mercoledì 5 ottobre 2011
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Un malaticcio non può combattere con un gladiatore e un diplomatico debole dovette sempre sopportare che un brenno dettasse legge se non aveva anni per contrastarlo. Fu penosissimo assistere alla forza dei negoziati che continuarono a susseguirsi dal 1918 in cui dovemmo subire ogni genere di imposizioni. Ci comportammo come dei burattini partecipando ad un tavolo di conferenza in cui dovevano discorrere su decisioni già prese e che inevitabilmente dovevamo accettare. Certamente i nostri diplomatici non brillarono per acume e accettarono fin troppo tolleranti le parole di Lloyd George a proposito del cancelliere del Reich, Simon: «Il popolo tedesco non sa neanche scegliersi persone di spirito come loro rappresentanti». Ma anche gli eroi a causa della debolezza del loro paese non sarebbero giunti a nulla di fronte alla risolutezza del nemico, Colui il quale nella primavera del 1923 prendendo spunto dall'occupazione francese avesse voluto ristabilire una forza militare avrebbe dovuto, prima, fornire al popolo le armi ideologiche consolidando il suo carattere per poter sconfiggere i responsabili di questa situazione. Nel 1919 pagammo duramente il non aver eliminato nel 1914-1915 l'insidia marxista ed ora paghiamo per non aver saputo sfruttare l'occasione offertaci nella primavera del 1923 di eliminare completamente i marxisti traditori e assassini del popolo. Ogni occasione per opporsi alla Francia doveva seguire alla distruzione di quelle forze che cinque anni prima avevano minato la potenza tedesca sui campi di battaglia. Soltanto gli animi borghesi poterono pensare che il marxismo fosse cambiato e che i criminali esponenti che nel 1918 sfruttarono il sacrificio di due milioni di persone per salire al potere fossero disposti nel 1923 a saldare i conti con il popolo tedesco. La concezione più infondata fu quella che i traditori della patria potessero divenire ad un tratto i difensori degli interessi nazionali. Come gli avvoltoi non rinunziano alla carogna così il marxismo non verrà mai meno a tradire la patria. Non mi si contraddica affermando che tante persone si sacrificano per la Germania, quelli erano lavoratori tedeschi e non più marxisti internazionali. Se nel 1914 gli operai tedeschi erano dei veri marxisti il conflitto si sarebbe risolto nel giro di tre settimane. Il Reich si sarebbe arreso prima che un solo soldato avesse potuto sparare. Se il paese combattè fu proprio perché il marxismo non aveva ancora preso piede. Ma via via che l'operaio e il soldato tedesco capitava.no sotto governanti marxisti non servivano più per la patria. Se all'inizio e durante il conflitto si fossero uccisi con i gas dodici o quindici mila di quei giudei distruttori del popolo, come rimasero uccisi dai gas sui campi di battaglia centinaia di migliaia di tedeschi di tutte le classi, non sarebbero morte invano milioni di persone. Ammazzando dodici mila criminali finché si era in tempo avrebbero guadagnato la vita un milione di preziosi tedeschi. Ma fu caratteristica della politica borghese lasciar morire senza far nulla per salvarle milioni di persone, mentre furono considerati inviolabili dieci o dodici mila traditori della patria, furfanti, usurai, assassini. Che cosa predomina nel mondo borghese: l'impotenza, la vigliaccheria oppure la distorsione mentale? Certamente è giusto che scompaia una classe che purtroppo porta con sé nella tragedia un paese intero. Nel 1923 si ripeteva la stessa situazione del 1918. Prima di intraprendere qualsiasi opposizione bisognava prima di tutto estirpare dal nostro paese il veleno mortale dei marxisti. A mio giudizio il primo dovere di un governo veramente nazionale era quello di organizzare delle forze sicure per combattere il marxismo e poi lasciare il campo aperto a queste forze. Era suo compito non già invitare all'ordine e alla calma quando il nemico ci pugnalava alle spalle e il tradimento all'interno del paese stava dietro ogni angolo. Un governo nazionale avrebbe dovuto optare proprio per l'opposto di queste cose, se nel caos era possibile avere una definitiva risoluzione con i marxisti mortali nemici del nostro paese. Se non si agiva in questa maniera era una pazzia poter organizzare una qualsiasi resistenza. Certamente, tirare le somme per i marxisti, fatto di rinomanza mondiale, non può essere possibile sotto un piano organizzato da un Consiglio segreto o da un'antica e