mercoledì 5 ottobre 2011

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Le parole «popolare» e «nazionale» non chiariscono molto bene il concetto. Oggi moltissime cose che nei loro obiettivi essenziali divergono enormemente vengono comunemente denominate «nazionale». Perciò prima di cominciare a chiarire i compiti e le finalità del partito operaio nazional-socialista tedesco vorrei ben chiarire il concetto di «nazionale» e i suoi rapporti col nostro partito. Il concetto di «nazionale» appare impostato in modo poco chiaro, aperto a varie interpretazioni e dal significato pratico praticamente senza limiti perlomeno quanto la parola «religioso». Anche questa parola difficilmente riesce a rappresentarci qualcosa di preciso sia nel senso spirituale che nell'azione vera e propria. La parola «religioso» diviene limpida e finalmente comprensibile solo se la uniamo a una certa forma d'azione. Viene data una spiegazione bellissima ma priva di valore pratico, quando definiamo «profondamente religioso» il carattere d'un uomo. Forse qualcuno si accontenterà d'una definizione così vaga, che offre loro un'immagine più o meno chiara di uno stato d'animo. Ma il popolo non è composto da santi, né da filosofi, e per ciascuno questa idea religiosa, del tutto vaga significherà solamente la libertà nel pensiero e nell'azione individuale, senza peraltro possedere l'efficacia che la più riposta nostalgia mistica ha quando il purissimo pensiero metafisico cambia in credo religioso ben delimitato; certamente questo non è il vero scopo, ma il mezzo per raggiungerlo. E questo scopo non è solamente ideale, a pensarci bene, esso è anche di natura pratica. Dobbiamo convincerci che gli ideali più elevati corrispondono ad una viva necessità vitale, così come, alla fine, la nobiltà della bellezza più elevata è solo in ciò che è più logico e conveniente. La fede innalza l'uomo al disopra della vita animale e coopera a fortificare ed assicurare l'esistenza. Si privi la odierna umanità dei principi religiosi ed etici, rinvigoriti dalla sua comunicazione; ed aventi per essa il valore di dottrina pratica. Togliendo l'educazione religiosa senza sostituirle niente di eguale valore: ne conseguirà un danno profondo alle fondamenta dell'esistenza. Si può decretare che non solo l'uomo vive per essere soggetto ad ideali superiori ma questi stessi ideali che danno la base della sua esistenza umana. E così il circolo si chiude. Come ben s'intende già nel termine vago di «religioso» si trovano alcuni contenuti o idee fondamentali, per esempio quella dell'indistruttibilità dell'anima, della sua eternità, dell'esistenza di un Essere Supremo ecc. Ma queste idee, per quanto persuasive per l'uomo, sono soggette ad una attenta considerazione dell'uomo stesso e al dubbio se accettarle o respingerle, fin quando il presentimento o la comprensione sentimentale non assumono il vigore di una fede che esclude ogni contraddizione. Questo è il primo fra i fattori di lotta che apre un varco all'ammissione di principi religiosi e facílita il. compito. Senza una fede decisamente contenuta entro certi limiti, la religiosità imprecisa e multiforme non solo non avrebbe valore per la vita umana, ma porterebbe, quasi sicuramente, al caos generale. Ciò che accade per il concetto «religioso» accade anche per il concetto «nazionale». Anche in questo si trovano le idee di base. Ma esse, anche se (il grande valore, sono, per il loro aspetto, determinate in modo cosi vago da non superare il valore di una supposizione, se non vengono inquadrate all'intemo di un partito politico. Perché l'attuazione di ideali che riflettano una concezione del mondo, e delle necessità che ne conseguono non si ottiene in grazia del sentimento puro né della volontà più riposta dell'uomo in sé, come non si ottiene la libertà, con un generale desiderio di libertà. No: solo quando la brama ideale all'indipendenza viene resa adatta alla lotta e organizzata in potenza militare, solo allora la volontà di un popolo può trasformarsi in meravigliosa realtà. Qualunque concetto del mondo, anche se mille volte giusto e vantaggioso per l'umanità, non avrà alcun valore per la formazione di un popolo finché i suoi principi non saranno diventati l'insegna di un moto popolare di lotta, e questo moto sarà solamente un partito fin quando la sua opera non sarà compiuta con la vittoria dei suoi ideali, fin quando i suoi principi indiscutibili di partito non costituiranno le nuove leggi statali della comunità di un popolo. Ma se il contenuto vago di una dottrina vuol servire di base ad un futuro sviluppo, bisogna prima di tutto, rendere chiara l'essenza, la specie, l'estensione di questo contenuto: perché solo su un tale fondamento si può costruire un movimento capace di produrre nell'intima affinità delle sue idee la forza indispensabile alla lotta. Con le idee generali si deve formare un programma politico, con una vaga concezione del mondo una decisa fede politica. Questa fede, poiché la sua meta deve essere conseguita realmente, non dovrà soltanto essere soggetta all'idea in sé ma interessarsi anche dei mezzi di lotta che già esistono per portare quest'idea alla vittoria, e che devono essere usati. A un concetto morale che deve divulgare l'autore di un programma, deve unirsi quella comprensione realistica delle cose che è propria dell'uomo politico. Perciò un'idea immortale deve, come stella polare dell'umanità, adattarsi alle debolezze di questa umanità, per evitare un naufragio a causa della generale inadeguatezza umana. All'uomo che ricerca la verità deve unirsi l'uomo che ha piena cognizione della psiche del popolo per trarre dal regno della verità perpetua e dell'ideale ciò che è umanamente possibile a noi poveri mortali, e formarlo.

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