mercoledì 5 ottobre 2011

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Fin dal principio bisognò introdurre nelle nostre riunioni una disciplina cieca e garantire il potere dei dirigenti delle adunanze. Perché quello che noi affermavamo non erano deboli chiacchiere di un oratore borghese: erano cose adatte, per la forma e per l'argomento, a spingere il nemico ad una risposta. E di nemici ce n'erano nelle nostre riunioni! Sovente entravano in folti gruppi, e tra essi c'erano degli agitatori e su tutti i visi si leggeva l'idea: oggi vi distruggiamo! Talvolta furono portati in grosse schiere, dai nostri amici comunisti, colla mansione di sparpagliare la marmaglia nazionalsocialista e di porre fine a tutta quella storia. E soltanto la forza senza scrupoli dei dirigenti della nostra assemblea, il feroce intervento dei nostri agenti dell'ordine impedivano che si attuassero le intenzioni del nemico. I nemici, d'altra parte, avevano ogni motivo per essere irritati. Il colore rosso dei nostri manifesti li attirava nei locali delle nostre assemblee. La borghesia era spaventata dal fatto che noi usavamo il rosso dei bolscevichi e vedeva in questo un gesto molto incerto. I nazional-tedeschi si dicevano l'un l'altro a bassa voce il dubbio che, in fondo, non fossimo altro che una specie del marxismo, o forse soltanto marxisti, o meglio socialisti sotto falsa spoglia. Perché finora questi cervelli acuti non hanno compresa la differenza tra marxismo e socialismo. Quando poi si accorsero che noi nelle nostre assemblee non chiamavano i presenti “signori e signore” ma soltanto “compatrioti”, e fra noi, ci chiamavamo solo compagni di partito, a molti dei nostri avversari sembrò evidente il triste prospettarsi del marxismo. Spesso ci piegavamo dal ridere per queste stupide preoccupazioni borghesi, per queste intelligenti ricerche sulla nostra origine, sulle nostre tendenze, sui nostri fini. Abbiamo, dopo attenta e oculata riflessione, scelto per i nostri manifesti il colore rosso, per aizzare alla violenza i partiti di sinistra, per spingere i loro adepti a venire nelle nostre assemblee, magari soltanto per ostacolarle. Così tro- vammo la maniera di discutere con quegli uomini. E' utile chiarire il valore, la confusione che dimostrarono i nostri nemici in quel periodo con la loro strategia sempre indecisa. Prima impedirono ai loro seguaci di curarsi di noi e di non venire alle nostre assemblee; e, generalmente, furono obbediti. Ma siccome, col passare del tempo, alcuni di essi parteciparono, il loro numero cresceva continuamente e divenne chiaro l'effetto esercitato dalla nostra dottrina, i dirigenti nemici lentamente diventarono nervosi e preoccupati e decisero che non si poteva in eterno continuare a fare da spettatori al nostro partito, ma era necessario mettergli fine con la paura. E allora si verificarono gli inviti di “proletari evoluti consapevoli” di venire in massa alle nostre adunanze, per colpire, coi pugni del proletariato, la “marmaglia monarchica e reazionaria” nei suoi rappresentanti. Le nostre adunanze, già 45 minuti prima di iniziare erano piene di operai. Sembravano un barile di polvere con la miccia accesa, che potesse scoppiare da un momento al' l'altro. Ma i fatti si svolgevano sempre in altra maniera. G operai entravano come nostri avversari e uscivano, se no come adepti, almeno come critici e dubbiosi della validi della propria dottrina. Lentamente accadde che, dopo che avevo parlato per tre ore, amici e nemici si univano in una folla fanatica. E allora non c'era più l'eventualità di danneggiamento. I dirigenti marxisti cominciarono a preoccuparsi e si volsero nuovamente a quelli che in precedenza si erano dimostrati contrari a questa strategia e che ora, con qualche motivo giusto, si richiamarono alla loro convinzione, doversi impedire completamente agli operai la presenza alle nostre assemblee. Gli operai non parteciparono più, o parteciparono in pochi. Ma dopo poco tempo il gioco ricominciò. La proibizione non fu osservata, i compagni parteciparono sempre più numerosi e alla fine trionfarono i partigiani della tattica decisiva. Bisognava annientarci. Quando, dopo due, tre e sovente otto o dieci comizi risultò evidente che era più facile parlare di annientarci, che farlo, ad ogni nostra assemblea seguiva un frazionamento delle schiere nemiche; si tornò di colpo al vecchio ordine: “Proletari, compagni e compagne non partecipate alle adunanze degli agitatori nazionalsocialisti”. D'altra parte, questa strategia indecisa fu adottata anche dalla stampa comunista. Ora ci si tralasciò completamente, ma subito ci si accorse della inutilità di questa prova e si provò col contrario, Ogni giorno si parlò in qualche maniera di noi, specialmente per spiegare agli operai il comico della nostra esistenza. Ma dopo qualche tempo