mercoledì 5 ottobre 2011

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enunciate da associazioni e da politici incompetenti. Se si considera bene si deve capire che le invocazioni per una nuova flotta armata per la conquista delle colonie etc., sono parole al vento prive di ogni fondamento concreto. E non può giovare alla Nazione tedesca la monopolizzazione che l'Inghilterra fa nei confronti di questi contestatori, in parte non pericolosi in parte folli ma sempre dediti a favorire i nostri nemici. Così facendo ci si esaurisce in dimostrazioni assurde contro tutto il creato dimenticando che per raggiungere il successo è necessario seguire questa massima: ciò che compi portalo a compimento. Scagliandosi contro cinque o dieci Stati, non si possono intensificare tutte le energie fisiche e morali per stroncare il nostro più terribile nemico e si perde la capacita di unirci con alleanze per la lotta finale. Anche in questo si riscontra un dovere del movimento nazional-socialista. Esso deve far capire alla nazione che bisogna puntare alle cose importanti e non a quelle trascurabili, non scordarsi mai del fine ultimo per il quale bisogna lottare è proprio l'esistenza della nostra nazione, e l'unico avversario da sconfiggere è la potenza che ci priva di questa esistenza. Molte cose ci possono dare grande dolore ma questa non è una ragione per perdere la testa e strillare ed entrare in guerra col mondo piuttosto che organizzare le nostre forze contro il vero nemico. D'altra parte il popolo tedesco non si può permettere di condannare gli altri per il loro comportamento finché non avrà fatto pagare il giusto fio a quei delinquenti che vennero meno al loro compito tradendo il loro paese. Il nemico fa ciò che era nelle previsioni. A noi imparare da come si comporta e da come agisce. Non si può condannare e maledire da lontano l'Inghilterra, l'Italia, etc., e poi non far niente contro quei briganti che venduti al nemico ci tolsero le armi, ci ruppero la colonna vertebrale e ci vendettero per trenta denari il Reich. Al di fuori di questa concezione, per chi non sa adattarvisi, non c'è altro che la rinunzia, perché ogni prospettiva di futura alleanza crolla. Non potendo stringere alleanza con Inghilterra, ladra delle nostre colonie, né con l'Italia, che ha l'Alto Adige, né con Polonia e Cecoslovacchia, non ci rimane, nel campo europeo, che la Francia, che ci ha tolto l'Alsazia-Lorena. Così facendo si va contro gli interessi e gli obbiettivi del popolo tedesco: l'unica cosa dubbia è se chi agisce per questa concezione, sia un ingenuo sciocco o un birbante matricolato. Il cambiamento di concezione dei singoli popoli già avversari i quali hanno fini comuni ai nostri, può senza altro accadere se l'integrità della nostra nazione e la risolutezza di preservare la nostra esistenza ci mostrano come alleati molto importanti. Inoltre, bisogna che la nostra impotenza o le basse azioni non siano d'ostacolo per unirci con Stati già a noi nemici La difficoltà maggiore la pone il terzo quesito. E' possibile, o no, che coloro dediti agli interessi delle nazioni che dovrebbero stringere patti con noi, riescono a realizzare i propri fini opponendosi all'ebreo, che è il nemico più risoluto dei liberi Stati? L' abilità inglese può sconfiggere l'ingerenza ariana? Certo non è facile dare una risposta in quanto essa è legata a molti elementi che non si possono ben considerare. In una nazione, la forza statale in un dato momento può essere ritenuta così salda e così dedita agli interessi del popolo che viene annullata qualsiasi barriera posta dalle forze giudaiche internazionali. La guerra che l'Italia fascista opera contro le tre maggiori forze ebree, forse inconsapevolmente (penso però che sia consapevole) è già un'ottima prova che anche se non direttamente, si possono tagliare le gambe a questa superpotenza internazionale. Il divieto della Massoneria e delle sette, l'abolizione della stampa supernazionale e la distruzione del Marxismo internazionale, e di contro il rafforzamento dello Stato fascista, consentiranno, in futuro, al fascismo di fare sempre più la volontà degli italiani senza preoccuparsi delle minacce e della forza mondiale giudaica. Non altrettanto accade in Inghilterra, infatti li dove regna sovrana la democrazia gli ebrei dettano ancora legge, mediante la libertà di parola. Eppure anche là v'è la guerra tra i difensori degli interessi politici inglesi e i componenti principali del giudaismo mondiale. Spesso quelle lotte degenerano in violenze; come si può riscontrare, per la prima volta dopo il conflitto, nell'opposto atteggiamento nei riguardi del problema giapponese, sostenuto dal governo e dalla stampa. Dopo la fine del conflitto tornò a galla la vecchia ruggine tra America e Giappone. Logicamente gli Stati europei, non potevano trascurare la possibilità di una nuova