mercoledì 5 ottobre 2011

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Nell'inverno 1919 e nella primavera 1920, maggiormente, il nuovo partito dovette dare soluzione ad un problema avanzatosi già durante la guerra. Quando la Germania sembrava essere alla fine, Francia e Inghilterra si prodigarono a suscitare contrasti tra il nord e il sud. Già nella primavera del 1915 girarono manifestini atti a proporre unica responsabile del conflitto, la Prussia. Nel 1916 questa propaganda aveva avuto un forte sviluppo che si ripercosse felicemente sui tedeschi del sud. Ed i responsabili dello Stato e dell'esercito, per lo più in Baviera, furono giustamente criticati per non aver stroncato questi tentativi di disfacimento. Essi infatti non fecero nulla! Anzi alcune volte sembrarono quasi tolleranti, in quanto, erroneamente credevano che quelle critiche danneggiassero lo sviluppo unitario del popolo e apportassero così un rafforzamento delle potenze federali. Una tale presa di posizione costò cara. Il danneggiamento maggiore lo ebbe la Germania e non la Prussia: e accelerò la fine che colpì, prima di tutto, i singoli Stati. Nei luoghi dove maggiormente era riuscita la propaganda contro la Prussia, si ebbero rovesciamenti contro la Casa regnante. Non fu essa sola a provocare l'ostilità della Prussia, ma v'erano delle altre cause che trovarono nella propaganda il loro mezzo per esplodere fuori. La tendenza antiprussiana, principalmente, va attribuita al cattivo impiego dell'economia di guerra che tese a proteggere il territorio del Reich e causò speculazioni di ogni tipo. Infatti per l'uomo della strada la sede delle società di guerra era Berlino, e Berlino era la Prussia. La gente non capi che l'organizzazione delle Società di guerra non era né berlinese, né prussiana, né tedesca. Essa vide che le speculazioni che si facevano all'interno di esse, avvenivano a Berlino, per cui la colpa cadde inesorabilmente sulla Prussia e non si fece niente per cambiare questo modo di pensare. 'ebreo era troppo furbo per non sapere dei contrasti che sarebbero sorti dall'istituzione di queste Società solo esternamente di guerra, ma in realtà atte a sfruttare la nazione tedesca. Finché l'opposizione non era contro di lui, non gliene importò nulla. Ma allorché vide che la popolazione era al culmine della sopportazione, pensò bene di farla sfogare contro altri. E se la Baviera combatteva con la Prussia e viceversa, a' lui stava bene, tanto vedeva che solo dalla guerra di queste due derivava la sua tranquillità. E intanto ci si dimenticava degli internazionalisti. Quando poi si diede ascolto alle persone più sagge le quali andavano a ricercare le vere cause e le vere responsabilità, l'ebreo di Berlino buttò fuori una nuova provocazione e attese. Tutte le persone che avevano intenzione di continuare questo conflitto, ingrandirono il fatto fino al punto che l'odio scoppiò di nuovo. Era una tecnica molto astuta, tesa a sfruttare al massimo la nazione. Dopo ci fu la rivoluzione. Di questo pericolo non poteva accorgersene l'uomo della strada, l'operaio o il piccolo borghese, i quali fino al novembre del 1918 non giunsero mai alla vera causa del conflitto intestino, ma di questo doveva accorgersene la parte nazionale. In quanto il promotore di questo in Baviera, allorché giunse alla vittoria, dichiarò di difendere gli interessi bávaresi. Proprio Kurt Eimer l'ebreo internazionale appoggiò la Baviera contro la Prussia. Logicamente questo,, non gli passava neanche per la mente, spinto, da giornalista com'era, a girare tutta la Germania. Kurt Eimer, non si curava affatto degli interessi di questa, ma solo di quelli ebrei. Sfruttò gli odi della Baviera per fondere completamente la Germania. Ma i bolscevichii avrebbero potuto facilmente approfittare di una nazione spezzettata. Il suo