mercoledì 5 ottobre 2011
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distinguere materialmente nel giudicare l'utilità del singolo servizio per la comunità e si può manifestare questa distinzione nel compenso dato; ma idealmente deve dare un ugual valore a tutte le attività, visto che l'uomo si sforza di dare il meglio di se stesso nel suo settore, qualunque questo sia. Ma il giudizio sul pregio di un uomo deve basarsi su ciò, non sul compenso accordato. In uno Stato razionale, si deve operare in modo che all'uomo venga assegnato quel lavoro che corrisponde alle sue capacità, o, in altre parole, i dotati devono essere istruiti sul lavoro a loro pertinente, ma il talento non può essere inculcato, deve essere naturale, perché è un dono della natura, non una facoltà acquisita dall'individuo. Perciò, la totale scala di valori borghese non può regolarsi secondo l'attività data in una certa maniera all'individuo. Perché quest'attività dipende dalla sua nascita e dall'educazione ricevuta a causa delle sue origini, per mezzo della comunità. Il giudizio dell'individuo deve essere basato sulla maniera in cui egli diventa adatto alla mansione datagli dalla comunità. Perciò l'attività che l'uomo fa non è il fine della sua vita ma il mezzo. Egli deve, come uomo, continuare ad imparare ed a migliorarsi, ma può fare ciò soltanto all'interno della sua comunità di cultura che deve sempre fondarsi sulla base di uno Stato. Egli deve cooperare per il mantenimento di tale fondamento. La forma di questo contributo è assegnata dalla Natura. Fondamentale è solo rendere e attuare alla comunità nazionale ciò che la comunità ha dato all'uomo. Chi si comporta così merita stima e grande reputazione. Il compenso materiale può essere dato a quello che con il suo lavoro giova alla comunità; ma il compenso ideale sta nella stima che ognuno può avere, se mette al servizio della propria nazione le qualità che la natura ci donò e che la collettività nazionale educò e sviluppò. In questo caso non è più biasimevole essere un bravo artigiano: invece è biasimevole essere un funzionario incapace e rubare al buon Dio il tempo e al buon popolo il pane quotidiano. E allora sarà considerato normale che non si affidino ad un uomo servizi ai quali è inadatto. D'altra parte, questo tipo di attività dà il solo concetto del diritto alla totale parità giuridica del lavoro borghese. I nostri tempi si distruggono da soli: permettono il suffragio universale, parlano d'uguaglianza di diritti, ma non trovano una base etica di ciò. Riconosce nel compenso materiale l'espressione del pregio di una persona e con ciò aumenta i fondamenti della migliore eguaglianza che possa esserci. Perché l'uguaglianza non consta e non può constare sull'attività dei singoli in sé; ed è solo attuabile nel momento in cui ciascuno fa il proprio determinato dovere. Solo in questo modo sparisce, nel valutare un uomo, il caso, che è opera della Natura, e l'individuo diventa autore del proprio pregio sociale. Nella nostra epoca, in cui interi gruppi di uomini sanno solo più stimarsi gli uni con gli altri secondo lo stipendio che ricevono, queste cose non si capiscono. Non per questo noi smettiamo di sostenere i nostri principi. Al contrario: chi vuole salvare il nostro tempo, malato e corrotto, deve come prima cosa avere l'audacia di riconoscere i motivi di questa malattia. E di ciò deve curarsi il movimento socialnazionalista: riunire, superando ogni mediocrità piccolo-borghese, estraendole dalla nostra nazione e incanalare quelle forze che sono adatte a farsi modelli di un nuovo concetto del mondo. Si contesterà che normalmente non è facile dividere la valutazione materiale da quella ideale e che la minor stima del lavoro manuale è il risultato del minor compenso che esso riceve. Si dirà che la ricompensa inferiore è a sua volta cagione di un minore entusiasmo dell'uomo per la cultura del suo paese, che così si deteriora proprio la cultura ideale dell'individuo, la quale non ha nulla a che vedere con il suo lavoro. Si dirà ancora che l'odio per il lavoro manuale ha radice nel fatto che a causa del minor compenso, il grado culturale dell'artigiano fu reso inferiore: cosa che rende giusta una minore stima generaie. In ciò, c'è molta verità. Ma proprio per questo dobbiamo impedire in futuro una troppo grande differenza tra le retribuzioni. Non si affermi che in questo caso avremo servizi meno buoni. Sarebbe dolorosissimo indice della decadenza di un tempo se la spinta ad una migliore prestazione intellettuale fosse esclusivamente data da uno stipendio superiore. Se in questo nostro mondo una tale idea fosse sempre stata diffusa, l'umanità non avrebbe mai ottenuto i suoi pregiati beni scientifici e culturali. Perché le più grandi invenzioni, le più grandi scoperte, le attività scientifiche più nuove, i più meravigliosi monumenti dell'umana civiltà non furono dati al mondo dal desiderio di far denaro. Al contrario: sovente la loro origine segnò la rinuncia alla felicità terrena avuta con la ricchezza. E' possibile che oggi il denaro sia diventato il solo padrone dell'esistenza: ma in futuro l'uomo tornerà ad adorare più elevate divinità. Nel presente molte cose debbono la loro vita soltanto alla brama di denaro e delle ricchezze; ma fra esse, molto poche quelle che, se mancassero, renderebbero più misera l'umanità. La nostra organizzazione ha pure questa missione di presagire una epoca che darà all'individuo il necessario per vivere, ma terrà salda l'idea che la persona non vive solo per la gioia materiale. Ciò si esprimerà in una graduazione di qualità, stabilita con senno e che possa garantire anche all'infimo onesto lavoratore una vita normale, nella sua qualità di uomo e di componente della nazione. Non si affermi che questo è uno stato ideale che non si può attuare in realtà, e non si attuerà mai. Poiché anche noi non siamo così stupidi da ritenere possibile di creare in futuro un'epoca perfetta. Però sentiamo il dovere di lottare
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