mercoledì 5 ottobre 2011

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componente della razza perduto riconosce esclusivarnente un cittadino perduto, ma dal punto di vista che dovremmo ammettere tristemente che a dispetto della nostra sapienza e della nostra potenza, il nostro sangue è avviato alla fine. Unendoci sempre di nuovo con altre razze, eleviamo queste dal loro anteriore grado di civiltà ad un grado superiore ma decadiamo per sempre. Del resto, anche questa educazione, nel senso della razza, trova il suo compimento estremo nel servizio militare. E generalmente il periodo del servizio militare deve essere ritenuto il completamento dell'educazione normale del tedesco comune. Come l'educazione fisica e morale avrà gran valore nello Stato nazionale tedesco, così avrà gran valore per esso la scelta degli uomini. A questo riguardo nel presente si agisce con superficialità. In generale, i figli di genitori che hanno alte posizioni sono ritenuti anche loro degni di un'educazione superiore. Le capacità hanno qui una posizione subordinata. Le capacità in sé possono essere giudicate relativamente. Un giovane contadino può avere più qualità di un figlio di genitori occupanti alte cariche da molte generazioni, anche se ha meno cultura generale del figlio di borghesi. La maggiore condizione di quest'ultimo non ha niente a che vedere con le capacità più o meno grandi, ha la sua base nella maggior quantità di sollecitazione che il bambino riceve grazie alla sua vasta educazione e dell'ambiente in cui vive. Se anche il dotato figlio di contadini, fosse cresciuto in tali condizioni, diverse sarebbero le sue facoltà intellettuali. Oggi c'è un solo settore in cui abbia meno importanza la nascita che le qualità innate: il settore dell'arte. In questo caso non è sufficiente imparare, ma bisogna avere già capacità insite, che solo in seguito si svilupperanno più o meno felicemente (e lo sviluppo non potrà riassumersi in altro che nel permettere a qualità connaturate di esprimersi) il denaro e il capitale dei genitori non contano quasi. E qui è chiaro che il talento non è legato con gli altri ceti sociali e con la ricchezza. Spesso i più grandi artisti appartenevano a famiglie povere. E sovente un bambino di paese diventa in seguito un grande maestro. Non dimostra grande impegno di pensiero la nostra epoca nel fatto che questa massima non venga utilizzata per tutta la vita intellettuale. I più credono che ciò che non si può negare nell'arte non si può dire per le branchie scientifiche. Indubbiamente l'uomo può apprendere determinate capacità meccaniche, così come un accurato addestramento può insegnare ad un cane mansueto i più svariati esercizi. Come nell'addestra~ mento degli animali non sono le capacità della bestia che la portano a simili destrezze, così succede pure nell'uomo. Anche all'uomo si può impartire una conoscenza scientifica senza tener conto di inclinazioni diverse. Ma in questo caso si ha un apprendimento arido e passivo come nell'animale. Con una adeguata preparazione intellettuale si può dare all'uomo qualunque un'apparenza di intelligenza più che mediocre: ma sono acquisizioni aride e non fertili. Si formano allora uomini tali che possono essere un pozzo di scienza ma che nelle situazioni importanti e nei momenti decisivi della vita si lasciano sommergere. Essi continuano ad aver bisogno di essere guidati anche nelle più piccole incombenze e da soli non sono capaci di contribuire minimamente all'evoluzione dell'umanità. Questo tipo di conoscenza passiva forzata, è sufficiente solo ad occupare posti statali, attualmente. E' chiaro che fra i tanti abitanti di uno Stato ci sono talenti per tutti i settori della vita di ogni giorno. Ed è ovvio che la validità della cultura è tanto più grande quanto più la conoscenza viene stimolata dall'interesse personale. Generalmente opere creative si hanno soltanto quando la genialità si unisce alla cultura. Con un esempio illustriamo come l'umanità attuale sbagli in questo senso. Ogni tanto le riviste riportano delle notizie al piccolo borghese tedesco: un Negro per la prima volta è diventato avvocato, professore, pastore o qualcosa del genere in un posto o in un altro. Mentre la stupida borghesia accoglie la notizia con sorpresa per un così stupefacente