mercoledì 5 ottobre 2011
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Gli inquadramenti per questa istruzione, attualmente li può fornire solo la Reichswerhr e non le leghe di protezione. Lo sport deve infondere la sicurezza della propria forza e delle proprie capacità insieme alle capacità di difesa e di attacco. La seconda è che per evitare fin dall'inizio la segretezza del reparto d'assalto, a parte il fatto della divisa che deve essere conosciuta da tutti, l'elevato numero degli elementi deve fare scaturire l'indirizzo che sia più utile al movimento e sia di dominio pubblico. I reparti non devono meditare in segreto ma agire all'aperto e smentire così qualsiasi voce di setta segreta. Noi li convincemmo del grande ideale a cui erano chiamati, in modo che il loro senso di responsabilità non li portasse a far sfociare il loro attivismo in azioni inutili. Così la loro visualità si accrebbe e ogni elemento ebbe come scopo non il rivolgersi contro questo o quel malfattore, ma il sacrificarsi per l'ideale di uno Stato nazional-socialista. Così si ebbe una trasposizione della lotta non più indirizzata a fini immediati mediante piccole congiure, ma a fini superiori quale quello della soppressione del Marxismo e dei suoi esponenti. La terza è che l'organicità dei reparti d'assalto, la loro uniforme e i loro mezzi offensivi si debbono staccare dall'esempio dell'antico esercito, ma secondo le occasioni determinate dal loro dovere. Queste idee furono la base sulla quale negli anni 1920 e 1921 io organizzai il movimento, così che nel 1922 tra l'estate e l'autunno avevamo già parecchi uomini che si esaltavano della loro singolare divisa. Tre altre cause contribuirono per la completa formazione delle truppe d'assalto: 1) la dimostrazione di massa che si svolse nella piazza reale di Monaco, a cui presero parte nell'autunno del 1922 tutte le Associazioni patriottiche. Esse infatti, in quel periodo, avevano organizzato questa manifestazione per protestare contro la legge di protezione dello Stato. Anche noi eravamo convocati. Così iniziammo la manifestazione con sei truppe di Monaco, a cui seguivano le sezioni del partito. Il corteo era accompagnato da due bande e sopra di noi sventolavano quasi quindici coccarde. Si ebbero vivi segni di approvazione nel momento in cui il nostro corteo con le bandiere giunse nella piazza. lo stesso fui incaricato di parlare ad una folla di sessantamila persone. Fu una tappa molto importante perché fece vedere per la prima volta che anche i nazionalisti di Monaco sapevano indire manifestazioni, alla faccia dei comunisti. Inoltre perché si notò l'efficienza delle nostre truppe nel respingere vittoriosamente un attacco repubblicano. Lì per la prima volta il nostro movimento senti il bisogno di fare grandi manifestazioni, togliendone il privilegio ai traditori marxisti e nello stesso tempo si trovò la conferma pratica della impostazione data ai reparti d'assalto, tanto che si incrementarono ulteriormente fino a farli duplicare nel giro di poche settimane. 2) La manifestazione di Coburgo nell'ottobre del 1922. Alcune Leghe nazionali organizzarono a Coburgo una “Giornata tedesca”. Io fui naturalmente invitato possibilmente non solo. Dopo aver ricevuto la notizia, nel giro di un'ora avevo stabilito tutto per quella manifestazione. Furono destinate alla difesa 14 squadre, composte da 800 uomini per cui fu allestito un treno speciale Monaco-Coburgo. Vi furono grandi scene di meraviglia nella città dove il treno faceva sosta per prendere altri elementi di reparti d'assalto in quanto era la prima volta che viaggiava un treno cosi. In alcuni posti la vista delle nostre bandiere impressionò molto. Alla stazione di Coburgo una delegazione della “giornata tedesca” ci fece noto le disposizioni di sindacati, che poi erano imposizioni dei comunisti del luogo. Ci ordinavano di sfilare nella città in sordina senza bandiere né bande e neppure in corteo compatto. lo non accettai queste condizioni e anzi espressi la mia meraviglia e il mio dolore per il fatto di essere giunti a tali accordi e che inoltre da parte mia non sarebbero state rispettate le condizioni, come poi accadde. Già sulla piazza della stazione fummo insultati e tacciati per assassini e briganti da alcune migliaia di persone che si ritenevano i degni fondatori dello Stato tedesco. Le truppe di protezione schieratesi subito sul piazzale non prestarono ascolto alle grida ingiuriose, mentre i poliziotti timorosi incominciarono a portarci per la città non verso il posto stabilito alla periferia di Coburgo, ma nel cuore di questa, cioè alla Birreria di Corte. Appena le truppe entrarono alcune delle persone che ci avevano accolto con grida tentarono di irrompere dentro ma la polizia sbarrò il passaggio. Fu una cosa che io non tollerai e dopo un breve discorso ai miei uomini ordinai di aprire le porte. Sebbene con esitazione fui obbedito. Infine uscimmo per tornarcene al nostro quartiere. La folla intorno quando vide che non servivano a nulla le loro ingiurie contro la nostra determinazione, i degni rappresentanti del socialismo cominciarono a tirare sassi. Al che scoppiammo e incominciammo a dar botte da orbi, dopo un quarto d'ora le strade erano deserte. La notte ci furono duri scontri perché, avendo le truppe di