mercoledì 5 ottobre 2011
99999999999-9999999999999999999999
Lo Stato nazionale, di cui ho provato a delineare i principi generali, non sarà ancora attuato col solo riconoscimento di ciò di cui ha bisogno. Non è sufficiente sapere quale forma deve avere lo Stato nazionale. Ha molto valore il problema della sua origine. Non si deve attendere che i partiti attuali, i quali sono soprattutto profittatori dello Stato odierno, arrivino da soli ad un rivolgimento del regime, e cambino volontariamente l'atteggiamento avuto finora. Ciò è ancora più difficile, perché gli elementi che in pratica li guidano sono gli ebrei, sempre e soltanto gli ebrei. Se si continuasse come attualmente, un bel giorno gli ebrei distruggerebbero veramente i popoli della terra e ne diventerebbero padroni. L'ebreo, perfettamente conscio del suo fine, continua a percorrere con volontà la sua strada di fronte ai milioni di «borghesi» e proletari tedeschi, che nella maggior parte, per pigrizia, ignavia e scemenza, vanno verso la loro distruzione. Perciò un partito comandato da lui non può fare altri interessi che i suoi, interessi che non hanno niente a che vedere con i problemi dei popoli arii. Quindi, se si vuole tentare di attuare l'immagine ideale dello Stato nazionale, si deve, escludendo le odierne potenze della vita pubblica, cercare una nuova forza, determinata, e in grado di lottare per un ideale come questo. Perché in questo caso si tratta di combattere: il primo dovere non è quello di formare una costituzione nazionale dello Stato, ma quello di annientare gli ebrei. Come accade sovente nella storia, la difficoltà principale non è quella di formare un nuovo stato di cose, ma creare un posto per esso. Utilità e preconcetti cooperano per formare una moltitudine compatta e armata e tentano con tutti i mezzi di impedire la vittoria d'una concezione che sia per loro sgradita e rischiosa. Perciò, il modello del nuovo ideale, è sfortunatamente obbligato, pur sottolineandone l'aspetto positivo, ad assumere prima di tutto l'aspetto negativo della lotta, quello che deve portare all'eliminazione della situazione attuale. Una nuova dottrina, di gran valore e novità, deve, anche se ciò può dispiacere ai singoli, usare per prima arma la sonda della critica, con severità. E' dimostrazione di conoscenza incompleta dell'evoluzione storica il fatto che oggi quelli che chiamiamo nazionalisti ci tengano a dire che non è loro intenzione fare una critica negativa ma solo eseguire un'opera costruttiva. Questi sono discorsi stupidi, ingenui, degni di «popolari» e dimostrano che in quei cervelli passò senza lasciar traccia anche la storia della loro epoca. Anche il marxismo aveva un fine, anche esso conosce un lavoro costruttivo. Anche se per questo intenda solo la costituzione di una tirannia giudaica economica internazionale. Però esso da settant'anni esercita la critica; una critica sgretolante, annientatrice, finché non ebbe indebolito e portato alla distruzione il vecchio Stato. E ciò fu normale, logico e razionale. Non è sufficiente per distruggere uno Stato esistente il semplice desiderio e rappresentazione di uno Stato futuro. Non bisogna pensare che i partigiani o quelli che traggono profitto dalla situazione già in atto possano essere convinti a mutare idea con la sola constatazione di un bisogno e guadagnati ad una rivoluzione. Invece non è difficile che succeda che rimangano, in tal caso, due concezioni diverse, una vicino all'altra e che perciò la cosiddetta idea del mondo diventi un partito e debba rimanere tale. Perché l'idea del mondo non può sopportare né ritenersi paga di essere un partito vicino agli altri ma richiede con forza di essere accettata come sola ed esclusiva, così come richiede che tutta la vita pubblica venga modificata e adattata alle sue idee. Perciò non può permettere che esista accanto a sé, la situazione precedente. Ciò è valido per le religioni. Anche il cristianesimo non poté appagarsi di costruire il suo altare: dovette per forza distruggere le are pagane. Solo cominciando con questa entusiastica intolleranza poté formarsi la fede indiscutibile, di cui l'intolleranza è proprio la necessaria condizione preliminare. Si può contestare che in questi fenomeni della storia del mondo si tratta specialmente di una mentalità ebraica: che questo tipo di intolleranza e di fanatismo è tipico degli ebrei. Ciò può essere verissimo, e si può criticare coll'accorgersi con giustificato dolore che la manifestazione dell'intolleranza e del fanatismo nella storia degli uomini è un fatto che prima non si era mai verificato: ma con ciò non si modifica niente del fatto che attualmente tale situazione esiste. Le persone che vogliono liberare il popolo tedesco dalla sua condizione attuale non devono sforzarsi a pensare quanto sarebbe meglio se questa o quella cosa non ci fosse, devono cercare la maniera di distruggere ciò che c'è. Ma un'idea del mondo piena di dannata intolleranza può essere soltanto annientata da un'altra vivificata e spinta da uno spirito simile, da una simile volontà, da una concezione nuova che sia incontaminata e completamente vera. Attualmente l'individuo deve notare con sofferenza, che nel mondo antico, molto più libero del moderno, apparve, con la venuta del cristianesimo, la prima paura spirituale. Ma non si può obiettare che da quel tempo è pervaso e dominato da quella oppressione, che solo l'oppressione distrugge l'oppressione, solo la paura, la paura. Soltanto dopo si può pensare di creare una condizione nuova. I partiti politici accettano di scendere a patti, le idee de mondo no. I partiti