoglio nazionale. E questo alto sentimento sarà sentito solo da chi conosce il valore della propria nazione. Già nell'anima dei giovani bisogna imprimere la cognizione del profondo legarne del nazionalismo col sentimento della giustizia sociale. Così si formerà un giorno un popolo di cittadini affiatati e fortificati da un amore e una fierezza comune, incrollabile e inamovibile in eterno. Il timore che la nostra epoca ha del nazionalismo fanatico è indice della sua debolezza. Poiché gli manca, anzi non apprezza ogni superlativa forza, esso non puo essere scelto dalla sorte a grandi opere. Poiché le maggiori rivoluzioni scoppiate sulla Terra non sarebbero state concepibili se avessero avuto per impulsi non passioni sfrenate, isteriche, ma i valori borghesi della calma e della disciplina. Ma il mondo va certamente incontro ad un grande cambiamento. E solo ci si può domandare se avra per effetto la salvezza degli arii, o la diffusione del giudaismo, dell'ebreo errante. Lo Stato nazionale, dovrà preoccuparsi di formare, per mezzo di un'adatta educazione della gioventù, una generazione pronta alle eccelse e massime decisioni che allora saranno prese nel nostro mondo. Vincerà quel popolo che per primo percorrerà questa via. La totale opera d'istruzione e d'educazione dello Stato nazionale deve trovare il suo culmine nell'inculcare nel cuore e nella mente della gioventù a lui consegnata, il significato e il sentimento di razza, adeguata all'istinto e al raziocinio. Nessun fanciullo, nessuna fanciulla, deve abbandonare la scuola senza conoscere perfettamente l'essenza e la necessità della incontaminazione del Sangue. Con questo sono definite le condizioni preliminari di un fondamento razzista della nostra nazione, e ulteriormente, è data la sicurezza della premessa di un successivo sviluppo scientifico culturale. Poiché, in fondo, ogni educazione del corpo e dello spirito non avrebbe pregio se non giovasse a un'individuo deciso e pronto a conservare se stesso e le sue tipiche qualità. Diversamente sopraggiungerebbe quello che noi tedeschi dobbiamo già lamentare, senza forse aver capito completamente l'estensione di questa dolorosa sfortuna: avverrebbe che noi rimarremmo in futuro solo concime da cultura: non solo dal punto di vista della mediocrità della nostra attuale mentalità borghese, che in un

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