mercoledì 5 ottobre 2011

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Spesso la colpa fu dei partiti e delle persone che un giomo non si adoperarono completamente per ottenere la vittoria della guerra. In Baviera la colpa fu di quei partiti i quali, mossi da scopi egoistici durante il conflitto, tolsero all'ideale del Reich ciò che il Reich, dopo la sconfitta della guerra, dovette ristabilire in maniera 10 volte maggiore. La nemesi storica avviene sempre, e solo raramente la collera del cielo segui tanto velocemente, come in questo caso, la colpa commessa. Quegli stessi partiti che (come in Baviera) avevano collocato il loro stato più in alto del Reich, dovettero assistere alla distruzione dei singoli stati dal Reich stesso, mosso dal susseguirsi degli avvenimenti. E la colpa di questo ricadde in parte anche su di loro. E' una grande falsità quella di lamentarsi con il popolo votante (a cui solo oggi danno importanza i partiti) della perdita della sovranità dei singoli stati, mentre gli stessi partiti vollero perseguire contendendosi la priorità, una politica che attendesse per forza di cose a profonde trasformazioni nell'intemo della stessa Germania. Il Reich di Bismarck non era legato ad altri Paesi ed obblighi di carattere economico che ora l'attuale Germania deve sostenere dopo i patti, erano del tutto sconosciuti, ed anche nella politica interna, la sua competenza si limitava a poche cose importanti. Non si corse quindi ad un monopolio di carattere economico, essendo loro sufficienti i contributi dei singoli stati. Logicamente una tale politica che non intaccava i propri diritti sovrani e le singole economie faceva sì che fosse gradita l'esistenza del Reich. Ma è ingiusto sostenere scioccamente che l'unica causa dello scontento dei singoli stati sia data dalla sottomissione economica al Reich. No, non è proprio questo il, punto. La mancanza di graduale fiducia dell'ideale del Reich non fu causata dalla perdita dei diritti di sovranità degli stati: è data dal modo in cui è rappresentato dallo stato il popolo tedesco. Nonostante le feste in onore della Costituzione, il Reich di oggi non riusci a far breccia nel cuore del popolo tedesco; d'altra parte le leggi di protezione della repubblica possono vietare oltraggi nei suoi confronti, ma servono a far acquistare la simpatia di un solo tedesco. Il fatto stesso che la repubblica deve difendere con leggi e imposizioni la propria istituzione è il risultato di un severo giudizio e della umiliazione a cui si sottomisero Ma la teoria sostenuta da alcuni partiti per la scomparsa dell'amore verso il Reich dovuta alla schiacciante preponderanza dello stesso èsbagliata anche per un'altra causa, se il Reich non avesse allargato le sue competenze, l'amore dei singoli stati per il Reich non sarebbe più forte, allorché le uscite fossero rimaste simili a quelle di oggi. Invece se i singoli stati dovessero pagare quanto paga il Reich per i trattati che lo vincolano, il loro odio contro questo aumenterebbe di molto. Non solo non si potrebbero riscuotere facilmente i contributi, ma bisognerebbe ottenerli con la forza. La repubbli a si è messa sul campo dei trattati e non può e non vuole venire meno: sempre deve sottostare agli obblighi che derivano da questi. Pure di questo sono colpevoli i partiti i quali da una parte invitano il popolo ad una autonomia degli St ti dall'altra pretendono una simile cosa dal Reich, che *per farlo deve per forza cancellare anche i restanti diritti sovrani. Dico «per forza» perché il Reich ormai è costretto a seguire un'assurda politica interna ed estera per soddisfare gli oneri assunti. E' una cosa meccanica e ogni sbaglio che commette all'estero il Reich, col modo criminale di fare gli interessi tedeschi, ha le sue ripercussioni all'interno verso il basso. Questo comporta la soppressione dei diritti di sovranità dei singoli stati, allo scopo di non far sorgere in loro germi di opposizione. La più importante differenza tra la politica contemporanea del Reich e quella di prima sta nel fatto che il Reich di prima mentre concedeva indipendenza all'interno, mostrava carattere e polso all'esterno