guerra. Ma in Inghilterra nonostante i legami che la tengono salda all'America regna un certo rancore per lo sviluppo in ogni campo finanziario e politico di questa. Le colonie, figlie di un grande genitore, stanno per assumere lo scettro del Capo. E' logico che l'Inghilterra si rifaccia oggi alle alleanze di un tempo e abbia paura del giorno in cui si dirà «il mare è dominio dell'America» e non più «l'Inghilterra è signora dei mari». E' più facile scagliarsi contro il Reich che contro l'America il cui suolo è ricco di risorse. Se anche su questo campo dovesse avvenire l'ultima spiegazione, l'Inghilterra, divenuta sola, morirebbe. Così desiderosa, punta al Giappone e tende ad una alleanza che mentre è da sconsigliare sotto l'aspetto razziale, è comprensibile politicamente in quanto tende ad un consolidamento inglese di fronte all'avanzata americana. Mentre l'Inghilterra, che era stata al fianco dell'America nei campi d'Europa, non volle rompere l'alleanza asiatica, tutta la stampa ebraica biasimò questo comportamento. Come è possibile che gli ebrei fino al 1918 tutti uniti col governo inglese contro il Reich, ora vi si ribellano? La distruzione della Germania non era un fine inglese, ma ebraico, ed oggi la distruzione del Giappone non giova affatto agli inglesi mentre costituirebbe una buona mossa verso il successo finale ebraico. Mentre l'Inghilterra cerca di difendere il proprio primato, l'ebreo cerca di ottenerselo. Vede gli Stati europei in mano sua, sia indirettamente con la democrazia mondiale, sia direttamente grazie al bolscevismo russo ha preso nella sua rete il vecchio mondo e cerca di fare altrettanto col nuovo. La borsa americana è in mano agli ebrei. Ogni anno controllano la produzione di 120 milioni di persone: solo pochi restano liberi a dispetto degli ebrei. Muovono come vogliono gli interessi del popolo e se ne servono per il loro specifico fine. Gli ebrei vedono ormai prossimo il giorno in cui potranno annullare, come desiderano, il popolo. Dentro quel grande gregge di regioni coloniali senza una vera unità; una nazione libera potrebbe, all'ultimo momento provocare la crisi di tutta l'opera. Infatti l'unità bolscevica può sussistere solo se è di tutto il mondo. Se una sola nazione conserva la propria indipendenza e il proprio valore, la potenza della demagogia ebrea dovrà cedere all'idea unitaria. L' ebreo è perfettamente cosciente che con una politica millenaria è riuscito a minare la compattezza dei popoli europei ma non è capace di trasformare alla stessa maniera una nazione asiatica come il Giappone. Oggi può prendere in giro il tedesco, l'inglese, l'americano e il francese ma non il giallo asiatico. Perciò cerca di distruggerlo servendosi degli Stati europei, onde eliminare un così terribile avversario, prima che, in suo potere, l'ultima forza nazionale si realizzi in una tirannia su esseri deboli e incapaci. Non può tollerare nel suo millenario potere una nazione giapponese e perciò vuole aumentarlo prima che formi una sua propria tirannide. Così oggi scaglia le nazioni contro il Giappone, come un tempo le scagliò contro la Germania, e così può avvenire che mentre l'Inghilterra sia ancora propensa all'alleanza giapponese la stampa inglese ebraica non veda di buon occhio la stessa alleanza e cerchi di muovere una guerra distruttiva dietro il paravento della democrazia e all'incitamento di: abbasso il militarismo e l'imperialismo nipponico. In Inghilterra l'ebreo segue una politica diversa da quella del governo; perciò anche li si deve combattere contro il pericolo del giudaismo mondiale. Il movimento nazional-socialista deve assumersi questo nuovo compito: deve far capire al popolo l'atteggiamento da prendere nei riguardi delle altre nazioni. Deve in continuazione ricordare, qual'è il vero nemico del mondo. Al posto dell'ostilità, contro gli Ariani, dai quali tutto può distaccarsi ma ai quali si è legati da una comunanza di stirpe e di civiltà, dobbiamo concentrare le nostre forze contro il meschino nemico del mondo vera causa di tutte le disgrazie. Nello stesso tempo il nazional-socialismo deve aprire gli occhi al nostro paese affinché l'odioso nemico sia smascherato e la guerra contro di lui mostri anche agli altri Stati quale sia l'unica strada per la salvezza del popolo ariano. L'intelletto ci dovrà guidare e avremo come forza principale la volontà. Il sacro obbligo di agire in questa maniera ci darà la forza e la perseveranza mentre il nostro più grande difensore sarà il nostro ideale. Due cause mi portano a considerare più da vicino i rapporti tra Germania e Russia: 1) Questo è forse il cardine della politica estera; 2) Questo quesito è la prova del fuoco delle possibilità politiche del nazional-socialismo, in cui dovrà dimostrare chiarezza e determinazione nell'azione. Devo ammettere che il secondo punto mi causa diverse perplessità. Poiché