politici contano anche sui nemici, le idee del mondo dichiarano la propria infallibilità. Pure i partiti politici hanno, alla base, quasi sempre la tendenza a conquistare per sé il potere: è spesso nascosta in essi una piccola tendenza ad un'idea del mondo. Ma già la limitatezza del loro programma li priva di quel sentimento eroico che una tale idea richiede. Lo spirito di accordo che vivifica le loro volontà porta ad essi le teste mediocri e fragili, con le quali non si può cominciare una crociata. Perciò spesso restano fermi alla loro mediocrità, rinunciano a combattere per un'idea universale, e cercano di ottenere, con la cosiddetta «collaborazione positiva» in fretta, un piccolo posto nella mangiatoia del governo presente e di rimanervi più tempo possibile. In questo consiste tutto il loro sforzo. Se un giorno un avversario alquanto feroce li cacciasse dalla mangiatoia generale tutte le loro attività e idee cercherebbero di avanzare di nuovo, magari con la forza e con l'inganno, nella mandria degli affamati, per satollarsi nuovamente, a costo magari delle loro più sante idee, all'adorata fonte alimentare. Sciacalli della politica! Un'idea del mondo non accettando mai di dividere con un altra, non può accettare di operare insieme ad un tipo di governo che essa disprezza; ma sente il dovere di lottare contro questo governo e contro tutte le convinzioni dei nemici, con ogni mezzo, e di distruggerle. Questa battaglia annientatrice richiede campioni decisi, di cui i nemici riconoscono subito la pericolosità e quindi si legano per difendersi a vicenda, quanto la lotta positiva che sta per far predominare le sue proprie concezioni. Perciò un'idea del mondo porterà alla vittoria le sue idee se riunirà nelle sue file gli individui più coraggiosi e forti della sua epoca e formerà loro in una compatta organizzazione guerriera. Ma a questo scopo è indispensabile che essa, considerando questi individui, scelga dalla propria visione generale del mondo date convinzioni e dia loro un aspetto atto a servire da professione di fede, nella sua delimitata e precisa brevità, ad una nuova comunità di persone. Mentre il programma di un partito politico non è altro che il rimedio per un successo nelle elezioni seguenti, il programma d'una idea universale dichiara guerra alla situazíone presente, al governo presente, insomma ad una presente idea del mondo. Non è indispensabile che ogni combattente per quest'idea abbia una cognizione completa delle ultime concezioni, negli ultimi pensieri dei dirigenti del movimento. A lui è sufficiente sapere con esattezza alcuni, i più grandi punti di vista; nella sua mente devono essere impressi in modo inalterabile i principi basilari della dottrina, in modo che resti completamente sicuro della necessità della vittoria del suo movimento. In questo modo, il singolo soldato non viene istruito sui problemi dell'alta strategia: a lui basta essere educato ad una ferrea disciplina, ad una entusiastica convinzione del buon diritto e dell'energia della sua causa e alla completa abnegazione ad essa. Lo stesso, deve succedere nel singolo partigiano di un movimento molto, grande, di grande avvenire, di forte' volontà. Come non sarebbe valido, un esercito in cui i soldati fossero o credessero di essere generali, così non sarebbe valido un movimento politico come rappresentante di una idea, se non fosse altro che un unione di individui coscienti. No, ad esso servono anche i soldati semplici, senza i quali non si attua una profonda disciplina. Una organizzazione, può soltanto per il suo ultimo essere, sopravvivere, se una grande moltitudine sentimentale è soggetta ad un più alto comando intellettuale. Un gruppo di 200 uomini d'uguale quoziente intellettuale sarebbe, col passar del tempo, meno disciplinabile che una compagnia di 190 con un quoziente intellettuale inferiore e 10 di grande cultura. In ciò trovò un giorno grande vantaggio la socialdemocrazia. Prese i componenti di varie classi del nostro popolo, già congedati dal servizio militare dove erano già stati educati all'ordine, e li inserì nell'ordine del partito, egualmente duro. Pure la loro organizzazione formò un esercito di soldati e di ufficiali. L'operaio tedesco, finito il servizio militare diventò il soldato, il colto ebreo diventò ufficiale: i dirigenti dei Sindacati Tedeschi possono essere ritenuti il corpo dei sottufficiali. Il fatto, guardato con freddezza dalla nostra borghesia, che fecero parte del marxismo soltanto le classi incolte, fu in verità la condizione preliminare del trionfo del marxismo. Perché, mentre i partiti borghesi, nel loro uguale grado intellettuale, formano esclusivamente un gruppo insubordinato e inabile, il marxismo costituì col suo meno dotato materiale umano, un esercito di soldati di partito, che ora sono subordinati al loro capo ebreo, così come un tempo erano subordinati al loro ufficiale tedesco. La borghesia tedesca che non si era mai curata di problemi psicologici, non trovò neanche in questo caso utile pensare all'intimo significato e nascosto rischio di questo fatto. Si ritenne, al contrario, che un partito politico costituito solo di uomini delle classi intelligenti, fosse di maggior pregio, che avesse maggior diritto e maggior possibilità di arrivare al potere che la moltitudine incolta. Non si comprese mai che la forza di un partito politico non si trova nella grande e singola intelligenza dei componenti una in una ordinata subordinazione dei componenti verso il comando intellettuale. Ciò che decide è la medesima direzione.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento