sabato 30 luglio 2011
L'esperienza con l'LSD e la realtà
La realtà è inimmaginabile senza un soggetto conoscente, senza un io. Essa è il prodotto del mondo esterno, «il trasmittente», e di un «ricevitore», un soggetto nel cui sé più profondo le emissioni dell'ambiente circostante, registrate dalle antenne degli organi sensoriali, divengono coscienti. Se uno dei due viene a mancare, la realtà non accade, la radio rimane muta e lo schermo visivo appare privo di immagini.Se manteniamo questo modello - il mondo come prodotto del trasmittente e del ricevitore - , l'accesso a un'altra realtà, provocato dall'azione dell'LsD, può essere allora spiegato con il fatto che il cervello, sede del ricevitore, subisce un'alterazione biochimica. Il ricevitore viene così a sintonizzarsi su una lunghezza d'onda diversa da quella che coincide con la normale e quotidiana realtà. Poiché all'infinita molteplicità e diversità dell'universo corrisponde un numero illimitato e diversificato di lunghezze d'onda, possono manife-starsi nella coscienza, in base alla disposizione del ricevitore, numerose e svariate realtà, comprendenti il rispettivo soggetto. Esse, o meglio ancora, queste distinte stratificazioni della realtà non si escludono a vicenda, ma sono complementari, e costituiscono insieme una parte della realtà onnicomprensiva, eterna e trascendentale, dove ha sede anche il centro inattaccabile dell'autocoscienza che registra -i vari stati dell'ego. La vera importanza dell'LsD e degli altri allucinogeni consiste nella capacità di disporre su altre lunghezze d'onda il soggetto ricevitore, provocando in tal modo alterazioni nella percezione della realtà. La possibilità di far emergere nuove e multiformi immagini del mondo, questo potere davvero cosmogonico, rende comprensibile la venerazione cultuale delle piante allucinogene in funzione di droghe sacre. Qual è la caratteristica e fondamentale differenza tra la realtà ordinaria e l'immagine del mondo esperita durante 1'inebriamento con 1'LsD? Negli stati usuali di coscienza 1'io e l'ambiente esterno sono separati; il soggetto sta di fronte al mondo, che si è trasformato in oggetto. Con 1'LsD i confini tra 1'io conoscente e ciò che sta di fronte più o meno svaniscono, a seconda dell'intensità dell'inebriamento. Ha luogo una reazione fra il ricevitore e il trasmittente. Una parte dell'io straripa nel mondo esterno, nelle cose, che si animano e assumono un significato diverso e più profondo. Questa esperienza, che si accompagna alla perdita dell'io su cui facciamo sempre affidamento, può essere estatica o assumere i tratti demoniaci del puro terrore. Nell'eventualità auspicabile, il soggetto rinnovato si sente beatamente fuso con le cose della realtà esterna e di conseguenza con le altre creature del mondo, fino a raggiungere possibilmente il senso della totale unità con l'universo. Questo stato, che, date certe favorevoli condizioni, può essere procurato dall'azione dell'LsD e delle altre sostanze sacre messicane, è analogo all'illuminazione religiosa spontanea - 1'unio mystica. In entrambi i casi, spesso della durata di un solo eterno istante, viene percepita quella dimensione da cui traspare il fulgore della realtà trascendentale. Il rapporto tra 1'illuminazione spontanea e quella indotta dalle droghe è stato ampiamente indagato da R.C. Zaehner nel libro Mystik - religiós und profan («Misticismo - sacro e profano»), Ernst Klett Verlag, Stoccarda 1957.Gottfried Benn, nel saggio Provoxiertes Leben («Vita provocata») (apparso in: Ausdruckswelt, Limes Verlag, Wiesbaden, 1949), definisce la realtà in cui 1'io e il mondo stanno l'uno di fronte all'altro come «la catastrofe schizoide, il destino nevrotico dell'occidente». Così scrive: L'attuale concetto di realtà ebbe origine nel sud del nostro continente. Determinante per la sua formazione fu il principio ellenistico-europeo dell'agóne e della vittoria conseguita attraverso la prestazione, l'astuzia, la perfidia, il talento e la forza, espresso all'inizio nella forma greca dell'aretè, e successivamente in quella europea del darwinismo e del superuomo. L'io venne allo scoperto, calpestò la terra, condusse batta-glie e per far questo ebbe bisogno di strumenti, di materiali, di potere. Si pose di fronte alla materia come altro da essa; se ne distaccò con i sensi, ma ci stabilì un rapporto formale più stretto. La scompose, la esaminò e la classificò: armi, oggetti di scambio, denaro per riscattare. La spiegò mediante isolamento, la ridusse a formule, ne strappò dei frammenti, la suddivise. (La materia divenne) un concetto appeso come sciagura sopra l'Occidente, contro cui esso lottò, senza afferrarlo, a cui sacrificò un'ecatombe di sangue e di felicità, e le cui tensioni e fratture era ormai impossibile risolvere attraverso lo sguardo naturale e la conoscenza metodica dell'essenziale, quieta unità delle forme prelogiche dell'essere... invero, il carattere catastrofico di questo concetto venne alla luce in maniera sempre più evidente... uno stato, un'organizzazione sociale, una morale pubblica, per i quali la vita altro non è che esistenza sfruttabile economicamente, e che non accettano il mondo della vita provocata, non possono arrestare la sua distruttività. Una comunità, la cui igiene e tutela razziale, quali moderni rituali, si basano su vuote conoscenze biologico-statistiche, può solo difendere il punto di vista superficiale delle masse, nella cui osservanza conduce incessantemente le guerre, perché la realtà è per essa materia prima, rimanendole nascosto il suo presupposto metafisico. Come sostiene Gottfried Benn in questo brano, il concetto di realtà che mantiene separati 1'io e il mondo ha senza dubbio stabilito il corso evolutivo della storia intellettuale europea. Il mondo vissuto come materia inanimata e oggetto, a cui l'uomo sta di fronte in opposizione, ha prodotto la scienza moderna e la tecnica. E grazie al loro intervento, gli uomini hanno sottomesso la terra e hanno abusato del suo patrimonio; le imponenti realizzazioni della civiltà tecnologica si trovano faccia a faccia con il disastro ecologico. Questo intelletto che tutto oggettivizza è penetrato anche nel cuore della materia, il nucleo dell'atomo, e lo ha spaccato, liberando energie che minacciano le forme vitali del nostro pianeta. Se l'uomo non si fosse separato dal mondo, ma avesse vissuto in armonia con la natura vivente e la creazione, mai sarebbe stato possibile un impiego sbagliato della conoscenza e dell'intelletto. Tutti gli attuali tentativi di provvedere ai danni causati attraverso misure di protezione ambientale risulteranno solamente rattoppi superficiali e senza speranza, se a essi non seguirà la cura di quello che Benn ha chiamato «il destino nevrotico dell'Occidente». Guarire significa poter esperire la realtà profonda delle cose che tutto abbraccia, compreso il soggetto che vi partecipa. Questo tipo di esperienza viene sempre più ostacolato in ambienti che mani umane hanno reso inanimato, nelle metropoli e nei paesaggi industriali delle nostre società. È qui che soprattutto si palesa il contrasto fra l'individuo e il mondo esterno. Sensazioni di alienazione, di solitudine, di minaccia si presentano incessantemente e dominano la coscienza quotidiana degli individui delle società industriali; esse prendono inoltre il sopravvento ovunque si estenda la civiltà della tecnica, e in larga misura influiscono sulla produzione dell'arte moderna e della letteratura. Nell'ambiente naturale il pericolo di vivere una realtà frantumata è minore. Nei prati, nelle foreste e nel regno animale che vi si rifugia, ma anche in ogni giardino, si avverte una realtà infinitamente più vera e antica, più profonda e stupefacente di qualsiasi cosa gli uomini abbiano costruito, e che sarà sempre presente quando il mondo esanime delle macchine e del cemento si dileguerà di nuovo, si coprirà di ruggine e cadrà in rovina. Nella germinazione, nella crescita, nella fioritura, nella fruttificazione, nella morte e di nuovo nella comparsa dei primi germogli delle piante, nel loro rapporto con il sole, la cui luce esse trasformano in energia chimica sotto forma di composti organici, dai quali tutte le forme viventi del nostro pianeta provengono - nell'essenza propria delle piante, si manifesta la stessa misteriosa, inesauribile ed eterna energia vitale che ci ha generato e ci condurrà di nuovo nel suo ventre, dove saremo a1 sicuro e uniti con tutto il creato. Non stiamo qui parlando di sentimentali utopie naturiste, di un «ritorno alla natura» in senso rousseauiano. Quel movimento romantico, che ricercava 1'idìllio nel mondo naturale, rappresenta senz'altro il sentimento di un'umanità che ha visto scissi i propri legami con la natura. Ciò di cui oggi abbiamo bisogno è vivere di nuovo l'unione fondamentale con tutte le forme viventi, ed essere consapevoli della dimensione onnicomprensiva della realtà. Più sporadico risulte-rà lo sviluppo spontaneo di questa consapevolezza, più la flora e la fauna primigenie del pianeta dovranno sottomettersi a un ambiente tecnologico inanimato. I misteri e il mito Il concetto di realtà secondo cui il soggetto si pone di fronte al mondo e con esso si confronta, cominciò a delinearsi, come riferisce il passo di Gottfried Benn, nella parte meridionale del continente europeo, l'antica Grecia. Già gli uomini di quell'epoca conoscevano il dolore che deriva dalla coscienza di una realtà frantumata. Lo spirito greco andò alla ricerca della cura, integrando la multiforme e variopinta, sensuale ma anche dolorosa visione apollinea del mondo, prodotta dalla separazione del soggetto dall'oggetto, con l'esperienza dionisiaca del mondo, in cui questa frattura si annulla nell'ínebriamento estatico. Scrive Nietzsche in «La nascita della tragedia»: O per l'influsso delle bevande narcotiche, cantate da tutti gli uomini e dai popoli primitivi, o per il possente avvicinarsi della primavera, che pervade gioiosamente tutta la natura, si risvegliano quegli impulsi dionisiaci, nella cui esaltazione l'elemento soggettivo svanisce in una completa dimenticanza di sé... Sotto l'incantesimo del dionisiaco non solo si restringe il legame tra uomo e uomo, ma anche la natura estraniata, ostile ' o soggiogata celebra di nuovo il suo giorno di riconciliazione con il figlio perduto, l'uomo. Celebrati ogni anno nella stagione autunnale, entro un arco di tempo di quasi duemila anni - dal 1500 a.C. circa fino al quarto secolo "' dopo Cristo - i Misteri di Eleusi erano intimamente legati alle cerimonie e ai festeggiamenti in onore del dio Dioniso. Essi furono istituiti da Demetra, dea della fertilità, come ringraziamento per la liberazione di sua figlia Persefone, che il dio degli inferi, Ade, aveva rapito. Tra i doni di riconoscenza offerti dalle due divinità al sommo sacerdote di Eleusi, Trittolemo, figurava anche una spiga di grano. Esse lo istruirono sulla coltivazione di questo cereale, che egli disseminò poi su tutto il globo terrestre. A Persefone, tuttavia, non fu sempre concesso di rimanere con sua madre, poiché, disubbidendo agli ordini degli dei supremi, aveva ricevuto il nutrimento da Ade. Come punizione, avrebbe dovuto far ritorno negli inferi per un certo periodo dell'anno. Durante questo tempo l'inverno calava sulla terra, le piante morivano e si ritiravano dentro il suolo, per rinascere poi a nuova vita in primavera, insieme alla ricomparsa di Persefone sulla terra. Il mito di Demetra, Persefone, Ade e delle altre divinità, rappresentato come dramma, costituiva comunque solo la cornice esterna degli avvenimenti. Il momento solenne delle celebrazioni annuali era la cerimonia notturna d'iniziazione. Agli iniziati veniva proibita, pena la morte, la divulgazione di quello che avevano appreso e visto nella sala più segreta e sacra del tempio, il telesterion (mèta). Nessuno dei numerosi iniziati ai misteri di Eleusi lo ha mai fatto. Tra i molti personaggi celebri dell'antichità, vi parteciparono anche Pausania, Platone e gli imperatori romani Adriano e Marco Aurelio. Dai commenti degli iniziati sul valore e l'importanza della visione si può senz'altro parlare di stati d'illuminazione vissuti dai partecipanti, durante i quali si offriva alla loro vista la dimensione più profonda e il fondamento eterno della creazione. Così recita un inno omerico: «Beato è colui tra gli uomini sulla terra, che ha visto queste cose! Chi invece non è stato iniziato ai Sacri Misteri, chi non vi ha avuto parte, è destinato a giacere, da morto, nelle lugubri tenebre». Parlando della benedizione eleusina, Pindaro così si esprime: «Beato chi entra sotto la terra dopo aver visto quelle cose. Conosce la fine della vita, conosce anche il principio dato dalla divinità». Cicerone, un altro famoso iniziato, allo stesso modo esaltò la luminosità che pervase la sua vita dopo la visione di Eleusi: «Là abbiamo ricevuto il motivo per vivere non solo con letizia, ma anche con una speranza migliore nella morte». Come poteva la rappresentazione di un evento così comune, che ogni anno si rinnova davanti ai nostri occhi - il seme del grano che viene messo sotto terra e qui muore, affinché una nuova pianta, una nuova vita, possa ergersi verso la luce - rivelarsi un'esperienza così confortante, come traspare dalle precedenti testimonianze? Sap-piamo da fonti antiche che nella cerimonia finale veniva offerta agli iniziati una bevanda, il kikeon, í cui ingredienti erano l'estratto d'orzo e la menta. Alcuni studiosi di religioni e di mitologia - come Karl Kerényi dalla cui opera sui Misteri di Eleusi sono state riprese le precedenti indicazioni, e con cui ho collaborato nella ricerca su questa misteriosa bevanda - sono dell'opinione che al kikeon fosse mescolata una sostanza allucinogena [nel libro di R. Gordon Wasson, Albert Hofmann e Carl A.P. Ruck, The road to Eleusis (Harcourt Brace Jovanovich, New York, 1978), viene discussa l'ipotesi che nel kikeon fosse