mercoledì 5 ottobre 2011
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Nelle assemblee di quell'epoca, specialmente fuori di Monaco per 15 o 16 nazional-socialisti c'erano 500 o 600 oppositori. Ciò nonostante noi non avremmo sopportato nessuna istigazione e i presenti avevano ben chiaro che noi ci saremmo piuttosto fatti uccidere che arrenderci. Spesso un gruppo di nostri alleati fece fronte trionfalmente all'attacco di una chiassosa e insensata maggioranza comunista. Certamente, in queste situazioni i 15 o 16 nazional-socialisti avrebbero finito per avere la peggio. Ma agli altri era noto che prima che ciò succedesse, un numero doppio o triplo dei loro sarebbero stati malmenati e questo pericolo preferivano evitarlo. Abbiamo tentato di apprendere e abbiamo appreso dallo studio della tattica delle assemblee marxiste e borghesi. I marxisti ebbero sempre una disciplina cieca, cosicché non poteva nascere, almeno" nella borghesia l'intenzione di mandare all'aria un'assemblea marxista. Invece i comunisti si proposero sempre più di boicottare le assemblee borghesi. Un po' per volta arrivarono ad una certa destrezza in questo settore, fino al punto di nominare in alcune zone del Reich, un'assemblea marxista, come una istigazione contro il proletariato. E questo specialmente quando i capi intuivano che nell'assemblea si sarebbe letto il libro delle loro colpe e rivelato, l'obbrobrio della loro azione tendente a mentire al popolo e ad ingannarlo. Nel momento che una di queste assemblee veniva annunziata, la stampa comunista urlava follemente;: queste persone che per principio non rispettano la legge, sovente ricorrevano alle autorità con minacce e con petulanti richieste di impedire subito “quella istigazione contro la massa operaia, per sfuggire al peggio”. Essi adeguavano le loro espressioni alla dabbenaggine delle autorità e ottenevano un buon risultato. Ma se, per caso, c'era un vero funzionario tedesco e non un burattino e non raccoglieva la spudorata pretesa, faceva seguito la ben nota richiesta a non sopportare una tale istigazione del proletariato e a intervenire a frotte alla assemblea per “sistemare colla forte mano dell'operaio gli esponenti della borghesia”. E bisogna essere stati presenti ad una di queste mani stazioni borghesi, bisogna aver visto i suoi dirigenti in tutta l'ansia di darne prova! Sovente in seguito alle minacce marxiste si desisteva senza dubbio dal tenere la assemblea. Ma il terrore era sempre tale che invece di iniziare al' 8 si iniziava verso le 9: il dirigente cercava di far crede con opportunismo ai signori avversi convenuti all'assemblea, che egli e tutti erano contentissimi (vera finzione!) della partecipazione di uomini estranei alle loro ideologie, perché soltanto chiarimenti scambievoli potevano unire tendenze contrarie, stimolare la comprensione scambievole avvicinare i nemici. E approfittava dell'occasione per garantire che non era proposito dei fautori del comizio, allontanare qualcuno dalle convinzioni finora professate. No! Ognuno poteva scegliere la maniera di andare in Cielo, permettere la stessa cosa agli altri: perciò chiedeva che si lasciasse libero l'oratore di giungere alla conclusione delle sue dichiarazioni, molto breve, e che non si tenesse la manifestazione di lotta tra fratelli tedeschi... Certamente, la maggior parte sinistra del popolo di fratelli non teneva conto di queste parole; l'oratore, ancora prima di aver iniziato, doveva troncare fra le ingiurie più folli: spesso si otteneva il risultato che egli ringraziava la sorte, dell'interruzione dell'estenuante procedura. Cosi, fu un fatto nuovo per i marxisti quando noi nazional-socialisti facemmo le nostre prime riunioni, specialmente la maniera con cui le facemmo. Essi vennero con la certezza di poter ripetere il giochetto che aveva avuto spesso buon risultato: “oggi li annientiamo”. Più di uno venendo nelle sale delle nostre assemblee, gridò superbo questa frase ai suoi compagni, per poi, prima di disturbare per la seconda volta, correre con la sveltezza