mercoledì 5 ottobre 2011
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quel popolo fosse stato frazionato e soltanto una minoranza vivesse in libertà, sempre che, però, questo residuo proclamasse l'inseparabilità spirituale e culturale dell'intera nazione, e preparasse la guerra per libertà delle genti oppresse. Riacquistare frammenti di un popolo è innanzitutto un riscattare la potenza politica e l'indipendenza della Patria, e, in questo caso, gli interessi del territorio oppresso debbono essere posti senza pietà dietro a quello del recupero della libertà del territorio principale. Perché la realizzazione della libertà si ottiene non per il desiderio degli schiavi ma per i mezzi di potenza del residuo, più o meno sovrano di ciò che costituiva la patria comune. Perciò per riacquistare i territori perduti bisogna rafforzare e sviluppare lo Stato residuo, che con incrollabile forza si dedichi alla liberazione e all'unificazione della nazione. E' per questo che occorre che gli interessi dei territori frazionati siano posti dietro a quello che ha lo Stato residuo di divenire tanto forte da cambiare la volontà degli oppressori. Poiché i territori oppressi ritorneranno a far parte del Reich per mezzo di una spada pronta a colpire. Creare quest'arma è proprio di chi governa un paese. Far sì che chi la crei abbia una sicurezza interna e trovi alleati, è dovere della politica estera. Scarsa fu la nostra attività estera prima della guerra. Al posto di un consolidamento territoriale in Europa si iniziò una politica di espansione coloniale e commerciale, soluzione cosi errata perché si pensò di evitare un rafforzamento militare. Gli sforzi ottenuti da questa politica di accomodamento ebbero come risultato di non avere amici. La guerra mondiale fu l'ultima ricevuta presentata al Reich dalla sbagliata politica estera del Reich stesso. Era un'altra la strada da seguire: rinforzarsi nel Continente conquistando in Europa nuovi territori, e questo sarebbe stato il primo stadio verso l'unificazione del territorio nazionale mediante l'acquisto delle colonie. Logicamente era una politica che poteva essere attuata solo con l'alleanza dell'Inghilterra oppure aumentando in maniera eccezionale la forza armata ottenendo però come conseguenza un minor sviluppo dei compiti culturali per 40 o 50 anni. Questo sarebbe stato ben tollerato. La necessità culturale di un paese è quasi sempre unita alla sua libertà ed alla sua autonomia politica, la quale è la base del sorgere, anzi della esistenza dell'altra. Perciò non vi è limite al sacrificio fatto per la libertà politica. Quello che si toglie alla cultura generale per aumentare le capacità militari, viene poi ripreso con gli interessi. Si può affermare che dopo la politica elargita per far restare lo Stato indipendente, c'è un certo rilassamento, un contraccolpo, tramite un germogliare della cultura di una nazione, che prima era stata tralasciata. Infatti dalle nefandezze della lotta persiana segui il germogliare dell'età di Pericle; e lo Stato romano dopo il superamento delle guerre puniche gettò le basi per una civiltà superiore. Non si può dare il compito a degli imbelli o ignoranti parlamentari di soddisfare i bisogni di una nazione con l'unico scopo di preparare, una futura quantità di anni per la sicurezza statale. Costruire una quantità d'armi tralasciando tutto il resto riuscì solo al padre di Federico il Grande, ma non può essere realizzata da quelle persone che dirigono il nostro assurdo parlamento modellato ebraicamente. Anche per questo fatto, prima della guerra chi voleva conquistare territori europei non poteva che preparare una forza armata insufficiente, dovendo perciò ricorrere alle alleanze. Ma siccome non si voleva parlare di una preparazione intelligente della guerra, si tralasciò la possibilità di accaparrarsi territori in Europa e, attuando una politica coloniale e commerciale, si rinunziò ad allearsi con l'Inghilterra senza tentare come sarebbe stato intelligente, un'alleanza con la Russia, e tutto ciò ebbe come risultato, la guerra mondiale dovuta sostenere con il solo aiuto degli Asburgo, nostro danno ereditario. Per dare un'impostazione alla nostra moderna politica estera è bene chiarire che non c'è una linea ben marcata visibile. Dopo la rivoluzione, non si può più vedere quale stadio si percorre. Più accentuate che non prima della guerra, non esiste una linea sistematica, con unica eccezione di tentare lo schiacciamento del nostro popolo che tenta di risorgere. Se si studia l'equilibrio di forze europee si giunge a questi risultati. Da 300 anni la storia dell'Europa è influenzata dall'Inghilterra, la quale, tramite l'equilibrio delle forze europee, tenta di raggiungere i fini imposti dalla sua politica mondiale. Lo scopo tradizionale della politica inglese, in Germania, a questa, si può contrapporre solo alle tradizioni de l'esercito prussiano, cominciando da Elisabetta, tende a bloccare in qualunque modo il sopravvento di uno Stato sugli altri o ad aumentarli con intrusioni militari. I sistemi di forza che l'Inghilterra utilizzava in quei casi erano diversi, a secondo della situazione o a ciò che dovevano realizzare: ma il modo e la volontà di usarle furono sempre le stesse. Ma con il passare del tempo la posizione dell'Inghilterra si aggravò, così che i governi inglesi cercarono di tenere paralizzate le forze statali europee, portando