mercoledì 5 ottobre 2011
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Si può arrivare a dire che l'esistenza degli Stati non impedirebbe affatto l'eventualità della distruzione del genere umano se si perdessero le capacità superiori e l'agilità mentale, a causa della mancanza di una razza che le abbia in se. Se, per esempio, oggi la crosta terrestre fosse scossa da un terremoto e dalle acque dell'oceano sorgesse un nuovo Himalaia, una sola dolorosa sciagura, distruggerebbe la civiltà umana. Solo l'annientamento dell'ultima razza portatrice di civiltà e degli esseri che la compongono apporterebbe sulla terra lo squallore. Invece notiamo da esempi presenti che Stati in formazione per la mancanza di superiori capacità intellettuali degli individui della loro razza non furono idonei a conservare questi ultimi. Come diversi tipi di animali preistorici dovettero soccombere e sparirono definitivamente, così anche l'uomo deve soccombere, se è privo di una dataforza spirituale, che sola gli fa trovare i mezzi necessari alla propria sopravvivenza. Nessuno Stato potrebbe più sopravvivere, si annienterebbero tutti i legami dell'ordine, distrutti i documenti di uno sviluppo millenario, la terra diventerebbe un solo grande cimitero allagato dall'acqua e dal fango. Ma se da questo mostruoso caos si salvassero anche solo pochi uomini di una razza che possa ricostruire la civiltà, la terra, anche dopo secoli, ristabilita la calma, serberebbe le prove di una umana forza creatrice. Non è lo Stato che forgia un determinato grado di civiltà; esso può soltanto conservare la razza che è la premessa e la base di quel grado. In altri casi, lo Stato può continuare ad esistere come tale, per secoli, mentre, siccome non gli fu proibita una mescolanza di razze, la genialità e l'esistenza di un popolo limitate da questo hanno subito radicali cambiamenti. Ad esempio, lo Stato presente, può come complesso esteriore, continuare ad esistere per secoli, ma l'avvelenamento razziale del corpo della nostra nazione crea un declino culturale, che già oggi ci appare disastroso. Quindi, la condizione preliminare della vita di un'umanità superiore non è lo Stato, ma la nazione, unica capace di portarla. Questa facoltà è sempre presente e deve essere stimolata all'azione pratica, da determinate condizioni esteriori. Le nazioni, o meglio, le razze fornite di caratteristiche creatrici hanno insite, nascoste, queste condizioni, anche se in alcuni momenti situazioni esterne impediscono alle loro buone qualità di attuarsi. Rappresentare come barbari, come incivili, i Germani dai tempi precedenti il cristianesimo e una inconcepibile stupidaggine. Non furono mai cosi. Ma la durezza delle condizioni climatiche del nord li obbligò ad un modo di vita che impediva l'attuarsi delle loro capacità creative. Ma questa medesima capacità originaria creatrice di civiltà, non deriva esclusivamente dal clima nordico. Se fossero arrivati nelle terre del Sud dal clima temperato e avessero estratto i primi mezzi dal materiale umano inferiore, la capacità di cultura, latente in essi, avrebbe creato una meravigliosa fioritura, come per i Greci. Un Lappone, mandato nel Sud, non sarebbe niente più che un Esquimese creatore di civiltà. No, questa stupenda forza creatrice èdata solamente all'Ariano, sia che egli l'abbia in potenza, sia che la manifesti, in base alle situazioni favorevoli o a una Natura sfavorevole. E' conseguenza di ciò questo concetto! Lo Stato è un mezzo per raggiungere un fine. La sua meta consiste nella conservazione e nell'accrescimento di una società conducente un'esistenza fisica e morale dello stesso genere. Questa conservazione include la vita d'una razza e con ciò concede alla razza la libertà di evolvere tutte le qualità latenti in essa. Una parte di esse sarà in funzione della conservazione della vita materiale, l'altra opererà per l'evoluzione intellettuale. In verità, però, l'una delle parti crea le condizioni prima dell'altra. Gli Stati che non operano in questo senso sono esperimenti mal riusciti, fallimenti. Ciò non è modificato dal fatto che esistono, così come il buon esito di un'associazione di delinquenti non può giustificare la delinquenza o la rapina. Noi nazionalsocialisti, come portatori di una nuova idea, non dobbiamo metterci mai sul celebre e per di più errato «terreno dei fatti». Altrimenti non saremmo più i portatori di una nuova concezione ma i «coffies» della falsità di oggi. Dobbiamo distinguere con massima chiarezza fra lo Stato che è il recipiente e la razza che è il contenuto. E questo recipiente ha valore solo se sa contenere e custodire il contenuto; altrimenti non ha senso. Il fine ultimo dello Stato nazionale è quello di serbare quegli elementi di razza originari che, come datori di civiltà, creano la bellezza e la nobiltà di un'umanità superiore. Noi Ariani, in un'organizzazione Statale possiamo soltanto vedere il complesso vivente di una nazione: complesso che non solo garantisce il prolungarsi nel tempo di questa nazione, ma la porta alla suprema libertà evolvendone le qualità spirituali ed intellettuali. Quello che oggi si vuol far credere uno Stato non è altro che il fallimento di profonde deviazioni umane e porta inenarrabili sofferenze. Noi nazionalsocialisti sappiamo di essere avversi nella società attuale a questa concezione, e siamo considerati come
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