mercoledì 5 ottobre 2011

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Nel capitolo precedente ho parlato di una “Comunità di lavoro delle leghe tedesco-popolari”, ora brevemente esporrò il problema di questa comunità. Per Comunità di lavoro s'intende un insieme di leghe che, per rendere più agevole il loro lavoro, creano dei rapporti mediante l'istituzione di una direzione comune avente maggiore o minore competenza e compiono quindi azioni in comune. Bisogna quindi intendere Leghe, associazioni o partiti che abbiano scopi e metodi affini. Il cittadino normale gioisce e si sente più sicuro sentendo che quelle Leghe associandosi in “Comunità di lavoro” hanno trovato il “vincolo comune ” e tolto “ciò che li separa ”. E tutti sono convinti che simili associazioni abbiano un notevole aumento di forze e che piccoli gruppi, da soli deboli, diventino così una potenza. Ma questo, per la maggior parte delle volte, è falso! Per comprendere bene il problema, mi sembra opportuno, chiarire come si giunga a formare Leghe, Unioni, etc. Sarebbe naturale che una sola Lega tenda ad un solo scopo e che non siano tante le Leghe che combattono per il medesimo fine. Una persona, in qualsiasi posto, annunzia una verità, sprona a risolvere un determinato problema, pone un fine e organizza un movimento per la realizzazione delle sue mire. Questo movimento, diventato cosa concreta, ha una specie di diritto di priorità. Mi pare logico che chiunque sia convinto degli scopi del movimento si debba inserire così da annientarne le forze e giungere insieme prima alla meta. Tutte le persone oneste dovrebbero sapere che solo questo inserimento è la premessa per il successo finale della lotta comune. E (presupposta una certa lealtà, che come vedremo è molto importante) per un solo fine dovrebbe formarsi un solo movimento. Se questo non avviene dobbiamo ricercare due cause. Una che definirei drammatica e l'altra che è deplorevole ed è causata dalla debolezza umana. Però, infine, intravedo in tutte e due fatti capaci di innalzare la volontà, l'energia e l'intensità di ciò ed a rendere finalmente certo, tramite la capacità della umana resistenza, il risultato del problema che ora andiamo a considerare. Il guaio, per cui l'esito di un problema non viene mai dato ad una sola lega, è il seguente: ogni fatto di enorme portata sulla terra è quasi sempre la realizzazione di un desiderio, già nutrito da milioni di uomini, di un desiderio nascosto silenziosamente da molti. Succede che da moltissimi decenni molti desiderino la definizione di un certo problema, poiché zappano sotto uno stato attuale di fatti che è divenuto asfissiante, senza che si noti la soluzione di questo desiderio. Gente che non raggiunge più il risultato in questi casi può essere chiamata impotente, viceversa, la forza generatrice di una popolazione, il suo desiderio di vivere, appoggiato da quella paura, sono chiare, quando finalmente il caso gli fornisce la persona in grado di trascinarlo fuori da una grande ingiustizia, da una enorme miseria, o di accontentare la sua anima, privata di riposo in quanto è incerta. Quella persona riesce a donare il così lontano adempimento delle opinioni. Cosa comune delle grandi questioni del giorno è che tante persone cerchino di trovare delle soluzioni, sia comandate, che il destino faccia molti uomini per la scelta, per dare, nel libero giuoco delle farse, il successo al più forte, al più astuto e quindi a cedere a lui la soluzione del quesito. Perciò può avvenire che persone, insoddisfatte dalla linea della loro vita religiosa, anelino ad un miglioramento e che con questo slancio psicologico nascano decine di persone che, fidandosi della loro intelligenza e sulle loro conoscenze, si sentono in grado di risolvere quel quesito e si facciano avanti come portatori di nuovi dogmi o almeno come oppositori di una antica dottrina. Certamente a causa di una posizione naturale, il più forte è destinato a portare a termine l'imponente