protezione trovato alcuni nazional- socialisti picchiati a sangue decisero di togliere da quella città la paura dei rossi comunisti. In seguito questi tentarono di scatenare la folla contro di noi. L’adunanza era indetta per l'una e mezza e si sperava in un grande afflusso dei dintorni. lo più che mai intestardito di abbattere il sopruso comunista da quella città ordinai ai miei reparti, saliti a 1500 uomini, di riunirsi nella stessa piazza dell'adunanza, ma li giunti, al posto delle migliaia di comunisti trovammo solo qualche centinaio di persone che alla nostra vista, messa la coda tra le gambe pensarono bene di andarsene. Solo alcune truppe rosse che giunte dai dintorni, non ci conoscevano, ci provocarono, ma subito gli facemmo cambiare idea. Dopo quell'azione la gente della città parve essersi levata un gran peso, tanto che ci accolse con simpatia e con applausi. Alla stazione i ferrovieri non volevano far partire il treno. lo allora parlai loro e dissi loro che avremmo preso una dozzina di comunisti e li avremmo collocati in ogni carrozza dopo di che noi stessi ci saremmo messi alla guida della locomotiva con tutte le conseguenze del caso. Per lo meno saremmo andati all'altro mondo in bella compagnia. Puntualmente il treno parti e grazie ai coraggiosi ferrovieri giungemmo a Monaco. Così, dopo il 1914, fu riportata l'eguaglianza e la giustizia per i cittadini di Coburgo. Per questo, se qualche ingenuo governante di oggi dice che lo Stato difende i propri cittadini, questo concetto era privo di senso in quel periodo, in quanto gli attuali governanti sono tali solo grazie ai soprusi fatti sui loro concittadini. All'inizio non si poté comprendere bene la portata delle azioni di quella giornata. I reparti d'assalto furono rincuorati dalla vittoria ed ebbero più fiducia nella organizzazione di cui facevano parte. Altre persone si interessarono a noi e molte videro in noi per la prima volta la vera organizzazione capace un giorno di smantellare la pazzia marxista. Solo la democrazia deprecò il fatto che ci fosse qualcuno che si difendesse da chi lo attaccava, e che noi avessimo avuto la pretesa di picchiare gli avversari piuttosto che difenderci con canzoni pacifiste. I giornali borghesi falsarono completamente la storia delle vicende e solo alcuni ammisero con soddisfazione che i Marxisti avevano avuto la lezione che spettava loro. A Coburgo una parte del proletariato marxista capi che i nazional-socialisti hanno pure loro un ideale in quanto solo chi lo possiede può sacrificare tutto se stesso per la sua realizzazione. 'insegnamento migliore l'ebbero i reparti stessi. Aumentarono a vista d'occhio il loro numero, così al Congresso del 1923 formavano una forza di 6.000 uomini che presero parte alla consacrazione della bandiera indossando le loro uniformi. L'esperienza di Coburgo insegnò che per rinforzare l'unità e per riconoscersi meglio in caso di battaglia era necessario usare questo accorgimento. Al bracciale fu aggiunto il mantello e il ben noto berretto. Ma dopo quel giorno ci convincemmo che il nostro fine era quello di infrangere il terrorismo rosso in tutti i posti dove esso non permetteva i liberi comizi. Così, sotto l'attacco delle truppe nazional- socialiste caddero ad una ad una in Baviera le posizioni marxiste. I reparti si mostrarono sempre più all'altezza del loro dovere, si staccarono dall'incongruente compito di difesa, ma acquistarono il carattere di battaglia proprio in vista di un nuovo Stato tedesco. Questo stato di cose andò avanti fino al marzo 1923, dopo di che avvenne un avvicinamento che mi fece cambiare strada. 3) L'occupazione della Ruhr eseguita dai francesi agli inizi del 1923 costituì una nuova disputa per il progredire dei reparti d'assalto. Questa occupazione, è ancora troppo vicina a noi per parlarne obiettivamente, ed io la esaminerò solo per quanto mi concerne sapere dai resoconti ufficiali. Questa, che non venne inaspettata, fece credere che lo stato finisse di ostacolare le leghe e invece affidasse a loro il compito di difesa. Così furono trasformate in milizia tra la primavera e l'estate del 1923. Questo passo avanti contribuì a far progredire anche il nostro movimento, ma mentre l'organizzazione delle leghe non espletò i compiti a lei affidati, in quanto si presero attive posizioni contro la Francia, fu nefasta per la causa del movimento. A prima vista questi risultati per noi furono veramente tragici ma guardando con occhio più aperto il comportamento del governo che rese nulla la trasformazione dei nostri reparti, si deve riconoscere che ci eravamo immessi in una strada sbagliata, così distruggendo ciò che avevamo trasformato riprendemmo la via giusta, dal punto in cui la lasciammo. Il partito nazional-socialista, fondato nel 1925, deve formare, impostare, guidare i suoi reparti d'assalto avendo presenti gli ordinamenti qui esposti. Deve rifarsi ai sacri principi e vedere nei reparti d'assalto l'unico strumento atto al consolidamento e alla diffusione dei suoi ideali, per poterli così realizzare. Non deve degradare i reparti al livello delle Leghe o delle sette segrete, ma creare una guardia costituita da migliaia e migliaia di persone convinte dell'ideale nazional-socialista, e quindi nazionale.
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