mercoledì 5 ottobre 2011

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Con questo, l'uomo delegato dal popolo a rappresentarlo si ritrasforma nelle vesti del verme di parlamento, e riprende nuovamente a nutrirsi con le fronde dell'albero statale, per iniziare nuovamente il ciclo quattro anni dopo, mutarsi cioè di nuovo in farfalla. Non esiste, credo, niente di più pietoso, che l'osservazione di questo fenomeno, dover cioè assistere, impotenti, all'etemo rinnovarsi di questo imbroglio. Certamente non troveremo mai la forza necessaria a combattere il sempre più potente e organizzato partito marxista nutrendoci di queste cose! Bisogna però dire che codesti signori non pensano minimamente a tutto questo. Dando pure per scontata la scarsa intelligenza di questi «maghi» del parlamentarismo e ammessa la scarsa consistenza del loro livello spirituale; essi non possono lontanamente pensare di combattere almeno sullo stesso terreno della democrazia occidentale, contro le dottrine socialiste, per le quali detta democrazia con tutte le sue sfumature non è altro che un ottimo strumento impiegato per immobilizzare l'avversario e spianare la strada alle proprie ambizioni. Se è vero, come si dice, che una parte dei marxisti cerca di dare a credere, d'essere le loro teorie strettamente legate con le concezioni democratiche, dobbiamo altresì ricordare che nei momenti critici, costoro, non hanno mai preso decisioni di maggioranza che fossero conformi alla concezione di democrazia occidentale. I marxisti cammineranno a fianco della democrazia sino a quando, per vie traverse, riusciranno a conservarsi l'appoggio degli intellettuali di tutta la nazione, intellettuali che hanno peraltro la sorte già segnata. Se questi individui, oggi, riuscissero a convincersi che nel magico crogiuolo della nostra democrazia parlamentare si potesse formare improvvisamente una maggioranza tale da mettere alle strette il marxismo stesso, questi imbrogli parlamentari avrebbero un termine. Potremmo così vedere i condottieri dell'internazionale rossa rivolgere roventi appelli alla massa del proletariato invece che alla coscienza democratica, e la battaglia passerebbe improvvisamente dalla pesante atmosfera del parlamento, alle fabbriche, nelle strade. Sarebbe la morte della democrazia, e quello che non riuscì alla disinvolta moralità di questi difensori delle masse, nelle aule parlamentari, riuscirebbe d'un sol colpo ai martelli delle masse esasperate: queste masse insegnerebbero così alla borghesia come sia idiota riuscire solo a pensare di poter arrestare la conquista del mondo da parte degli ebrei con il solo strumento della nostra democrazia. Ho già affermato che bisogna essere ben creduloni per ancorarsi di fronte a un simile avversario a certe regole che quest'ultimo usa solo a proprio vantaggio, regole che costui ripudierà immediatamente appena cesseranno di essergli utili. Tutti i partiti che vengono definiti borghesi considerano «lotta politica» la continua battaglia per conquistare seggi in Parlamento, mentre le teorie e gli orientamenti vengono mutati secondo il caso. I programmi di questi partiti hanno lo stesso valore, e dobbiamo valutare le loro forze allo stesso livello. Non sono cioè in possesso di quel magnetismo a cui le masse ubbidiscono, corroborato da nuove e interessanti teorie accoppiati a una cieca volontà di combattere per i propri punti di vista. Ma quando in un momento in cui una delle fazioni, forte delle armi fornitele da una concezione del mondo assolutamente criminale attacca l'ordine costituito, l'altra fazione potrà difendersi solamente se la difesa è sotto l'aspetto di una nuova fede, nel nostro caso, di una nuova fede politica; e se al balbettio di una debole forma di difesa sostituisce l'urlo di guerra d'un eroico e anche brutale attacco. Perciò, se oggi, i cosiddetti ministri borghesi, muovono al nostro movimento l'ironico rimprovero di «voler fare una rivoluzione», potremmo dare una sola risposta a questi politicanti da commedia: «Sì, vogliamo recuperare tutto quello che voi, con la vostra delittuosa idiozia avete perduto. Voi con le vostre teorie d'un parlamentarismo da contadini avete contribuito a spingere la nazione nell'abisso; ebbene, noi, invece, agendo in maniera offensiva, creando nuove concezioni del mondo e difendendone con cieco coraggio le teorie principali, innalzeremo per la nostra nazione quei gradini sui quali essa, un giorno, potrà finalmente salire al sacrario della libertà». Per questo, quando fondammo il nostro movimento ci preoccupammo innanzitutto che uno stuolo di guerrieri non si trasformasse in una semplice associazione per favorire gli interessi parlamentari. Il primo provvedimento preventivo che prendemmo, fu la creazione d'un programma il quale spingesse verso un'evoluzione che nella sua più riposta bellezza sembrava adatto a rifiutare i meschini e i deboli, cacciandoli da quella che è oggi la nostra politica di partito. Ma la giustezza del nostro istituto, che bisognasse cioè stabilire per il nostro programma, obiettivi netti e ben definiti venne ribadita poi dall'avverarsi di quei funesti eventi che portarono al crollo la Germania. Dall'avverarsi dell'esattezza delle nostre teorie si dovette così formare una nuova concezione di Stato che è per suo conto fondamentale elemento per una nuova concezione del mondo.

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