il nostro movimento prende gli affiliati non dalla massa amorfa, ma li ricava da coloro che hanno concezioni estremiste, è logico che, anche in politica estera, queste persone risentano, dapprima, del nefando aggravio dato dall'incomprensione e dalla scarsa fiducia da parte dei circoli politici ai quali appartenevano. Questo non è solo valido per quelli che vengono da sinistra, anzi al contrario. Ciò che gli inculcarono intorno a questi problemi è da una parte malefico ma spesso è parzialmente annullato dai propri istinti sani. Allorché al posto del cattivo insegnamento ne poniamo uno migliore, si ricava che l'istinto di conservazione insieme agli altri buoni porta fare diventare queste persone ottimi alleati. E' molto più difficile invece seminare in una persona che fino a quel punto ha agito in questo campo logicamente e ha mandato sull'area dell'oggettività gli ultimi istinti naturali. Proprio i nostri idealisti sono le persone meno indicate a difendere in politica estera i loro interessi e quelli del popolo che rappresentano. Sono inibiti da idee assurde e da censure e in loro non esiste più l'istinto di conservazione. Il nazional-socialismo dovrà duramente combattere con questi, duramente perché nonostante l'incapacità hanno una tale concezione che li fa considerare superiori a persone più sane di loro. Questi sono proprio dei sapientoni che non sanno niente, la cui unica facoltà è l'arroganza, incapaci di realizzare alcunché e per di più mancano di quello spirito pratico che li renderebbe utili all'estero. Questi circoli distolgono le nostre linee di politica estera dalla vera difesa dei nostri interessi nazionali per poterle sfruttare con le loro assurde ideologie. Però, questo è mio dovere, davanti ai miei affiliati, considerare per intero la più importante questione di politica estera, e renderla chiara a tutti, cioè i rapporti con la Russia. Per politica estera intendo rendere chiaro il rapporto di un popolo con gli atti e il modo di farlo deriva da fatti ben precisi. Come nazional-socialisti possiamo affermare quanto segue circa l'importanza della politica estera per uno Stato: la politica estera di una Nazione deve permettere il sopravvivere su questa terra, della razza del popolo che rappresenta creando un ambiente propizio per la crescita degli individui. Per ambiente propizio ci riferiamo a quello che permette la vita di una nazione sulla propria terra. Qualsiasi altra situazione benché possa perdurare nei tempi, non è sana e prima o dopo dovrà crollare. L'estensione sufficiente del terreno per farci vivere la gente di una nazione non deve essere considerata soltanto sui bisogni attuali e neppure sulla quantità di beni che questi può dare in proporzione agli abitanti. L' ampiezza di una nazione è importante non solamente per la vita della nazione, ma anche per la crescita della visuale politica e militare. Per assicurare l'esistenza di un popolo è necessario una sufficiente estensione di terreno. Quando uno Stato garantisce il nutrimento alla sua gente, deve occuparsi anche della propria esistenza: che giace nella potenza politica che ha questo Stato, segnato infine da posizioni geografiche e militari. La popolazione tedesca penserà al proprio futuro solo partendo da forza mondiale. Nel trascorrere di 2000 anni circa la protezione degli ideali della nostra popolazione, la maggiore o minore sicurezza della nostra politica estera, interessa la storia mondiale. Noi fummo i testimoni: poiché la guerra globale del 1914-18 non segnò che la battaglia della Germania per la sopravvivenza e la maniera in cui combatté fu detta guerra mondiale. In questa battaglia, però, la Germania cominciò la guerra come sicura potenza mondiale: ma in effetti non lo era. Se nel 1914 la Germania avesse posseduto un territorio differente dal numero degli abitanti, essa avrebbe potuto chiamarsi effettivamente Potenza mondiale e la guerra, prescindendo da tutti i diversi fattori, l'avrebbe vinta. Non spetta a me spiegare quello che sarebbe successo non avvenendo certi fatti. Attualmente la Germania non esiste come compagine mondiale. Ammettendo di oltrepassare il nostro attuale assopimento militare, non potremmo più onorarci di esserlo. Penso comunque sia obbligatorio dire, imparzialmente e senza mentire, lo stato attuale delle cose, colpire le sue pecche, in modo da ottenere che la compagine nazional-socialista comprenda ciò che è indispensabile. Cosa vuol dire nel mondo, una Nazione nella quale esiste una così spregevole proporzione tra superficie e abitanti, come nell'attuale Germania? In un momento nel quale il mondo pian piano viene diviso tra le Nazioni, alcune delle quali sono già enormi, non si è in grado di definire forza mondiale una Nazione il cui territorio non è nemmeno la burlesca estensione di 500.000 Kmq.

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