missione: ma solitamente gli altri si accorgono troppo tardi che quella persona è quella chiamata, poiché l'umanità è il peggiore giudice in quanto raramente comprende qual è quello fornito di capacità rare e che quindi sia il solo che debba essere appoggiato. Perciò, nel passare dei decenni, nascono persone diverse, le quali danno vita a correnti in grado di raggiungere dei risultati che sono o vogliono essere gli stessi o che la moltitudine vede uguali. Il popolo ha desideri confusi e ha generali idee che non sono ben chiare sulla sostanza del problema o sulla aspirazione o sul come raggiungerlo. Il dramma sta in questo, che gli uomini vogliono raggiungere risultati uguali percorrendo strade opposte, senza avere conoscenza, perciò pensando candidamente solamente alla propria unione, si sentono di percorrere la loro via, senza pensare ad altri. Queste correnti, parti di gruppi religiosi ciascuna indipendentemente tra loro, seguendo il volere della loro epoca, per raggiungere infine soluzioni uguali. Questo in un primo momento, sembrò drammatico, perché si potrebbe credere che disperdendo su iniziative opposte le forze si raggiunga il risultato molto meno in ritardo che se fossero concentrate le forze solamente su una direzione. Ciò non accade. Il compito è della Natura stessa, nella perfetta logica: la Natura, oppone le varie tendenze, le fa lottare per primeggiare e porta alla lotta quella tendenza che ha percorso la via più breve e più sicura. Ma non si può stabilire dal di fuori quale è la via esatta, allorché non si dia indipendenza al gioco delle forze Quindi l'ultima decisione non verrà mai dalle deduzioni dei teorici ma solo dal successo pratico che, unico, potrà determinare se l'azione è giusta o no. Se più persone tendono per vie diverse alla stessa meta, allorché sanno dei diversi sforzi per giungere a questa, hanno il compito di unirsi per giungervi al più presto. Grazie a questo ogni singola persona ne trae un giovamento: già in passato si è visto come l'umanità ebbe successo e sia riuscita a progredire proprio grazie all'esperienza tratta da precedenti insuccessi. Quindi proprio dal fatto che in un primo momento ci sia un certo frazionamento deriva il mezzo per conseguire la condotta migliore. Dalla storia si può notare come per giungere alla soluzione del problema tedesco, bisognava far coincidere a vista dei più le due strade i cui rappresentanti erano l'Austria e la Prussia, gli Asburgo e gli Hohenzollern: cioè unendo le forze, procedere insieme per l'una o l'altra via. Cioè si sarebbe giunti a percorrere la strada del più forte: ma in questa maniera i fini austriaci non sarebbero certo sfociati nella fondazione di un Reich tedesco. Ora il Reich nacque dall'ultimo e più tragico segno della nostra lotta interna, per cui i tedeschi furono colpiti fino nel profondo del cuore, cioè dal campo di battaglia di Sadowa e non, come si ritenne in seguito, dalla battaglia nei pressi di Parigi. Così anche la formazione del Reich tedesco non fu determinata dalla unione delle volontà singole tendenti allo stesso fine battendo vie comuni, ma fu il risultato di una lotta non sempre consapevole per l'egemonia di cui fu vincitrice la Prussia. Guardando le cose obiettivamente si deve riconoscere che la razionalità umana non riesce a giungere alla stessa saggia decisione a cui poi giunge la vita, o meglio il libero giuoco delle forze. Infatti chi 200 anni fa avrebbe mai pensato che la Austria e la Prussia, gli Asburgo e gli Hohenzollem sarebbero diventati il fondamento e la base del nuovo Reich? E nello stesso tempo volendo dimostrate che il destino ha agito bene chi, oggi, potrebbe pensare a un Reich fondato sulle basi di una dinastia corrotta? Questo sta a dimostrare che l'evoluzione naturale ha collocato ognuno al posto che gli spettava: e sarà sempre così. Quindi non bisogna lamentarsi se più persone procedono per diverse vie per giungere alla stessa meta, infatti solo così il migliore e il più