presente un preparato estratto dalla segale cornuta]. Questa ipotesi renderebbe comprensibile l'esperienza estatico-visionaria del mito di Demetra e Persefone, come simbolo ciclico della vita e della morte inscritto all'interno di una realtà incorruttibile che le abbraccia entrambe. Quando il re goto Alarico, spingendosi dal nord, invase la Grecia nel 396 d.C. e distrusse il santuario di Eleusi, non si trattò solamente della fine di un centro religioso, ma anche del definitivo tramonto del mondo antico. Con i monaci al seguito di Alarico il cristianesimo fece il suo ingresso in Grecia. Il significato storico-culturale dei Misteri e la loro influenza sulla storia del pensiero europeo possono essere scarsamente sopravvalutati. Un'umanità separata dal mondo a causa della propria razionalità dualista trovava la cura al proprio dolore nell'esperienza mistica totale che i Misteri le procuravano, e che le dava la certezza dell'esistenza di un essere immortale e imperituro. Questa fede è sopravvissuta nel cristianesimo delle origini, sebbene con altri simboli. Essa si manifesta come una promessa anche in alcuni passaggi dei Vangeli, in particolar modo nel Vangelo secondo Giovanni, nel capitolo 14, 16-20. Gesù parla ai suoi discepoli, mentre prende congedo da loro: Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, affinché sia per sempre con voi: lo Spirito della verità, che il mondo non può accogliere, perché non lo vede né lo conosce. Ma voi lo conoscete, perché dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un po' e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi riconoscerete che io sono nel Padre, voi in me e io con voi. Questa promessa forma il cuore del mio credo cristiano e della mia vocazione alla ricerca scientifico-naturale: attraverso lo spirito della verità noi arriveremo alla conoscenza dell'universo e alla consapevolezza della nostra identità con la realtà più profonda e onnicomprensiva, Dio. Tuttavia il cristianesimo ecclesiastico, caratterizzato dal dualismo creatore-creato e da una religiosità alienata dalla natura, ha cancellato ampiamente l'eredità dionisiaco-eleusina dell'antichità. Nell'ambito della fede cristiana, solo particolari uomini di grande talento hanno potuto testimoniare, nel corso di esperienze visionarie spontanee, di una realtà eterna e confortante, esperienze a cui l'élite di innumerevoli generazioni dell'antichità aveva accesso attraverso l'iniziazione eleusina. L'unio mystica dei santi cattolici e le visioni che i rappresentanti del misticismo cristiano, Jakob Boehme, Meister Eckhart, Angelus Silesius, Thomas Traherne, William Blake e altri, descrivono nelle loro opere, sono essenzialmente e in maniera evidente simili all'illuminazione ricevuta dagli iniziati ai Misteri eleusini. L'importanza fondamentale dell'esperienza mistica per la guarigione di un'umanità malata di visione materialistica e mono-razionale del mondo, non è oggi particolarmente sottolineata solo dai seguaci dei movimenti religiosi orientali, come quelli del buddismo zen, ma anche da esponenti di primo piano della psichiatria accademica. Vorrei qui richiamare l'attenzione sulle opere di Balthasar Staehelin, lo psichiatra originario di Basilea che lavora a Zurigo: Haben und Sein (1969), Die Welt als Du (1970), Urvertrauen und zweite Wirklichkeit (1973), Der finale Mensch (1976). Questi libri rinviano a numerosi altri autori che si occupano della stessa problematica. Un nuovo indirizzo sta oggi prendendo campo nella psicologia, quale elemento basilare della sua pratica terapeutica; mi riferisco alla psicologia transpersonale, il cui obiettivo è il raggiungimento della dimensione metafisica dell'uomo che si manifesta nell'esperienza di una realtà più ampia e non dualista. Ancora più significativo è il fatto che non solo la medicina, bensì settori sempre più larghi della nostra società considerino il superamento della visione dualista della natura il presupposto e il fondamento della guarigione e del rinnovamento spirituale della civiltà e della cultura occidentale. Nelle sue molteplici forme, la meditazione si pone oggigiorno in primo piano quale via per la conoscenza di quella dimensione profonda e avvolgente in cui l'uomo sente protezione e conforto. Essa si differenzia dalla preghiera tradizionale, costruita sulla dualità creatore e creato, nell'obiettivo fondamentale che vi si persegue, consistente nell'abolizione della barriera Io-Tu attraverso la fusione dell'oggetto e del soggetto, del trasmittente e del ricevitore, della realtà oggettiva e dell'io. Tuttavia, questa conoscenza fattuale sempre più estesa, che abbraccia la realtà oggettiva in virtù dell'indagine scientifica, non deve essere considerata una profanazione. A1 contrario, se si spinge abbastanza in profondità, essa perviene al fondamento primario e imperscrutabile dell'universo, al prodigio e al mistero del divino: nel microcosmo dell'atomo, nel macrocosmo della nebulosa a spirale, nei semi delle piante, nel corpo e nella psiche dell'uomo. La meditazione inizia ai confini della realtà oggettiva che sono stati raggiunti dalla conoscenza e dalla percezione razionale. Essa, per' ciò, non si pone come negazione della realtà effettuale, bensì rappresenta una penetrazione nelle dimensioni più profonde di ciò che esiste; non si tratta di una fuga verso la sfera immaginaria del sogno, ma della ricerca della verità che avvolge il mondo oggettivo, tramite la contemplazione simultanea e stereoscopica delle sue superfici e dei suoi abissi. Da ciò potrebbe nascere e svilupparsi una nuova consapevolezza, su cui costruire una nuova religiosità, non più sostenuta dal credo nei dogmi delle varie religioni ma dalla conoscenza attraverso lo «spirito della verità». Con questo si intende una conoscenza, una lettura e una comprensione del testo direttamente «dal libro che le dita di Dio hanno scritto» (Paracelso), dalla creazione. Il passaggio da una visione in cui il mondo è posto di fronte e in contrasto al soggetto a una conoscenza profonda e quindi religiosa della realtà può compiersi solo gradualmente, mediante una continua pratica meditativa. Ma può anche manifestarsi, come improvvisa e spontanea illuminazione, in un'esperienza visionaria; i suoi effetti sono allora particolarmente intensi e gioiosi. Oppure, può, come scrive Balthasar Staehelin, «non presentarsi neppure dopo decenni di meditazione». Inoltre non a tutti capita di vivere una simile esperienza mistica, benché questa possibilità sia inerente alla natura della spiritualità umana. Nonostante ciò, a Eleusi, la visione mistica, l'esperienza ristoratrice e confortante, poteva essere procurata ai numerosi iniziati ai sacri misteri in un luogo e in un tempo stabiliti. Ciò potrebbe essere spiegato con l'intervento farmacologico di una droga allucinogena, come affermano alcuni studiosi di religioni tra i quali ho già citato Karl Kerényi. La proprietà caratteristica degli allucinogeni, quella di rimuovere le barriere tra il soggetto conoscente e il mondo esterno in un'esperienza estatico-emozionale, può rendere possibile, dopo opportune preparazioni interne ed esterne come quelle scrupolosamente curate a Eleusi, un'esperienza mistica per così dire secondo il programma. La meditazione è un preliminare per arrivare allo stesso scopo che era perseguito e raggiunto nei misteri eleusini. È probabile che in futuro 1'LsD venga impiegato per procurare la visione mistica quale coronamento di questa. Colgo il vero significato dell'LsD nella sua capacità di offrire un aiuto sostanziale alla meditazione orientata verso l'esperienza mistica. Questo uso è in pieno accordo con l'essenza e l'azione caratteristica di una sostanza sacra come 1'LsD. - Il sostegno alla meditazione attraverso 1'LsD si fonda sulle stesse azioni che stanno alla base del suo impiego in psicoanalisi e in psicoterapia, cioè sulla sua facoltà di allentare o addirittura di abolire temporaneamente le barriere tra il soggetto e l'oggetto e la separazione dell'uomo dal mondo esterno. Ciò favorisce l'interruzione di eventuali circoli viziosi di natura egoica, e il presentarsi di una realtà che dà ristoro e accoglienza.
Visite da tutto il mondo
Visite da tutto il mondo Gli aspetti multiformi e i molteplici influssi dell'LsD hanno contribuito a formare la rete di contatti che ho avuto con personaggi e circoli culturali tra i più eterogenei. In essa sono stati coinvolti vari colleghi delle più disparate discipline scientifiche - chimici, farmacologi, medici, micologi - che ho incontrato alle università, ai congressi, alle conferenze, o con cui sono venuto in contatto attraverso pubblicazioni. Ho avuto anche rapporti con scrittori di materie letterario-filosofiche. Nei capitoli precedenti ho riferito di alcuni contatti, per me particolarmente significativi, con personalità provenienti da quest'ultima area. L'LsD mi ha procurato inoltre una serie di conoscenze personali con individui interessati alle sostanze psichedeliche e con circoli hippy, di cui voglio ora occuparmi brevemente. La maggior parte di questi visitatori proveniva dagli Stati Uniti, perlopiù giovani di passaggio che si recavano in Estremo Oriente alla ricerca della saggezza orientale o di un guru; oppure nella speranza di trovare là una maggiore disponibilità di droghe. Un'altra meta era Praga, perché all'epoca era facile comprarvi LSD di buona qualità. Una volta arrivati in Europa, molti di loro coglievano l'opportunità per far visita al «padre dell'LsD», «l'uomo che aveva fatto il famoso viaggio in bicicletta». Talvolta però alla base della visita erano motivi più seri: il desiderio di riferire esperienze personali con 1'LsD e di discuterne il significato alla sorgente, per così dire. Solo raramente la visita era motivata dal desiderio di ottenere LSD in forma assolutamente pura, per sperimentarne gli effetti almeno una volta. Ho ricevuto visite di ogni tipo e con le motivazioni più diverse anche dalla Svizzera e da altri paesi europei. Negli ultimi anni questi incontri sono diventati meno frequenti a causa della minore importanza che l'LSD è andato assumendo all'interno del panorama degli stupefacenti. Ogniqualvolta mi è stato possibile, ho ricevuto questi visitatori o concordato un luogo d'incontro altrove. Ho considerato questo un dovere conseguente al mio ruolo nella storia dell'LsD, che ho perseguito offrendo chiarimenti e consigli. Talvolta non c'era una vera conversazione, come nel caso del timido giovane che un giorno arrivò con il suo motorino. Non mi era chiaro lo scopo di quella visita. Rimase fisso a guardarmi, come se si stesse domandando: è possibile che l'uomo che ha scoperto una cosa così strana come l'LSD abbia un aspetto del tutto ordinario? Avevo la sensazione che questa persona, come altre a lui simili, sperasse, in mia presenza, di veder risolto in qualche modo l'enigma dell'LsD. Di tutt'altro tipo fu l'incontro che ebbi con un giovane di Toronto. Costui mi invitò a pranzo in un ristorante esclusivo. Era alto, snello, dall'aspetto molto serio e la mente brillante; possedeva un'importante azienda industriale in Canada. Espresse la sua gratitudine per la mia scoperta dell'LsD, che aveva impresso alla sua vita un'altra direzione. Era stato un «businessman» al cento per cento, con una visione del mondo totalmente materialistica; l'LSD gli aveva aperto gli occhi verso la dimensione spirituale della vita e gli aveva risvegliato il senso artistico, letterario e filosofico; in più, si sentiva adesso intensamente coinvolto nella sfera religiosa e metafisica. Il suo desiderio era ora quello di rendere accessibile l'esperienza con l'LSD, entro un contesto opportuno, alla sua giovane compagna, nella speranza che anche lei potesse ricavarne i suoi stessi benefici. Non ugualmente profondi, benché sempre liberatori ed entusiasmanti, furono i risultati di esperimenti con l'LSD che mi descrisse con grande senso dell'humour e fantasia un giovane danese. Veniva dalla California, dove aveva lavorato presso l'abitazione di Henry Miller a Big Sur. Si era poi trasferito in Francia con l'intenzione di comprarvi un podere diroccato, che poi lui, essendo un bravo carpentiere, avrebbe ristrutturato. Lo pregai di farsi consegnare uno scritto autografo dal suo ex datore di lavoro per poterlo includere nella mia raccolta; in effetti, dopo un po' di tempo, ricevetti un breve documento scritto di pugno dallo stesso Henry Miller - originale in tutti i sensi. Una giovane donna venne a farmi visita per parlarmi delle sue esperienze con 1'LsD, che si erano rivelate di grande importanza per la sua crescita interiore. Da adolescente superficiale, alla ricerca di ogni genere di passatempo, e con genitori che la trascuravano abbastanza, aveva cominciato a prendere 1'LsD per curiosità e amore dell'avventura. Per tre anni lo usò di frequente. Ne era risultata una straordinaria intensificazione della sua vita interiore. Si mise quindi alla ricerca del senso più profondo della sua esistenza, che le si sarebbe poi alla fine rivelato, come lei stessa mi raccontò. In seguito, ormai consapevole che 1'LsD non poteva più aiutarla, riuscì ad abbandonare il mezzo chimico senza difficoltà e sforzi di volontà. Adesso era nella posizione di continuare a lavorare su se stessa al di là di qualsiasi intervento artificiale. Aveva raggiunto ormai un grado soddisfacente di felicità e sicurezza interiori, - e così terminò il suo racconto. Questa giovane donna mi aveva parlato della sua storia perché sospettava che fossi spesso attaccato da persone dalla mentalità ristretta, che scorgevano solo i danni talvolta procurati dall'LsD ai giovani. Il motivo diretto della sua visita era stata una conversazione udita casualmente durante un viaggio in treno. Un uomo imprecava nei miei confronti, trovando vergognoso che io avessi preso posizione sul problema dell'LsD in un'intervista rilasciata a un quotidiano. Secondo la sua opinione, avrei dovuto denunciare 1'LsD