sterile multa di un ministro, ma devono essere tirate sotto le leggi senza fine della vita che si trascina a questo mondo, le quali sono e rimangono quelle di una battaglia per la sopravvivenza. Bisognava considerare che molte volte dalle più recenti guerre interne sorge una virile e robusta anima di Stato, viceversa da una pace sorretta con mezzi falsi sorge la decomposizione. Non si possono mutare con la delicatezza i destini delle Nazioni. Nel 1923 ci si doveva muovere con cattiveria per accalappiare le sanguisughe che si cibavano del sangue nostro. Se si realizzava, si sarebbe impostato un fine all'organizzazione di resistenza attiva. In quel periodo io tenni dei comizi, nei quali tentai di far comprendere per lo meno ai circoli nazionali che cosa ci stava sul tavolo, e che ricadendo sugli sbagli fatti nel 1914 e nei successivi anni saremmo giunti, come nel 1918, ad un disastro. Ho sempre chiesto che il destino agisse liberamente e che fosse concesso al nostro movimento un colloquio col marxismo: ma parlai a persone che non udivano. Questi, incluso il dirigente delle forze armate, compresero più di me ciò che era utile fare; e alla fine firmarono la più indegna capitolazione mai esistita. lo capii chiaramente che la borghesia tedesca era giunta alla fine del suo lavoro e che non era più in condizione di compierne altri. In quel momento compresi che i partiti borghesi bisticciavano col marxismo solamente per invidia, per contrapposizione, senza nessun reale fine di aumentarlo; in definitiva, avevano molto prima superato la distruzione della Germania e agivano soltanto spinti dal fatto di poter essere presenti al suo funerale. Questo era ciò che li spingeva a lottare. Fu quello il periodo, lo dichiaro chiaramente, nel quale nacque nella mia mente il sincero rispetto per quell'insigne uomo italiano, il quale, amando intensamente la sua patria, non cercò accordi con l'avversario interno dell'Italia, ma decise di distruggerlo in ogni modo. Quello che porrà Mussolini fra i più illustri uomini del mondo è il proposito di non dividere Italia con il comunismo, ma di aiutare gli italiani annientando il marxismo. Di fronte a lui, i nostri politici sembrano enormemente poveri! E da quale capogiro si viene presi nell'osservare come critichino, questi miseri, coloro che risultano più grandi. Com'è ridicolo, ricordare che ciò accade in uno Stato, che solo 50 anni fa, era diretto da un Bismarck! Questa condizione di spirito del nostro popolo e la labilità di azione diretta contro il comunismo, facilitarono nel 1923 la fine della resistenza attiva nella Ruhr. Era una pazzia il combattere con la Francia tenendo in seno ai nostri combattenti il peggiore nemico. Si realizzò così una schermaglia che diede orgoglio alle genti nazionali tedesche, colmare l'eccitato spirito popolare, o, più esattamente, tradirlo. Se i politici del 1923 fossero stati convinti veramente delle loro azioni, sarebbero stati in grado di vedere che la potenza di un popolo è riposta, principalmente, non nelle sue armi, ma nella sua tenacità e che per trionfare sull'antagonista esterno si deve innanzitutto distruggere quello interno: se non risulteranno guai, se la battaglia non èvinta subito. Sarà sufficiente il sentore di un tracollo per rompere la resistenza di un popolo schiavo del nemico interno, e per concedere all'antagonista il trionfo ultimo. Ciò si era in grado di comprendere nel 1923. Non si affermi che non era possibile un trionfo militare contro la Francia. Se l'occupazione francese della Ruhr non avesse portato come effetto quello del crollo del comunismo internamente alla Germania, sarebbe stato sufficiente per porre il trionfo a noi. Una Germania senza questi avversari mortali per la sua sopravvivenza e per il suo futuro, avrebbe delle potenze che nessuno sarebbe in grado di annegare. Il momento stesso in cui in Germania il comunismo sarà annientato, il giogo tedesco sarà per sempre distrutto. Poiché noi, nell'andamento della storia, non uscimmo mai annientati della potenza dei nostri nemici, ma soltanto dai nostri propri difetti e dagli avversari interni. Il governo tedesco di quel tempo, poiché non riuscì a compiere una azione eroica, avrebbe potuto prendere la prima strada: quella di non compiere niente e permettere che gli avvenimenti seguissero il loro destino. Ma nel momento importante, Dio regalò alla Germania un'illustre persona, il signor Cuno.
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