mentre adesso è debole all'estero e opprimente all'interno. Deriva da questo che lo stato nazionale ottenendo rispetto all'estero viene più amato all'interno per cui v'è un minore bisogno di leggi, mentre lo stato dipendente da altre potenze può ottenere solo con la forza che i cittadini adempiano ai suoi voleri. Una delle maggiori assurdità che accadono nella nostra repubblica e che definisce i suoi componenti liberi cittadini. Pretesa che spettava solo alla vecchia Germania. La repubblica, paese di schiavi dipendente dall'estero, non ha liberi cittadini, ma sudditi, non ha una bandiera nazionale ma un contrassegno protettivo dei campioni, imposto e salvaguardato dalle autorità costituite. Il nuovo governo, che già non tenne in alcun conto le tradizioni e le gesta infangandole senza scrupolo, si meraviglierà del poco impegno che pongono i sudditi nella realizzazione dei suoi fini. La repubblica si è posta come intervallo nello sviluppo storico della Germania. Così il governo è obbligato a comprimere ogni giorno di più le caratteristiche sovrane dei singoli stati, non solo per cause di carattere economico, ma anche per cause ideali. In quanto dissanguando i suoi sudditi economicamente, nello stesso tempo è costretto anche a togliere loro l'indipendenza affinché il loro disagio non sfoci in una rivolta. Dal cambiamento di questo periodo scaturisce per noi nazional-socialisti la seguente conclusione: un potente Reich, che garantisca al massimo i diritti dei singoli all'estero, può dare all'intemo la massima indipendenza sena correre alcun pericolo di crollo. Gli attuali mezzi di spostamento e il continuo progredire della scienza restringono sempre più le distanze. Quello che un giorno era uno Stato, oggi è una provincia, mentre gli stati di ora, un tempo erano fondamentali e acquistavano l'importanza di un continente. Le difficoltà che si trovano oggi per amministrare uno stato grande come la Germania, 120 anni fa si trovavano per una provincia quale il Brandeburgo. Oggi si fa prima ad arrivare da Monaco a Berlino, che un tempo da Monaco a Stranberg. Nello stesso tempo un potente Reich nazionale può limitare l'indipendenza degli Stati e dei cittadini, riconoscendone il gesto, senza temere per il suo ideale perché faccia capire che questo è necessario per ottenere la grandezza del paese. Logicamente tutti i paesi della terra tendono a una progressiva unificazione e la Germania non fa certo eccezione. E' incongruente discorrere di sovranità statale dei singoli stati germanici, che è già ostacolata dalla loro scarsa estensione. Cosi il loro valore viene meno sia da un punto di vista commerciale che amministrativo. E tutto il paese del Reich, considerando i moderni mezzi di spostamento, in proporzione è minore di alcuni stati federali tedeschi al tempo di Napoleone. Chi non dà importanza a questo fatto non si adatterà mai agli avvenimenti del presente. Ci sono e ci saranno sempre delle persone che la pensano in questa maniera, non gioveranno mai al futuro del paese, ma lo ostacoleranno. Noi nazional-socialisti dobbiamo dare la massima importanza a questa realtà. Non ci dobbiamo far imbambolare dalle parole dei partiti borghesi che si passano per nazionali. «Parole» ho detto in quanto essi stessi non vedevano una reale concretezza dietro ad esse perché anche loro erano compartecipi e colpevoli del presente stato. Principalmente in Baviera, la propaganda per l'abolizione dell'accentramento non è altro che un atteggiamento partigiano dietro al quale non c'è alcuna realtà superiore. Quando i fautori di questo atteggiamento dove tero passare alla prova dei fatti, si comportarono in maniera pietosa, così che il furto dei diritti sovrani della Baviera da parte del Reich passò senza alcun ostacolo tranne qualche vano abbaiare. Se qualcuno tentò di intralciare concretamente quell'assurdo sistema, fu contraddetto e scacciato dagli stessi partiti in quanto non stava sul territorio dello stato moderno e citato per vie legali finché il carcere o una censura illegittima lo fecero star zitto. Questo deve aprire gli occhi al partigiano, sulla falsità dei circoli federalisti. Come