in ultima istanza quale opera demoniaca, e pubblicamente ammettere la mia colpa in questa faccenda. Non ho mai avuto modo di vedere persone colte da delirio allucinatorio a causa dell'LsD, le cui condizioni avrebbero potuto provocare una condanna indignata di quel genere. Simili casi, attribuibili a un consumo di LSD in circostanze negative, a dosaggi eccessivi oppure a predisposizioni psicotiche, finivano sempre negli ospedali o in qualche stazione di polizia. Ed erano sempre accompagnati da una grande pubblicità. L'incontro avuto con una giovane americana è sempre rimasto impresso nei miei ricordi, quale esempio dei tragici effetti dell'LsD. Accadde durante l'ora di pranzo, che ero solito trascorrere barricato nel mio ufficio - niente visite, l'ufficio della segreteria chiuso. Qualcuno venne a bussare alla porta, in modo discreto ma continuo, fin quando mi decisi di andarla ad aprire. A fatica credevo ai miei occhi: davanti a me stava una bellissima ragazza, bionda, con grandi occhi blu; portava una lunga veste hippy, una fascia intorno alla fronte e calzava un paio di sandali. «Mi chiamo Joan, vengo da New York - lei è il dottor Hofmann?» Prima di chiederle il motivo della sua visita, le domandai come era riuscita a passare attraverso i due controlli, quello all'ingresso principale dell'azienda e quello alla porta dell'edificio dei laboratori, poiché i visitatori erano ammessi solo su richiesta telefonica, e in più questa figlia dei fiori dava particolarmente nell'occhio. «Io sono un angelo, posso passare dappertutto», fu la sua risposta. Quindi spiegò di esser venuta in missione speciale. Doveva salvare il suo paese, gli Stati Uniti; in special modo, doveva condurre sulla retta via il presidente (all'epoca L.B. Johnson). Questo scopo poteva essere raggiunto soltanto se lo si fosse spinto a prendere 1'LsD. Solo allora egli avrebbe avuto le idee giuste per portare il paese fuori dalla guerra e dalle difficoltà interne. Joan era venuta da me con la speranza che l'avrei aiutata a compiere la sua missione - dare 1'LsD al presidente. Joan, per via del nome, si considerava la Giovanna d'Arco degli Stati Uniti. Non so se i miei argomenti, formulati con tutti i riguardi per il suo sacro ardore, furono in grado di convincerla che il suo piano non ave va possibilità di successo su nessuna base, psicologica, tecnica, w interna ed esterna. Delusa e triste, se ne andò via. Il giorno dopo mi telefonò. Di nuovo mi chiese di aiutarla, perché aveva esaurito le sue risorse finanziarie. L'accompagnai da un amico a Zurigo che le trovò un lavoro, e presso cui poteva abitare. Di professione Joan faceva l'insegnante ed era anche pianista e cantante di night club. Per un periodo di tempo suonò il piano accompagnandosi con la voce in un raffinato ristorante zurighese. I ricchi clienti borghesi non avevano ovviamente la più pallida idea di che tipo di angelo sedesse al pianoforte a coda vestito in abito nero da sera, che con voce dolce e sensuale e suoni altrettanto delicati accompagnava le loro serate mondane. Pochi prestavano attenzione alle parole delle sue canzoni; per la maggior parte erano testi hippy, alcuni dei quali contenevano lodi velate delle droghe. Le apparizioni zurighesi non durarono a lungo; nel giro di poche settimane venni a sapere dal mio amico che Joan era improvvisamente scomparsa. Tre mesi dopo egli ricevette una sua cartolina da Israele, dove era stata ricoverata in un ospedale psichiatrico. Per concludere, vorrei riferire di un'altra visita in cui 1'LsD figura solo indirettamente. La signorina H.S., prima segretaria in un ospedale, mi scrisse chiedendomi un incontro. Venne all'ora del tè. Mi spiegò che la sua visita era stata motivata dalla lettura di un rapporto su un esperimento con 1'LsD, la cui descrizione le ricordava un'esperienza da lei vissuta quand'era ragazzina, e che tuttora la inquietava; sperava che io potessi aiutarla a capire quell'episodio. Aveva partecipato, come apprendista di commercio, a un viaggio aziendale. Il gruppo aveva trascorso la notte in un hotel di montagna. H.S. si svegliò molto presto e da sola lasciò l'albergo per andare a vedere l'alba. Non appena le montagne cominciarono a illuminarsi in un mare di raggi, H.S. venne inondata da una sensazione di gioia senza precedenti, che continuò anche dopo essersi unita agli altri partecipanti al viaggio per la messa mattutina nella cappella. Durante la funzione religiosa ogni cosa le apparve come rivestita di splendore sovrannaturale, e il senso di felicità raggiunse un livello d'intensità tale da farla piangere a dirotto. Venne riportata all'albergo e trattata come una persona sofferente di nervi. Questo episodio influì ampiamente sul corso della sua vita. H.S. temeva di non essere del tutto normale. Da un lato, aveva paura di questa esperienza, che le era stata descritta come un esaurimento nervoso; dall'altro, ne desiderava la ripetizione. Internamente divisa, aveva condotto un'esistenza precaria. Attraverso frequenti cambiamenti di lavoro e di relazioni personali, essa era di nuovo alla ricerca, consapevolmente o non, di questo tipo di visione estatica che già le aveva procurato una gioia così intensa.Riuscii a tranquillizzare la mia visitatrice. Quello che aveva vissuto non era un episodio psicopatologico, né un esaurimento nervoso. Ciò che molte persone cercano di raggiungere con l'aiuto dell'LSD - la visione di una dimensione più profonda delle cose - era venuto a lei come grazia spontanea. Le consigliai la lettura del libro di Aldous Huxley, The perennial philosophy (Harper, New York-London, 1945), in cui sono raccolte alcune testimonianze di illuminazione spontanea provenienti da culture e epoche diverse. Huxley scriveva che le visioni beatifiche non sono prerogativa esclusiva dei mistici e dei santi, ma anche di molte persone comuni, più di quello che si supponga, benché la maggior parte non ne riconosca l'importanza, e, invece di considerarle quali promettenti raggi di luce, le reprima, non conformandosi esse alla realtà quotidiana.
il carteggio con il poeta e medico Walter Vogt
il carteggio con il poeta e medico Walter Vogt Anche il medico, psichiatra e scrittore Walter Vogt fu tra coloro con cui entrai in rapporti d'amicizia grazie all'LsD. Come le lettere qui riportate mettono in luce, gli argomenti del nostro carteggio non furono tanto gli aspetti terapeutici dell'LsD, di interesse del medico, quanto soprattutto i suoi effetti sulla coscienza e sulla psicologia del profondo, di interesse dello scrittore. Muri/Berna, 22 novembre 1970 Caro Signor Hofmann, La notte scorsa ho sognato che ero stato invitato da una famiglia di amici a prendere il tè in una pasticceria di Roma. Questa famiglia conosceva anche il papa, che era seduto allo stesso nostro tavolo. Vestiva tutto di bianco e portava anche una mitra bianca. Era silenzioso e molto bello. E oggi, improvvisamente, mi è venuta l'idea di spedirle il mio Vogel auf dem Tisch («Uccello sul tavolo») - quale carta da visita, se lei vuole - Un libro piuttosto apocrifo, che, riflettendoci bene, non deploro, benché il traduttore italiano sia fermamente convinto si tratti della mia opera migliore (a proposito, anche il papa è italiano. So it goes...) Può darsi che questo libretto la possa interessare. Fu scritto nel 1966 da un autore che all'epoca non aveva ancora avuto alcun briciolo d'esperienza con le sostanze psichedeliche, e che leggeva i resoconti delle ricerche mediche con queste droghe senza capirvi nulla - tuttavia, poco è cambiato da allora, eccetto che adesso le perplessità provengono dall'altra parte. Credo che la sua scoperta abbia provocato uno iato (non proprio una conversione da Saul a Paolo, come sostiene Roland Fischer...) nel mio lavoro (un'altra grande parola) - e invero, tutto quello che ho scritto da allora ha uno svolgimento più realistico o, se non altro, meno espressivo. Sta di fatto che non sarei mai potuto riuscire a comunicare il freddo realismo del mio spettacolo televisivo Spiele der Macht («Giochi di potere») senza l'aiuto di questa scoperta. Lo testimoniano le diverse versioni, caso mai siano ancora in giro. Se fosse interessato e avesse tempo per un incontro, sarei molto felice di venirla a trovare una volta per fare una chiacchierata. [...] W.V.Burg i.L., 28 novembre 1970 Caro Signor Vogt, Se l'uccellino che è venuto a posarsi sul mio tavolo ha trovato la via per arrivare fino a me, devo ancora una volta ringraziare i magici effetti dell'LsD. Presto potrei scrivere un libro su tutte le conseguenze che sono derivate per me da quell'esperimento del 1943. [...]A.H. 13 marzo 1971 Caro Signor Hofmann, Allegata alla lettera c'è una recensione di Annàherungen di Jiinger, che ho ritagliato dal giornale di oggi; probabilmente le può interessare che... [...] Sono dell'opinione che avere le allucinazioni - sognare - scrivere siano attività che si contrappongono e sono complementari alla consapevolezza quotidiana. Certamente questa è solo una mia idea. Per altri po trebbe essere diverso - inoltre è molto difficile parlare con le persone di queste cose, anche perché spesso parliamo lingue differenti... [...] Comunque, visto che ora sta collezionando autografi, e mi fa l'onore di includere alcune delle mie lettere nella sua raccolta, allego a questa il manoscritto del mio «testamento», dove la sua scoperta è considerata «la sola e unica gioiosa invenzione del ventesimo secolo»...il nuovissimo testamento del dottor walter vogt 1969 non voglio avere nessun funerale particolare solamente costose e oscene orchidee tantissimi uccellini con nomi vivaci niente danze nude ma vesti psichedeliche altoparlanti in ogni angolo e nient'altro che l'ultimo disco dei Beatles centomilamilionidivolte e do what you like su un nastro senza fine nient'altro che un cristo popolare con una aureola di oro genuino e un'amata folla in lutto che si gonfia di acido till they go to heaven one two three four five six seven forse lassù ci incontreremo di nuovo A1 dottor Albert Hofmann, dedicato con tutto il cuore Inizio di primavera 1971 29 marzo 1971 Caro Signor Vogt, Di nuovo mi ha fatto omaggio di una bella lettera e di un prezíosissimo manoscritto, il testamento del 1969... [...] Recentemente alcuni sogni assai curiosi mi hanno persuaso a veri ficare il nesso tra la composizione (chimica) del pasto serale e la qualit dei sogni. Certo, 1'LsD è anche qualcosa che si mangia!...4 maggio 1971 Caro Signor Hofmann, _ [...] La cosa con 1'LsD sembra avviarsi. A1 policlinico vogliamo formare una specie di «gruppo di autocoscienza», senza adottare programmi di ricerca ambiziosi, e mi sembra ragionevole... [...] Il prossimo anno spero di potermi ritagliare sei mesi di tempo, tra il policlinico e la pratica terapeutica, e così tuffarmi dentro la pura letteratura. Devo assolutamente scrivere la mia opera principale, per la maggior parte una cosa in prosa di una certa lunghezza, di cui vedo i contorni sfumati... La sua scoperta vi giocherà un ruolo significativo... [...] W.V. 5 settembre 1971 Caro Signor Hofmann, Durante il fine settimana a Murtenseel, ho spesso pensato a lei - una delle più radiose giornate d'autunno. Ieri, domenica, ho avuto un flashback alquanto buffo con una compressa di aspirina (contro il mal di testa e una leggera influenza), come con la mescalina (che ho preso solo una volta)... Ho letto un affascinante saggio di Wasson sui funghi; egli divide il genere umano in micofobi e in micofili... Nel bosco vicino alla sua casa dovrebbero essere già spuntate le graziose Amanite muscarie. Qualche volta dovremmo andare a raccoglierne qualcuna, non le pare??... W.V. 7 settembre 1971 Caro Signor Hofmann, Debbo scriverle ora alcune righe per raccontarle che cosa feci là fuori al sole, seduto sul molo sotto il suo aerostato: scrissi alcune righe sulla nostra visita a Villars-sur-Ollons (al dottor Leary); poi vidi passare sul lago una barchetta hippy, una di quelle autocostruite, che sembrava 1 Quella domenica io (A.H.) ho volato sopra il Murtensee con la mongolfiera del mio amico E.L, che mi aveva portato con sé come passeggero.uscita fuori da un film di Fellini; ne feci uno schizzo e sopra ci disegnai la sua mongolfiera... [...] W.V. 15 aprile 1972 Caro Signor Vogt, Il suo spettacolo televisivo Spiele der Macht mi ha straordinariamente colpito... Mi congratulo con lei per l'eccezionale rappresentazione, che libera e rende manifeste le ombre della psiche, a suo modo ampliando la coscienza e svolgendo quindi un'azione terapeutica nel senso più alto della parola, quale era quella dell'antica tragedia. A.H. 19 maggio 1973 Caro Signor Vogt, Ben tre volte mi sono letto la sua predica laica - la descrizione e interpretazione del suo viaggio sul Sinai2... Fu veramente un viaggio con 1'LsD?... È stato un gesto coraggioso l'aver scelto come argomento di una predica, anche se laica, un fatto così screditato quale è l'esperienza con le droghe. ! Walter Vogt: Mein Sinai Trip. Eine Laienpredigt (Verlag der Arche, Zurigo, 1972). Questo scritto contiene il testo di una predica laica che Vogt pronunciò il 14 novembre 1971, su invito del pastore Christoph Móll, nella chiesa protestante di Vaduz (Liechtenstein), nel corso di una serie di sermoni recitati da scrittori. Contiene anche l'introduzione dell'autore e del pastore che gli aveva rivolto l'invito. Il testo descrive e interpreta un'esperienza estatico-religiosa indotta da LSD, che Vogt paragona «alla lontana, e se volete anche superficialmente, all'epico viaggio di Mosè sul Sinai». Ciò che determina l'analogia non è solo 1'«atmosfera patriarcale» che si delinea da queste descrizioni; ci sono riferimenti ben più profondi, da leggere tra le righe di questo testo.Eppure i quesiti sollevati dagli allucinogeni fanno realmente parte della chiesa, soprattutto della chiesa, perché sono sostanze sacre - (peyotl, teonanàcatl, ololiuhqui, con cui 1'LsD è strettamente legato in quanto a struttura