così gli Stati a rivalizzare. L'indipendenza che le colonie del nord America si accaparrarono, fini per rendere necessaria la difesa in Europa. Perciò l'Inghilterra, una alla volta aumentate le forze navali spagnole e olandesi, uni le sue forze contro la crescita della Francia, fino alla distruzione del pericolo di una sovranità francese, pericolo crollato con la morte di Napoleone. La politica inglese nei rapporti con la Germania cambiò lentamente, non solo perché l'Inghilterra non era preoccupata da un pericolo tedesco, ma anche poiché l'opinione pubblica era diretta dalla propaganda verso un determinato fine politico, così piano piano tese a nuovi fini. Da questo le fredde tesi dell'uomo di Stato sembravano cambiate in valori sentimentali, di grande effetto e di vasta resistenza. L'uomo di Stato, raggiunti i suoi fini, tende a conquistarne altri; mentre la popolazione deve soltanto gradatamente e con lento lavoro di propaganda essere modellata a mezzo dei nuovi fini di chi la governa. Già nel 1870-71 l'Inghilterra stabili la sua nuova posizione. A volte ci furono sbilanciamenti dovuti all'ingrandimento mondiale dell'economia americana e all'ingrandimento di potenza della Russia; ma la Germania non le seppe considerare; e perciò la primaria direzione della politica inglese riuscì sempre a rafforzarsi. L'Inghilterra vide nella Germania la Potenza, la cui forza nel commercio e nella politica mondiale, grazie anche alla sua potente industrializzazione, aumentava minacciosamente in modo tale che in alcuni casi le capacità dei due Stati si pareggiavano. La tranquilla conquista economica del mondo, che sembrava per i nostri statisti come il massimo dell'intelligenza, portò la politica inglese ad instaurare la resistenza. Se poi la resistenza diventò un'aggressione organizzata di vasta portata, ciò era logico per una politica che non voleva tenere una pace mondiale difficile ma voleva rafforzare la potenza mondiale britannica. E se l'Inghilterra si avvantaggiò di alleati aventi una sicura forza militare, ciò rispose alla sua tradizionale cautela nel considerare le forze dell'avversario e alla valutazione della sua istantanea deficienza. Ciò non vuol dire mancanza di scrupoli, perché l'organizzazione di una guerra non si può vedere dal lato eroico ma da quello della potenza e dell'interesse. Una diplomazia deve cercare la conservazione e non la fine eroica di un popolo. Perciò ogni strada che giunge a questo fine è giusta, e non seguirla diviene delittuoso e un travisamento del dovere. Con la rivoluzione tedesca, le paure inglesi di un rafforzamento mondiale della Germania non risultarono fondate. Da quel momento l'Inghilterra non si curò della distruzione della Germania e dell'Europa. Invece il terribile sfacelo seguito dopo i giorni del novembre 1918 mise l'Inghilterra in condizioni di porsi problemi e in una situazione nuova e imprevedibile. L'Inghilterra aveva combattuto per quattro anni e mezzo per rompere la crescita di una potenza continentale rispetto alle altre. Ora questo sfacelo sembrava avere distrutto le pretese di questa potenza. Sembrò una deficienza anche al riguardo della autoconservazione, poiché l'equilibrio europeo sembrò distrutto nel giro di 48 ore: la Germania distrutta e la Francia fu la più potente forza continentale. La vasta propaganda fatta in questa guerra per far resistere il popolo inglese fino alla fine, lasciò libero sfogo a tutti gli istinti e passioni primordiali, e pesò come mai sulla risoluzione degli uomini di Stato inglesi. Con la distruzione coloniale, economica e commerciale della Germania si era arrivati al fine inglese: la guerra; ciò che non rientrava in questi fini, era dannosa per l'Inghilterra. Gli avversari dell'Inghilterra dovevano solo prendere i risultati dell'abbattimento di uno Stato forte come la Germania in Europa. Però, in quei giorni del novembre 1918 e fino alla fine dell'estate 1919 non fu più possibile un cambiamento di linea della diplomazia inglese che in quella guerra aveva fatto uso più che mai della potenza dei sentimenti della maggior parte della popolazione. Un così grande cambiamento non fu più possibile nella linea ormai intrapresa dalla massa inglese né da quella dell'equilibrio militare di forze. La Francia indirizzava gli altri Stati e indirizzava il movimento generale. L'unica potenza che in quel periodo di discussioni e di vendite sarebbe stata capace di cambiare le cose, la Germania, era dilaniata dalla guerra civile e tramite i suoi uomini di Stato si diceva pronta ad assolvere qualsiasi imposizione. Ora, se nell'esistenza dei popoli di uno Stato, viene meno l'istinto di conservazione, finisce di essere un associato attivo, diviene schiavo e il suo Stato si trasforma in colonia. Per non far diventare troppo forte la Francia, l'Inghilterra si fece complice dei soprusi fatti da questa. In effetti, l'Inghilterra non ha esaudito i fini che voleva con una guerra. Avvenne quindi che una Nazione europea diventò più forte delle altre distruggendo il sistema dell'equilibrio delle forze. La Germania come Stato militare era nel 1914 inserita tra due paesi, di cui uno aveva una forza pari a quella tedesca, mentre l'altra le era superiore. L'Inghilterra spadroneggiava sui mari. La Francia e la Russia si contrapponevano e combattevano per non far sviluppare troppo la Germania.
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