di un fulmine sulla via! Da noi già la guida dell'adunanza era completamente diversa. Non pregavamo il pubblico di aver la gentilezza di ascoltare il nostro comizio, non garantivamo in anticipo completa libertà di obiezione ma decidevamo senza dubbio che i dominatori dell'adunanza eravamo noi e che perciò ci trovavamo in casa nostra e chiunque ardisse disturbare sarebbe stato fatto tornare al posto dal quale era venuto! I toreri delle adunanze borghesi abbandonavano l'arena con grande rumore, a meno che come successe spesso non cadessero dalle scale con la testa sporca di sangue. Aggiungevamo che per i disturbatori non garantivamo niente; se fosse avanzato tempo e a noi fosse gradito avremmo permesso una disputa, altrimenti no e facevamo parlare il compagno di partito. I nemici restavano meravigliati già di questo. Oltre a ciò avevamo vigilatori del locale severamente organizzati. Nei documenti borghesi sovente queste prestazioni disciplinari erano formate da signori che pensavano che la loro era avanzata desse loro un certo diritto al comando e alla stima Ma siccome le folle incitate dai marxisti non si curavano del comando della stima dell'età della guardia borghese in realtà era inefficace. Fin dall'inizio della nostra opera di conferenzieri instaurai l'organizzazione di un custode del locale sotto forma di una prestazione disciplinare costituita principalmente da giovani. Erano in parte compagni da me conosciuti fin dal servizio militare, in parte compagni giovani di partito conosciuti da poco i quali avevo istruito fin dai primi tempi sul fatto che la paura sì può solo distruggere con la paura, e che, in questa terra, il trionfo spetta solo ai valorosi e ai decisi; che noi ci battevamo per una meravigliosa concezione, così grande e alta, da meritare di essere difesa e protetta anche a costo della vita. E si insegnava anche loro che quando il ragionamento tace e spetta alla forza irruenta la decisione ultima, la migliore arma consiste nell'attacco; e che la nostra schiera di disciplina doveva essere preceduta dalla reputazione di costituire non un circolo da dissertazione ma da un gruppo combattivo e disposto a tutto. I giovani avevano aspirazioni di questo genere. La gente del nostro tempo che ha combattuto è delusa e irritata, colma di disgusto e di ripugnanza per l'indolenza borghese. E molti seppero che la risoluzione era stata facilitata solo dalla rovinosa guida borghese della nostra gente. Anche in quel tempo c'erano pugni pronti a difendere il popolo tedesco ma non c'erano stati cervelli per usarli. lo vedevo brillare gli occhi dei miei giovani quando parlavo loro dell'utilità della nostra missione, quando affermavo che tutto il senno di questo mondo rimane inefficace se la violenza non si assoggetta ad esso per difenderlo ed appoggiarlo, che la dea della pace può soltanto camminare vicino al dio della guerra e che ogni grande opera, della pace ha bisogno dell'aiuto della protezione della violenza. La convinzione del dovere del servizio militare nasceva in essa in maniera ben più attiva: non nella manie a, in cui la possedevano vecchie inaridite anime burocratiche, cioè quella di obbedire al morto comando di uno Stato morto, ma nella convinzione del dovere che grava sull'uomo di garantire, a costo della propria vita, la sopravvivenza della nazione ora, sempre e in ogni luogo. E i giovani si offrivano per questo dovere. Come uno sciame di calabroni si gettavano sugli agitatori delle nostre conferenze, senza preoccuparsi del loro numero superiore, senza temere le ferite né danni sanguinosi, tutti presi dal desiderio di facilitare la strada alla santa missione del nostro partito. Già nell'estate del 1920 la schiera della polizia prese, gradualmente una forma ben definita, nella primavera del 1921 si ordinò in centurie divise in gruppi. E questo era assolutamente necessario perché la nostra opera di oratori i era nel frattempo incrementata di molto. Ci riunivamo sovente nella sala della Birreria di Corte a Monaco, e ancor più spesso nei vasti locali