chimica ed effetti). Approvo pienamente quello che lei dice nell'introduzione circa la natura della moderna religiosità ecclesiastica. Di estrema e significativa importanza sono anche le altre osservazioni che lei solleva nel suo scritto: i tre stati di coscienza (la condizione della veglia, durante la quale si svolgono le attività lavorative e si adempiono i nostri doveri); la distinzione tra i due momenti dell'inebriamento psichedelico (la prima fase, l'apice del viaggio, in cui viene vissuta la dimensione cosmica, o dove ci si può inabissare nel proprio corpo, e allora tutto ciò che è all'interno; e la seconda fase, caratterizzata da un arricchimento della comprensione simbolica); infine il riferimento alla purezza degli stati di coscienza provocata dagli allucinogeni. Il maggiore beneficio conoscitivo che ho tratto dalle mie ricerche personali con 1'LsD riguarda l'esperienza dell'intreccio inestricabile tra la sfera fisica e quella spirituale. «Cristo nella materia» (Teilhard de Chardin). Ha forse lei avuto l'intuizione secondo cui dobbiamo discendere «nella carne, che noi siamo» per cogliere nuove rivelazioni, anche grazie alle sue esperienze con gli allucinogeni? Una critica al suo sermone: lei fa pronunciare da Timothy Leary la sentenza «l'esperienza più profonda che ci sia: il regno dei cieli è dentro di te». Questa frase, citata senza indicare la sua vera origine, potrebbe essere interpretata come ignoranza di una, o piuttosto della principale verità della fede cristiana. Universale riconoscimento merita una delle sue osservazioni secondo cui: «non esiste esperienza religiosa che non sia estatica»... Il prossimo lunedì sera sarò intervistato alla televisione svizzera (sull'LsD e le droghe magiche del Messico, nel programma «Di prima mano»). Sono curioso di sapere che tipo di domande mi faranno... A.H. 24 maggio 1973 Caro Signor Hofmann, [...] Certo, fu un viaggio con 1'LsD - solo che non volevo scriverlo esplicitamente, non so per quale motivo a dir la verità... Se ho fatto passare il buon Leary per teste principale - mi pare tra l'altro sia adesso un po' sconvolto - lo si può capire solo nel contesto specifico del discorso 0 predica... In effetti devo ammettere che l'intuizione secondo cui dobbiamo discendere «nella carne, che noi siamo» mi è venuta per la prima volta con 1'LsD. Ci sto ancora meditando, forse è venuta persino «troppo tardi» per me, benché anch'io sostenga come lei che 1'LsD dovrebbe essere tabù per i giovani (tabù, non proibito, questa è la differenza...) [...] La frase che lei ha apprezzato, «non esiste esperienza religiosa che non sia estatica», evidentemente non è piaciuta così tanto ad altre persone - per esempio al mio (quasi unico) amico pastore e poeta lirico Kurt Marti... D'altronde non condividiamo quasi mai nessuna opinione, e . tuttavia, quando talvolta ci telefoniamo per organizzare alcune piccole attività insieme, formiamo una vera e propria minimafia svizzera... W.V. 13 aprile 1974 Caro Signor Vogt, Ieri sera abbiamo assistito con molta attenzione al suo spettacolo televisivo «Pilato di fronte al Cristo silenzioso». [...] come rappresentazione del rapporto primigenio uomo-Dio: l'uomo che si avvicina a Dio con le sue domande più difficili, a cui alla fine I' deve lui stesso rispondere, perché Dio tace. Egli non risponde con parole. Le risposte sono racchiuse nel libro della sua creazione (a cui appartiene lo stesso uomo che domanda). Vera scienza della natura = decifrazione di questo testo. [...] A.H. , 11 maggio 1974 Caro Signor Hofmann, ... Ho composto una «poesia» quasi crepuscolare, che mi permetto di spedirle. Inizialmente volevo inviarla a Leary, ma this would make no sense. Leary in prigione Gelpke è morto cure psichiatriche negli ospedali is this your psychedelic tevolution? Abbiamo preso sul serio qualcosa con cui ci è permesso solo giocare 0 vicecersa... W.V. L'interrogativo nella poesia di Vogt - abbiamo preso sul serio qualcosa con cui ci è permesso solo giocare, o viceversa? - riduce a una formula concisa e insinuante l'ambivalenza fondamentale che 1'impiego delle droghe psicotrope comporta.
L'incontro con Aldous Huxley
L'incontro con Aldous Huxley Verso la metà degli anni Cinquanta furono pubblicati due libri di Aldous Huxley, «Le porte della percezione» e «Paradiso e inferno», che trattavano degli stati d'inebriamento provocati dagli allucinogeni. Le alterazioni delle percezioni sensoriali e della coscienza, che lo scrittore subì in seguito all'assunzione di mescalina, vi sono abilmente descritte. L'esperienza con la mescalina fu, per Huxley, visionaria. Vide le cose in una nuova luce, nella loro essenza innata ed imperitura, entro una dimensione che rimane nascosta alla vista ordinaria. Entrambi i libri contengono alcune osservazioni fondamentali sulla natura dell'esperienza visionaria e sul significato di questo tipo di comprensione del mondo per la storia della cultura, per la nascita dei miti e delle religioni e per il processo creativo-artistico. Huxley si accorse che il valore delle sostanze allucinogene consisteva nell'offrire agli individui privi del dono della percezione visionaria spontanea, propria dei mistici, dei santi e dei grandi artisti, la possibilità di vivere questo eccezionale stato di coscienza. Gli allucinogení potevano permettere, secondo Huxley, la conoscenza approfondita dell'esperienza religiosa e mistica, e un avvicinamento originale ai capolavori artistici. Queste droghe, aggiungeva, sono chiavi che consentono di aprire le nuove porte della percezione, chiavi chimiche accanto ad altri sperimentati ma laboriosi «pass-partout» della realtà visionaria, quali la meditazione, la completa solitudine e il digiuno, o taluni esercizi di yoga. Ero già al corrente, all'epoca, della prima produzione letteraria di questo grande scrittore. Tra l'altro, già nel romanzo avveniristico apparso nel 1932, «Il mondo nuovo», si parla di una droga psicotropa ropa che provoca stati euforici, il cui nome è «soma». Nelle due nuove pubblicazioni dell'autore colsi una magistrale interpretazione dell'esperienza indotta dalle sostanze allucinogene, che mi fu di grande aiuto nell'approfondire il significato dei miei esperimenti con I'Lsn. Fu quindi una bella sorpresa quando, una mattina di agosto del 1961, ricevetti la telefonata di Aldous Huxley in laboratorio. Era di passaggio a Zurigo con sua moglie. Invitò a pranzo me e la mia signora al Hotel Sonnenberg Un gentiluomo con una fresia gialla all'occhiello, alto e di aspetto nobile, che rivelava un carattere cortese e amabile - questo è il ricordo di Aldous Huxley la volta del nostro primo incontro. La conversazione al tavolo ruotò principalmente intorno al problema delle droghe magiche. Tanto Huxley quanto sua moglie Laura Huxley Archera avevano sperimentato sia 1'LsD che la psilocibina. Huxley non amava indicare queste due sostanze e la mescalina con il termine drug, poiché nella lingua inglese, come pure in tedesco, la parola possiede un connotato spregiativo, e perché era importante distinguere persino linguisticamente questo tipo di composti attivi dalle altre droghe. Egli era convinto del grande valore, nell'attuale fase dell'evoluzione umana, degli agenti che provocano l'esperienza visionaria. Riteneva privi di senso gli esperimenti in condizioni di laboratorio, in quanto, per la sensibilità agli stimoli esterni straordinariamente intensificata, l'ambiente naturale era di importanza decisiva. Quando parlammo (lei paese natio di mia moglie situato tra le montagne, I Huxley le suggerì di prendere 1'LsD in un prato alpino per contemplare il miracolo della creazione dentro il calice blu di un fiore di genziana. Nell'accomiatarci, Aldous Huxley mi fece dono, come ricordo del nostro incontro, di un nastro registrato della sua conferenza «L'esparienza visionaria», tenuta la settimana precedente a un congresso internazionale di psicologia applicata a Copenhagen. Huxley parlava qui del significato e della natura della conoscenza visionaria ritenendola necessariamente complementare alla comprensione verbale e intellettuale della realtà, propria del mondo occidentale. L'anno seguente fu pubblicato un nuovo, e l'ultimo, libro di Aldous Huxley, «L'isola». Questo racconto, ambientato nell'isola utopica di Pala, descrive il tentativo di armonizzare le conquiste della scienza naturale e della cultura tenologica con la saggezza del pensiero orientale, al fine di raggiungere un nuovo modello di civiltà, in cui la ragione e la mistica siano fruttuosamente unite. Nella vita della popolazione di Pala è presente una sostanza magica estratta da un fungo, la medicina moksha (moksha è il termine sanscrito per «affrancamento», «liberazione»). Il suo impiego è limitato ai periodi critici della vita. Essa viene somministrata ai giovani di Pala nei riti d'iniziazione alla vita adulta; viene data al protagonista del racconto, in crisi esistenziale, durante una conversazione psicoterapeutica con la guida spirituale, e aiuta la morente ad abbandonare il corpo perituro nel passaggio verso un'altra dimensione dell'essere.Nel nostro colloquio a Zurigo, Huxley mi aveva già riferito che avrebbe nuovamente affrontato nel prossimo romanzo il problema delle droghe psichedeliche. Lui stesso firmò una copia di «L'isola» che mi spedì con la dedica: «A1 dottor Albert Hofmann, lo scopritore originale della medicina moksha».Le speranze che Huxley riponeva nelle droghe psichedeliche quali strumenti per indurre esperienze visionarie, e i vantaggi che da esse potevano derivare per la vita di tutti i giorni, sono gli argomenti di una sua lettera del 29 febbraio 1962, in cui mi scriveva: [...] Nutro buone speranze che questa e opere simili possano creare le __--premesse per lo sviluppo di una vera «storia naturale» dell'esperienza visionaria in tutte le sue varianti - fisiche, caratteriali e legate alla professione - e allo stesso tempo per lo sviluppo di una tecnica di Mistica Applicata, che aiuti gli individui a valersi della conoscenza trascendentale e a servirsi delle intuizioni provenienti dall'Altra Realtà nelle circostanze di Questa Realtà. Scrive Meister Eckhart: ciò che si riceve dalla contemplazione deve essere ceduto nell'amore. In fondo, questo è lo sviluppo che si deve perseguire - l'arte di cedere nell'amore e nell'intelligenza quello che si è ricevuto dalla visione e dall'esperienzadell'autotrascendenza, in virtù delle quali si è rivelata a noi l'unità della creazione... Nella tarda estate ciel 1961, in occasione (lei convegno annuale della World Academy of Arts and sciences (W AAS ) a Stoccolma, Huxley e io avemmo modo di incontrarci più volte. I suoi suggerimenti e contributi nei dibattiti delle riunioni dell'Accademia, per il loro stile e il loro contenuto, influenzarono notevolmente il corso delle discussioni. La WAAS era stata istituita per consentire a esperti in settori disciplinari diversi di affrontare i problemi internazionali in un foro scevro di restrizioni ideologiche e politiche. I risultati, consistenti in proposte e idee opportunamente pubblicate, venivano messi a disposizione dei governi e dei poteri esecutivi responsabili. Il convegno del 1963 si era occupato dell'esplosione demografica e delle risorse di materie prime e alimentari del pianeta. le ricerche e i suggerimenti a queste attinenti furono raccolti nel Volume II della WAAS sotto il titolo «La crisi demografica e l'uso delle risorse mondiali». Un decennio prima che il controllo delle nascite, la protezione ambientale e la crisi energetica divenissero facili slogan, tali problemi furono analizzati in quella sede sotto tutti i più scrupolosi punti di vista, e vennero offerte alle organizzazioni politiche e ai governi alcune indicazioni per la loro soluzione. Gli eventi catastrofici che si sono verificati in queste aree palesano il tragico divario tra individuazione, volontà e attuazione. A1 congresso di Stoccolma, Huxley avanzò la proposta di discutere, in aggiunta e come complemento al tema «Risorse Mondiali», la questione «Risorse Umane», cioè l'esplorazione e lo sfruttamento delle potenzialità nascoste, tuttora inutilizzate, degli esseri umani Un'umanità spiritualmente più matura, con una più ampia consapevolezza del mistero imperscrutabile dell'esistenza, avrebbe potuto conoscere e rispettare in maggior misura le basi biologiche e materiali della vita sulla terra. Soprattutto per gli occidentali, con la loro razionalità ipertrofica, la crescita e l'espansione di una conoscenza diretta della realtà, non ostruita dal discorso r dai concetti, avrebbe rappresentato un salto evolutivo non indifferente. I Huxley riteneva le sostanze psichedeliche validi aiuti per conseguire questo tipo di educazione. Lo psichiatra Humphry Osmond-inventore del termine psichedelico (lo schiudersi dell'anima) - lo sostenne con una relazione sulle significative potenzialità degli allucinogeni. Il convegno di Stoccolma fu la mia ultima occasione d'incontro con Aldous Huxley. Il suo aspetto fisico era già segnato da una grave malattia, ma la sua profonda radiosità era rimasta intatta. Morì il 22 novembre 1963, lo stesso anno e lo stesso giorno in cui fu assassinato il presidente Kennedy. Ricevetti da Laura Huxley una copia della lettera indirizzata a Julian e Juliette Huxley, dove riferiva ai cognati dell'ultimo giorno di suo marito. I medici l'avevano preparata a una fine drammatica, poiché la fase terminale del cancro alle vie respiratorie, di cui soffriva Aldous Huxley, è solitamente accompagnata da convulsioni e attacchi di soffocamento. Malgrado ciò, morì in modo sereno e tranquillo. La mattina, quando ormai era troppo debole per poter parlare, aveva scritto su un foglio di carta: «LSD - provalo - intramuscolare, 100 mmg». La signora Huxley ne comprese il significato, e trascurando i timori del medico che prestava assistenza, eseguì con le proprie mani l'iniezione desiderata - gli somministrò la medicina moksha.