la religione così l'ideale di uno stato federale èper questi solo un modo per concretizzare i voleri del partito in genere poco onesti. Una certa unificazione, soprattutto di mezzi di trasporto è una cosa utile, ma noi nazional-socialisti dobbiamo contrastare seriamente questa tendenza del governo attuale che cerca in questo modo di riparare gli errori della politica estera. Proprio perché il Reich ha iniziato a monopolizzare le ferrovie, le poste, le finanze non per ideali superiori, ma solo per poter adempiere ai suoi impegni, politica che noi dobbiamo contrastare sistematicamente. Dobbiamo combattere contro questo accentramento di istituzioni vitali per il nostro paese, fatto solo per soddisfare i tributi di guerra, voluti dalla nostra errata politica. Anche per questo il nazional-socialismo si deve schierare contro simili atteggiamenti. L' opposizione poi è resa necessaria in quanto con una simile politica si può rinforzare all'intemo il governo che con le sue azioni ha fatto sempre il danno del paese. L'odierno Reich democratico, giudaico, reale calamità per la Germania, tenta di annullare l'opposizione dei singoli stati, non partecipi ancora dello sviluppo dei tempi, rendendo priva la loro importanza. In vista di questo dobbia~ mo creare con la lotta degli stati la base di una potenza statale proiettata verso la vittoria futura e rendere con la guerra contro l'accentramento la concretizzazione di un grande fine nazionale tedesco. Mentre il partito popolare della Baviera, da una bassa unione partigiana, opera nell'intento di trattenere i diritti particolari alla Baviera, noi dobbiamo sfruttare questa posizione partigiana per un fine nazionale più grande, opposto alla democrazia di novembre. Una terza causa da contrapporre a un simile accentramento deriva dal fatto che la statalizzazione non equivale a unificazione e neanche a semplificazione, ma serve solo per indebolire la forza dei singoli stati e permettere così il libero svolgimento dei fini rivoluzionari. Nel passato tedesco non si ebbe mai un tale acconsentimento come avviene nella repubblica democratica. La mania di accentramento, per lo più, è derivata da quei movimenti che garantendo la strada aperta alle persone degne, nell'affidare incarichi e uffici, li concessero solo agli affiliati del partito. Soprattutto gli ebrei, dopo la creazione della repubblica, si accaparrarono incarichi nei posti finanziari presi dal Reich e nell'amministrazione statale, così che entrambe dipendono esclusivamente dagli ebrei. Questa terza causa, per fini pratici, ci deve mettere bene in guardia contro ogni tentativo di accentramento e, se èpossibile, contrastarlo. Ma per far questo non dobbiamo essere mossi da una spregevole partigianeria, ma dalla convinzione di un superiore fine nazionale che dobbiamo realizzare. Questo deve servire a far capire ai partigiani che noi ammettiamo da parte del Reich una superiorità nei confronti dei singoli stati. Sulla sua supremazia non abbiamo la facoltà di aver dubbi. Infatti lo stato, per noi, è solo un nome, la vera importanza sta in ciò che rappresenta, cioè il popolo, il paese. Logicamente ogni altro fine deve inchinarsi per cedere il posto a quello sovrano del popolo. Maggiormente, non 'è ammissibile concedere alcuna sovranità politica e statale ai singoli stati in quanto si trovano in territori della nazione e del Reich che l'amministra. Deve finire e finirà l'errore che commettono gli stati nell'ostinarsi a tenere diplomatici all'estero e tra di loro. Finché esiste un tale stato di cose, diventa una cosa normale che gli stati europei non considerino veramente unita la Germania e si comportino secondo tale concezione. Il punto più assurdo di questo fatto è che mentre non giova in niente, è causa di molti disagi. Se i fini di un tedesco non possono essere salvaguardati all'estero, dai diplomatici del Reich, lo sono ancor meno da un ambasciatore di un piccolo stato che non ha alcuna voce in capitolo nel presente ordinamento del mondo. Lunica facoltà che si può riscontrare' in simili modi di fare è quella di creare germi di

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