mercoledì 5 ottobre 2011
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quale marxismo debba essere a sua volta distrutto. Quegli antichi e bei colori erano amati e santi quando freschi e giovani furono uniti e così devono rimanere ogni buon tedesco che abbia lottato sotto di essi e abbia vi` sto molti sacrificarsi per essi ma questo vessillo non può essere segno per una lotta futura. lo al contrario dei politicanti borghesi ho sempre affermato nel nostro partito che per la nazione tedesca è un vantaggio l'essersi privati dell'antico vessillo. L'attuale Reich, che vende sé e i suoi cittadini, non doveva usare la gloriosa eroica bandiera nera-bianca-ossa. Finché è presente lo scandalo di novembre, conservi il suo aspetto superficiale e non prenda possesso di quello di un passato onesto. I nostri uomini politici borghesi dovrebbero pensare coscientemente che chi vuole per questo Stato il vessillo nero-bianco-rosso, ruba al nostro passato. Il vessillo d'allora era adatto per il Reich d'allora, così come, grazie al Cielo, la repubblica scelse il vessillo adatto a lei. Per questa ragione noi nazional-socialisti non avremmo potuto accettare nessun segno espressivo della nostra opera nell'innalzare il vecchio vessillo. Perché non vogliamo resuscitare il vecchio Reich, finito per i propri sbagli, ma creare un nuovo Stato. Non possiamo rimanere insensibili a quello che fa la repubblica sotto il vessillo proprio. Ma noi dobbiamo essere grati cordialmente alla sorte di aver protetto il più valoroso vessillo di guerra di tutti i tempi dal servire come lenzuolo alla più scandalosa prostituzione. Fummo allora molto presi dalla questione del nuovo vessillo, cioè del suo aspetto. Da ogni luogo venivano proposte, che manifestavano buoni propositi, ma poco valore. Perché il nuovo vessillo non doveva soltanto essere il segno esteriore della nostra battaglia, ma anche procurare una forte impressione negli affissi, nei manifesti, ecc. Chi ha contatti con la folla sa che queste superficiali cose da poco conto, hanno un valore fondamentale. Una bandiera che esercita una grande impressione può in migliaia di situazioni dare la spinta iniziale ad occuparsi di un partito. Per tale ragione dovemmo rifiutare le proposte, venute da ogni parte, di riconoscere uguale, il nostro partito col Vecchio Stato, o meglio, con quei deboli partiti il cui solo scopo è la ristrutturazione di un regime orinai spento. Inoltre, il bianco non è un colore che ha prodotto grandi entusiasmi. E' adeguato a pure organizzazioni di fanciulle, non a fanatici movimenti di un tempo rivoluzionario. Fu anche proposto il nero: era adatto alla nostra epoca luttuosa, ma non aveva in sé nessuna evidente rappresentazione del nostro partito. E pure questo colore non è sufficientemente travolgente. Il bianco-azzurro, anche se di meraviglioso effetto estetico, non andava bene, Perché erano i colori d'uno specifico Stato Tedesco di una poco stimata tendenza a meschinità particolaristiche. D'altra parte, anche questi colori non avevano nessuna particolare relazione al nostro movimento. La stessa cosa si poteva affermare del bianco-nero. Al nero-rosso-oro era meglio non pensarci. E neanche al nero-bianco-rosso per le ragioni a cui ho già accennato: almeno, non nella maniera in cui quei colori erano disposti finora. Quest'unione di colore è molto più ammirabile di qualunque altra. E' l'accordo più felice che ci sia. lo fui sempre propenso a mantenere i vecchi colori, non soltanto perché per me, come militare, sono la cosa più santa che conosca, ma perché anche il loro aspetto esterno corrisponde al mio gusto. Però dovetti rifiutare, senza eccezione, la quantità di proposte che ci vennero fatte dall'interno del giovane partito e che quasi tutte inserivano la croce uncinata nel vecchio vessillo. lo stesso, come dirigente, non volli manifestare subito la mia proposta, essendo probabile che qualcun altro ne facesse una egualmente valida se non migliore. Infatti, un dentista di Starneberg mandò un disegno, per niente cattivo, molto simile al mio, ma che aveva un'imperfezione: la croce uncinata, aveva l'uncino curvo ed era inserita in un cerchio bianco. Dopo moltissime prove, disegnai la forma finale: un vessillo rosso con un disco bianco, al centro del quale era posta una croce uncinata nera. Dopo molti tentativi trovai anche un dato rapporto fra l'ampiezza del vessillo e quella del disco bianco, così anche tra la forma e la grandezza della croce uncinata dipinta. Fu insomma il mio progetto. Mi furono proposti subito bracciali per le schiere di disciplina; una fascia rossa con sopra una croce uncinata nera. E nello stesso modo fu disegnato un distintivo: un disco bianco in un campo rosso e al centro la croce uncinata. Un orefice di Monaco, Füss, fece il primo abbozzo appena usabile, e fu assunto. Nell'estate 1920 il nuovo vessillo fu portato per la prima volta davanti al popolo. Andava benissimo per il nostro nuovo partito: era originale e puro come quello! Nessuno, l'aveva visto prima: e destò l'impressione di una fiamma ardente. Noi tutti sentimmo una felicità quasi infantile quando una fedele compagna di movimento fece e consegnò il nuovo vessillo. Già pochi mesi dopo, a Monaco, ne avevamo 6 e i sempre maggiori schieramenti polizieschi favorirono la diffusione del simbolo del partito. Ed è realmente un simbolo! Non soltanto perché i colori, così calorosamente graditi da noi tutti e che un tempo addussero tanta gloria al popolo tedesco, manifestano il nostro affettuoso ricordo del passato, ma anche perché