L' ultimo arresto di Battisti in terra italiana:
Battisti fu arrestato nell’ambito delle retate che colpirono il Collettivo Autonomo della Barona (un quartiere di Milano), dopo che, il 16 febbraio 1979, venne ucciso il gioielliere-giustiziere Torregiani.
Il carcere prima della fuga:
Battisti venne incarcerato a Frosinone dopo la condanna 6 anni raddoppiata a 12 anni e 5 mesi come previsto dalle leggi speciali che hanno introdotto l'aggravante delle "finalità di terrorismo". La condanna riguardava la sua partecipazione in ruolo di copertura durante l'omicidio Torregiani. Rimase in carcere senza contestare la sentenza e senza interloquire con la giustizia borghese che si rifiutava di accettare, limitandosi a definirsi prigioniero politico rifiutando ogni addebito per quello che riguarda gli omicidi. A quel punto Battisti decide di evadere dal carcere, accettando l'offerta di un gruppo, denominato COLP, che si è specializzato nel fare evadere i detenuti politici.
La fuga da Frosinone:
Nel 1981 Battisti evase dal carcere di Frosinone e si diresse in terra Francese.
Battisti per circa un anno visse da clandestino a Parigi, dove conobbe la sua compagna e futura moglie, con la quale poi si trasferì in Messico
La latitanza in Messico:
Nel 1982 Battisti scappo in Messico
Durante la latitanza in Messico nacque la sua prima figlia. Lì iniziò a scrivere, essendo uno dei fondatori della rivista culturale "Via Libre". Terminò il primo romanzo, pubblicato, a sua insaputa, da un suo amico che si spacciò per l'autore — o almeno questo sostiene lo stesso Battisti in un articolo apparso su Paris Match il 22 luglio 2004 in cui comunque non fece il nome né del romanzo, né della persona che se ne sarebbe attribuita la paternità.
Durante la sua latitanza messicana intervengono le condanne in contumacia. Che lo condannano a 2 ergastoli per 4 omicidi. Rimase in Messico scrivendo libri e svolgendo attività tipiche del proletario. Dopo 7 anni di vita in Messico ,Battisti decide di tornare in Francia usufruendo die benefici della dottrina Mitterand.
Battisti Torna in Francia come rifugiato politico, grazie alla cosidetta dottrina Mitterrand:
Nel 1989 Battisti lascia il Messico e ripara in Francia, dove François Mitterrand ha accordato rifugio, dopo un incontro con Craxi, ai militanti dei gruppi armati italiani disposti a rinunciare alla violenza. Fa mille mestieri, finché una serie di romanzi noir non gli assicura una certa popolarità. Per arrotondare le entrate lavora come portinaio dello stabile in cui abita.
Nel 1991 la Chambre d'Accusation di Parigi esamina il suo caso, a seguito di una domanda di estradizione pervenuta dall'Italia. Arresta Battisti, incarcerato per 4 mesi . In quei 4 mesi la giustizia francese esamina la richiesta d'estradizione e decide di non concederla, per mancanza di prove certe riguardo i fatti e la completa mancanza di prove inconfutabili ,necessarie a condannare alla pena a vita un rifugiato politico. Intanto terminò un romanzo e visse traducendo in italiano racconti di autori noir francesi, tra i quali Didier Daeninckx e Jean-Patrick Manchette. Nel frattempo, nel 1993, Gallimard pubblicò nella sua Série Noire il suo romanzo "Travestito da uomo". La sua attività letteraria proseguì con libri in cui espose la sua analisi sull'antagonismo radicale, il più significativo dei quali fu "Orma rossa". Battisti ormai certo di restare in Francia dove risiede da libero cittadino sino al 2004 .
Nel 2004 l'Italia dove governa Berlusconi, decide di riproporre una richiesta d'estradizione nei confronti di Battisti.
7 aprile 2004: l'udienza per decidere sull'estradizione di Battisti è rinviata a causa di "documenti urgenti" provenienti dall'Italia.
12 maggio 2004. Ha luogo l'udienza.