Irradiazione da Ernst Junger parte 2
alla loro ulteriore investigazione, in quanto questi composti avevano già ricevuto ampia descrizione nella letteratura scientifica. Gli effetti bizzarri qui menzionati pare sopraggiungano solo quando la polvere è sniffata e sembra anche siano associati alla struttura psichica degli indios in questione. Considerazioni sulle droghe allucinogene In questo scambio epistolare furono affrontate alcune domande fondamentali che riguardavano le sostanze allucinogene: Bottmingen, 16 dicembre 1961 Da un lato, desidererei molto esplorare, accanto agli aspetti scientifico-naturali e chimico -farmacologici degli allucinogeni, anche il loro impiego quali sostanze sacre presso alcune regioni... Dall'altro lato, sento l'urgenza di affrontare un problema fondamentale: non potrebbe l'uso di questo tipo di droghe, le quali esercitano un'azione così profonda sulla nostra coscienza, rappresentare una violazione di limiti? Fin quando si utilizzano strumenti o metodi che aggiungono alla nostra esistenza nuovi aspetti della realtà, non c'è senza dubbio nulla da obiettare nel loro uso; al contrario, l'esperienza e la conoscenza di ulteriori sfaccettature della realtà si traduce in una maggiore ricchezza di questa realtà. Il problema rimane comunque qualora si affronti la natura stessa delle sostanze qui discusse: essa è tale cioè da provocare solo l'apertura di una finestra aggiuntiva ai nostri sensi e percezioni, oppure tale da produrre alterazioni nel soggetto stesso, nel nucleo del suo essere? La seconda ipotesi renderebbe palese che qualche cosa è stato modificato, un qualcosa che, secondo me, dovrebbe sempre rimanere inalterato. Quello che mi chiedo a questo punto è se la parte più profonda del nostro essere sia veramente inattaccabile e non possa subire danneggiamenti, qualunque cosa accada nel suo involucro materiale, fisico-chimico e biologico-psichico - oppure se la materia, sotto forma di queste droghe, manifesti una potenza tale da attaccare il centro spirituale della personalità, il Sé. La seconda alternativa potrebbe essere spiegata con il fatto che l'azione delle sostanze magiche ha luogo nella zona di confine dove la mente e la materia convergono - che queste droghe sono in realtà delle fratture nell'infinito regno della materia, laddove la profondità di questa e la sua relazione con la mente, divengono particolarmente evidenti. Potremmo esprimere tutto ciò, variando il noto aforisma di Goethe: Se l'occhio non fosse solare,mai riuscirebbe a scorgere il sole; se la potenza della mente non abitasse nella materia, come potrebbe la materia spostare la mente? Ciò corrisponderebbe alle fratture che le sostanze radioattive provocano nel sistema periodico degli elementi, dove diviene manifesta la trasformazione della materia in energia. Anche per quanto riguarda l'impiego di energia atomica ci possiamo porre il problema della trasgressione dei limiti. Un'altro pensiero inquietante, che segue dall'osservazione degli effetti di piccole tracce di una sostanza sulle più alte facoltà intellettive, concerne il libero arbitrio. Composti psicotropi potentemente attivi quali 1'LsD e la psilocibina mostrano, nella loro struttura chimica, una stretta relazione con alcune sostanze presenti nel sistema nervoso centrale, le quali svolgono un importante ruolo nella regolazione delle sue funzioni. È quindi possibile che, in seguito ad alterazioni nel metabolismo, si venga a formare, al posto del neuroormone naturale, un composto simile all'LsD o alla psilocibina, determinando e modificando il carattere dell'individuo, la sua visione del mondo e il suo comportamento. Tracce di una sostanza, sulla cui produzione o non, la nostra volontà non esercita alcun controllo, hanno il potere di plasmare il nostro destino. Queste considerazioni di natura biochimica avrebbero potuto sollecitare la frase che Gottfried Benn formulò nel suo saggio Provoziertes Leben («Vita provocata»): Dio è una sostanza, una droga! A1 contrario, sappiamo che alcune sostanze, come l'adrenalina a esempio, si formano e sono liberate dai pensieri e dalle emozioni, i quali a loro volta determinano il funzionamento del sistema nervoso. Si deve perciò assumere che il nostro corpo è influenzato e modellato dalla mente, allo stesso modo in cui la natura intellettiva è plasmata dalla biochími-ca. Quale delle due venga prima è un enigma non più risolvibile di quello della gallina e dell'uovo. Nonostante i miei timori su quelli che potrebbero essere i pericoli sostanziali legati all'uso delle droghe allucinogene, ho proseguito le ricerche sui principi attivi del convolvolo magico del Messico, di cui già le ho riferito brevemente tempo fa. Nei semi di questa pianta - conosciuta dagli Aztechi come ololiuhqui - abbiamo trovato i derivati attivi dell'acido lisergico, molto simili chimicamente all'LsD. È stata una scoperta sorprendente. Ho sempre avuto una forte attrazione per il convolvolo. Fu il primo fiore che coltivai nel mio piccolo giardino quand'ero fanciullo. I suoi calici blu e rossi appartengono ai primi ricordi della mia infanzia. Ho letto recentemente in un libro di D.T. Suzuki, «Lo zen e la cultura giapponese», che in quel paese il convolvolo è tenuto di gran conto non solo dagli amanti dei fiori ma anche nella letteratura e nelle arti grafiche. Il suo fulgore fuggente ha sollecitato la fantasia giapponese. Suzuki riporta, tra le altre, una poesia di tre righe della poetessa Chiyo (1702-1775), che un mattino si recò a prendere dell'acqua dalla casa dei vicini, perché... La mia tinozza è prigioniera di un fiore di convolvolo, perciò vi chiedo un po' d'acqua. Così il convolvolo mostra i due modi di influire sulla natura mentecorpo dell'uomo: in Messico esercita i suoi effetti in virtù dell'azione chimica, quale sostanza sacra, mentre in Giappone agisce dal lato spirituale, attraverso la bellezza dei calici dei suoi fiori. Il 27 dicembre 1961, Júnger mi scrisse la lettera di risposta: [...] La ringrazio della sua lettera dettagliata del 16 dicembre. Ho riflettuto sulla questione centrale da lei sollevata, e me ne occuperò senz'altro durante la revisione di An der Zeitmauer («Presso il muro del tempo»). In quest'opera ho accennato al fatto che, nel campo della fisica come in quello della biologia, stiamo cominciando a sviluppare dei procedimenti che non possono più essere interpretati come progressi, secondo i criteri usuali di lettura, in quanto intervengono direttamente nel processo evolutivo, trascinando con sé lo sviluppo della specie. Ma suppongo pure, e qui rigiro la questione, che ci troviamo di fronte a una nuova era, la quale inizia ad agire in senso evolutivo sui prototipi. La nostra scienza, con le sue teorie e le sue scoperte, non è quindi la causa dell'evoluzione, bensì una delle sue conseguenze, tra le tante altre. Gli animali, le piante, l'atmosfera e la superficie del pianeta ne sono unitamente interessati. Noi non procediamo da un punto all'altro del percorso, ma lo attraversiamo seguendo una linea... Il pericolo che lei ha indicato merita un'attenta riflessione. Tuttavia, esso è presente in ogni aspetto della nostra esistenza. Il denominatore comune si può manifestare dovunque. Parlando di radioattività, lei usa la parola frattura. Le fratture non sono soltanto punti di scoperta, ma anche di rottura. Paragonati agli effetti della radiazione, quelli delle droghe magiche sono più genuini e molto meno grossolani. Essi ci conducono in maniera esemplare oltre l'umano. Una cosa del genere Gurdjeff l'aveva già vista. Anche il vino ha prodotto molti cambiamenti, portando con sé nuove divinità e una nuova umanità, ma sta alle nuove sostanze come la fisica classica sta alla fisica moderna. Queste cose dovrebbero essere sperimentate solo in ambienti circoscritti. Io non condivido le idee di Huxley, secondo cui, in virtù di questi strumenti, potrebbe essere data a tutti l'opportunità di conoscere la dimensione trascendentale. Invero, qui non si è di fronte a finzioni consolanti, ma alle cose reali, se affrontiamo l'argomento in modo serio. E sono sufficienti pochi contatti per definire i percorsi e le direzioni. Questa dimensione oltrepassa la teologia e si situa nel capitolo della teogonia, perché comporta l'ingresso in una nuova dimora, nel senso astrologico. Per ora si può essere soddisfatti di questa intuizione, e soprattutto si deve esser cauti con le definizioni. Ringraziamenti di cuore anche per la meravigliosa foto del convolvolo blu. Pare sia lo stesso che ho coltivato per anni nel mio giardino. Non sapevo che possedesse poteri particolari; comunque, credo che ogni pianta li abbia. In molti casi non ne conosciamo la chiave. Oltre a ciò, deve darsi un luogo primario da cui non solo la chimica, la struttura, il colore, ma tutti gli attributi diventano significativi… Un esperimento con la psilocibina Le discussioni teoriche sulle sostanze magiche furono integrate da altri esperimenti. Uno di questi, che servì per un raffronto tra 1'LsD e la psilocibina, ebbe luogo nella primavera del 1962. L'occasione opportuna si presentò presso la casa dei signori Jiinger, in quello che un tempo era stato l'edificio della guardia forestale del Castello di Stauffenberg, a Wilflingen. A questo simposio con i funghi parteciparono anche i miei amici Konzett e Gelpke. Nelle antiche cronistorie si accennava all'abitudine degli aztechi di bere chocolatl prima dell'assunzione del teonanàcatl. Così, per preparare l'atmosfera, la signora Liselotte Júnger ci servì del cioccolato caldo. Subito dopo abbandonò i quattro uomini al loro destino. Ci eravamo riuniti in una sala elegante, con il soffitto in legno scuro, una stufa di maiolica bianca e mobili d'epoca tutt'intorno. Alle pareti erano appese vecchie incisioni francesi, e un meraviglioso bouquet di tulipani faceva bella mostra di sé sopra il tavolo. Júnger indossava un lungo e ampio indumento caffettano a righe blu scure, che si era portato dall'Egitto; Konzett sfoggiava una toga mandarina vivacemente ricamata; Gelpke e io ci eravamo messi addosso delle vestaglie: La realtà quotidiana doveva essere tenuta da parte insieme ai suoi capi d'abbigliamento. Poco prima del tramonto prendemmo 20 milligrammi di psilocibina. Corrispondeva a circa due terzi della dose molto forte che la curandera Maria Sabina era solita prendere sotto forma di fungo psilocibe. Trascorsa un'ora, non notai alcun effetto, mentre i miei compagni erano già immersi nel viaggio. Ero venuto con la speranza di poter richiamare in vita, durante 1'inebriamento, certe immagini indimenticabili e ancora presenti nella mia memoria di esperienze fugaci vissute da bambino: un prato di margherite accarezzate da un venticello di inizio estate, un cespuglio di rose nella luce della sera dopo una tempesta di pioggia, gli iris blu che scendevano dal muro della vigna. Quando alla fine l'estratto dal fungo cominciò a manifestare il suo effetto, affiorarono paesaggi insoliti, ben lontani dalle luminose reminiscenze della mia terra d'origine. Parzialmente disorientato, mi inabissai. Stavo attraversando città completamente deserte, di una esotica e tuttavia inanimata sontuosità dai caratteri messicani. In preda alla paura, mi sforzai di rimanere sulla superficie, di mantenere lo sguardo vigile sulla realtà esterna, sulle cose del mondo. Per un po' ci riuscii. Vidi un gigantesco Jiinger, uno stregone potente e vigoroso, andare su e giù per la stanza. Konzett, nella sua lucente vestaglia di seta, pareva un pericoloso clown cinese. Perfino Gelpke comunicava