avvenimento, ammirata per questo strabiliante effetto della pedagogia attuale, l'ebreo astutamente si serve di questo per convalidare la teoria da inculcarsi ai popoli in merito all'eguaglianza degli uomini. La nostra società borghese e decadente non si accorge che in questo modo si commette un vero peccato contro la ragione; che è una vera pazzia quella di istruire una mezza scimmia perché si pensi di aver preparato un avvocato, mentre milioni di membri della eccelsa razza civile devono rimanere in posti pubblici e miseri. Si pecca contro il volere di Dio, permettendo che centinaia e centinaia delle migliori creature perdano la loro forza nell'odierno pantano proletario per istruire a professioni intellettuali, Ottentotti e Zulù. E in questo caso è proprio un addestramento come per il cane, e non di un «perfezionamento» scientifico. Il medesimo zelo e lavoro rivolto a razze intelligenti, formerebbe uomini mille volte più capaci a tali prestazioni. Questo fatto sarebbe insopportabile se in futuro non si trattasse più unicamente di eccezioni, ma già oggi è insopportabile nel caso in cui non il genio e le capacità insite nell'individuo determinano un'educazione superiore. Certo, è intollerabile il pensiero che ogni anno centomila uomini senza nessuna capacità siano ritenuti meritevoli di un'alta educazione, mentre altri centinaia di migliaia pieni di talento non ricevano un'educazione elevata. Inconcepibile è l'indebolimento che così ne subisce la nazione. Se negli ultimi decenni, s'incrementò molto, specialmente nell'America del Nord, la quantità delle scoperte importanti, uno dei motivi è questo: che laggiù, un numero di geni superiore che in Europa, provenienti da classi basse è in grado di ricevere un'educazione superiore. Per inventare, non sono sufficienti le nozioni inoculate, ci vogliono cognizioni rese vive dall'ingegno. Ma noi diamo poca importanza a ciò: ci bastano i buoni voti riportati agli esami. Pure su questo punto lo Stato nazionale deve cambiare questo stato di cose. Non è sua mansione il garantire una superiorità assoluta ad un dato ceto sociale, ma scegliere da tutti i componenti della nazione i cervelli migliori e portarli agli impieghi e alle cariche. Esso deve dare al bambino medio, nella Scuola popolare, una data istruzione, e incanalare il talento sulla strada adatta a lui. E specialmente deve permettere a tutti i geni di frequentare gli istituti statali dell'insegnamento superiore, qualunque sia la classe sociale da cui gli studiosi escono. Solo in questo modo. Solo così dalla classe dei rappresentanti di una cultura arida può prodursi una classe dirigente della nazione veramente dotata. C'è poi un'altra ragione per cui lo Stato deve tendere la sua opera in questo senso: le classi intellettuali attuali, sono, specialmente in Germania, così chiuse in se e così inaridite, che sono prive di un reale contatto con i ceti più bassi. Questo fatto ha due effetti negativi, prima di tutto le classi intellettuali restano prive della nozione e del senso della grande massa. Da troppo tempo fu distrutto per essi il legame con la massa, perché possano avere ancora l'adeguata cognizione psicologica della popolazione. Non capiscono più il popolo. In secondo luogo sono privi di un'adatta forza di volontà. Poiché questa è sempre più fragile in chiusi circoli intellettuali che nella moltitudine del popolo incivile. Ma in realtà noi tedeschi non fummo mai privi di un erudizione, scientifica: mancò sovente invece la forza di volontà e di determinazione. Quanto più colti erano per esempio i nostri dirigenti statali, tanto più fragile fu il lavoro da essi compiuto. La preparazione politica, e il rifornimento tecnico per la guerra mondiale furono inadeguati non perché menti troppo poco erudite dirigessero il nostro popolo ma perché i dirigenti erano persone troppo erudite, pieni di cognizioni e di spirito, ma mancavano di ogni impulso naturale, d'ogni forza e coraggio. Fu una sfortuna che la nostra popolazione abbia dovuto lottare per la sua sopravvivenza sotto il cancellierato di un fragile preudo filosofo. Se al posto di un Bethmann-Hollweg avesse comandato un forte popolano, il sangue dei nostri coraggiosi granatieri non sarebbe stato versato inutilmente. Così anche l'alta educazione, esclusivamente spirituale dei