forte primeggerà sempre. V'è una seconda causa che è tragica e commiserevole nello stesso tempo e cioè che nella vita dei popoli, movimenti omogenei tentino di raggiungere un fine che solo esteriormente è uguale. E questo deriva da invidia, astio, ambizione, egoismo che, talvolta risiedono in una sola persona. Allorché spunta all'orizzonte un uomo che consapevole delle tragedie del suo popolo, avendone trovato la causa, cerca la via di sanarle, subito, appena l'ha intrapresa, molte persone di poco conto sono attirate e seguono l'opera di quell'uomo che ha concentrato su di sé l'attenzione. Gli uomini si comportano come i passeri, che con estrema noncuranza, ma con reale attenzione badano al compagno che è riuscito ad accaparrarsi una briciola di pane e al momento opportuno, sfruttando una eventuale disattenzione, gliela portano via, cioè gli uomini appena hanno individuato dov'è la briciola, cioè la meta, affrettandosi, vi giungono da una via diversa e più rapida. Così appena si fonda un nuovo movimento e si redige un programma, arrivano sempre delle persone che con la scusa di adoprarsi per giungere allo stesso fine, non si curano di riconoscere la priorità, ma s'impossessano dei fondamenti di questo per fondare un nuovo partito. E spudoratamente dichiarano pubblicamente che da tempo progettavano la stessa cosa, e così piuttosto che ricevere il generale disprezzo sono anche esaltati. Infatti è un'azione vile sbandierare a tutti idee, direttive e programmi di altri come propri e poi percorrere questa via proprio come se tutto ciò fosse suo personale. Il culmine di questa azione meschina si nota soprattutto quando le stesse persone che causarono frazionamenti e dispersioni, vedendo gli avversari essere in notevole vantaggio su di loro e sentendosi impossibilitati a raggiungerli, si fanno paladini della necessità di essere uniti. A questo modo di agire si deve aggiungere il cosiddetto frazionamento nazionalista. Certamente la formazione di movimenti e di partiti che si chiamano “nazionali” fu negli anni 1918-1919, pretesa dagli stessi fondatori come l'evoluzione naturale degli avvenimenti. Così già nel 1920 il nazional-socialismo si era imposto e alla lunga era uscito vincitore. Ogni fondatore, agendo onestamente, avrebbe dovuto sacrificare il proprio partito fondendolo a quello più forte. Infatti si comportò così il principale esponente del partito sociale tedesco a Norimberga Julius Streicher. Il suo e il nostro partito avevano gli stessi fini anche se avevano completa autonomia, come tese a precisare lo stesso Julius Streicher allora docente a Norimberga, il quale era completamente votato alla missione e al futuro del suo movimento. Ma quando si accorse della forza e della supremazia del partito nazional-socialista esortò i suoi compagni a militare nelle file di questo per il fine comune. Decisione terribilmente difficile e propria di un magnanimo. Dalla risoluzione presa non derivò alcuna dispersione di forze tanto che la rettitudine degli uomini di quel tempo portò alla giusta conclusione. Ma il frazionamento nazionale è derivato dalla seconda causa esposta: cioè persone ambiziose, senza scrupoli, si sentirono ad un tratto chiamati, loro che non avevano avuto né ideali né mete, proprio nell'istante in cui videro concretizzarsi la nostra meta. In un attimo sorsero ideali, fini, programmi copiati completamente dai nostri e per i quali noi avevamo tanto combattuto. In tutte le maniere si cercò di ingannare la gente cercando di far credere loro nella necessità di fondare nuovi partiti sebbene ci fosse già il nazional-socialismo: ma le frasi suonavano tanto più false quanto più nobili erano i motivi da cui erano mosse. In pratica s'era seguito un solo filo conduttore e cioè l'egoismo smoderato dei fondatori, i quali volevano sostenere compiti che in realtà non sentivano e di cui si erano appropriati con la loro bassezza degna di un malandrino.

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