modo di procedere, fu seguito solo in un primo tempo. Il marxismo così, ridimensionando le sue spregiudicate critiche ai singoli stati tedeschi, definendosi partito indipendente fece leva sui sentimenti, sulla dignità di questi e sulle famiglie dei regnanti. L' antagonismo tra la repubblica dei Consigli e i reparti di liberazione fu pubblicizzato come la lotta dei proletari della Baviera contro il materialismo della Prussia. Per questo solo a Monaco si fu rattristati della caduta della repubblica dei Consigli. E l'abilità con cui fu presentata la caduta di questa dai bolscevichi, cioè la fecero vedere come una sconfitta dell'antimilitarismo bavarese da parte del militarismo prussiano, servi molto alla loro causa. Così Kurt Eimer vide aumentare i suoi voti da 10 mila, tanti ne aveva ottenuti per l'elezione alla Camera bavarese legislativa, a quasi 100.000 dopo la riunione dei due partiti. Proprio allora mi dedicai al convincimento dei popoli contro l'assurda lotta delle stirpi. Forse fu quella, proprio la lotta meno condivisa, che io abbia mai sostenuto. A Monaco, ancora durante il tempo dei Consigli, v'erano stati frequenti comizi in cui s'intendeva esasperare l'odio verso il resto della Germania, e soprattutto verso la Prussia, tanto che si chiudevano con esortazioni quali: «Stacchiamoci dalla Prussia, facciamole guerra», etc. oltre alle esortazioni omicide contro i tedeschi del nord. Tanto che un loro rappresentante al Reichstag giunse a dire: «Meglio morire da bavaresi che da prussiani». Bisognava aver partecipato alle riunioni di quell'epoca per comprendere che cosa significasse per me il fatto che un giorno io arrivai ad una riunione che si svolgeva dinanzi alla Birreria dei Leone a Monaco con una schiera di compagni per protestare contro quella pazzia, mi aiutarono quella volta commilitoni di guerra. E' semplice pensare quale fu il nostro stato d'animo quando la folla cominciò a inveire e a minacciarci di morte. Quasi tutta questa gente durante la guerra, mentre io e i miei compagni ci battevamo per la patria, era nascosta o imboscata come tanti disertori. Il vantaggio che ricevetti quella volta, fu che i miei compagni si sentirono più vicini a me e mi giurarono fedeltà per la vita e per la morte. Queste battaglie che si rinnovavano e continuarono nel 1919 sembrarono dover peggiorare all'inizio del 1920. La mia associazione dovette sostenere cruente battaglie durante molte di queste riunioni, ricordo specialmente una nella sala Wagner nella Somestrasse a Monaco, in cui decine di miei affiliati venivano picchiati, insultati e gettati infine fuori dalle sale più morti che vivi. La battaglia che iniziai da solo con pochi affiliati era ora continuata come una sacra missione dal movimento. Sono fiero di poter affermare che con l'aiuto di pochi compagni bavaresi riuscimmo a stroncare lentamente quell'insieme di stupidità e di vigliaccheria. Affermo stupidità e vigliaccheria poiché anche se convinto che la maggior parte degli affiliati era bonaria ma stupida, non mi sento di giustificare tanta semplicità negli organizzatori. Considerai e considero costoro come traditori pagati dalla Francia. Nel fatto Dorten la storia ha già emesso il suo parere. E' chiaro che l'odio verso la Prussia non ha punti in comune con il federalismo. Non è chiara un'operazione federalista che cerca di sfaldare o distruggere un altro Stato federalista. Ciò che rendeva temibile la situazione era il modo in cui si sapevano nascondere le idee vere, facendo emergere le idee federaliste come la sola causa di quella agitazione. Poiché un vero federalista, che non dicesse il falso ripetendo l'idea del Bismarck sul Reich, non poteva pensare di togliere delle zone allo Stato Prussiano, nato o almeno formato da Bismarck: né avallare simili azioni di sfaldamento. Pensate come sarebbero