un che di sinistro, di enigmatico nella sua alta e sottile figura. Con l'intensificarsi dell'inebriamento, tutto divenne ancora più insolito, compreso me stesso. Misteriosi, freddi, assurdi, vuoti si presentavano, sotto una luce smorta, i luoghi che percorrevo nella mia immaginazione. Quando riaprivo gli occhi e tentavo di aggrapparmi al mondo esterno, anche esso mi appariva spettrale e svuotato di ogni significato. Il vuoto totale minacciava di risucchiarmi nel nulla assoluto. Ricordo che quando Gelpke si avvicinò alla mia poltrona, lo afferrai per un braccio e mi ci attaccai per non precipitare in quel nulla tenebroso. Ero posseduto dal terrore della morte e dal desiderio sconfinato di ritornare alle forme viventi della creazione, alla realtà del mondo degli uomini. Alla fine rientrai lentamente nella stanza. Vidi e udii il possente stregone dissertare ininterrottamente, a chiara ed alta voce, di Schopenhauer, Kant, Hegel e raccontare dell'antica, piccola madre Gea. Anche Konzett e Gelpke avevano fatto ritorno sulla terra, su cui con fatica ero riuscito a poggiare il mio piede. L'accesso al mondo del fungo era stato per me un esame, un confronto diretto con la realtà inanimata e con il vuoto. L'esperimento aveva rivelato aspetti diversi da quelli che mi attendevo. Nondimeno, l'incontro con il nulla può bensì considerarsi un beneficio: solo allora l'esistenza delle forme vitali appare più miracolosa. Era già trascorsa la mezzanotte, quando ci riunimmo alla tavola che la padrona di casa aveva imbandito al piano superiore. Festeggiammo il ritorno con un pasto eccellente e la musica di Mozart. La conversazione si protrasse fin quasi al mattino. Ernst Jiinger ha descritto questo suo viaggio in Anniiherungen. Drogen und Rausch («Avvicinamenti. Droghe e inebriamento»), nel capitolo Ein Pilz-Symposion («Un simposio con i funghi»). Quello che segue ne è un estratto: Come di consueto, una mezz'ora o forse più trascorse in silenzio. Poi sopraggiunsero i primi segnali: i fiori sopra il tavolo incominciarono a risplendere e a emettere bagliori. La settimana lavorativa era terminata; là fuori, come ogni sabato, gli uomini addetti alla pulizia delle strade provvedevano alla loro opera. Il fregamento delle scope irrompeva penosamente nella quiete. Questo strascinamento e sfioramento, che di quando in quando si trasformava anche in raschiamento, in colpo, in frastuono e in martellamento, ha origini casuali ed è in pari tempo sintomatico, come uno degli indizi che annunciano una malattia. Molto spesso ha svolto anche un ruolo nella storia dell'esorcismo... Solo adesso il fungo cominciava a manifestarsi; il bouquet primaverile splendeva con più vigore, non era una luce naturale. Le ombre si agitavano negli angoli, quasi cercando di assumere una forma. Ero angosciato e anche intirizzito, nonostante il calore che si propagava dalle piastrelle. Mi distesi sul divano e tirai le coperte sopra la testa. Ogni cosa divenne pelle e fu toccata, anche la retina - là il contatto si trasformò in luce. Questa luce era di molti colori; si dispose in file, che oscillavano dolcemente avanti e indietro, in file di perle di vetro di ingressi orientali. Esse formano delle porte, come quelle che si oltrepassano nel sogno, sipari del desiderio e del pericolo. Il vento le agita come una veste. Cadono dalle cinture delle ballerine, si aprono e si richiudono con un'oscillazione delle anche, e dalle perle uno stillicidio di suoni tra i più delicati soffia fino ai sensi acuiti. Il tintinnio degli anelli d'argento alle caviglie e ai polsi è già troppo fastidioso. Odora di sudore, di sangue, di tabacco, di crine tagliato, di essenza di rose da due soldi. Chissà cosa succede nelle stalle. Doveva essere un immenso palazzo, mauritano, non un bel posto. Da questa sala da ballo, fughe di stanze adiacenti conducevano al sottosuolo. E sipari dappertutto, con il loro luccichio, il loro scintillante bagliore radioattivo. E poi uno stillicidio di strumenti acuti, con il loro allettamento e il loro richiamo seducente: «Vuoi venire con me, mio grazioso fanciullo?» Subito cessava, poi di nuovo si ripeteva, più pressante, più invadente che mai, con la certezza di ottenere il consenso. Apparvero delle forme - collage storici, la vox humana, il richiamo del cuculo. Era forse quella puttana di Santa Lucia con i seni sporgenti dalla finestra? Poi il gioco si frantumò. Salomè danzava; la collana color ambra emetteva luccichii e, oscillando, le faceva rizzare i capezzoli. Cosa non si fa per il proprio Giovanni! [Nota: «Giovanni» si riferisce qui al nome popolare usato in Germania per designare il pene, e, nello stesso tempo, alla testa di San Giovanni Battista che Salomè riceve in premio dal patrigno in cambio di una sua danza] - dannazione, quella era un'indecenza disgustosa che io non avevo pronunciato, era stata bisbigliata attraverso il sipario. I serpi erano luridi, vivi a malapena strisciavano pigramente sopra i tappeti. Erano decorati di frammenti luccicanti. Altri, dagli occhi rossi e verdi, spuntarono fuori dal soffitto. La cosa scintillava e sussurrava, sibilava e sfavillava come minuscole falci durante il sacro raccolto. Poi si acquietò e si avvicinò di nuovo, più languida e invadente. Mi avevano in pugno. «Ora ci capivamo d'un sol colpo». La signora apparve attraverso il sipario. Era indaffarata e mi passò accanto senza notarmi. Vidi gli stivali con i tacchi rossi. Le giarrettiere comprimevano nel mezzo le cosce voluminose; la carne vi si rigonfiava tutt'intorno. I seni enormi, il delta nero dell'amazzone, pappagalli, piranha, pietre semi preziose ovunque. Entrò in cucina - o ci sono ancora dei sotterranei in questo posto? Il luccichio e il bisbiglio, il sibilo e lo scintillio erano un tutt'uno; pareva ora che la cosa si concentrasse e si ricongiungesse, impaziente dell'attesa. Essa si fece calda, insopportabile; gettai via le coperte. La stanza era illuminata appena; il farmacologo se ne stava immobile vicino alla finestra, avvolto nella bianca toga mandarina che avevo indossato poco tempo prima al carnevale di Rottweil. L'orientalista era seduto accanto alla stufa; si lamentava, come se un incubo lo stesse opprimendo. Ne sapevo qualcosa. Era stata solo una spinta, e presto sarebbe ricominciato. Il tempo non era ancora scaduto. Avevo già visto la piccola madre in altre circostanze. Ma persino gli escrementi sono terra, appartengono come l'oro alla materia trasformata. Si deve venire a patti con essi, fin tanto che rimangono nelle vicinanze. Questi erano i funghi della terra. Molta più luce era nascosta nell'oscuro chicco che si stacca dalla spiga, ancora di più nel verde succo delle piante grasse sugli alti pendii del Messico… Il viaggio era andato storto - forse dovrei parlare al fungo ancora una volta. Ma ecco che il sussurrio ricomparve, e così il bagliore e il luccichio -1'esca attirava a sé il pesce. Una volta che sia dato il motivo, esso rimane impresso; come in un rullo - a ogni nuova spinta, a ogni nuovo giro si ripete la melodia. Il gioco non andò oltre questa desolazione. Non so quante volte si ripetè, e non voglio neppure soffermarmici troppo: Ci sono inoltre delle cose che si preferisce serbare in segreto. Comunque era trascorsa la mezzanotte... Ci spostammo al piano superiore, dove trovammo la tavola imbandita. I sensi erano tuttora acuiti e aperti: «Le porte della percezione». Dal vino rosso nella caraffa tremolava una luce, la schiuma ondeggiava sul - 1'orlo. Ascoltammo un concerto per flauto. Agli altri non era andata meglio: «Di nuovo tra gli uomini, finalmente». Così Albert Hofmann... L'orientalista invece era stato a Samareanda, dove Tamerlano riposa in un sarcofago di nefrite. Aveva seguito la marcia trionfale attraverso le città, che offrivano in dono, ai loro ingressi, un recipiente pieno zeppo di bulbi oculari. Era rimasto per lungo tempo a osservare una delle piramidi di teschi che erano state innalzate per incutere terrore nella gente, e nell'ammasso di teste tagliate aveva persino riconosciuto la propria. Era incastonata di pietre. Dopo aver ascoltato il racconto, il farmacologo si illuminò in volto: «Ecco perché te ne stavi seduto sulla poltrona senza testa - ero veramente sorpreso; non potevo essermi ingannato». Mi domando se non sarebbe più opportuno cancellare questo dettaglio; ha tutti i requisiti di un racconto di fantasmi. L'estratto del fungo, a quanto pare, non ci aveva trasportato verso le vette luminose, bensì negli abissi più profondi. Sembra che nella maggior parte dei casi 1'inebriamento da psilocibina sia caratterizzato da tonalità più oscure di quelle manifestate dall'azione dell'LsD. L'effetto delle due sostanze varia comunque da un individuo all'altro. Personalmente, avevo riscontrato una luce maggiore negli esperimenti con 1'LsD che non in quelli con i funghi della terra, come anche viene riferito da Ernst Jiinger nel brano precedente. Un nuovo viaggio con I'LsD Il successivo e ultimo salto nell'universo interiore con 1'LsD insieme a Ernst Júnger ci trasferì in una dimensione molto lontana dalla coscienza ordinaria. Ci eravamo avvicinati alla porta definitiva, che secondo Júnger si aprirà solamente durante la solenne transizione dalla vita alle regioni dell'aldilà. Quest'ultimo esperimento avvenne nel febbraio del 1970, sempre in quella che fu la foresteria di Wilflingen. Questa volta c'eravamo solamente noi due. Júnger prese 0,15 mg di LSD e io 0,10 mg. Egli pubblicò, senza alcun commento, «il giornale di bordo» - le annotazioni che prese durante l'esperimento - in «Avvicinamenti». Si tratta di appunti frammentari, che hanno poco interesse per il lettore, come quelli da me riportati. L'esperimento durò dalla mattina, dopo la colazione, fino al calar della notte. Durante la fase iniziale, ci ascoltammo il concerto per flauto e arpa di Mozart, un brano che mi metteva sempre in uno stato d'animo particolarmente euforico. Ma questa volta, stranamente, mi sembrò di assistere solo alla «tornitura di figure di porcellana». Poi 1'inebriamento precipitò rapidamente verso le mute profondità. Nel tentativo di descrivere a Júnger le sconcertanti alterazioni di coscienza, mi vennero fuori non più di due o tre parole, che suonavano false e del tutto inadeguate a comunicare l'esperienza. Sembrava che provenissero da un mondo infinitamente remoto ed estraneo. Abbandonai quel tentativo, ridendo senza speranza. Evidentemente Júnger stava vivendo le medesime sensazioni, eppure non avevamo bisogno di parlare; era sufficiente uno sguardo per stabilire un'intesa. Fui in grado tuttavia di buttar giù qualche frammento di frase, come quello all'inizio: «La nostra barca si agita violentemente». Più tardi, volgendo lo sguardo verso la biblioteca, la mia attenzione andò ad alcuni libri dalla preziosa rilegatura e scrissi: «Come oro scarlatto spinto dall'interno verso l'esterno - trasudando riflessi dorati». Fuori cominciò a nevicare. I bambini mascherati marciavano lungo le strade accanto ai carretti con gli addobbi carnevaleschi. Sbirciando attraverso la finestra nel giardino, dove qua e là erano adagiati mucchietti di neve, maschere d'innumerevoli colori facevano capolino oltre l'alta cinta che lo delimitava, adagiate su una tonalità blu infinitamente gioiosa: «Un giardino di Breughel - io vivo con e nelle cose». Più tardi: «A1 momento nessuna relazione con la realtà quotidiana». Verso la fine, la rassicurante intuizione: «Finora confermato nel mio cammino». Questa volta 1'LsD aveva permesso l'avvicinamento alla gioia esultante.