30 giugno 2004. La Chambre d'Accusation di Parigi si pronuncia, a sorpresa, a favore dell'estradizione di Battisti.
Battisti Messo alle strette si vede nuovamente obbligato alla fuga, ed inizia il periodo Brasiliano:
In Brasile munito di passaporto falso che attesta la sua nazionalità brasiliana vive facendo mille lavori e continuando a scrivere. Dal 2004 al 2007 nessun problema giudiziario.
Venne arrestato a Copacabana, in Brasile, il 18 marzo 2007, a seguito di indagini congiunte di agenti francesi e carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale. Assieme a lui venne arrestata temporaneamente una donna, esponente dei comitati di sostegno ai latitanti italiani, che avrebbe dovuto consegnargli del denaro.
Il 13 gennaio 2009, il Brasile ha deciso di accordare lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti. Il ministro della giustizia Tarso Genro, esprimendosi in modo contrario rispetto alla decisione dal CONARE (l'organismo brasiliano che esamina le richieste di asilo politico) votata due mesi prima , ha motivato la decisione su quello che definisce il fondato timore di persecuzione del Battisti per le sue idee politiche, nonché sui dubbi espressi sulla regolarità del procedimento giudiziario nei suoi confronti. Il Tribunale Supremo Federale ha, tuttavia, bloccato la scarcerazione di Battisti, contestando la ricostruzione del Ministro. Il Procuratore generale della Repubblica Brasiliana Antonio Fernando de Souza, che nel 2008 si era espresso a favore dell'estradizione, ha considerato legittima e costituzionale la decisione del governo brasiliano e ha chiesto l'archiviazione del processo di estradizione di Cesare Battisti.
La decisione del governo brasiliano ha suscitato aspre reazioni sia da parte del governo italiano sia da parte dell'opposizione di centro-sinistra sfociate nella mozione bipartisan, approvata all'unanimità dal parlamento, per richiedere la revoca dello status di rifugiato politico dell'ex terrorista. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha in seguito inviato una lettera al suo omologo Luiz Inácio Lula da Silva in cui ha espresso il proprio stupore e rammarico per la decisione del governo brasiliano.
Secondo la stampa brasiliana, Carla Bruni sarebbe intervenuta tramite il marito Nicolas Sarkozy sul governo brasiliano per determinare la decisione del Ministro della Giustizia Genro la notizia è stata pubblicamente smentita in diretta alla trasmissione "Che tempo che fa" del 25 gennaio 2009 dalla stessa Carla Bruni. Sulla decisione brasiliana è da ultimo intervenuto il Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione che chiede al governo brasiliano di tenere conto delle sentenze italiane sul caso Battisti e ha osservato un irrituale minuto di silenzio in memoria delle vittime (l'europarlamentare di Alleanza Nazionale Roberta Angelilli ha chiesto di utilizzare il suo tempo di parola per il silenzioso omaggio). In attesa della pronuncia definitiva del Tribunale Supremo, Battisti ha tenuto per 10 giorni uno sciopero totale della fame.
Il 18 novembre 2009 la più alta istituzione giurisdizionale del Brasile, il Supremo Tribunal Federal, ha considerato illegittimo lo status di rifugiato politico concesso dal governo brasiliano. La pronuncia, 5 voti favorevoli e 4 contrari, è favorevole all'estradizione di Battisti in Italia, ma ha lasciato alla Presidenza della Repubblica del Brasile la parola definitiva sulla sua effettiva esecuzione. Le motivazioni della sentenza del Supremo Tribunal sono stata depositate il 15 aprile 2010, e divulgate il giorno successivo.
Il 5 marzo 2010 Battisti ha subito dal Tribunale di Rio de Janeiro una condanna a due anni da scontare in regime di semilibertà per uso di passaporto falso.
Il 31 dicembre 2010 Lula ha annunciato il proprio rifiuto all'estradizione di Battisti in Italia, seguendo l'orientamento dell'Avvocatura di Stato brasiliana.
La sua odissea giudiziaria dovrebbe dunque terminare attorno al Marzo 2012 quando potrâ vivere legalmente come immigrato nel territorio brasiliano.
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