quei Signori dovettero rendersi conto che ciò non ci danneggiava, anzi ci giovava nel senso che tanti dovettero chiedersi per quale motivo si sprecassero tante parole ad una manifestazione così comica. Gli uomini s'incuriosirono. Allora sventolarono il vessillo e ci dichiararono criminali, malfattori del genere umano. In molti articoli la nostra delinquenza fu chiarita e sempre nuovamente provata: e si inventarono dal principio alla fine favole vergognose su di noi. Dopo poco tempo si convinsero dell'inefficacia di questa tattica, che in fondo, erano utili solo per farci notare da tutti. Allora io mi misi in questa opinione: non ha nessuna importanza che ci deridano, che ci insultino, che ci chiamino pagliacci o criminali: importante è che parlino di noi, che si occupino di noi che gli operai ci vedano come la sola potenza con la quale, in futuro, si avrà una spiegazione. Un giorno dimostreremo alle critiche della stampa ebraica chi siamo e che cosa vogliamo. Certamente, se a quel tempo non ci furono opere di danneggiamento dirette delle nostre assemblee, ciò fu dovuto in parte alla inconcepibile vigliaccheria dei capi dei nostri nemici. Nelle situazioni critiche, mandavano avanti gli umili e gli sconosciuti, mentre loro attendevano, fuori del locale, il risultato del danneggiamento. Noi eravamo quasi sempre ben informati dei progetti di questi signori. Non soltanto perché, per motivi d'opportunità, mettemmo molti dei nostri adepti dentro le organizzazioni dei comunisti, ma perché gli stessi capi comunisti. parlavano, a nostro vantaggio, fatto sfortunatamente assai diffuso nel popolo tedesco. Quando avevano qualche intenzione, non riuscivano a tacere e nella maggior parte dei casi cantavano prima di: aver fatto l'uovo. Così noi facevamo spesso i più grandi preparativi, senza che i capi comunisti avessero la più piccola intuizione della loro prossima cacciata. Dovemmo, a quel tempo, occuparci noi stessi della, protezione delle nostre riunioni, perché non potevamo fare, affidamento su quella delle autorità. Anzi i fatti ci hanno dimostrato che la forza dell'ordine era sempre dalla parte degli aizzatori. Al massimo, l'operazione della forza dell'ordine consisteva nello sparpagliamento dell'assemblea. E questo era il solo fine e il proposito degli agitatori contrari. Generalmente la forza dell'ordine operò nel modo più terribile e illegale che si possa concepire. Se in seguito a minacce i dirigenti politici erano informati che si correva il rischio che un'adunanza fosse boicotto tata, essi non fermavano quelli che minacciavano: impedivano l'assemblea degli altri, che non avevano colpa. o ,' questo la forza dell'ordine ritiene di dimostrare grande saggezza: e lo chiama mezzo per prevenire una inosservanza della legge. Perciò è sempre possibile ad un criminale impedire a una persona onesta la sua attività politica. Fingendo di favorire la calma e la disciplina, i funzionari dello Stato si assoggettano al criminale e ammoniscono l'altro a non infastidirlo. Quando i nazional-socialisti decisero, in alcuni posti, di riunirsi in assemblea e i Sindacati dissero che i loro componenti lo avrebbero impedito, le forze dell'ordine no si accanirono contro quei furfanti e non li mandarono in galera, ma ostacolarono l'assemblea. Sì, l'autorità giudiziaria osò perfino informarci per iscritto sul divieto, spesso, se volevamo evitare tale possibilità dovevamo fare in modo che ogni intenzione al boicottaggio fosse eliminata all'origine. E dovemmo anche considerare ciò: qualunque comizio che è protetto soltanto dalle forze dell'ordine, torna a svantaggio degli organizzatori di fronte alla folla. Le arringhe il cui libero svolgere assicurato soltanto da un massiccio intervento della polizia non convincono alcuno, perché il presupposto della vittoria sugli echi bassi di un popolo è una forza evidente e presunta. Come una persona ardita avrà successo meno difficilmente di un vigliacco nel cuore delle donne, così un partito valoroso fa breccia nel cuore di una popolazione meglio che un partito vigliacco, rafforzato solo dalla protezione delle forze dell'ordine. Principalmente per questa ultima ragione il nuovo movimento dovette preoccuparsi di provvedere da sé alla propria conservazione, a difendersi da solo e spezzare da solo la minaccia nemica La sicurezza delle adunanze si basò su una direzione forte e adeguata delle stesse adunanze, su una schiera disciplinare ben articolata. Quando noi nazional-socialisti organizzavamo a quel tempo un assemblea, ne eravamo i soli dominatori. E continuamente senza sosta affermavamo quel nostro diritto di dominatori. I nostri oppositori sapevano con sicurezza che gli agitatori sarebbero stati eliminati senza delicatezza, anche se noi fossimo stati solo 12 fra 500.

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