mercoledì 5 ottobre 2011
999999999999999999995555555555555555666666666666
Era ingente abbattere tutto ciò, se non si voleva in chiave di costruzione un movimento su cattive basi e che si sarebbe poi risentito un domani. Le riunioni del Comitato, in cui si scriveva un verbale, si prendevano decisioni più o meno importanti, non era altro che un parlamento in piccola scala. Mancava la responsabilità di una persona, c'era l'irrazionalità che esiste nello stato; si eleggevano, nel Comitato, dei segretari, comizieri, rappresentanti dei membri, sorveglianti della propaganda e si prendevano decisioni solamente dietro votazioni. Si veniva all'assurdo, di persone che si interessavano a certi problemi, votassero per cose che non li riguardavano. Perché allora si eleggevano delle persone per la propaganda, quando poi le decisioni dovevano essere prese da persone che non erano preparate? Questo è tanto assurdo, per la mente umana, quanto lo sarebbe il fatto che in una azienda il presidente o i costruttori di altri rami, dovessero prendere decisioni che non li riguardano e che non hanno legami con i loro interessi. Non mi adattai a questo fatto e dopo poco tempo non partecipai più alle assemblee. Feci solo la mia propaganda e non volli che gente estranea si immischiasse nei miei affari. Mentre io non mi intromisi mai in cose che non mi riguardavano. Quando fu approvato il nuovo Statuto e la carica di primo presidente che mi fu affidata mi diedero potenza sufficiente, abolii subito quella sciocchezza. Invece delle decisioni prese dalla maggioranza, introdussi la responsabilità totale. Il primo presidente è responsabile di tutto il movimento, distribuisce il lavoro tra i membri delle commissioni, sotto di lui, e sceglie i collaboratori. Tutte queste persone sono responsabili soltanto del lavoro assegnatogli. Prende ordini soltanto dal primo presidente che unisce il lavoro di tutti, sceglie le persone e accomuna il lavoro distribuendo ordine tra le varie attività. La responsabilità totale è diventata cosa normale nel partito o per lo meno nella direzione del partito. Nei piccoli gruppi locali e forse nei distretti, ci vorrà del tempo prima che si giunga a ciò, poiché le persone deboli hanno paura delle responsabilità e si opporranno sempre; questi hanno paura di prendere decisioni in quanto ne sono i responsabili. Costoro erano più tranquilli quando le più importanti decisioni venivano prese dal Comitato. Ma mi sembra ovvio oppormi energicamente a questo modo di fare, non agevolare la viltà della responsabilità, in modo, forse dopo molto tempo, da far nascere una idea dei doveri e dei poteri dei dirigenti, la quale porterà ai posti cruciali, persone atte ad occuparli e che abbiano la forza di comandare. In tutti i casi un'ideale che lotta contro certe follie, deve essere inumano. Solo in questo modo si può rinvigorire la sua lotta. Un movimento che in un periodo di tempo nel quale viga l'idea della maggioranza, vi si oppone con l'ideale di un'unica persona e della responsabilità personale, ha la certezza massima, di riuscire a sconfiggere il sistema e di vincere. Questa idea obbligò un cambiamento interno generale del movimento; e logicamente una divisione tra la parte economica e quella della direzione politica generale. Il sistema della responsabilità personale fu portato tutta l'amministrazione del partito e riuscì così a risanarlo e ad allacciarlo ad influenze politiche, ponendolo nel campo strettamente economico. Allorché, nell'autunno 1921, fu fondato il partito, questi contava solo 6 membri, non aveva sede, impiegati, formulari, sigilli, stampati. Il comitato aveva inizialmente il suo posto per le sedute in una trattoria della Herrengane ed in seguito in un caffè del Gesteig. Questo fatto era insopportabile. Agii e visitai moltissimi ristoranti e alberghi di Monaco, volendo affittarne uno per il partito. Nella Sterneckerbrau c'era un locale che era stato utilizzato un tempo dai Consiglieri di Stato della Baviera. Era buio e tetro, ottimo per la sua utilizzazione, ma poco atto al nuovo uso che volevo fame. La piccola strada in cui sfociava l'unica finestra era così stretta che anche in un giorno di sole la stanza era al buio. Comunque questa fu la nostra prima sede per parlare delle questioni. L' affitto era di 50 marchi al mese (che allora era per noi una ricchezza), ma non potevamo pretendere di più e non potemmo nemmeno protestare quando fu tolto il rivestimento in legno dalle mura, così che la stanza pareva più che altro un buco di una caverna invece che un ufficio. Eppure questo era già un buon inizio. Pian piano facemmo l'impianto elettrico, mettemmo il telefono, un tavolo, qualche