racchiude in sé la volontà del partito. Come socialisti nazionali noi riconosciamo nel vessillo la nostra linea di azione. Nel rosso, riconosciamo l'idea sociale del movimento, nel bianco l'idea nazionalista, nella croce uncinata, l'impegno a combattere per l'affermazione dell'uomo ariano e per il diffondersi della tendenza al lavoro creativo, che fu e sarà sempre antisemitico. Due anni dopo, quando già lo schieramento di polizia si era organizzato in reparti di assalto formati da migliaia di uomini, sembrò indispensabile dare a questo corpo di difesa della nostra idea del mondo uno speciale simbolo di trionfo: lo stendardo. lo stesso ho disegnato anche questo e poi ho fatto eseguire il lavoro ad un vecchio affezionato compagno, l'orefice Gahr. Da allora lo stendardo è il simbolo di battaglia della lotta nazional- socialista. Il lavoro di arringa, che nel 1920 si andò sempre più incrementando, arrivò al punto che tenemmo, qualche volta, due conferenze la settimana. La gente si accalcava con stupore davanti ai nostri manifesti, le più grandi sale della città erano gremite e decine di migliaia di marxisti corrotti ritrovavano la strada della loro collettività nazionale per diventare modelli di un prossimo libero Reich tedesco. Gli ascoltatori di Monaco avevano imparato a conoscerci. Parlavano di noi, il termine nazional-socialista fu noto a molti e significò già un programma. Anche la squadra dei partigiani, anzi dei componenti del partito, aumentò senza sosta, sicché, già nell'inverno 1920'21 potemmo presentarci a Monaco come un partito vigoroso. Allora, al di fuori del marxista, non c'era nessun partito, specialmente nessun partito nazionale che potesse contare su manifestazioni di folle numerose come le nostre. La cantina di Kinde di Monaco, che poteva contenere 5000 uomini fu sovente colma: c'era un solo locale al quale non avevamo avuto ancora al coraggio di avvicinarci; Il Circo Krone. Alla fine del gennaio 1921, gravi pensieri oberarono di nuovo la Germania. L'accordo di Parigi col quale la Germania si impegnò a versare la folle somma di cento miliardi di marchi d'oro doveva attuarsi in forma del Trattato di Londra. Una associazione di lavoro che sotto il nome di “Leghe popolari” già da tempo esisteva a Monaco volle approfittare di quel trattato di Parigi per farci partecipare ad una grande manifestazione di protesta. Il tempo passava ed io stesso ero irritato di fronte all'interminabile dubbio nell'attuare le determinazioni prese. Prima si accennò ad una manifestazione nella pubblica piazza, ma si rinunziò per paura di essere attaccati e sparpagliati dai comunisti e si ideò una dimostrazione di protesta davanti alla Feldherrnhalle ma pure a questa rinunciammo e alla fine fu proposta un'assemblea in comune nella cantina di Kinde di Monaco. Nel frattempo trascorrevano i giorni, grandi partiti erano all'oscuro del minaccioso evento e lo stesso proletariato non sapeva decidersi a fissare un giorno stabilito per la progettata dimostrazione. Martedì primo febbraio 1921, pretesi una risoluzione finale che mi assicurarono per mercoledì L'indomani chiesi con insistenza che mi fosse esattamente detto il giorno e l'ora della riunione. La risposta fu incerta ed evasiva: mi riferirono che si “aveva l'intenzione di far aderire gli operai ad una manifestazione indetta per il mercoledì successivo”. Andai in collera e stabilii di organizzare per mio conto la manifestazione di protesta. A mezzogiorno del mercoledì feci scrivere da un segretario il manifesto da me dettato e affittai il Circo Krone per giovedì 3 febbraio. Era questa una soluzione molto pericolosa sia perché non si sapeva delle adesioni alla convocazione sia perché c'era il pericolo di essere intralciati. I nostri affiliati non erano sufficienti per una sala così enorme e mancavano di strategia in caso d'assalto. Infatti io pensavo che era più difficile difendersi da un attacco nel Circo che in una sala normale; anche se poi i risultati mi smentirono, in quanto nel grande locale era più facile controllare l'irruenza degli oppositori che in locali piccoli. Comunque bisognava ad ogni costo ottenere un successo in quanto una nostra sconfitta avrebbe infranto la nostra saldezza e avrebbe incoraggiato gli avversari a rinnovare gli attacchi alle nostre successive riunioni, cosa che eravamo riusciti ad eliminare solo dopo mesi di lotte. Il tempo a nostra disposizione per apporre i volantini si riduceva al solo lunedì e il fatto che la stessa mattina pioveva faceva supporre che molta gente sarebbe rimasta a casa piuttosto che andare, sfidando neve e pioggia, ad una manifestazione in cui c'era pericolo di morte. Giovedì mattina cominciai ad aver paura di non riuscire a riempire tutto quel locale, così da fare una pessima impressione alla comunità operaia. Feci scrivere velocemente dei volantini da distribuire nel pomeriggio, nei quali c'era l'invito a partecipare alla riunione. Affittai due camion che dovevano servire, avvolti con drappi rossi e sui quali furono issate due bandiere, a trasportare 15-20 membri del partito ciascuno. Costoro dovevano girare per la città, distribuendo volantini e facendo il più possibile pubblicità per la manifestazione della sera. Per la prima volta dei camion imbandierati che attraversavano la città non ospitavano marxisti per cui la borghesia osservò stupefatta i drappi rossi e le bandiere uncinate con cui erano stati decorati. In periferia invece si trovò parecchia ostilità nelle persone che vedevano in quei camion una
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