insorti a Monaco se qualche partito conservatore prussiano avesse appoggiato o chiesto francamente la divisione della Franconia dalla Baviera! Facevano pietà quelle persone idealmente federali, che non avevano ancora capito quell'azione sciocca e truffatrice; poiché essi erano i primi ad essere giocati. Appesantita da questa idea federativa, si riscontrò lo sfacelo apportato dagli stessi partigiani. Se si calunnia e si combatte la Prussia fine primo per un così forte edificio statale, non si può propagandare l'idea federalista del Reich. La questione era oltremodo stupida, in quanto che la battaglia di quei feudalisti si rivoltava contro la Prussia che non può essere legata con la democrazia di novembre. Infatti le calunnie e le battaglie dei federalisti non erano rivolte ai padri della Costituzione di Weimar che erano per lo più ebrei o tedeschi del sud, ma a quelle persone che favorivano la vecchia Prussia conservatrice, e che erano all'opposto della costituzione di Weimar. Non ci stupisce che gli ebrei non fossero attaccati, ma anzi ci dà il modo per risolvere enigma. Prima della rivoluzione l'ebreo era riuscito a non far sorvegliare se stesso e i suoi compagni di guerra, facendo lottare la moltitudine, specialmente dei bavaresi contro la Prussia, e nello stesso modo dopo la rivoluzione dovette nascondere la rimanente e maggiore razzia. Fu in grado così di far combattere ancora gli elementi nazionali tedeschi fra di loro: la Baviera di idee conservatrici contro la Prussia che era anch'essa di idee conservatrici. E ancora fu molto furbo, fece violazioni tanto manifeste così che mandò bestia coloro che le ricevettero. Violazioni che furono regolarmente rivolte contro i tedeschi e non contro gli ebrei. Il bavarese non riconosceva nella Berlino una città di solerti lavoratori, ma la parte peggiore, la più infame, propria dei quartieri dell'ovest. Ma il loro rancore non era rivolto a questo, ma alla città prussiana. C'era proprio da lamentarsi. La furberia degli ebrei nello spostare l'attenzione per dirigerla in un'altra parte, si può notare anche oggi. Nel 1918 non si poteva parlare ancora di guerra aperta agli ebrei. Rammento ancora gli scogli che si paravano davanti allorché si pronunciava il nome ebreo. 0 si era squadrati con terrore o si trovava netta opposizione. Le prime volte che cercavamo di aprire gli occhi al popolo sul vero nemico non riuscimmo a concludere nulla e solo piano piano si riuscì a far capire qualcosa. La lega difensiva e offensiva era deficiente per quanto riguardava l'inquadramento. Nell'inverno del 1918-1919 l'antisemitismo cominciò a fare i suoi primi passi. Più tardi il partito nazional-socialista riprese il problema ebraico togliendolo dalle cerchie superiori o piccole borghesie e lo pose come base di un grande movimento nazionale. Ma appena inserimmo questa mentalità nel popolo tedesco, l'ebreo passò al contrattacco. Vi passò alla solita maniera. Fece serpeggiare nella massa popolare il disaccordo e l'ostilità. Sollevò la questione provocando così la lotta tra i cattolici e protestanti, l'unica cosa che potesse dividere in due il paese e far desistere dalla lotta organizzata contro l'ebreo internazionale. Coloro che fecero sorgere il problema ultramontano potranno essere assolti dal peccato contro di lui. Comunque l'ebreo ottenne ciò che voleva e se la spassò un mondo a vedere i suoi nemici ariani e cattolici combattere fra loro. Una volta si era attirata la generale attenzione con i contrasti del federalismo e incitò ad esasperarla, mentre l'ebreo faceva il comodo suo e vendeva la nostra patria e la nostra libertà nell'alta finanza internazionale. Ora l'ebreo pose in ostilità le due tendenze religiose mentre erano entrambe minate dal giudaismo internazionale.

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