sedia, un trespolo; poi riuscimmo anche a mettere un armadio. Due credenze del proprietario dove conservavamo i nostri appunti, i manifesti, i volantini ecc. Non potevamo però, più avanti, dirigere il movimento riunendoci una sola volta a settimana. Poi vi era solo un funzionario pagato dal Comitato che era in grado di assicurare la giustezza e l'aumento degli affari. Era un problema allora, in quanto il movimento aveva pochi affiliati che rendeva impossibile trovare una persona modesta e capace di far fronte a tutte le esigenze del movimento. Dopo molto studio, fu eletto il primo amministratore che era un soldato, un vecchio camerata, che si chiamava SchüssIer. Inizialmente egli veniva tra le 6 e le 8 nell'ufficio, poi veniva tra le 5 e le 8, in seguito tutto il pomeriggio ed infine, quando fu preso, tutto il giorno, dal mattino fino a tarda notte. Era una persona seria, intelligente, lavoratore e fedele all'ideale del movimento. Schüssler si servi di una piccola macchina da scrivere AdIer. Era, quella, la prima macchina che operasse per il movimento: in seguito la si acquistò ratealmente. Si acquistò pure una cassaforte per rinchiuderci le carte e gli scritti e il libro dei movimenti dei membri; e non per riporvi somme di denaro che non c'erano. Infatti soldi non ce ne erano e io dovetti spesso mettere del denaro perché la situazione era critica. Dopo un anno e mezzo, essendo l'ufficio ormai troppo stretto per le nuove esigenze, ci spostammo in un locale nella ConIlinstrasse. Anche questo era un ristorante, ma aveva tre stanze, invece di una come prima, e un salone, fornito di sportelli. Ci sembrava un sogno! E ci insediammo fino dal 1923. Nel dicembre 1920 divenimmo proprietari del «VöIkischer Beobachter». Questo giornale che appoggiava la causa nazionale, diventava l'organo del nostro partito. Inizialmente era stampato 2 sole volte a settimana; con il 1923 uscì tutti i giorni, mentre alla fine d'agosto dello stesso anno divenne grande formato. In quel tempo ero alle prime armi, con il giornalismo e dovetti pagare cara l'inesperienza. Un fatto che dava da riflettere era che in opposizione alla vastissima stampa ebraica c'era un solo quotidiano nazionale veramente importante. Questo, come dovetti constatare praticamente, era dato dalla poca intelligenza in affari delle aziende nazionali. Queste vivevano seguendo il concetto che il ragionamento deve precedere l'azione. Concetto errato, in quanto l'intelligenza non può essere cosa a sé stante, ma deve rispecchiarsi nell'azione. Chi agisce per migliorare e beneficiare il suo popolo dimostra di avere una brillante intelligenza, mentre chi dice belle cose senza attuarle nuoce all'intelligenza complessiva. Pure il «Völkischer Beobachter» era, come diceva il suo nome, un giornale nazionale, con i pregi, i difetti e le debolezze insite nelle istituzioni nazionali. Il fondamento era giusto, ma era amministrato però in modo erroneo. Anche in questo giornale c'era il principio errato che i giornali nazionali devono essere sovvenzionati dalla Nazione, invece del principio che impone di primeggiare nella battaglia concorrenziale con gli altri, e che non sia giusto che gli errori economici vengano riparati a spese di buoni patrioti. Compresi le pericolosità di questo modo di agire e cercai di cambiarlo. La sorte giuocò favorevolmente con me in quanto conobbi un uomo che da allora in poi apportò molti servigi utili al movimento sia come direttore commerciale del quotidiano, sia come primo direttore finanziario del partito. Nella guerra del 1914 feci la conoscenza dell'allora mio superiore, che oggi è il direttore finanziario del partito, Max Amann. Nei 4 anni di guerra potei conoscere le qualità straordinarie del mio futuro collaboratore. Nell'estate 1921, quando il movimento vacillava e non potevo contare più su diversi impiegati, con uno dei quali avevo fatto una triste esperienza parlai con il mio vecchio camerata, incontrato per caso, pregandolo di prendere in pugno la situazione finanziaria del movimento in qualità di direttore finanziario. Dopo lunghi tentennamenti (in quanto Amann occupava un posto con un avvenire roseo) finalmente acconsentì, pattuendo però di non dover fare da servo a qualche impotente Comitato e di dover rispondere soltanto ad una persona. E' merito incontrastato di questo primo direttore finanziario del partito, le cui qualità commerciali sono ampie profonde, di essere riuscito a mettere ordine e diligenza nelle finanze del partito, che furono le più brillanti operazioni e che non furono né uguagliate né superate da nessuna ramificazione del movimento. Ma accadde, come spesso avviene, che il grande successo fece conoscere