Irradiazione da Ernst Junger
Ho fin qui descritto il lavoro scientifico e gli argomenti attinenti all'attività professionale di un chimico. Tuttavia, la natura stessa di questo lavoro ha avuto ripercussioni sulla mia vita e la mia personalità, non fosse altro perché mi ha messo in contatto con personaggi interessanti e di alto rilievo. Ho già ricordato alcuni di essi - Timothy Leary, Rudolf Gelpke, Gordon Wasson. Nelle pagine che seguono vorrei uscire dalla riservatezza delle scienze naturali per descrivere alcuni incontri che sono stati personalmente significativi e mi hanno aiutato a risolvere i quesiti posti dalle sostanze che avevo scoperto. I primi contatti con Ernst Júnger «Irradiazione» è la parola che meglio di altre esprime l'influenza sulla mia persona della figura e dell'opera letteraria di Ernst Júnger. Attraverso l'estensione del suo sguardo, che abbraccia in maniera stereoscopica le superfici e le profondità delle cose, il mondo aveva acquistato ai miei occhi un nuovo e diafano splendore. Questo accadde molto tempo prima della scoperta dell'LsD e dei contatti personali che ebbi con lo scrittore in riferimento alle sostanze allucinogene. Iniziai a subire il fascino di Ernst Jiinger con la lettura del libro Das abenteuerliches Herz («II cuore avventuroso»), che ho letto a più riprese negli ultimi quarant'anni. Qui, per la prima volta, mi sono state rivelate la bellezza e la magia della sua prosa -descrizioni di fiori, di sogni, di passeggiate solitarie; riflessioni sul destino e la felicità, sui colori e su tanti altri aspetti legati intimamente alle nostre esistenze. Dovunque, nelle attente rappresentazioni delle superfici e, in trasparenza, delle profondità, la sua prosa rende visibile il miracolo della creazione e sfiora l'unicità e l'eternità che è in ogni essere umano. Nessun altro scrittore, quanto Júnger, mi ha dischiuso la mente. In Das abenteuerliches Herz l'autore, tra le altre cose, dirige la sua attenzione alle droghe. Trascorsero, tuttavia, molti anni prima che questo tema entrasse a far parte delle mie riflessioni, ovvero dopo la scoperta dell'LsD. Il mio primo carteggio con Ernst Júnger non contemplava ancora il problema delle droghe; in occasione del suo compleanno, gli scrissi una lettera quale lettore riconoscente: Bottmingen, 29 marzo 1947 Egregio Signor Jiinger, Sono un lettore a cui lei, per anni, ha donato abbondantemente; desideravo, perciò, inviarle un vasetto di miele per il suo compleanno. Purtroppo non ho avuto questo piacere, poiché a Berna si sono rifiutati di rilasciarmi la licenza di esportazione. Il regalo non voleva essere propriamente un saluto da un paese in cui latte e miele circolano ancora, quanto una reminiscenza dell'incantevole frase nel suo libro Auf den Marmorklippen («Sulle scogliere di marmo»), dove lei parla delle «api dorate»... Il libro di cui qui si fa cenno era stato pubblicato nel 1939, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Auf den Marmorklippen figura tra i capolavori della narrativa tedesca; è un'opera di notevole significato profetico, ricca, nella sua andatura visionaria, delle descrizioni di un tiranno, degli orrori della guerra e dei bombardamenti notturni. Nel corso del nostro carteggio, Ernst Júnger volle anche informarsi delle mie ricerche sull'LsD, di cui aveva appreso da un amico. Gli spedii perciò le pubblicazioni sull'argomento, a cui rispose con queste considerazioni: Kirchhorst, 3 marzo 1948 [...] insieme ai due allegati riguardanti il suo nuovo «fantastico». Pare proprio che lei sia penetrato in un'area che custodisce molti segreti. Il suo pacco è giunto insieme a «Confessioni di un mangiatore d'oppio», da poco pubblicato in una nuova traduzione. Il curatore mi informa che ha ricevuto la sollecitazione a svolgere il lavoro in seguito alla lettura di Das abenteuerliches herx. Da parte mia, ho lasciato alle spalle da tempo gli studi concreti. Sono esperimenti, questi, in cui, prima o poi, ci avventuriamo in sentieri pericolosi, e ci possiamo considerare fortunati se riusciamo a fuggire solo con un occhio ammaccato. Quello che, soprattutto, mi interessava era il rapporto tra queste sostanze e il rendimento. In base alla mia esperienza, tuttavia, io credo che il risultato creativo richieda una coscienza vigile, e che essa si indebolisca sotto l'influsso delle droghe. D'altra parte, però, il processo ideativo è essenziale, e grazie a esse si hanno intuizioni che di certo non è possibile raggiungere altrimenti. Sono dell'opinione che lo stupendo saggio sull'etere scritto da Maupassant si annoveri tra gli esempi ragguardevoli di questo processo. Inoltre, ho l'impressione che anche durante gli stati febbrili si scoprano nuovi paesaggi, nuovi arcipelaghi e una nuova musica, che si fa assolutamente distinta quando appare la «stazione della dogana» [An der Zollstation è il titolo di un capitolo di Das abenteuerliches Herx (seconda edizione), dove si parla della transizione dalla vita alla morte]. Ma anche qui, se vogliamo dare una descrizione geografica accurata di quei territori, è necessario avere il pieno possesso della coscienza. La produttività è per l'artista quello che per il medico è una terapia riuscita. È sufficiente allora entrare poche volte dentro i territori, attraverso gli arazzi intrecciati dai nostri sensi. D'altronde, mi sembra di percepire nella nostra epoca una minore propensione verso i «fantastici» che verso gli «energetici» - a questo gruppo appartiene anche l'anfetamina che gli eserciti distribuivano ai piloti e alle altre truppe. Il tè, a mio avviso, è un «fantastico», mentre il caffè è un «energetico» - per cui il tè possiede una qualità artistica superiore. Noto che il caffè spezza i delicati intrecci di luci e ombre, e i dubbi fecondi che affiorano nella scrittura di una frase. Si oltrepassano le proprie inibizioni. A1 contrario, con il tè i pensieri si elevano in modo autentico.Ritornando ai miei «studi», tenevo un manoscritto su questi argonenti, ma l'ho bruciato. Le mie escursioni terminarono con 1'hashish, li cui ho ricordi molto piacevoli, benché talvolta mi abbia provocato stati di alienazione tali da sentirmi sottomesso a una sorta di tirannia orientale... Poco tempo dopo, da una lettera di Ernst Júnger, venni a sapere che egli aveva inserito una digressione sulle droghe nel nuovo romanzo a cui stava lavorando, Heliopolis. Così scriveva di un persoiaggio del racconto, un esploratore di droghe: [...] Tra le esplorazioni dei mondi geografici e metafisici, che qui mi preparo a descrivere, ci sono anche quelle di un uomo totalmente sedentario, che perlustra gli arcipelaghi oltre gli oceani navigabili, servendosi di droghe quale veicolo. Riporto alcuni passi dal suo giornale di bordo. Naturalmente, non posso permettere che questo Colombo del globo sommerso approdi a una lieta fine - muore avvelenato. Avis au lecteur. il libro, che venne pubblicato l'anno successivo, era sottotitolato blickblick auf eine Stadt, una retrospettiva su una città del futuro, Iove gli apparati tecnologici e le armi dell'epoca attuale era stati lotati di un congegno magico, e dove erano in corso lotte per il )otere fra una tecnocrazia diabolica e una forza conservatrice. Nel )ersonaggio di Antonio Peri, Júnger descrive lo sperimentatore di iroghe, che abita nella città vecchia: Egli catturava i sogni, come altri danno la caccia alle farfalle servendosi di retini. Non andava alle isole le domeniche e i giorni festivi, e non frequentava le osterie sulla spiaggia di Pagos. Preferiva rintanarsi nel suo studio ed esplorare i territori del sogno. Diceva che tutti i paesi e tutte le isole sconosciute erano intessute in un arazzo. Le droghe gli servivano come chiavi per accedere alle cavità e alle grotte di questo mondo. Nel corso degli anni aveva accumulato una grande conoscenza, e teneva un giornale di bordo delle sue esplorazioni. Dentro lo studio c'era anche una piccola libreria, in cui erano custoditi erbarii e farmacopee, nonché opere di poeti e maghi. Antonio amava recarvisi e leggere, mentre la droga cominciava a manifestare i suoi effetti... Si avventurava in viaggi di scoperta nell'universo del suo cervello... Nel mezzo di questa libreria, che fu saccheggiata dai mercenari del governatore provinciale durante l'arresto di Antonio Peri, stavano: [...] i grandi ispiratori del diciannovesimo secolo: De Quincey, E.T.A. Hoffmann, Poe e Baudelaire. C'erano anche stampe di origine antica: erbarii, testi di negromanzia e demonologia del periodo medioevale. Esse terminavano con i nomi di Albertus Magnus, Raimundus Lullus e Agrippa di Nettesheym... Accanto, si trovava l'illustre foglio De praestigiis daemonum di Wierus e le stranissime compilazioni del Medicus Wekkerus, pubblicate a Basilea nel 1582... In un'altra sezione della libreria, pareva che Antonio Peri avesse rivolto la sua attenzione in maniera particolare a libri antichi di farmacologia, a formulari e farmacopee, e che avesse dato la caccia a ristampe di giornali e di annali. Tra gli altri, fu scoperto un vecchio e pesante volume degli psicologi di Heidelberg sull'estratto dei bottoni mescalinici e un saggio sulla fantastica dell'ergot di Hofmann-Bottmingen... Lo stesso anno in cui fu stampato Heliopolis, ebbi l'opportunità di conoscere personalmente l'autore. II primo viaggio Due anni dopo, all'inizio di febbraio del 1951, si presentò la grande avventura, un viaggio con 1'LsD insieme a Ernst Júnger. In quegli anni esistevano solo documentazioni psichiatriche di test con LSD; Questo esperimento era il primo a uscire fuori dall'ambito medico; il mio interesse in esso era quindi molto alto, in quanto mi offriva l'opportunità di osservare gli effetti della sostanza su una personalità artistica, senza interferenze terapeutiche. Ciò avven-ne qualche anno prima che Aldous Huxley, entro lo stesso contesto, sperimentasse la mescalina, su cui avrebbe poi riferito nei suoi due libri «Le porte della percezione» e «Paradiso e inferno». Per disporre di un intervento medico in caso di necessità, invitai l'amico farmacologo Heribert Konzett a partecipare all'iniziativa. Il viaggio ebbe inizio alle dieci di mattina, nel salotto della nostra casa a Bottmingen. Non potendo prevedere il tipo di reazione in un uomo molto sensibile quale Ernst Júnger, scegliemmo una piccola dose, pari a 0,05 mg. L'esperimento non ci permise quindi di raggiungere le grandi profondità. L'intensificazione dell'esperienza estetica segnò la fase iniziale. Le rose rosso-violette si rivestirono di una luminosità senza precedenti, da cui si irradiava uno splendore ricco di significato. Un'armonia celestiale, di musica divina, fuoriusciva dalle note del concerto per flauto e arpa di Mozart. Stupefatti, contemplavamo la nebbiolina di fumo che si innalzava con la stessa agilità del pensiero da un bastoncino d'incenso giapponese. Ormai prossimi all'apice dell'inebriamento, la conversazione si spense. Distesi comodamente sulle poltrone, immagini fantastiche cominciarono a scorrere davanti ai nostri occhi chiusi. Jiinger gioì dello sfòggio dei colori di mandala orientali; io ero in viaggio presso le tribù berbere del Nord Africa e contemplavo le carovane colorate e le oasi lussureggianti. Konzett, i cui lineamenti del volto mi apparivano trasfigurati, simili a quelli del Budda, sentì la carezza del soffio dell'eternità, e visse la liberazione dal passato e dal futuro, la beatitudine attraverso la pienezza dell'esserci ora. A1 ritorno dallo stato alterato di coscienza la sensibilità al freddo era aumentata. Come tutti i viaggiatori infreddoliti, ci avvolgemmo con coperte, pronti all'atterraggio. Ci riconsegnammo alla realtà familiare, festeggiando con un'ottima cena, dove scorse copiosamente del Burgundy. Questa escursione aveva manifestato la comunanza e il parallelismo delle nostre esperienze, vissute in modo intimamente gioioso. Tutti e tre ci eravamo avvicinati alla porta che si apre sulla conoscenza mistica dell'essere; ma solo avvicinati, perché la porta non si era dischiusa. La dose scelta per quella seduta era stata troppo piccola. Disconoscendone il motivo, Júnger, che aveva già esplorato profondítà più abissali con un'alta dose di mescalina, commentò: «In fin dei conti, rispetto alla tigre mescalina, il suo LSD è solo un gattino». Dopo prove successive con quantità maggiori di LSD, cambiò opinione. Lo spettacolo del bastoncino d'incenso ricompare, elaborato in forma letteraria, nel racconto di Júnger Besuch auf Godenholm («Visita a Godenholm»), dove si parla anche di altre esperienze estatiche indotte dalle droghe: [...] Schwarzenberg bruciò un bastoncino d'incenso per purificare l'aria, come era solito fare in certe occasioni. Un filo blu si innalzò dall'estremità del bastoncino. Moltner lo osservò, all'inizio con stupore, poi ne fu rapito, come se i suoi occhi avessero ricevuto un nuovo potere. In virtù di esso, si disvelava ora il gioco di quel fumo fragrante, che alzandosi dall'esile asticciola, si ramificava poi a formare una fragile corona. Era come se l'avesse creato la sua immaginazione - un pallido intreccio di gigli di mare nelle profondità, che oscillano appena per l'urto dei frangenti. Il tempo era operante nella creazione - l'aveva racchiusa, avvolta, accerchiata, come se monete immaginarie si accumulassero velocemente una sopra l'altra. L'esuberanza dello spazio si rivelava nell'organizzazione delle fibre e nelle nervature, che si allungavano e si estendevano in altezza, in un immenso numero di filamenti. In quel momento un soffio di aria sfiorò la visione, e dolcemente la fece attorcigliare intorno al sostegno, alla maniera di una danzatrice. Moltner lanciò un urlo di meraviglia. I raggi e i tralicci del fiore miracoloso si spostarono su nuovi livelli, su nuove superfici. Miriadi di molecole si sottomisero all'armonia. Qui le leggi non agivano più sotto il velo dell'apparenza; la materia appariva così delicata e leggera da rispecchiarle nella loro evidenza. Com'era tutto semplice e convincente! I numeri, le masse e i pesi sgusciavano fuori dalla materia. Si erano liberati delle vesti. Nessuna dea poteva confidarsi con gli iniziati in maniera più audace e aperta. Le piramidi con i loro volumi non pervenivano a questa rivelazione. Era puro splendore pitagorico... Nessun altro spettacolo lo aveva affascinato con così tanta magica seduzione... Una profonda esperienza nel campo estetico, qui descritta nell'esempio della contemplazione di una nebbiolina di fumo blu, è caratteristica della fase iniziale dell'inebriamento da LSD, prima che si manifestino ben più profonde alterazioni di coscienza. L'anno seguente visitai saltuariamente Ernst Júnger a Wilflingen, dove si era trasferito da Ravensburg; altre volte ci incontrammo in Svizzera, nella mia casa di Bottmingen, vicino a Basilea, oppure a Búndnerland. Grazie alla condivisa esperienza con 1'LsD, i nostri rapporti si erano fatti più stretti. Le droghe e le problematiche che vi erano associate costituivano il soggetto principale delle nostre conversazioni e del nostro carteggio; nel frattempo, evitammo nuove sperimentazioni. Ci scambiammo anche del materiale bibliografico. Ernst Júnger mi offrì in omaggio la rara e preziosa monografia di Ernst Freihernn von Bibra, Die Narkotischen Genussmittel und der Mensch («L'uomo e le sostanze narcotiche»), stampato a Norimberga nel 1855. Quest'opera è un classico della letteratura sulle droghe e un documento pionieristico di prim'ordine, in special modo per i riferimenti alla storia dei narcotici che vi sono contenuti. Von Bibra include nel termine Narkotische Genussmittel non soltanto sostanze come l'oppio e la Datura stramonio, ma anche il caffè, il tabacco, il khat, che non rientrano nell'accezione corrente di narcotici, non certo più di droghe quali la cocaina, l'Amanita muscaria e 1'hashish, di cui nel libro egli accenna. Degne di nota, e ancora oggi di attualità, sono le opinioni generali sulle droghe espresse da Von Bibra più di un secolo fa: [...] L'individuo che fumando troppo hashish si precipita furiosamente per le strade e aggredisce chiunque incontri, cade nell'oblio rispetto al numero di coloro che dopo il pranzo trascorrono ore tranquille e serene, fumandone una dose moderata; e il numero di coloro che riescono a sopportare le più dure fatiche grazie alla coca, e che magari sono stati salvati dalla morte per fame sempre in virtù della coca, di gran lunga supera i pochi «coqueros» che hanno compromesso la loro salute per un uso immoderato. Allo stesso modo, solo un'ipocrisia mal riposta può condannare il calice di conforto del vecchio padre Noè, per via di pochi ubriaconi che non conoscono i limiti e la moderazione.Di volta in volta, tenevo al corrente Jiinger su episodi attuali e alquanto curiosi che interessavano l'ambito delle droghe, come in questa mia lettera del settembre 1955: [...] La settimana scorsa sono arrivati i primi 200 grammi di una nuova sostanza di cui desidero intraprendere le ricerche. Si tratta dei semi di una mimosa (Piptadenia peregrina Benth.), utilizzati come stimolanti dagli indiani dell'Orinoco. I semi vengono macinati, messi a fermentare e poi mischiati con la polvere dei gusci bruciati di lumaca. La polvere viene infine sniffata dagli indiani per mezzo di un osso d'uccello incavato e forcuto, come già riferiva Alexander von Humboldt in Reise nach den Aequinoctial-Gegenden des Neuen Kontinents («Viaggio nelle regioni equinoziali del nuovo contínente», libro 8, capitolo 24). È soprattutto la tribù guerriera degli Otomacos che fa ancora oggi uso estensivo di questa droga, chiamata niopo, yupa, nopo oppure cojoba. Nella monografia di P.J. Gumilla, S.J. (El Orinoco ilustrado, 1741) si legge: «Gli Otomacos fiutavano la polvere prima di andare a combattere contro i Caribes - sono sempre esistite guerre selvagge tra queste due tribù... Questa droga li privava completamente della ragione, e allora con furia brutale afferravano le loro armi. E se le donne non riuscivano a trattenerli e a legarli saldamente, essi provocavano ogni giorno terribili devastazioni. È una dissolutezza raccapricciante... Altre miti e docili tribù, che pure fiutavano lo yupa, non si facevano possedere dalla violenza come gli Otomacos, i quali, danneggiandosi con questa sostanza, diventavano spietati e si gettavano nel combattimento con furia animalesca». Sarei curioso di sapere che effetto provocherebbe il niopo su gente come noi. Se un giorno dovesse accadere di sperimentare questa sostanza, per nessun motivo dovremmo mandar via le nostre mogli, come facemmo in occasione di quel sogno di inizio di primavera (mi riferisco all'esperimento con 1'LsD del febbraio 1951); potrebbero legarci ben stretti in caso d'emergenza. L'analisi chimica di questa sostanza portò all'isolamento dei principi attivi, i quali, come gli alcaloidi dell'ergot e la psilocibina, appartengono al gruppo degli alcaloidi indolici. Tuttavia non procedemmo.