nostri capi, fu la miglior alleata della marmaglia rivoluzionaria di novembre. Questi uomini colti risparmiarono il bene nazionale dato loro, invece di usarlo tutto, e così formarono le premesse indispensabili al buon esito degli altri. In questo caso la chiesa cattolica può darci un esempio molto utile. A cagione del celibato dei preti, bisogna scegliere i preti futuri non dal clero, ma dalla grande moltitudine del popolo. Ma proprio i più non capiscono questo senso del celibato. Esso è cagione della forza sempre viva che è in uso in quell'antichissima organizzazione. Poiché, per il fatto che questo immane esercito di ecclesiastici si accresce senza fermarsi sui ceti inferiori del popolo, la Chiesa serba il naturale legame col mondo dei sentimenti del popolo, e si garantisce un'insieme di forze che si trova soltanto, sotto quell'aspetto, nell'estesa moltitudine del popolo. Di qui consegue la meravigliosa giovinezza di quell'immensa istituzione la sua elasticità spirituale, e la dura forza di volontà. Lo Stato nazionale dovrà aver cura nei suoi istituti di in segnamento, che si verifichi un continuo rinnovo delle classi intellettuali per mezzo di sangue nuovo degli strati più bassi. Lo Stato ha il dovere di estrarre, dopo aver scelto con attenzione e con zelo dalla massa del suo popolo gli uornini meglio dotati dalla Natura, e di metterli al servizio della comunità. Perché Stato e funzionari statali non ci sono per permettere la sopravvivenza a classi prestabilite ma per compiere la opera a loro pertinente. E ciò avverrà solo se, per rappresentare lo Stato, verranno istruiti, per norma, solo individui capaci di forte volontà. E ciò è valido non soltanto per tutti i funzionari dello Stato ma anche per la guida spirituale della nazione in tutti i settori. Un motivo della grandezza della nazione è anche questo; che si riesca a scegliere e a istruire i dotati per i compiti loro pertinenti e metterli al servizio della collettività nazionale. Se due popoli, che hanno stesse qualità e tendenze, competono, avrà la vittoria quello che nella sua guida spirituale trova incarnati i suoi migliori talenti, e perderà quello il cui governo rappresenta solo un enorme rastrelliera comune per certi ceti o strati sociali, senza tener conto delle qualità insite nei singoli governanti. Certamente, ciò sembra a prima vista inattuabile nel mondo odierno. Si contesterà, per esempio, che non bisogna pensare che il figlio di un alto funzionario statale diventi artigiano, perché un altro che proviene da una famiglia di artigiani, sembra più adatto di lui. Questo può essere valido, vista l'attuale valutazione del lavoro manuale. Ma proprio per questo lo Stato nazionale deve assumere una posizione di base diversa di fronte al concetto di lavoro. Esso, se serve, con un'educazione secolare, distruggerà l'insensata abitudine di disprezzare l'opera corporale. Apprezzerà l'uomo non dal tipo della sua attività ma dall'aspetto e dal valore del lavoro fornito. Ciò sembrerà inconcepibile in un tempo in cui il più stupido riempitore di pagine di giornali ha più valore di un intelligente meccanico, semplicemente perché lavora con la penna. Ma, come accennammo, questa errata valutazione non si trova nella natura delle cose fu inculcata artificialmente con l'istruzione e un tempo non c'era. L'attuale innaturale stato di cose è fondato proprio sulle generali manifestazioni corruttrici del nostro tempo materialistico. Come linea di base, qualunque attività ha un duplice pregio, uno materiale, uno ideale. Il pregio materiale sta nel valore che il lavoro ha per l'esistenza della comunità. Quanto più grande è la quantità dei cittadini che traggono utilità da una data attività, utilità diretta o indiretta, quanto più deve essere considerato il pregio materiale. Questa considerazione trova espressione reale nel compenso materiale che l'uomo riceve per la sua prestazione. A quest'attività esclusivamente materiale si contrappone quella ideale. Questa non si basa sul valore materiale ma sulla sua utilità in sé. La necessità materiale d'una invenzione può essere maggiore di quella di una prestazione manuale, ma è certo che la comunità si fonda tanto sulla piccola prestazione quanto su quella grande. Si può

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