della città. La sala della Bürgerbräu e quella della cantina Kinde videro, nell'autunno inverno '20-'21 riunioni di moltitudini sempre più estese e la manifestazione era sempre la stessa: le assemblee del movimento nazional-socialista riunivano tanta gente che nella maggior parte dei casi le forze dell'ordine dovevano proibire l'ingresso da parte dei convenuti, poiché il locale era subito pieno. *** L'ordinamento delle nostre schiere di disciplina ci pose davanti ad un dilemma molto importante. Fino ad allora il movimento non aveva distintivi né vessilli di partito. L'esser privi di questi simboli era svantaggioso per il presente e insostenibile per il futuro. I danni consistevano specialmente in questo, che i componenti del partito non avevano un segno esteriore manifestante la loro adesione al nostro movimento, per l'avvenire non si poteva ammettere la mancanza di un distintivo che avesse il carattere di un simbolo della nostra opera e che come tale potesse essere contrapposto all'internazionale. lo già da giovane avevo avuto modo di riconoscere e di capire Il valore psicologico d'un tale segno. Poi, finita la guerra, fui presente ad una manifestazione marxista massiccia, davanti al Castello Reale e al Lustgarten. Un mare di vessilli rossi di nastri rossi e di fiori rossi davano un aspetto scatenato a quella manifestazione, alla quale parteciparono 120 mila uomini. Potei io stesso sentire e comprendere con quanta facilità il popolano si sottometta all'incanto affascinante di una potente messinscena. La borghesia che nella politica di partito non rappresenta nessuna idea mondiale, per questo motivo non ebbe un vessillo proprio. Era formata di “patrioti” e perciò usava il colore del Reich. Se questi a loro volta avessero rappresentato una data idea, si sarebbe potuto capire che i dirigenti dello Stato riconoscessero nel vessillo statale anche il rappresentante della loro idea, perché il simbolo di questa era divenuto, a causa loro, vessillo dello Stato e del Reich. Ma i fatti non si svolsero in questo modo. Il Reich fu costruito senza cooperazione della borghesia tedesca e il vessillo fu generato dal ventre della guerra. Perciò fu solo un vessillo di Stato e non significò altro compito di diffondere un'idea mondiale. In una sola zona di lingua tedesca accadde qualcosa di simile ad un vessillo di partito della borghesia, nell'Austria tedesca. Là, una parte della borghesia nazionale scelse il proprio vessillo di partito, i colori del 1848, nero-rosso-oro, costituendo così un simbolo che, privo di ogni valore mondiale, ebbe però un aspetto rivoluzionario nella politica statale. Allora, i più agitati oppositori del vessillo nero-rosso-oro furono (e ancora attualmente non lo si deve scordare) i social-democratici e i cristiano., sociali cioè i clericali. Essi oltraggiarono e sporcarono allora quei colori, così come in seguito, nel 1918, portarono nel fango la bandiera nero-bianco-rossa. Sicuramente il nero-rosso-oro dei partiti tedeschi dell'antica Austria era il vessillo dell'anno 1848, di un anno che fu bensì meraviglioso ma fu rappresentato dalle più sincere anime tedesche, sebbene non manifestamente l'ebreo nascosto conducesse l'azione. Così in pratica fino al 1920 nessun vessillo fermò il marxismo, nessun vessillo che riguardo l'idea e mondo ne fosse il totale contrapposto. La borghesia tedesca nei suoi partiti più validi dopo il 1918 non volle più ad tarsi ad avere come simbolo proprio il vessillo del Reich, nero-rosso-oro, finalmente scoperto: però non poté porre contro alla nuova evoluzione nessun programma propri per il futuro, o al massimo si propose la ristrutturazione Reich tramontato. A questo proposito il vessillo nero-bianco-rosso del vecchio Reich deve la sua rinascita come vessillo dei nostri cosiddetti partiti nazionali borghesi. E' chiaro che il simbolo di una situazione che in condizioni poco valorose e fra eventi scandalosi, poté essere vinto d marxismo, non può servire da bandiera sotto la
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