Alla ricerca della pianta sacra «Ska Maria Pastora» Salvia Divinorum parte 2
Da qui fino a Città del Messico avremmo fatto il viaggio in automobile. Dopo un'ultima cena alla Posada Rosaura, all'epoca l'unica locanda di Huautla, prendemmo congedo dalle nostre guide indigene e dai preziosi muli che si erano rivelati un mezzo di trasporto affidabile e piacevole. Pagammo gli indiani, e Teodosio, a cui fu dato il denaro anche per il suo padrone a Jalapa de Diaz (dove gli animali sarebbero stati riportati), ci consegnò una ricevuta con l'impronta digitale del suo pollice macchiato d'inchiostro. Fummo poi ospitati in casa di Dona Herlinda. Il giorno successivo facemmo la nostra visita di cortesia alla curandera Maria Sabina, già resa famosa grazie alle pubblicazioni dei Wasson. Fu nella sua abitazione, che Gordon Wasson divenne il primo uomo bianco ad aver assaggiato i funghi sacri, durante una cerimonia notturna nell'estate del 1955. Gordon e Maria si salutarono con affetto, alla maniera di vecchi amici. La curandera viveva distante, sulle pendici della montagna sopra Huautla. La casa della storica seduta con Gordon Wasson era stata bruciata, probabilmente dai vicini in collera o da qualche collega invidioso, a causa della divulgazione a estranei del segreto del teonanàcatl. Nella nuova casa dove ci trovavamo regnava un disordine inverosimile - forse lo stesso che regnava anche nella vecchia abitazione; era un andirivieni di bambini mezzi nudi, di galline e di maiali. La vecchia curandera aveva un volto intelligente, in continuo movimento espressivo. Rimase naturalmente sconcertata quando le fu riferito che eravamo riusciti a racchiudere lo spirito dei funghi in pillole, ma subito si dichiarò disponibile a «servirci» con questi, disponibile cioè per una consultazione. Organizzammo la cerimonia per quella stessa notte nella casa di Doíia Herlinda. Nel corso della giornata ebbi modo di fare due passi per Huautla De Jiménez, lungo la via principale che porta alla montagna. Mi diressi poi con Gordon all'Instituto Nacional Indigenista. Questa organizzazione governativa ha il compito di esaminare e di aiutare a risolvere i problemi della popolazione indigena - gli indios. Il suo rappresentante ci parlò delle difficoltà che la «politica del caffè», all'epoca, aveva creato in quella regione. Il presidente di Huautla, in collaborazione con 1'Instituto Nacional, si era proposto di elimi-nare la figura dell'intermediario così da fissare un prezzo del caffè che agevolasse i produttori indios. Il suo corpo fu trovato a pezzi il giugno precedente. Arrivammo infine alla cattedrale, da dove risuonavano canti gregoriani. Il vecchio padre Aragon, che Gordon conosceva bene sin dai tempi delle sue prime permanenze a Huautla, ci invitò nella sagrestia a bere un bicchiere di tequila. Una cerimonia con i funghi Quando ritornammo alla casa di Herlinda, verso sera, Maria Sabina era già lì in gran compagnia; c'erano le due deliziose figlie, Apolonia e Aurora - due curanderas principianti - e una nipote; in più ognuna di esse si era portata dei bambini. Ogni volta che il suo piccolo piangeva, Apolonia tirava fuori il seno e lo faceva poppare. Venne anche il vecchio curandero Don Aurelio, un uomo possente e con un occhio solo, avvolto nel suo serape (mantello) con disegni neri e bianchi. Vennero quindi serviti cacao e pasticcini dolci sulla veranda. Questo particolare mi ricordò un passo in un'antica cronistoria che riferiva dell'uso del chocolatl prima dell'ingestione del teonanàcatl. Quando caddero le tenebre, ci ritirammo dentro la stanza dove la cerimonia avrebbe avuto inizio. La porta fu sbarrata, o meglio, ostruita con l'unico letto a disposizione. Solo la porta che dava sul giardino nel retro della casa rimase aperta in caso di necessità. Era quasi mezzanotte quando la cerimonia iniziò. Fino a quell'ora eravamo rimasti distesi sui nostri materassi di rafia sparsi sul pavimento, chi in attesa dell'evento notturno, chi dormendo nell'oscurità. Di tanto in tanto Maria Sabina gettava un pezzo di copal sui tizzoni di un braciere, e allora l'aria in quella stanza affollata si faceva meno soffocante. Spiegai alla curandera attraverso Herlinda, la quale era presente alla cerimonia sempre come interprete, che una pillola conteneva lo spirito di due paia di funghi (erano pillole da 5,0 mg di psilocibina sintetica). Dopo un solenne incensamento, Maria Sabina distribuì le pillole a due a due tra gli adulti presenti. Ne prese due paia per se stessa - pari a 20 mg di psilocibina. Dette la stessa dose a Don Aurelio e a sua figlia Apolonia, che con loro avrebbe assolto al compito di curandera.Aurora ne ricevette un paio, come Gordon, mentre a mia moglie e a Irmgard fu offerta solo una pillola. Una bambina sui dieci anni, sotto la guida di Maria Sabina, preparò per me il succo di cinque paia di foglie fresche di hojas de la Pastora. Avevo infatti espresso il desiderio di sperimentare questa droga, visto che non l'avevo potuta provare a San José Tenango. Mi fu detto che la preparazione della pozione da parte di un bambino innocente ne avrebbe aumentato l'efficacia. Prima di offrirmela, Maria Sabina e Don Aurelio incensarono la coppa con il succo spremuto e la scongiurarono da forze malefiche. Tutti questi preparativi e le cerimonie che seguirono furono dello stesso tipo della consultazione con Consuela Garcia a San José Tenango. Terminata la distribuzione delle sostanze e dopo che la candela sull'«altare» fu spenta, aspettammo gli effetti. Non era ancora trascorsa la mezz'ora, quando la curandera borbottò qualcosa; anche sua figlia e Don Aurelio divennero irrequieti. Herlinda tradusse e ci spiegò cosa stava succedendo. Maria Sabina aveva detto che le pillole erano prive dello spirito dei funghi. Ne parlai con Gordon, disteso accanto a me. Per noi era chiaro che l'assorbimento del principio attivo dalle pillole avviene più lentamente che nel caso dei funghi. Esse infatti devono prima dissolversi nello stomaco, mentre con i funghi parte del principio attivo viene assimilato dalle mucose durante la masticazione. Ma come potevamo offrire una spiegazione scientifica in quelle condizioni? Anziché avventurarci in questo tentativo, decidemmo di agire. Tirammo fuori altre pillole. Le curanderas e il curandero ne presero un altro paio ciascuno, per un totale adesso di 30 mg di psilocibina. Nel giro di un quarto d'ora lo spirito delle pillole iniziò a concedere i suoi effetti, che si prolungarono fino all'alba. Le figlie e Don Aurelio con la sua voce baritona rispondevano con fervore alle suppliche e ai canti della curandera. I voluttuosi e languidi gemiti di Apolonia e Aurora, tra il canto e l'implorazione, davano l'impressione che le ragazze stessero vivendo un'esperienza religiosa congiunta a una componente sessuale. A metà della cerimonia Maria Sabina ci invitò a rivolgerle le nostre richieste. Di nuovo, Gordon si volle accertare della salute di sua figlia e di suo nipote. La risposta fu della stessa natura rassicurante di quella ricevuta dalla curandera Consuela. In effetti, al suo ritorno a New York trovò madre e bambino in buono stato di salute. Questo non rappresenta, tuttavia, la prova dell'abilità profetica delle due curanderas. Come evidente effetto delle hojas, mi ero ritrovato in uno stato di intensa percettività mentale, ma senza traccia alcuna di allucinazioni. Nel caso di Anita, Irmgard e Gordon, l'insolita e mistica atmosfera aveva contribuito ad amplificare il loro stato d'inebriamento euforico. Mia moglie era rimasta colpita dalla visione di strane figure lineari. Più tardi, quando facemmo una sosta a Puebla, Anita fu sorpresa e sbalordita nello scoprire le stesse immagini tra i ricchi ornamenti sopra l'altare di un'antica chiesa. Ciò accadde sulla via del ritorno a Città del Messico, durante le nostre visite alle cattedrali dell'epoca coloniale. Questi monumenti sono di un notevole interesse culturale e storico, poiché gli artisti indiani e gli uomini che prestarono la loro opera nell'edificazione vi inserirono tipici elementi in stile indios. Klaus Thomas, nel suo libro Die kiinstlich gesteuerte Seele (Ferdinand Enke Verlag, Stuttgart, 1970), parla di una possibile influenza delle visioni da psilocibina sull'arte indiana Centro-americana: «Di sicuro un raffronto storico-culturale tra le antiche e le recenti creazioni dell'arte indiana... può convincere lo spettatore imparziale della loro conformità alle immagini, alle forme e ai colori di un inebriamento psilocibinico». Anche il carattere messicano delle visioni nel mio primo esperimento con la psilocibe mexicana e il dipinto di Li Gelpke, eseguito subito dopo un'esperienza con la psilocibina, possono stimolare questa associazione. Non appena ci accomiatammo da Maria Sabina e dal suo gruppo al volgere dell'alba, la curandera disse che le pillole avevano lo stesso potere dei funghi, senza differenza alcuna. Era la conferma più autorevole che la psilocibina sintetica è identica al prodotto naturale. Come dono di partenza, le volli offrire una boccetta di pillole. Radiante in volto, Maria Sabina confessò alla nostra interprete Herlinda che adesso sarebbe stata in grado di offrire consultazioni anche nella stagione quando non crescono i funghi.Come potremmo valutare la condotta di Maria Sabina, il fatto che abbia permesso a degli stranieri, a dei bianchi, la partecipazione attiva alla cerimonia segreta con i funghi sacri? Possiamo perorare in sua difesa riconoscendole il merito di aver aperto in questo modo le porte all'esplorazione del culto messicano dei funghi nella sua forma attuale, e di avere reso possibile la loro indagine botanica e chimica, da cui è risultata una preziosa sostanza attiva, la psilocibina. Senza il contributo di Maria Sabina, l'antica conoscenza e l'esperienza celata in queste pratiche segrete sarebbero probabilmente scomparse senza lasciare traccia, né portare vantaggio alcuno al fine dell'avanzamento della civiltà occidentale. Da un altro punto di vista, il comportamento di questa curandera può essere letto come una profanazione di usanze sacre, se non addirittura un tradimento. Di questa opinione erano alcuni dei suoi compaesani, che la espressero attraverso azioni vendicative, compreso l'incendio della sua casa. La profanazione di quel culto non si arrestò con le ricerche scientifiche. Le pubblicazioni riguardanti i funghi magici provocarono una vera e propria invasione di hippy e di cercatori di droghe nella provincia mazateca: molti di loro si sono comportatí male, alcuni hanno agito anche in maniera criminale. Un'altra conseguenza indesiderabile fu l'esplosione del turismo a Huautla de Jiménez, che portò allo sradicamento dell'originalità del luogo. Simili ponderazioni e osservazioni dovrebbero interessare la maggior parte delle ricerche etnografiche. Ogniqualvolta gli scienziati e gli studiosi rintracciano e portano alla luce i resti di antichi costumi in via di estinzione, la loro originalità è perduta. Questa perdita viene più o meno pareggiata qualora i risultati delle ricerche si rivelino un vantaggio culturale acquisito per sempre. Da Huautla de Jiménez viaggiammo a rotta di collo su un camion fino a Teotitlàn lungo una strada semisterrata, e da lì proseguimmo comodamente in auto fino a Città del Messico, punto di partenza della nostra spedizione. Avevo perso qualche chilo, ma in compenso avevo guadagnato l'imponderabile in esperienza e in saggezza.I campioni disseccati di hojas de la Pastora che avevamo portato con noi furono sottoposti a identificazione botanica da Carl Epling e Carlos D. Jativa nell'Istituto Botanico dell'Università di Harvard a Cambridge. I due scoprirono che si trattava di una specie, fino ad allora non classificata, del genere Salvia, a cui dettero il nome di Salvia divinorum. Le analisi chimiche del succo della pianta nel laboratorio di Basilea si rivelarono invece infruttuose. Il suo principio attivo sembrava essere piuttosto instabile, visto che il succo preparato in Messico e conservato nell'alcol si dimostrò, in una sperimentazione su me stesso, non più efficace. Per quello che concerne la natura chimica del suo principio attivo, il problema della pianta magica Ska Maria Pastora è tuttora in attesa di una risposta.
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