invidie e sfavori. Già nel 1922 l'impostazione finanziaria era stata gettata sia per la costituzione che per l'organizzazione del movimento. C'era un libro contenente tutti i nomi dei membri. La finanza era stata raddrizzata e posta su direttive migliori. Le uscite venivano coperte dalle entrate, mentre le uscite straordinarie erano coperte dalle entrate straordinarie. Così il movimento, con tutto che viveva in un periodo di crisi nazionale, riuscì ad estinguere quasi tutti i debiti ed anzi ad accrescere il suo valore economico. L'impostazione era quella di una impresa privata, gli impiegati erano valutati per quello che rendevano e non per quello, che avrebbero potuto dare. L' intenzione d'un nazional-socialista si veda nella risoluzione, nella diligenza e nella capacità con cui svolge il suo compito datogli dalla comunità nazionale. Non svolgendo il compito non ci si può inorgoglire di ideali contro cui si pena. Il nuovo direttore finanziario del partito, ricacciando tutte le pressioni, dette la possibilità a tutti i rami del movimento di non doversi preoccupare di quelle persone svogliate corrotte. Infatti un movimento che lotta contro la corruzione non può ammettere di tenere in grembo la pecca stessa contro cui lotta. Avvenne che furono prese delle persone che lavoravano prima, appartenendovi per le loro idee, al partito popolare bavarese, le quali diedero un contributo notevole: il risultato di questa iniziativa fu ottimo. Proprio il riconoscimento chiaro e pubblico del lavoro svolto fece conquistare la simpatia degli impiegati molto velocemente. Questi diventeranno poi ottimi nazional-socialisti e così restarono, non solo con le parole, ma dimostrandolo con il lavoro intelligente e completo al seguito del nuovo movimento. Diventa naturale che un lavoratore qualificato era preferito se iscritto al partito. Però nessuno volle farsi una posizione vantandosi dell'appartenenza al partito. La saldezza che il nuovo direttore mise nell'applicazione graduale del principio, fu di grande aiuto in seguito al movimento. Soltanto in questo modo la direzione commerciale del movimento, nel triste periodo dell'inflazione, riuscì non solo a sopravvivere, ma ad aumentare la tiratura, in modo da far diventare il «VöIkischer Beobachter» uno dei maggiori quotidiani. Riuscii nel 1921 a sopprimere le istruzioni di alcuni membri del Comitato come presidente del partito, nella vita delle singole aziende. Ciò era vitale in quanto non si poteva permettere che persone si immischiassero di faccende che non li riguardavano ponendo il caos e non facendo inquadrare altre persone veramente valide. Da allora queste persone si ritirarono e scelsero altre vie per fare da controllori e ispiratori. Queste persone avevano sempre da obiettare su tutto e su tutti, e avevano sempre mille idee, piani, progetti e metodi. Alla fine però esse volevano un Comitato che sorvegliasse il lavoro che gli altri facevano diligentemente. Ma non è tollerabile dal nazionalsocialismo che persone incompetenti disturbino e critichino il lavoro di persone veramente qualificate. Però questo non era preso in considerazione da molti creatori di Comitati. Mi riproposi in quegli anni di far scomparire quelle persone e di proteggere gli elementi che avevano responsabilità in modo che potessero svolgere i loro compiti con la dovuta tranquillità. Pensavo al più grande istituto di questo genere, il Reichstag. I deputati scomparirebbero velocemente se venisse imposto un vero lavoro al posto dei discorsi; un lavoro che desse loro grandi responsabilità. Ciò che feci per far scomparire quei Comitati che non facevano niente e che erano un peso per il movimento, fu di assegnare loro un lavoro. Divenne comico vedere la scomparsa in così breve tempo di tanti Comitati. Esigetti che come si faceva nella vita privata, fosse fatto per le aziende, cioè esaminare tante persone in modo da trovare l'impiegato, l'amministratore o il direttore veramente capace e onesto. Scovato gli si doveva attribuire la più completa autorità verso i subordinati e totale responsabilità verso i superiori. A nessuno veniva data autorità se non era più che preparato nell'ambito nel lavoro assegnatogli. Nel giro di 2 anni feci rispettare questa tesi che oggi è stata assimilata nel movimento, almeno per quello che concerne la direzione suprema. Il trionfo di questo agire si ebbe il 9 novembre 1923, quando io entrai nel movimento anni prima, non esistevano sigilli. Il 9 novembre 1923, si sciolse il partito e fu confiscato il patrimonio. Il patrimonio, compresi gli oggetti di valore e il giornale, superava i 170.000 marchi.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento